giovedì 31 dicembre 2009

La polizza è d'obbligo

Da Milano Finanza del 24/12/09, pag.47

«Dopo una lunga ricerca ho finalmente trovato casa. Ma, recandomi in filiale, mi è stato detto che è diventata obbligatoria la stipula di una polizza assicurativa sulla vita, contestuale al mutuo», racconta Marilisa sul forum dell'Adusbef, l'associazione che [...] Leggi

Buoni anche nei rendimenti?

Da Milano Finanza del 24/12/09, pag. 27

Il vertice di Copenhagen sul clima ha riportato alla ribalta i fondi che investono seguendo criteri socialmente responsabili. I comparti etici sono spesso guardati con sospetto da chi li accusa di non fare altrettanto bene al portafoglio dell'investitore. Un falso mito? Analizzando [...] Leggi

sabato 5 dicembre 2009

Il gestore schiva la bolla

Da Milano Finanza del 28/11/09, pag. 23

La moda dell'investimento verde non sembra destinata a tramontare, ma l'illusione che le energie rinnovabili avrebbero permesso a tutti di guadagnare tanto, subito e comunque, sta silenziosamente svanendo. Da inizio anno, l'indice S&P global clean energy ha ceduto 6,5 punti [...] Leggi

giovedì 3 dicembre 2009

Conto, mutuo, Rc auto I saldi corrono sul web

Dal Mondo del 26/11/09, pag. 66/7

Oltre 840 euro, più o meno la rata mensile di un mutuo di 100 mila euro a tasso fisso e durata di 15 anni. È quanto il signor Rossi, avvocato 35enne di Milano, potrà risparmiare nel 2010 scegliendo di acquistare mutuo, conto corrente e polizza Rc auto attraverso internet, anziché recarsi in banca o dall' assicuratore di fiducia. L' indagine condotta dal Mondo su un campione rappresentativo del panorama bancassicurativo italiano, costituito da dieci istituti di credito e 12 gruppi assicurativi, dimostra, numeri alla mano, che l' utilizzo dello sportello virtuale può consentire un risparmio di svariate centinaia di euro all' anno.

Tra operazioni e spese di tenuta conto, il correntista tradizionale paga cinque volte in più rispetto a chi usa solo il pc o il telefono per bonifici e altro. Sul mutuo, lo sconto delle migliori offerte online sfiora il punto percentuale rispetto ai tassi di mercato. E se si sceglie la polizza via web, l' Rc auto può costare la metà. Ma i saldi non sono per tutti.

QUATTRO RUOTE. Il signor Rossi è un automobilista prudente e nel corso degli anni si è aggiudicato la prima classe di merito, il punteggio che, nell' attestato di rischio, certifica la storia assicurativa del guidatore. In base ai preventivi raccolti dal Mondo presso alcuni broker assicurativi online, con le compagnie dirette Rossi pagherebbe un premio medio di 681 euro per la copertura Rc più furto e incendio, con un risparmio di 714 euro rispetto alle tradizionali. In pratica, la metà ( vedere tabella ). «Attenzione, però», avverte Emanuele Anzaghi, consigliere delegato del broker Cercassicurazioni. it. «È vero che le compagnie dirette sono molto competitive con i clienti migliori, ma probabilmente fanno prezzi più alti su profili peggiori. E poi bisogna guardare il contratto nel dettaglio». Leggi

venerdì 20 novembre 2009

Rischio delusione per chi gioca ai derivati

Dal Mondo del 13/11/09, pag. 42/4

Quando le probabilità di vincere la partita sono scarse e non si è giocatori esperti, conviene passare la mano. Soprattutto se il semplice accesso al tavolo verde può costare caro. Il ragionamento vale anche se sul piatto non ci sono fiches, ma soldi veri e le carte che il giocatore si passa tra le dita sono le pagine di un prospetto informativo: quello di una delle tante obbligazioni strutturate vendute dagli sportelli bancari o postali ma spesso accusate di essere costose e poco trasparenti. Non è un caso se gli operatori segnalano una minore propensione da parte degli investitori a sottoscrivere questi strumenti: «Hanno risentito della crisi più di altre obbligazioni», suggerisce Michele Moschini, analista di Consultique.

Con il risultato che da un anno a questa parte, e la coincidenza con il disastro Lehman non è casuale, molti investitori li evitano come la peste. Nonostante ciò, questo mercato mostra ancora una certa vivacità, almeno sul lato dell' offerta, e nel 2009 le emissioni sono state numerose: Rbs, Barclays e Mediobanca per citare solo alcuni nomi. Ma se gli investitori privati hanno iniziato a essere cauti, le ragioni sono più d' una. La prima: si tratta, appunto, di strumenti complicati, costituiti da un titolo obbligazionario agganciato a una componente derivata che consente al sottoscrittore di scommettere sul futuro andamento di un' attività sottostante come azioni, indici, materie prime, valute o tassi d' interesse.

Ma per i non addetti ai lavori comprendere il funzionamento esatto di certi strumenti è praticamente impossibile se è vero che, come confida un analista finanziario a il Mondo , «a volte anche noi abbiamo difficoltà a capire i prospetti informativi. Chi vende questi prodotti, comunque, in genere non è in grado di spiegarli bene: altrimenti, nessuno li comprerebbe». E non solo per via della notevole complessità. «Autorevoli ricerche hanno dimostrato che i bond strutturati raramente sono in grado di battere il rendimento dei Btp», osserva Franco Benini, responsabile dell' ufficio studi di Copernico sim. [...] Leggi

sabato 7 novembre 2009

Quanto costa il salvarata

Da Milano Finanza del 31/10/09, pag.51

Non sono affatto una novità, anzi, sembravano destinati a scomparire. E invece i mutui a tasso variabile con cap, cioè con un tasso massimo non superabile qualunque cosa accada, stanno vivendo una nuova giovinezza. Grazie al fatto che i limiti passati, e cioè i cap troppo alti [...] Leggi

sabato 31 ottobre 2009

Conti sempre più avari

Da Milano Finanza del 24/10/09, pag. 41

Conti ad alta remunerazione? Ormai un vago ricordo. Rendimenti prossimi al 5%? Scivolati, nella migliore delle ipotesi, sotto quota 3%; o magari semplicemente scomparsi, come nel caso dei depositi proposti da Ufg Banca e Bcc di Brescia. Esattamente un anno fa (era l'8 di ottobre del 2008) la Banca [...] Leggi

venerdì 23 ottobre 2009

A caccia di qualità

Dal Mondo del 16/10/09, pag. 34/5

Obbligazioni cercansi disperatamente. Dopo il pesante crollo fatto registrare dalle quotazioni dei corporate bond all' indomani del crack Lehman, il 2009 è stato l' anno della rivalsa, con ottime performance e grande soddisfazione per gli obbligazionisti: da inizio anno, il Merrill Lynch Emu corporate index ha reso il 12,28%; l' indice Fideuram obbligazionario euro Corporate invest. grade ha guadagnato, nello stesso arco di tempo, il 9,38%. I fatti che hanno alimentato lo sprint delle quotazioni sono noti: mentre le banche centrali inondavano di liquidità i mercati per ridare fiato all' economia, il rendimento dei bond governativi precipitava, incoraggiando gli investitori a cercare titoli più redditizi.

