giovedì 28 maggio 2009

Quanto rende il titolo etico

Da l'Espresso del 21/05/09, pag. 123

“Non è vero che l’investimento “etico” rende meno”, irrompe Aldo Bonati, responsabile del dipartimento di ricerca di ECPI, società di consulenza specializzata nell’investimento sostenibile. “Se si considera un orizzonte di 5 anni, ad esempio, il nostro indice azionario “sostenibile” ECPI Global ESG Equity, ha sovraperformato l’MSCI World del 5,87%, garantendo, contestualmente, un livello minore di volatilità”. Secondo Vigeo, advisor etico leader a livello europeo, sono due i principali filoni su cui si giocherà, in futuro, la competitività delle aziende: il tema dell’energia, e quello del capitale umano. “Ecco perché società come L’Orèal, British Petroleum e Iberdrola risultano vincenti” chiosa Davide Dal Maso, Head of Search di Vigeo Italia.

“Noi stiamo puntando su Pearson - settore media – Inditex – abbigliamento - e Stryker - prodotti per l’ortopedia”, racconta a l’Espresso Giordano Beani, direttore investimenti di BNP Paribas Asset Management, la Sgr che in Italia colloca il fondo BNL per Telethon. Con il fondo Global Sustainable Equity, gestito da Andrea Salvatori, la scelta di Pioneer cade su Vodafone e sulla svizzera Synthes, attiva nel campo dell'ingegneria biomedica. Sella Gestioni guarda, invece, ai titoli energetici e alle utilities: “Un esempio? Gamesa, Eni e TOTAL”, spiega Mario Baronci, gestore di Nordfondo Etico obbligazionario. “Noi abbiamo scelto Swisscom, tra i difensivi, Peugeot, tra i rischiosi e Tesco, grande distribuzione, per un livello medio di rischio”, chiosa Marco Seveso, gestore della parte azionaria dei fondi Valori Responsabili di Etica Sgr.

Cosa hanno, in comune, i titoli di società come Inditex, Gamesa o Tesco? Secondo Eiris – società inglese di consulenza etica di cui si avvale in Italia, Etica Sgr, sono tutti titoli di società che rispettano i principi di responsabilità sociale e ambientale. Perché, come Inditex, manifestano un costante impegno nello sviluppo di energia da fonti rinnovabili e nello smaltimento efficiente dei rifiuti, mantenendo un buon rapporto con le comunità locali. Oppure, come la spagnola Gamesa, specializzata nella costruzione di turbine eoliche e nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, rappresentano l’avanguardia della lotta contro i cambiamenti climatici. Ma c’è anche chi, come Tesco (UK, settore alimentare e articoli per la casa) è “socialmente responsabile” perché dimostra un impegno concreto e nella tutela della salute e della sicurezza sul luogo del lavoro.

martedì 19 maggio 2009

Tutti a scuola di mutui!

Leggo sul Sole di ieri che negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati organizzano corsi di formazione gratuiti per chi intende finanziare, con un mutuo, l’acquisto della casa. Gli “aspiranti mutuatari” vengono istruiti sui requisiti necessari per sottoscrivere un finanziamento, sull’entità di una rata “sostenibile” in rapporto al reddito familiare, su come evitare i rischi impliciti nell’acquisto di una casa. Poche, semplici regole per scongiurare l’ipotesi di una nuova crisi del credito immobiliare, capace, come quella in corso, di scardinare il sistema finanziario internazionale.

Intanto - notizia di ieri – negli Usa, ad aprile, sono state pignorate 342mila e 38 case, con un incremento record del 32% rispetto all’anno precedente, in ulteriore peggioramento sui dati già poco rassicuranti di marzo. Dunque, altre 342mila e 38 famiglie americane perderanno la casa. Molte di queste avrebbero probabilmente corso meno rischi se avessero frequentato uno solo di quei corsi (organizzati, è bene ricordarlo, ben prima che il fenomeno subprime esplodesse).

E in Italia? Non mi risulta che il governo né le amministrazioni comunali o provinciali abbiano predisposto corsi di alfabetizzazione ad hoc per giovani coppie che cercano casa. In compenso, il nostro Paese può vantare, com’è noto, uno dei livelli più bassi di cultura finanziaria in Europa; un dato che, se non sottopone il nostro Paese al rischio di un fenomeno “subprime made in italy” – soprattutto per via di una politica del credito assai più parsimoniosa adottate dalle banche nostrane - quanto meno mette molte famiglie nelle condizioni di scegliere un mutuo sbagliato.

