venerdì 24 luglio 2009

Se lo stipendio non varia è meglio scegliere il fisso

dal Mondo del 17/07/09, pag. 34/7

A leggere i numeri sull' andamento dei mutui ipotecari alle famiglie nel primo trimestre dell' anno, c' è da rabbrividire: Unicredit -65% rispetto ai primi tre mesi del 2008; Banco Popolare -41,3%; Carige -38,2%. E, in base a quanto emerge da un documento riservato di Assofin, che il Mondo ha potuto visionare, anche altri gruppi bancari avrebbero fatto registrare un crollo nei volumi erogati ( vedere grafico ). Al netto del calo nelle compravendite di case (20% al Nord, 15 o 16% al Centro-Sud), quello che rimane è un dato preoccupante. Soprattutto se si calcola che i mutui erogati per finalità di sostituzione e surroga (circa il 30% del totale) hanno sostenuto il mercato, contribuendo a limitare i danni.

Ci sono, va detto, istituti di credito che hanno raddoppiato i flussi, come Banca Mediolanum +164% e Veneto Banca +136% o hanno mantenuto aperti i rubinetti del credito (Popolare di Vicenza, +76%, Banca Woolwich e Credem, +33%, Deutsche Bank, +25,8%). E questo significa che, nonostante il rallentamento sul fronte della domanda, c' è una fetta d' Italia, circa il 70% di chi compra, secondo stime recenti, che continua ad avere bisogno del mutuo per finanziare l' acquisto della casa. E ripropone l' eterna domanda: meglio il tasso fisso o il variabile? Da un punto di vista prettamente finanziario, storicamente, il variabile è stato vincente rispetto al tasso fisso ( vedere box ).

Ma il punto è: tutte le famiglie se lo possono permettere? «La risposta è no», chiarisce Patrizia Zambianchi, responsabile mutui per Deutsche Bank in Italia. «Se la famiglia non riesce a risparmiare, ha un reddito medio, che non è destinato a crescere nell' arco di cinque o dieci anni, il tasso variabile può essere una scelta troppo rischiosa perché, inevitabilmente, la rata del mutuo salirà». Di quanto? Leggi

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