E la forte domanda ha spinto in alto i prezzi. Al punto che, secondo alcuni operatori, oggi l' ingresso nel mercato obbligazionario potrebbe risultare perfino tardivo: «Fino a pochi mesi fa si poteva acquistare abbondantemente sotto la pari, cioè a un prezzo più basso rispetto al valore nominale rimborsato a scadenza: oggi si compra a 102, 103, 104... i margini di guadagno sono calati sensibilmente», segnala Lorenzo Carlino, senior advisor di Free&Partners.

Ma non tutto è perduto. «Sebbene, attualmente, gli spread di rendimento tra corporate e governativi si siano notevolmente ridotti», premette Saverio Scelzo, presidente e ad di Copernico Sim, «è possibile trovare ancora buone opportunità nel mercato delle emissioni societarie di qualità». Leggere: Investment grade. Ovvero titoli di aziende solide, a cui le agenzie di rating attribuiscono una valutazione uguale e o superiore a BBB- (S&P) o Baa3 (Moody' s). Anche se, va ricordato, i rating non sono una garanzia assoluta. «Prendiamo il titolo Barclays con scadenza settembre 2011 e cedola 3% [...] Leggi

sabato 17 ottobre 2009

Fermate quello spread

Da Milano Finanza del 10/10/09, pag. 51

Calano i tassi, ma aumentano gli spread. E di parecchio. Nell'ultimo anno i rialzi sono arrivati fino al 94% per gli spread sul tasso fisso e al 70% per quelli sui mutui indicizzati. E' quanto emerge dall'indagine che Milano Finanza ha condotto su un campione di 20 banche [...] Leggi

Dopo la tempesta anche i mutui ricominciano a partire

Da Milano Finanza del 10/10/09, pag.12

Nei primi sei mesi dell'anno, i flussi di credito immobiliare alle famiglie sono calati, complessivamente, del 19,3% rispetto allo stesso periodo del 2008. Il dato aggregato conferma quanto alcune banche si ostinano a negare, e cioè una maggiore difficoltà da parte delle famiglie [...] Leggi

martedì 13 ottobre 2009

Meno soldi alle famiglie. Mutui più cari. Tutti contro la riforma (europea) del credito


Mutui con tetto al 40% del valore dell'immobile. Maggiore difficoltà nell'accesso al credito ipotecario. Finanziamenti più cari per le famiglie che intendono acquistare casa. È quanto potrebbe accadere se la proposta di riforma della direttiva 2006/48/CE, a cui lavora l'equipe del commissario McCreevy, dovesse giungere a compimento nei prossimi mesi. La notizia pubblicata ieri dal Sole 24 Ore ha suscitato le prevedibili reazioni dell'ABI e delle Associazioni dei Consumatori, insolitamente schierati sullo stesso fronte : secondo l'Abi, sarebbe sbagliato fissare un criterio prudenziale di questo genere, soprattutto in un Paese che, come l'Italia, “ha un tasso di insolvenza inferiore al 2%”. “Assurda e demenziale”, la proposta di modifica secondo Adusbef e Federconsumatori, intervenuti con una nota congiunta nel primo pomeriggio di ieri. Immediata la replica di Oliver Drewes, portavoce del commissario europeo per il mercato unico: “Non è vero che Bruxelles stia lavorando ad un'ipotesi di questo genere”, ha dichiarato Drewes, accennando però all'esistenza di una “semplice discussione”, avviata in Europa sul modo in cui sarebbe possibile armonizzare i requisiti di capitale delle banche, anche nel campo dei mutui.

A dire il vero, i dettagli di quella che per il funzionario pare essere una “semplice discussione” sono già pubblicati da fine luglio sul sito della Commissione Europea in un documento di lavoro “POSSIBLE FURTHER CHANGES TO THE CAPITAL REQUIREMENTS DIRECTIVE” sul quale, per altro, è intervenuta ad inizio settembre anche l'European banking industry committee, esprimento una posizione critica sulle possibili conseguenze dell'iniziativa.

Quali sarebbero, dunque, le ripercussioni della riforma sulle tasche delle famiglie italiane? Si è parlato di un tetto massimo finanziabile pari al 40% del valore dell'immobile, contro l'80% che rappresenta, oggi, la soglia generalmente adottata dalle banche italiane. In realtà, il nuovo "tetto" potrebbe essere superato, sottoscrivendo, contestualmente al contratto di mutuo, anche una polizza assicurativa a copertura della parte eccedente. Esattamente quello che accadeva fino a poco tempo fa ai mutuatari che chiedevano di essere finanziati per una percentuale superiore all'80% del valore dell'immobile (oggi questi mutui noti con la sigla HLTV - High Loan To Value – sono praticamente scomparsi a causa della stretta creditizia e del fallimento di alcune delle società che fornivano le coperture assicurative ad hoc).

Risultato: se la proposta di riforma dovesse passare, probabilmente si assiterebbe ad un ulteriore irrigidimento delle condizioni di accesso al credito: alle famiglie arriverebbero meno soldi; i nuovi requisiti patrimoniali, assai più onerosi per le banche, rischierebbero di dare il colpo di grazia ad un mercato creditizio già ampiamente compromesso dalla congiuntura economica e dalle orrende prospettive sul fronte occupazionale. Proprio in un momento in cui, dopo il severo -19,3% registrato sui flussi di credito alle famiglie nel primo semestre dell'anno, qualcuno iniziava a parlare di una possibile, per quanto lento e progressivo, miglioramento.

sabato 10 ottobre 2009

Gestore o Etf?

Da Milano Finanza del 3/10/09, pag. 31

Nei titoli di Stato l'indice batte il fondo: nella categoria Morningstar governativi euro, il distacco degli indici EuroMts global e Iboxx eur eurozone dal rendimento medio dei fondi è di 1,5 punti percentuali sull'orizzonte di un anno. Risultano sostanzialmente allineate ai [...] Leggi

Conto corrente, sì ma light

da Milano Finanza del 3/10/09, pag.24

L'ultima arrivata è Genius Card di Unicredit e segue di qualche mese il lancio dell'omologa firmata Intesa Sanpaolo e chiamata Superflash. Forse la più nota è Conto Tascabile di CheBanca, ma il pioniere su questo fronte è Mps: Spider, così si chiama il primo [...] Leggi

sabato 12 settembre 2009

Switch Mai per caso

Da Milano Finanza del 05/09/09, pag. 21

Molti di coloro che, fino a questo momento, hanno preferito il parcheggio nella liquidità alla tentazione di cavalcare il rally borsistico iniziato nel mese di marzo non cessano di chiedersi: è giunta l'ora dello switch? Secondo Morningstar, nell'ultimo semestre i migliori fondi [...] Leggi

sabato 5 settembre 2009

Guadagnare con l'abbinata

Da Milano Finanza del 29/08/09, pag.23

I conti-fondi, prodotti finanziari ibridi a metà tra un semplice conto corrente e una gestione in fondi, andavano di moda negli anni 90. Ma, dopo essere quasi scomparsi dal lessico finanziario, la crisi dei mercati e dei fondi li sta facendo riscoprire: tra semplici restyling, o [...] Leggi

sabato 22 agosto 2009

Chi fa concorrenza ai banker

Da Milano Finanza del 15/08/09, pag. 23

Per l'industria del risparmio gestito, lo scudo fiscale rappresenta un'occasione imperdibile. «Si ritiene che i patrimoni interessati dallo scudo possano essere attorno a 100 miliardi di euro, ovvero circa il 35% del totale off-shore, stimato in 250-300 miliardi», calcola Bruno [...] Leggi

venerdì 14 agosto 2009

Metti i soldi al sicuro

Dal Mondo del 07/08/09, pag. 32/3

Ben 2.500 tentativi di attacco in Italia a danno di correntisti online, solo nel 2008. E nel 40% dei casi il denaro è andato perso. Migliaia di carte clonate, 25 mila casi di frode creditizia, 102 persone arrestate dalla Polizia postale l' anno passato (e 4.115 denunce) nell' ambito degli illeciti sul commercio elettronico. «I criminali informatici adottano tecniche sempre più sofisticate», avverte Francesco Cajani, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha condotto le prime indagini in Italia sul phishing (letteralmente lo spillaggio di dati sensibili):