Non è un caso se tra il 2003 ed il 2006, quando i tassi erano ai minimi – e quindi destinati inevitabilmente a crescere - 8 famiglie su 10 hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, senza valutare opportunamente l’impatto di un probabile aumento dell’Euribor, puntualmente verificatosi alla fine del 2008 e in misura che, va detto, era difficile prevedere. Tutta colpa del mutuatario? Certo che no. La responsabilità è, senza dubbio, (anche) di certe banche, che, in epoche di tassi ai minimi, hanno assecondato - se non addirittura alimentato - la comprensibile preferenza per una rata iniziale più bassa e, quindi, per un mutuo a tasso indicizzato. Una scelta che può essere premiante, sul lungo termine. Ma, certamente, non è adatta a tutte le tasche (leggi).

Qual è il punto. Realisticamente, è rischioso delegare in toto il nostro “destino” finanziario ad un’istituzione il cui obiettivo prioritario è – in quanto azienda - massimizzare i propri interessi. A prescindere, è evidente, dal fatto che questi coincidano con “il bene” del cliente. Dunque, in attesa che, anche da noi, proliferino “scuole di mutuo” e corsi gratuiti di rata sostenibile, l’unica forma possibile di auto-tutela – è informarsi. Gli strumenti non mancano (giornali, associazioni dei consumatori, web…); sono facilmente accessibili e alla portata di tutti. “Costano” soltanto un pizzico di fatica e, soprattutto, la rinuncia (ineluttabile) alla nostra pigrizia.

giovedì 7 maggio 2009

Tasso di sconto all’1%. Calo immediato della rata, ma solo per i mutui agganciati al tasso Bce. E in futuro…

Come ampiamente atteso (leggi), il Consiglio Direttivo della Bce, oggi riunito a Francoforte, ha tagliato di 25 punti base il costo del denaro, portandolo all’1%. Si tratta del livello più basso mai raggiunto nella storia decennale della politica monetaria comune.

Quali saranno le conseguenze di questa decisione? In riferimento al calo dei rendimenti sui prodotti di liquidità, conti correnti in primis, rimando al mio post di ieri (leggi). Quanto ai mutuatari, invece, la decisone della Bce si tradurrà in un’immediata riduzione del tasso, ma solo per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile indicizzato al costo del denaro.

Proviamo a fare un semplice esempio numerico: per un mutuo di 200.000 euro a 25 anni, considerando uno spread medio dell’1,80% (ovvero il margine caricato dalla banca sul parametro di riferimento), la rata di giugno scenderà di circa 26 euro (da 953 a 927 euro). Non molto. Meno immediato sarà, comunque, lo sconto sulla rata dei “vecchi” mutui agganciati all’Euribor. Per un riallineamento del tasso di prestito interbancario a tre mesi al nuovo valore del tasso di sconto, sarà necessario, infatti, attendere alcune settimane (fermo restando il mantenimento di uno scarto “fisiologico” di circa 0,10/0,15 punti percentuali tra l’Euribor3 mesi e il tasso Bce).

E in futuro? Durante la conferenza stampa, Trichet ha spiegato che l’attuale livello del costo del denaro è ritenuto “appropriato”, “in linea con tutte le informazioni e analisi che abbiamo al momento a disposizione”. Potrebbe trattarsi, dunque, dell’ultimo di una serie di sforbiciate che, da inizio ottobre ad oggi, hanno ridotto il tasso di sconto di 3,25 punti percentuali. Del resto, le previsioni sull’andamento dell’inflazione - secondo la Bce, dovrebbe mantenersi sotto il 2% anche nel corso del 2010 - giustificherebbero un atteggiamento più attendista sul fronte della politica monetaria.

In ogni caso, il presidente ha precisato: “Oggi non si è deciso che l'attuale livello sia il minimo possibile”, lasciando intendere che il consiglio direttivo non è aprioristicamente contrario ad un eventuale ennesimo intervento correttivo. E infatti, mentre gli analisti di BNP Paribas e Morgan Stanley ipotizzano che l’1% rappresenti il “floor”, il livello sotto il quale la Bce non si muoverà, almeno nella fase attuale, Citigroup e Goldman Sachs non escludono un’ulteriore riduzione del costo del denaro fino a quota 0,5%.

