martedì 19 maggio 2009

Tutti a scuola di mutui!

Leggo sul Sole di ieri che negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati organizzano corsi di formazione gratuiti per chi intende finanziare, con un mutuo, l’acquisto della casa. Gli “aspiranti mutuatari” vengono istruiti sui requisiti necessari per sottoscrivere un finanziamento, sull’entità di una rata “sostenibile” in rapporto al reddito familiare, su come evitare i rischi impliciti nell’acquisto di una casa. Poche, semplici regole per scongiurare l’ipotesi di una nuova crisi del credito immobiliare, capace, come quella in corso, di scardinare il sistema finanziario internazionale.

Intanto - notizia di ieri – negli Usa, ad aprile, sono state pignorate 342mila e 38 case, con un incremento record del 32% rispetto all’anno precedente, in ulteriore peggioramento sui dati già poco rassicuranti di marzo. Dunque, altre 342mila e 38 famiglie americane perderanno la casa. Molte di queste avrebbero probabilmente corso meno rischi se avessero frequentato uno solo di quei corsi (organizzati, è bene ricordarlo, ben prima che il fenomeno subprime esplodesse).

E in Italia? Non mi risulta che il governo né le amministrazioni comunali o provinciali abbiano predisposto corsi di alfabetizzazione ad hoc per giovani coppie che cercano casa. In compenso, il nostro Paese può vantare, com’è noto, uno dei livelli più bassi di cultura finanziaria in Europa; un dato che, se non sottopone il nostro Paese al rischio di un fenomeno “subprime made in italy” – soprattutto per via di una politica del credito assai più parsimoniosa adottate dalle banche nostrane - quanto meno mette molte famiglie nelle condizioni di scegliere un mutuo sbagliato.

Non è un caso se tra il 2003 ed il 2006, quando i tassi erano ai minimi – e quindi destinati inevitabilmente a crescere - 8 famiglie su 10 hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, senza valutare opportunamente l’impatto di un probabile aumento dell’Euribor, puntualmente verificatosi alla fine del 2008 e in misura che, va detto, era difficile prevedere. Tutta colpa del mutuatario? Certo che no. La responsabilità è, senza dubbio, (anche) di certe banche, che, in epoche di tassi ai minimi, hanno assecondato - se non addirittura alimentato - la comprensibile preferenza per una rata iniziale più bassa e, quindi, per un mutuo a tasso indicizzato. Una scelta che può essere premiante, sul lungo termine. Ma, certamente, non è adatta a tutte le tasche (leggi).

Qual è il punto. Realisticamente, è rischioso delegare in toto il nostro “destino” finanziario ad un’istituzione il cui obiettivo prioritario è – in quanto azienda - massimizzare i propri interessi. A prescindere, è evidente, dal fatto che questi coincidano con “il bene” del cliente. Dunque, in attesa che, anche da noi, proliferino “scuole di mutuo” e corsi gratuiti di rata sostenibile, l’unica forma possibile di auto-tutela – è informarsi. Gli strumenti non mancano (giornali, associazioni dei consumatori, web…); sono facilmente accessibili e alla portata di tutti. “Costano” soltanto un pizzico di fatica e, soprattutto, la rinuncia (ineluttabile) alla nostra pigrizia.