«Già oggi i pirati dispongono di centinaia di migliaia di indirizzi e-mail di cittadini italiani che potrebbero essere colpiti da messaggi fraudolenti o infettati, via pc, da virus in grado di carpire i codici di accesso ai servizi di home banking». In questo contesto di consolidamento del crimine informatico, a fine giugno è nata la European electronic crime task force: un pool di superesperti che coinvolge Poste Italiane, l' Us secret service e la Polizia di Stato e si candida a diventare il primo nucleo di lotta contro il cybercrime al di fuori degli Stati Uniti. In attesa che diventi operativo, però, il contrasto ai tentativi di frode è affidato soprattutto ai singoli istituti di credito. Che, per la verità, in passato non hanno sempre dedicato attenzione e investimenti adeguati, secondo gli esperti, alla portata del problema.

«Dal primo avviso di pericolo trasmesso dalla polizia postale all' Abi, e, per suo tramite, a tutte le banche italiane, e la prima mail di phishing di cui abbiamo notizia, inviata il 16 marzo del 2005, sono passati esattamente un anno, due mesi e 13 giorni», sottolinea Cajani. Ma quali rischi corrono in Italia i correntisti o gli investitori online, che movimentano denaro sulla rete? E come possono evitarli ( vedere riquadri in alto )? Partiamo dalle carte di pagamento. [...] Leggi

venerdì 7 agosto 2009

Social lending, l'ora di Boober

Dal Mondo del 31/07/09, pag. 31

La cattiva notizia è che, dopo le vicende di Zopa, cancellata lo scorso 10 luglio dal registro delle finanziarie su iniziativa della Banca d' Italia, la stessa sorte toccherà a Centax: a giorni, infatti, anche la società di Bergamo, proprietaria del marchio e della piattaforma Boober, verrà esclusa dall' elenco degli intermediari ex art. 106, secondo quanto risulta al Mondo. Di conseguenza, ma su questo tema Bankitalia non si è ancora espressa in modo categorico, l' azienda potrebbe essere costretta a sospendere, con effetto immediato, la trattazione di nuovi prestiti sulla piattaforma online.

«Siamo sconcertati», fanno sapere da Centax, anche perché «non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di comunicazione in tal senso». La buona notizia, invece, riguarda i clienti: la gestione dei finanziamenti in essere (incasso rate e recupero crediti) rimane pienamente attiva, assicurano Zopa e Boober, e il denaro in prestito diventerà gradualmente disponibile al rientro delle rate mensili. Nel frattempo, a distanza di pochi giorni dalla notifica del decreto di cancellazione, Zopa ha già provveduto a rimborsare 712 mila euro, che rappresentano circa i due terzi delle somme messe a disposizione dalla community e in attesa di essere erogate. Per il saldo residuo ci sarà un ritardo di qualche giorno. Leggi

sabato 1 agosto 2009

Come finanziarsi all'estero

Da Milano Finanza del 25/07/09, pag. 49

«A febbraio un nostro cliente ha acquistato un appartamento di 106 metri quadrati a Miami, Bal Harbour, per 510 mila dollari», racconta Fabio Guglielmi, presidente di Professionecasa. «Grazie a un mutuo trentennale ottenuto presso un broker locale, ha potuto finanziare il 50% a un [...] Leggi

sabato 25 luglio 2009

Liquidità in saldo

Da Milano Finanza del 18/07/09, pag. 31

Mentre l'industria del risparmio gestito sprofondava, facendo registrare perdite per oltre 209 miliardi di euro, tra lo scoppio della crisi subprime, durante l'estate 2007, e oggi, il patrimonio dei fondi liquidità è cresciuto, passando da 83,2 a 87,2 miliardi di euro. Ma il peso di [...] Leggi

venerdì 24 luglio 2009

Se lo stipendio non varia è meglio scegliere il fisso

dal Mondo del 17/07/09, pag. 34/7

A leggere i numeri sull' andamento dei mutui ipotecari alle famiglie nel primo trimestre dell' anno, c' è da rabbrividire: Unicredit -65% rispetto ai primi tre mesi del 2008; Banco Popolare -41,3%; Carige -38,2%. E, in base a quanto emerge da un documento riservato di Assofin, che il Mondo ha potuto visionare, anche altri gruppi bancari avrebbero fatto registrare un crollo nei volumi erogati ( vedere grafico ). Al netto del calo nelle compravendite di case (20% al Nord, 15 o 16% al Centro-Sud), quello che rimane è un dato preoccupante. Soprattutto se si calcola che i mutui erogati per finalità di sostituzione e surroga (circa il 30% del totale) hanno sostenuto il mercato, contribuendo a limitare i danni.

Ci sono, va detto, istituti di credito che hanno raddoppiato i flussi, come Banca Mediolanum +164% e Veneto Banca +136% o hanno mantenuto aperti i rubinetti del credito (Popolare di Vicenza, +76%, Banca Woolwich e Credem, +33%, Deutsche Bank, +25,8%). E questo significa che, nonostante il rallentamento sul fronte della domanda, c' è una fetta d' Italia, circa il 70% di chi compra, secondo stime recenti, che continua ad avere bisogno del mutuo per finanziare l' acquisto della casa. E ripropone l' eterna domanda: meglio il tasso fisso o il variabile? Da un punto di vista prettamente finanziario, storicamente, il variabile è stato vincente rispetto al tasso fisso ( vedere box ).

Ma il punto è: tutte le famiglie se lo possono permettere? «La risposta è no», chiarisce Patrizia Zambianchi, responsabile mutui per Deutsche Bank in Italia. «Se la famiglia non riesce a risparmiare, ha un reddito medio, che non è destinato a crescere nell' arco di cinque o dieci anni, il tasso variabile può essere una scelta troppo rischiosa perché, inevitabilmente, la rata del mutuo salirà». Di quanto? Leggi

sabato 18 luglio 2009

Buoni & Astuti

Da Milano Finanza dell'11/07/09, pag. 27

Trasparenza verso il mercato, un occhio di riguardo per i piccoli azionisti e rispetto della buona governance sono tra i fattori che permettono alle società di avere il bollino di buone aziende e di entrare nei portafogli dei fondi etici. Che in questi due anni di tracollo dei mercati e di [...] Leggi

venerdì 10 luglio 2009

Vecchio, carissimo certificato

Dal Mondo del 3/07/09, pag. 46/7

La paura fa 90. Anzi, 101 (miliardi di euro). A tanto ammonta la raccolta effettuata nel 2008 da Poste Italiane attraverso buoni postali, in crescita del 30,2% sull' anno precedente, e libretti di risparmio (+24,9% rispetto al 2007). Ma il fenomeno abbraccia l' intero sistema bancario, come dimostrano le consistenze relative a Buoni fruttiferi e certificati di deposito (in sigla cd), aumentate, complessivamente, del 42,5% in un anno.