Contestualmente, Trichet ha inoltre annunciato l’adozione di “misure non convenzionali” e, nello specifico, la decisione di provvedere all’acquisto di covered bonds, obbligazioni garantite, per un valore di circa 60 miliardi di euro, precisando, tuttavia, che i dettagli di queste operazioni verranno definiti in occasione della prossima riunione del consiglio direttivo presso l’Eurotower, prevista per l’inizio di giugno.

mercoledì 6 maggio 2009

Conti e depositi, rendimenti ancora giù. La Bce verso un probabile taglio

Come anticipato nel mio post del 9 aprile (leggi), Banca IFIS ha modificato le condizioni del suo conto di deposito, Rendimax, portando la remunerazione base dal 4 a 3% (lordo). A partire da lunedì 4 maggio, è possibile, tuttavia, ottenere rendimenti più elevati – dal 3,15 al 3,75% - vincolando il deposito per un periodo di 1, 2, 3, 6, 9 mesi o un anno. Ma attenzione: per accedere a queste condizioni di tasso è necessario vincolare una somma minima di 5.000 euro.

Come nel caso di CheBanca!, gli interessi vengono pagati in anticipo, direttamente sul conto Rendimax “libero”. Ma, diversamente dal conto della banca guidata da Christian Miccoli, non è possibile “sciogliere” il vincolo di deposito prima del termine stabilito (la soluzione adottata da CheBanca! è nota: per il periodo che precede il disinvestimento, sulla somma depositata viene riconosciuto il tasso base, e la differenza rispetto agli interessi maggiorati a cui il cliente avrebbe avuto diritto mantenendo il deposito per il periodo prestabilito, e che sono stati anticipati all’inizio dell’operazione, gli viene addebitata sul conto).

A proposito di CheBanca!. Da domani 7 maggio, sulle nuove operazioni di deposito vincolato per un anno, verrà riconosciuto un rendimento del 3,50% (fino ad oggi, era il 4,10%). In calo anche la remunerazione delle giacenze vincolate a tre mesi (dal 3,10 al 1,50% ), sei mesi (dal 3,50 al 3% ) e il tasso base (che scende di quasi un punto percentuale, passando dal 2,60 ad un più modesto 1,75%). In ogni caso, le nuove condizioni varranno solo fino al 31 maggio. A partire da giugno, dunque, i clienti potrebbero fronteggiare altri tagli sul rendimento, condizionati, com’è ovvio, anche dalle decisioni della Banca Centrale Europea.

Domani, infatti, si riunisce il consiglio direttivo della Bce. Molti analisti scommettono su un nuovo taglio dei tassi di riferimento, che potrebbero raggiungere la fatidica soglia dell’1%. Intanto l’Euribor a 3 mesi è sceso all’1,33%, mentre il tasso di prestito interbancario ad un mese è a quota 0,90.

Del resto, anche i principali conti correnti delle banche online risentiranno di un eventuale intervento correttivo sui tassi. La maggior parte dei conti online, infatti, prevede una remunerazione delle giacenze indicizzata al tasso Bce o all’Euribor (guarda il video). In alcuni casi l’adeguamento è immediato (per esempio IWbank); in altri, no (Webank, Websella, Fineco ecc.), ma comunque simmetrico rispetto all’andamento del parametro a cui la remunerazione è indicizzata.

Neppure il deposito di Ing Direct fa eccezione al calo generalizzato dei tassi attivi. Il rendimento, già sceso il 22 aprile scorso dal 3 al 2,5% è diminuito ancora, assestandosi al 2%.

Restano le promozioni: Ing Direct, Websella e Carige (Contoconto) mantengono, rispettivamente, il 4,25%, il 4,5% e 4,5% per i primi sei mesi. Per i conti sottoscritti fino al 31 maggio, Barclays offre il 6% per un anno (ma attenzione, solo per giacenze fino a 10mila euro: oltre la soglia dei 10mila e a partire dall’13°mese, il tasso viene indicizzato all’Euribor 1 mese meno 0,5%). Sedicibanca (Gruppo Delta) dà il 4% per tutto il 2009, mentre Allianz garantisce il 3,01% lordo, ma soltanto fino al 30 giugno. Poi, si vedrà...