giovedì 16 aprile 2009

Euribor sotto l’1%. Ma attenzione al tasso variabile

Oggi l’Euribor a 3 mesi, il parametro a cui è agganciata la maggior parte dei mutui a tasso variabile, è sceso ancora, sfiorando i minimi storici a quota 1,410%. L’Euribor 1mese giace ormai da qualche giorno sotto l'1%.
Sembrano lontani i tempi in cui – era l’inizio del mese di ottobre – il tasso di prestito interbancario a 3 mesi conquistava il record storico di 5,39 punti percentuali, marcando una differenza di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto al tasso Bce allora vigente (3,75%).

Da qualche tempo, il divario tra l’Euribor 3 mesi ed il tasso ufficiale di sconto è tornato su livelli fisiologici e potrebbe assottigliarsi ulteriormente in vista di un eventuale intervento della Banca Centrale Europea ai primi di maggio. Ipotesi in merito alla quale, per altro, gli operatori sembrano nutrire pochi dubbi: come già anticipato nel precedente post (leggi), gli analisti di alcuni trai maggiori istituti di credito a livello internazionale prevedono un livello del costo del denaro tra l’1 e lo 0,5% entro la metà/il terzo trimestre dell’anno.

Intanto, chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile e nei mesi passati ha rischiato di perdere la casa, oggi può tirare un respiro di sollievo. Per un finanziamento di 100mila euro a 15 anni indicizzato all’Euribor 3 mesi, il tasso è più che dimezzato (da 6,73% al 3,19) e, ipotizzando uno spread dell'1,5%, la rata è scesa dagli 883 euro circa del mese di novembre, ai 700 euro di aprile.
Se le previsioni degli analisti dovessero trovare conferma, nei prossimi mesi, chi ha scelto di indebitarsi a tasso variabile potrà beneficiare di un ulteriore riduzione dell’esborso mensile.

Questo contribuisce a spiegare perché, come rileva l’Osservatorio mensile del broker MutuiOnline, le preferenze dei mutuatari si stanno nuovamente indirizzando verso il tasso variabile: nel periodo gennaio-marzo 2009, infatti, le richieste di finanziamenti a tasso indicizzato, in rapporto al tasso fisso, sono più che raddoppiate rispetto al secondo semestre del 2008.

Ma attenzione. Chi oggi sceglie un mutuo a tasso variabile non può dimenticare cosa questa tipologia di finanziamento abbia prodotto nei mesi passati: “Tre milioni e 200mila famiglie sono state rovinate dai cattivi consigli delle banche”, ha ricordato di recente Elio Lannutti, presidente di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi Postali), approdato tra i banchi dell’Italia dei Valori al Senato.
Quando tra il 2003 ed il 2005 i tassi di prestito interbancari erano ai minimi, vicini al 2%, quasi tutti gli istituti di credito hanno proposto e promosso finanziamenti a tasso variabile, anche a famiglie che non sarebbero state in grado di sopportare un aumento elevato dei tassi. Famiglie che, inizialmente attratte da una rata più bassa, oggi devono fare i conti con il pignoramento della casa.

Chi sceglie un mutuo a tasso variabile, soprattutto in epoca di tassi ai minimi, deve valutare se questa tipologia di mutuo è davvero sostenibile nell’arco di 20 o 30 anni, calcolando che l’esborso mensile potrebbe aumentare anche del 20-25% nel corso della “vita” del finanziamento.