Sotto la tempesta, con la fuga dai fondi, aggravata dal terremoto subprime, l' incertezza diffusa sui mercati e il timore alimentato da fallimenti eccellenti e grandi scandali finanziari che pezzi consistenti del sistema bancario potessero implodere da un momento all' altro, molti risparmiatori hanno cercato riparo nella liquidità, privilegiando conti ad alta remunerazione e i pronti contro termine, ma anche, a sorpresa, prodotti tradizionali del risparmio come certificati di deposito e libretti, entrambi coperti dal Fondo di garanzia. «Si è trattato di un comportamento prevalentemente emotivo, dettato dall' elevata volatilità dei mercati e, all' inizio, difficilmente contrastabile, che ha portato gli investitori a riposizionarsi su prodotti a scadenza breve e con rendimento certo», chiarisce Stefano Gallo, responsabile personal banking customers della divisione retail Italia di Unicredit.

Non stupisce che, proprio in concomitanza con il fallimento di Lehman Brothers, nel settembre dello scorso anno, sui certificati di deposito si sia verificata una raccolta superiore alla media del recente passato. E sebbene il fenomeno si sia ridotto, a inizio anno, di pari passo con le notizie più confortanti in arrivo dalle Borse, riportando i volumi di raccolta in linea con le dinamiche registrate nel 2008, il trend non sembra essersi esaurito: «Anche nell' ultimo semestre, la domanda di forme di risparmio vecchio stampo ha registrato un deciso incremento», segnalava a fine mag gio un portavoce del gruppo Banca Sella. Leggi

venerdì 3 luglio 2009

Se fa cilecca la protezione

Da Milano Finanza del 27/06/09, pag.29

Fondi protetti? Di nome, ma non di fatto. E se è vero che, rispetto ai bilanciati prudenti (-2,20%), hanno fatto meglio, qualcuno giudica il segno meno incompatibile con l'obiettivo (dichiarato) di protezione del capitale. «Non di rado, questi prodotti hanno tradito le aspettative [...] Leggi

giovedì 2 luglio 2009

Microcredito anticrisi

Da l'Espresso del 25/06/09, pag. 153

“Avevo bisogno di soldi per rinnovare il negozio, ma tutte e cinque le banche a cui mi sono rivolto mi hanno detto no, perché non potevo dare garanzie”, racconta all’Espresso Ali Ghavidel, trentunenne iraniano titolare, a Bologna, di un take away con cucina persiana. Poi, l’incontro con Micro.bo, l’associazione di microcredito che, in tre anni, ha erogato nel capoluogo emiliano 150 finanziamenti senza garanzia. “Loro mi hanno dato fiducia, e dopo aver illustrato i dettagli della mia attività, ho ottenuto 7mila euro ad un tasso dell’8%”.

In Italia sono circa 80 le istituzioni che si occupano di microcredito; quasi tutte si ispirano all’esperienza del Premio Nobel M.Yunus e della sua Grameen Bank, la “banca dei poveri” che ha erogato oltre 8 miliardi di prestiti senza garanzia in trent’anni di attività. “Molte persone credono che il microcredito riguardi solo i Paesi poveri, ma non è così”, avverte Daniele Ciravegna, presidente di Ritmi, l’associazione che riunisce 20 realtà del panorama italiano e a cui sono riconducibili prestiti per un totale di 1.884mila euro nel 2008 (più 34 per cento rispetto al 2007). In pista ci sono Regioni, grandi banche, fondazioni.

Qualche esempio. Per il triennio 2009-2011 la Regione Lazio ha stanziato, ad esempio, 6 milioni di euro l’anno, destinati ad fondo rotativo per il microcredito a famiglie e piccole imprese, già operativo dal 2007 (326 prestiti concessi). In Toscana, il progetto Smoat, ha erogato 7 milioni ed altri sette sono previsti per il prossimo biennio. Nelle Marche, su iniziativa della Regione, sono state finanziate 500 imprese per un totale di 10milioni di euro nel 2008; per il 2009, 12 milioni sono già sul piatto, per altre 500 imprese. La senese Microcredito di Solidarietà, ha prestato 710mila euro mentre Banca Etica ha finanziato, nel 2008, circa un milione di euro distribuiti su vari progetti. Entro l’anno, parte un'iniziativa della Cei con l'Abi e vedrà la luce la Grameen Bank Italia, una partnership tra l’Unicredit di Profumo, fondazione Unidea, l’Università di Bologna e Grameen Trust del pioniere Yunus.

venerdì 19 giugno 2009

Immobili in saldo

Dal Mondo del 12/06/2009 - Cover Story

Lo scorso 16 dicembre, il signor Rossi ha comprato all' asta un appartamento di 49 metri quadri con balcone e posto auto scoperto, ubicato al primo piano di un condominio di Borgo San Michele, a Latina, aggiudicandoselo per 81.600 euro. Per un immobile con caratteristiche analoghe, il valore medio di mercato oscillava, a fine anno, tra i 92.600 euro (dati Reag) e un massimo di 115 mila euro (secondo le rilevazioni di Tecnocasa). «Chi compra la casa all' asta può, ancora oggi, ottenere sconti del 20-25% rispetto ai prezzi di mercato», annota Rocco Del Paradiso, responsabile consulenza crediti in sofferenza di Tag, società di advisory del gruppo Tecnocasa.

L' aggiudicatario non paga l' agenzia, né la parcella del notaio. L' unico costo è rappresentato dagli oneri fiscali, Iva o imposta di registro (con le eventuali agevolazioni di legge sulla prima abitazione), più le spese per la trascrizione del decreto di trasferimento, per la voltura catastale, gli onorari per la cancellazione delle formalità pregiudizievoli, pari a circa 200 euro ciascuna. E si hanno 120 giorni di tempo per regolarizzare eventuali abusi edilizi pregressi, se suscettibili di sanatoria.

I dati raccolti dal Mondo nei principali tribunali italiani raccontano un fenomeno cresciuto nel 2008 ( vedere tabella ) e destinato, dicono gli operatori, a mantenersi vivo anche nei prossimi anni. E se è vero che soltanto il 40-50% dei procedimenti esecutivi si conclude con la vendita dell' immobile all' asta, negli altri casi si passa per vie diverse, i numeri non devono trarre in inganno: «Nonostante le statistiche riportino un calo dei pignoramenti nei primi mesi del 2009», osserva Francesca Negri, responsabile ufficio studi di Lince, società specializzata nel settore delle informazioni creditizie, «è corretto ipotizzare che gli effetti dell' onda d' urto della crisi finanziaria mostreranno tutta la loro forza nei prossimi anni, quando si concluderanno le procedure attualmente in atto». Leggi

domenica 14 giugno 2009

Fondo batte conto

Da Milano Finanza del 13/06/09, pag.29

Fondo batte conto. È quanto emerge da un'indagine condotta da Milano Finanza sui rendimenti di fondi monetari e conti ad alta remunerazione, secondo cui, su un orizzonte di un anno, i fondi di liquidità avrebbero mediamente reso di più rispetto a conti e depositi bancari. Il [...] Leggi

giovedì 11 giugno 2009

Depositi, Conto Arancio taglia i tassi. E gli altri?

C’era una volta il conto ad alta remunerazione. Quello che rendeva fino al 4,75% (lordo), e senza vincoli. Ma da quando la Bce ha deciso di tagliare i tassi di riferimento per ridare fiato all’economia (il primo intervento della serie, lo ricorderete, risale all’8 ottobre scorso) anche molti conti correnti e di deposito hanno ridimensionato i propri tassi attivi. Risultato: gli “storici” conti online, quelli con remunerazione delle giacenze indicizzata al tasso Bce (IwBank: tasso di sconto senza spread, Webank: Bce-0,10%, Fineco: Bce-0,25%) sono tutti allineati all’1% o lievemente al di sotto. Quanto a Websella, a partire dal 10 luglio, abbasserà il tasso base dall’1,25% all’1%.

Del resto, anche i conti di deposito, che pure non prevedono rendimenti agganciati direttamente ai tassi di riferimento, hanno risentito della dinamica discendente del costo del denaro. Proprio lunedì, Ing Direct ha deciso di abbassare il tasso base sul Conto Arancio dal 2 all’1,5%. Chi ha avuto modo di parlare con Christian Miccoli nei giorni scorsi, sa che, almeno per il momento, CheBanca! non dovrebbe intervenire sulle condizioni applicate al conto di deposito. La strategia della “piccola” del Gruppo MedioBanca sembra improntata a rendere prevedibili le mosse future, nell’intento di consentire alla clientela (già acquisita e potenziale) di pianificare per tempo eventuali operazioni. Così, ai primi di maggio, sul foglio informativo disponibile online, le condizioni vigenti (tasso base: 1,75%, rendimento del 2,5, 3 e 3,5% per vincoli di, rispettivamente, 3, 6, e 12 mesi) erano garantite “fino al 31 maggio 2009”. Ma poi, anche in considerazione delle decisioni maturate in sede Bce, la “dead line” è stata rimandata prima al 17 giugno e, poi, a fine mese (30 giugno).

“L’obiettivo è quello di rivedere i tassi con una certa frequenza, calibrandoli in funzione delle mutevoli condizione di mercato” pare abbia detto l’ad a chi gli ha chiesto di intervenire su questo tema. In definitiva, la parabola discendente dovrebbe essersi conclusa. Come in molti avevamo previsto (leggi), lo scorso 4 giugno Trichet ha deciso di mantenere invariato il costo del denaro, ribadendo quanto già chiarito ad inizio maggio: “i tassi attuali sono appropriati”. Gli analisti della francese Bnp Paribas restano convinti che l’1% rappresenti il floor al di sotto del quale il refi rate non si muoverà, almeno nella fase attuale. Citigroup e Goldman Sachs propondono per un livello più basso (0,5) entro l’autunno. Ma la maggior parte degli operatori è concorde ne ritenere che, allo stato attuale, Trichet porterà al massimo il tasso di sconto allo 0,75%, non oltre.

In prospettiva, come ha sottolineato il presidente della Bce, “le aspettative inflazionistiche relative al medio-lungo termine rimangono in linea con l’obiettivo del Consiglio Direttivo di mantenere i tassi di inflazione al di sotto ma in prossimità del 2%”. Dunque, in uno scenario di probabile stabilità dei tassi, anche Ing, Banca Ifis, Che Banca! e gli altri dovrebbero restare “immobili”, mantenendo invariate le condizioni attuali. Difficile, in ogni caso, ipotizzare che i rendimenti sul conto possano crescere, almeno nel breve.

Nel frattempo, chi sceglie questi strumenti per parcheggiare la propria liquidità, può comunque approfittare di numerosi promozioni: fino al 31 luglio, Barclays propone ai nuovi clienti il Conto Opportunità, che offre il 6% fino a €10000 per 12 mesi (oltre la soglia e trascorsi 12 mesi dalla sottoscrizione il tasso base corrisponde all’Euribor 1mese – 0,50%). Ing ha portato il tasso promozionale al 3,5% (per 6 mesi). Ai nuovi clienti, Websella.it garantisce il 4 e mezzo (lordo), sempre per sei mesi, mentre sul conto SemprePiù Rendimento della Popolare di Vicenza il tasso promozionale è più basso (3% per 6 mesi). Sedicibanca, la banca del Gruppo Delta di recente posto sotto amministrazione straordinaria “in relazione alle gravi irregolarità accertate nell’ispezione di vigilanza e ai provvedimenti assunti dal Tribunale di Forlì nei confronti di alcuni amministratori”, come recita il comunicato diffuso da Bankitalia, offre sul Conto Gold il 4% fino al 31 dicembre 09. Lo stesso tasso proposto da Banca Carige per 6 mesi sul suo deposito Contoconto.

Tra gli altri conti di deposito, da segnalare il depositonline di Banca Infinta (Gruppo MPS), che per tutto il 2009 garantisce un tasso variabile lordo pari all’ Euribor 3 mesi/360* (media mese precedente) aumentato del 2,40% (il tasso base, valido per la parte eccedente 125.000 Euro e dal 1 gennaio 2010, corrisponde all’ Euribor 3 mesi/360* – 0,70% lordo). Infine, c’è il conto Hypo Super (Hypo Alpe-Adria-Bank): riconosce il 4,25 per 6 mesi, poi un rendimento identico al tasso Bce.

giovedì 28 maggio 2009

Quanto rende il titolo etico

Da l'Espresso del 21/05/09, pag. 123

“Non è vero che l’investimento “etico” rende meno”, irrompe Aldo Bonati, responsabile del dipartimento di ricerca di ECPI, società di consulenza specializzata nell’investimento sostenibile. “Se si considera un orizzonte di 5 anni, ad esempio, il nostro indice azionario “sostenibile” ECPI Global ESG Equity, ha sovraperformato l’MSCI World del 5,87%, garantendo, contestualmente, un livello minore di volatilità”. Secondo Vigeo, advisor etico leader a livello europeo, sono due i principali filoni su cui si giocherà, in futuro, la competitività delle aziende: il tema dell’energia, e quello del capitale umano. “Ecco perché società come L’Orèal, British Petroleum e Iberdrola risultano vincenti” chiosa Davide Dal Maso, Head of Search di Vigeo Italia.

“Noi stiamo puntando su Pearson - settore media – Inditex – abbigliamento - e Stryker - prodotti per l’ortopedia”, racconta a l’Espresso Giordano Beani, direttore investimenti di BNP Paribas Asset Management, la Sgr che in Italia colloca il fondo BNL per Telethon. Con il fondo Global Sustainable Equity, gestito da Andrea Salvatori, la scelta di Pioneer cade su Vodafone e sulla svizzera Synthes, attiva nel campo dell'ingegneria biomedica. Sella Gestioni guarda, invece, ai titoli energetici e alle utilities: “Un esempio? Gamesa, Eni e TOTAL”, spiega Mario Baronci, gestore di Nordfondo Etico obbligazionario. “Noi abbiamo scelto Swisscom, tra i difensivi, Peugeot, tra i rischiosi e Tesco, grande distribuzione, per un livello medio di rischio”, chiosa Marco Seveso, gestore della parte azionaria dei fondi Valori Responsabili di Etica Sgr.

Cosa hanno, in comune, i titoli di società come Inditex, Gamesa o Tesco? Secondo Eiris – società inglese di consulenza etica di cui si avvale in Italia, Etica Sgr, sono tutti titoli di società che rispettano i principi di responsabilità sociale e ambientale. Perché, come Inditex, manifestano un costante impegno nello sviluppo di energia da fonti rinnovabili e nello smaltimento efficiente dei rifiuti, mantenendo un buon rapporto con le comunità locali. Oppure, come la spagnola Gamesa, specializzata nella costruzione di turbine eoliche e nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, rappresentano l’avanguardia della lotta contro i cambiamenti climatici. Ma c’è anche chi, come Tesco (UK, settore alimentare e articoli per la casa) è “socialmente responsabile” perché dimostra un impegno concreto e nella tutela della salute e della sicurezza sul luogo del lavoro.

martedì 19 maggio 2009

Tutti a scuola di mutui!

Leggo sul Sole di ieri che negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati organizzano corsi di formazione gratuiti per chi intende finanziare, con un mutuo, l’acquisto della casa. Gli “aspiranti mutuatari” vengono istruiti sui requisiti necessari per sottoscrivere un finanziamento, sull’entità di una rata “sostenibile” in rapporto al reddito familiare, su come evitare i rischi impliciti nell’acquisto di una casa. Poche, semplici regole per scongiurare l’ipotesi di una nuova crisi del credito immobiliare, capace, come quella in corso, di scardinare il sistema finanziario internazionale.

Intanto - notizia di ieri – negli Usa, ad aprile, sono state pignorate 342mila e 38 case, con un incremento record del 32% rispetto all’anno precedente, in ulteriore peggioramento sui dati già poco rassicuranti di marzo. Dunque, altre 342mila e 38 famiglie americane perderanno la casa. Molte di queste avrebbero probabilmente corso meno rischi se avessero frequentato uno solo di quei corsi (organizzati, è bene ricordarlo, ben prima che il fenomeno subprime esplodesse).

E in Italia? Non mi risulta che il governo né le amministrazioni comunali o provinciali abbiano predisposto corsi di alfabetizzazione ad hoc per giovani coppie che cercano casa. In compenso, il nostro Paese può vantare, com’è noto, uno dei livelli più bassi di cultura finanziaria in Europa; un dato che, se non sottopone il nostro Paese al rischio di un fenomeno “subprime made in italy” – soprattutto per via di una politica del credito assai più parsimoniosa adottate dalle banche nostrane - quanto meno mette molte famiglie nelle condizioni di scegliere un mutuo sbagliato.

Non è un caso se tra il 2003 ed il 2006, quando i tassi erano ai minimi – e quindi destinati inevitabilmente a crescere - 8 famiglie su 10 hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, senza valutare opportunamente l’impatto di un probabile aumento dell’Euribor, puntualmente verificatosi alla fine del 2008 e in misura che, va detto, era difficile prevedere. Tutta colpa del mutuatario? Certo che no. La responsabilità è, senza dubbio, (anche) di certe banche, che, in epoche di tassi ai minimi, hanno assecondato - se non addirittura alimentato - la comprensibile preferenza per una rata iniziale più bassa e, quindi, per un mutuo a tasso indicizzato. Una scelta che può essere premiante, sul lungo termine. Ma, certamente, non è adatta a tutte le tasche (leggi).

Qual è il punto. Realisticamente, è rischioso delegare in toto il nostro “destino” finanziario ad un’istituzione il cui obiettivo prioritario è – in quanto azienda - massimizzare i propri interessi. A prescindere, è evidente, dal fatto che questi coincidano con “il bene” del cliente. Dunque, in attesa che, anche da noi, proliferino “scuole di mutuo” e corsi gratuiti di rata sostenibile, l’unica forma possibile di auto-tutela – è informarsi. Gli strumenti non mancano (giornali, associazioni dei consumatori, web…); sono facilmente accessibili e alla portata di tutti. “Costano” soltanto un pizzico di fatica e, soprattutto, la rinuncia (ineluttabile) alla nostra pigrizia.

giovedì 7 maggio 2009

Tasso di sconto all’1%. Calo immediato della rata, ma solo per i mutui agganciati al tasso Bce. E in futuro…

Come ampiamente atteso (leggi), il Consiglio Direttivo della Bce, oggi riunito a Francoforte, ha tagliato di 25 punti base il costo del denaro, portandolo all’1%. Si tratta del livello più basso mai raggiunto nella storia decennale della politica monetaria comune.

Quali saranno le conseguenze di questa decisione? In riferimento al calo dei rendimenti sui prodotti di liquidità, conti correnti in primis, rimando al mio post di ieri (leggi). Quanto ai mutuatari, invece, la decisone della Bce si tradurrà in un’immediata riduzione del tasso, ma solo per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile indicizzato al costo del denaro.

Proviamo a fare un semplice esempio numerico: per un mutuo di 200.000 euro a 25 anni, considerando uno spread medio dell’1,80% (ovvero il margine caricato dalla banca sul parametro di riferimento), la rata di giugno scenderà di circa 26 euro (da 953 a 927 euro). Non molto. Meno immediato sarà, comunque, lo sconto sulla rata dei “vecchi” mutui agganciati all’Euribor. Per un riallineamento del tasso di prestito interbancario a tre mesi al nuovo valore del tasso di sconto, sarà necessario, infatti, attendere alcune settimane (fermo restando il mantenimento di uno scarto “fisiologico” di circa 0,10/0,15 punti percentuali tra l’Euribor3 mesi e il tasso Bce).

E in futuro? Durante la conferenza stampa, Trichet ha spiegato che l’attuale livello del costo del denaro è ritenuto “appropriato”, “in linea con tutte le informazioni e analisi che abbiamo al momento a disposizione”. Potrebbe trattarsi, dunque, dell’ultimo di una serie di sforbiciate che, da inizio ottobre ad oggi, hanno ridotto il tasso di sconto di 3,25 punti percentuali. Del resto, le previsioni sull’andamento dell’inflazione - secondo la Bce, dovrebbe mantenersi sotto il 2% anche nel corso del 2010 - giustificherebbero un atteggiamento più attendista sul fronte della politica monetaria.

In ogni caso, il presidente ha precisato: “Oggi non si è deciso che l'attuale livello sia il minimo possibile”, lasciando intendere che il consiglio direttivo non è aprioristicamente contrario ad un eventuale ennesimo intervento correttivo. E infatti, mentre gli analisti di BNP Paribas e Morgan Stanley ipotizzano che l’1% rappresenti il “floor”, il livello sotto il quale la Bce non si muoverà, almeno nella fase attuale, Citigroup e Goldman Sachs non escludono un’ulteriore riduzione del costo del denaro fino a quota 0,5%.

Contestualmente, Trichet ha inoltre annunciato l’adozione di “misure non convenzionali” e, nello specifico, la decisione di provvedere all’acquisto di covered bonds, obbligazioni garantite, per un valore di circa 60 miliardi di euro, precisando, tuttavia, che i dettagli di queste operazioni verranno definiti in occasione della prossima riunione del consiglio direttivo presso l’Eurotower, prevista per l’inizio di giugno.

mercoledì 6 maggio 2009

Conti e depositi, rendimenti ancora giù. La Bce verso un probabile taglio

Come anticipato nel mio post del 9 aprile (leggi), Banca IFIS ha modificato le condizioni del suo conto di deposito, Rendimax, portando la remunerazione base dal 4 a 3% (lordo). A partire da lunedì 4 maggio, è possibile, tuttavia, ottenere rendimenti più elevati – dal 3,15 al 3,75% - vincolando il deposito per un periodo di 1, 2, 3, 6, 9 mesi o un anno. Ma attenzione: per accedere a queste condizioni di tasso è necessario vincolare una somma minima di 5.000 euro.

Come nel caso di CheBanca!, gli interessi vengono pagati in anticipo, direttamente sul conto Rendimax “libero”. Ma, diversamente dal conto della banca guidata da Christian Miccoli, non è possibile “sciogliere” il vincolo di deposito prima del termine stabilito (la soluzione adottata da CheBanca! è nota: per il periodo che precede il disinvestimento, sulla somma depositata viene riconosciuto il tasso base, e la differenza rispetto agli interessi maggiorati a cui il cliente avrebbe avuto diritto mantenendo il deposito per il periodo prestabilito, e che sono stati anticipati all’inizio dell’operazione, gli viene addebitata sul conto).

A proposito di CheBanca!. Da domani 7 maggio, sulle nuove operazioni di deposito vincolato per un anno, verrà riconosciuto un rendimento del 3,50% (fino ad oggi, era il 4,10%). In calo anche la remunerazione delle giacenze vincolate a tre mesi (dal 3,10 al 1,50% ), sei mesi (dal 3,50 al 3% ) e il tasso base (che scende di quasi un punto percentuale, passando dal 2,60 ad un più modesto 1,75%). In ogni caso, le nuove condizioni varranno solo fino al 31 maggio. A partire da giugno, dunque, i clienti potrebbero fronteggiare altri tagli sul rendimento, condizionati, com’è ovvio, anche dalle decisioni della Banca Centrale Europea.

Domani, infatti, si riunisce il consiglio direttivo della Bce. Molti analisti scommettono su un nuovo taglio dei tassi di riferimento, che potrebbero raggiungere la fatidica soglia dell’1%. Intanto l’Euribor a 3 mesi è sceso all’1,33%, mentre il tasso di prestito interbancario ad un mese è a quota 0,90.

Del resto, anche i principali conti correnti delle banche online risentiranno di un eventuale intervento correttivo sui tassi. La maggior parte dei conti online, infatti, prevede una remunerazione delle giacenze indicizzata al tasso Bce o all’Euribor (guarda il video). In alcuni casi l’adeguamento è immediato (per esempio IWbank); in altri, no (Webank, Websella, Fineco ecc.), ma comunque simmetrico rispetto all’andamento del parametro a cui la remunerazione è indicizzata.

Neppure il deposito di Ing Direct fa eccezione al calo generalizzato dei tassi attivi. Il rendimento, già sceso il 22 aprile scorso dal 3 al 2,5% è diminuito ancora, assestandosi al 2%.

Restano le promozioni: Ing Direct, Websella e Carige (Contoconto) mantengono, rispettivamente, il 4,25%, il 4,5% e 4,5% per i primi sei mesi. Per i conti sottoscritti fino al 31 maggio, Barclays offre il 6% per un anno (ma attenzione, solo per giacenze fino a 10mila euro: oltre la soglia dei 10mila e a partire dall’13°mese, il tasso viene indicizzato all’Euribor 1 mese meno 0,5%). Sedicibanca (Gruppo Delta) dà il 4% per tutto il 2009, mentre Allianz garantisce il 3,01% lordo, ma soltanto fino al 30 giugno. Poi, si vedrà...

martedì 28 aprile 2009

Cronaca di un piccolo dramma transazionale

Le disavventure di chi si trova all'improvviso senza bancomat perché la carta di debito è stata bloccata. A caro prezzo...

“Transazione negata”. Due parole possono creare un certo disagio se pronunciate di fronte alla cassa di un negozio nell’ora di punta. Soprattutto se non hai denaro cash per pagare il conto e a pronunciarle è un commerciante dallo sguardo torvo, che, al secondo tentativo (fallito), allarga le braccia e avverte “non so che dirle”...

Per fortuna la sensazione di disagio scompare all’uscita dal negozio. Poi, subentra la paura. Oddio, “mi hanno svuotato il conto”. Torni affannosamente in ufficio, cerchi di collegarti al sito della banca. E, ammesso che il panico non abbia cancellato dalla memoria il codice di sicurezza, accedi al servizio di home banking. Nella migliore delle ipotesi, è tutto ok.

Ma allora, “perché diavolo la carta non funziona?”. Chiami il servizio clienti. Riesci a parlare quasi subito con una signorina del call center; gentilissima, ti spiega che “sì, signor Gadda, le abbiamo bloccato la carta perché abbiamo ricevuto la segnalazione di un tentativo di furto presso uno degli sportelli dai quali lei ha recentemente effettuato un prelievo”. Mentre la signorina parla, controlli gli ultimi movimenti per verificare che non ci siano problemi. Tutto regolare.

Non resta che chiedere l’emissione di una nuova carta. “Cosa devo fare?”. “Signor Gadda, non si preoccupi…la richiesta si può fare anche online, deve cliccare lì, lì, e poi, ancora lì”. “Grazie, mi scusi, ma quanto mi verrà a costare?”. Lo chiedi, perché lo devi chiedere. Ma, in cuor tuo, sai che la risposta potrà essere soltanto una: “Ma Signor Gadda, Signor Gadda…le pare! La carta l’abbiamo bloccata noi. È vero, è stato per ragioni di sicurezza, ma cosa vuole…per pochi euro…Lei è un nostro cliente e noi le vogliamo bene…ecc. ecc.”. In quel momento, però, arriva un duro colpo. Scopri che la tua banca ti ha sempre mentito. Che, in verità, non ti vuole tutto il bene che ha sempre giurato di volerti. Timidamente, una vocina, dall’altra parte della cornetta sussurra “sono 3,90 euro” [pausa…] “se vuole ricevere la carta in 6-7 giorni per posta raccomandata; oppure [altra pausa…] “5,90 euro se vuole la carta entro 2 o 3 giorni lavorativi. Più [terza pausa…] 5,70 euro per il blocco della carta”.

Non sei uno di quelli che se la prendono con la hostess al banco del check in perché l’aereo è in ritardo. E proprio perché la signorina è stata gentilissima, no, proprio non ti va di infierire…Accenni una risatina imbarazzata e fai notare che “Mi scusi, ma la carta me l’avete bloccata voi…va bene che è per ragioni di sicurezza. Va bene che si tratta di pochi euro..." La signorina, forse sinceramente dispiaciuta, ti suggerisce di inviare una richiesta di rimborso via fax.

Morale della favola: a distanza di due giorni dal fattaccio, ricevi il nuovo bancomat con il Pin. Ma nel pomeriggio vieni raggiunto da una chiamata sospetta del servizio clienti della banca che ti avverte di “buttare via il pin che ha ricevuto questa mattina, perché per un errore tecnico, le è stato inviato un codice sbagliato. Quello giusto le arriverà tra qualche giorno...”.

giovedì 16 aprile 2009

Euribor sotto l’1%. Ma attenzione al tasso variabile

Oggi l’Euribor a 3 mesi, il parametro a cui è agganciata la maggior parte dei mutui a tasso variabile, è sceso ancora, sfiorando i minimi storici a quota 1,410%. L’Euribor 1mese giace ormai da qualche giorno sotto l'1%.
Sembrano lontani i tempi in cui – era l’inizio del mese di ottobre – il tasso di prestito interbancario a 3 mesi conquistava il record storico di 5,39 punti percentuali, marcando una differenza di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto al tasso Bce allora vigente (3,75%).

Da qualche tempo, il divario tra l’Euribor 3 mesi ed il tasso ufficiale di sconto è tornato su livelli fisiologici e potrebbe assottigliarsi ulteriormente in vista di un eventuale intervento della Banca Centrale Europea ai primi di maggio. Ipotesi in merito alla quale, per altro, gli operatori sembrano nutrire pochi dubbi: come già anticipato nel precedente post (leggi), gli analisti di alcuni trai maggiori istituti di credito a livello internazionale prevedono un livello del costo del denaro tra l’1 e lo 0,5% entro la metà/il terzo trimestre dell’anno.

Intanto, chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile e nei mesi passati ha rischiato di perdere la casa, oggi può tirare un respiro di sollievo. Per un finanziamento di 100mila euro a 15 anni indicizzato all’Euribor 3 mesi, il tasso è più che dimezzato (da 6,73% al 3,19) e, ipotizzando uno spread dell'1,5%, la rata è scesa dagli 883 euro circa del mese di novembre, ai 700 euro di aprile.
Se le previsioni degli analisti dovessero trovare conferma, nei prossimi mesi, chi ha scelto di indebitarsi a tasso variabile potrà beneficiare di un ulteriore riduzione dell’esborso mensile.

Questo contribuisce a spiegare perché, come rileva l’Osservatorio mensile del broker MutuiOnline, le preferenze dei mutuatari si stanno nuovamente indirizzando verso il tasso variabile: nel periodo gennaio-marzo 2009, infatti, le richieste di finanziamenti a tasso indicizzato, in rapporto al tasso fisso, sono più che raddoppiate rispetto al secondo semestre del 2008.

Ma attenzione. Chi oggi sceglie un mutuo a tasso variabile non può dimenticare cosa questa tipologia di finanziamento abbia prodotto nei mesi passati: “Tre milioni e 200mila famiglie sono state rovinate dai cattivi consigli delle banche”, ha ricordato di recente Elio Lannutti, presidente di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi Postali), approdato tra i banchi dell’Italia dei Valori al Senato.
Quando tra il 2003 ed il 2005 i tassi di prestito interbancari erano ai minimi, vicini al 2%, quasi tutti gli istituti di credito hanno proposto e promosso finanziamenti a tasso variabile, anche a famiglie che non sarebbero state in grado di sopportare un aumento elevato dei tassi. Famiglie che, inizialmente attratte da una rata più bassa, oggi devono fare i conti con il pignoramento della casa.

Chi sceglie un mutuo a tasso variabile, soprattutto in epoca di tassi ai minimi, deve valutare se questa tipologia di mutuo è davvero sostenibile nell’arco di 20 o 30 anni, calcolando che l’esborso mensile potrebbe aumentare anche del 20-25% nel corso della “vita” del finanziamento.

giovedì 9 aprile 2009

Aprile a scale: c'è il rendimento che scende...e quello che sale

Che Banca! dice addio al 4,1%. Banca infinita (Gruppo MPS) lancia il nuovo depositoonline. Aumenta anche il tasso di BancoPosta Click. E in futuro…

L’inizio di aprile è segnato da tre importanti novità sul fronte liquidità remunerata. La prima, riguarda BancoPosta click, il conto online proposto da Poste Italiane, che ha annunciato un aumento del tasso attivo da 0 al 2% lordo (1,46 netto), in promozione fino al 31 dicembre 09, ma solo per importi compresi tra 3.000 e 30mila euro: sull’eventuale quota eccedente, verrà infatti applicato il tasso di interesse creditore standard, ovvero 0,00%.

Anche Banca Infinita, la piattaforma online del Gruppo MPS - con una linea di prodotti dedicata ai clienti che utilizzano i canali di banca diretta, ha rinnovato l’offerta con un conto di deposito (depositoonline) che dà il 4,064% lordo (Euribor 3 mesi + 2,40%, aggiornato ogni mese). La promozione sarà valida per tutto il 2009 e si applica, in ogni caso, solo a depositi fino a 125mila euro: a partire dal primo gennaio del prossimo anno e per saldi superiori a tale somma, le giacenze verranno remunerate ad un tasso pari all’Euribor meno un spread di 0,70 punti percentuali. Allo scopo di incentivare il deposito di somme elevate, la Banca ha stabilito che l’imposta di bollo sia a suo carico per giacenze medie mensili superiori ai 10mila euro.

La terza novità è una cattiva notizia per tutti coloro che hanno aperto il conto di deposito di CheBanca!: a partire dal prossimo 8 maggio l’istituto guidato da Christian Miccoli abbasserà il tasso base portandolo dal 2,60 all’1,75%. In calo anche i rendimenti garantiti sui depositi a 3 mesi (dal 3,10 a 2,50%), 6 mesi (dal 3,50 al 3%) e un anno (il rendimento scenderà, in questo caso dal 4,1 al 3,5%). Difficile non intravedere una correlazione tra la decisione odierna e il taglio stabilito lo scorso 2 aprile dalla Banca Centrale Europea, intervento, per altro, ampiamente atteso da molti analisti. In una nota diramata a tutti i clienti, l’ad chiarisce: “L’attuale scenario economico continua a registrare una rapida e costante discesa dei tassi di mercato: da marzo 2009, la Banca Centrale Europea ha abbassato dal 2,00% all'1,25% il Tasso Ufficiale di Riferimento”, spiega Miccoli, “un indicatore importante per definire le condizioni che una banca può applicare ai suoi clienti”, ricordando come “Anche il rendimento dei BOT a 12 mesi abbia evidenziato una decisa riduzione: dal 4,03% del maggio 2008 all'attuale 1,31%”. In ogni caso l’amministratore delegato rassicura tutti i clienti precisando che “le operazioni a 3,6,12 mesi già effettuate mantengono le condizioni economiche in vigore al momento del vincolo”.

I ben informati dicono che anche Banca Ifis, nelle prossime settimane, interverrà sui tassi del suo Rendimax (oggi al 4%), correggendoli al ribasso. Il trend è per altro destinato a proseguire anche nei prossimi mesi. Gli analisti della Bnp Paribas prevedono che il tasso di sconto non scenderà sotto l’1%, ma c’è anche chi si è spinto oltre, ipotizzando, come fanno Citigroup e Goldman Sachs un tasso di sconto allo 0,5% tra la metà e il terzo quadrimestre dell’anno.