sabato 26 giugno 2010

Il fondo pensione del governo norvegese ha il titolo BP in portafoglio

Da Milano Finanza del 19/06/10, pag.38

Fuori le armi nucleari e le bombe a grappolo. Fuori le società che violano i diritti umani o causano gravi danni ambientali. E la mente corre, inevitabilmente, alla BP e all'incidente nel Golfo del Messico. Che è nel portafoglio del fondo pensione del Governo Norvegese: un peso [...] Leggi

Vincerà l'Europa

Da Milano Finanza del 19/06/10, pag. 35

«Ai valori attuali, l'Europa è l'asset class con il più alto potenziale di crescita per i prossimi dieci anni. La moda di puntare sulle azioni dei mercati emergenti è irrazionale, perché questi ultimi hanno già scontato la crescita futura». [...] Leggi

venerdì 25 giugno 2010

Marea nera, impatto a lungo termine

Dal Mondo del 18/06/10, pag. 42/44 - con Leo Campagna

Un tappo per mettere fine all' emorragia di migliaia di tonnellate di petrolio. È la soluzione che sembrano finalmente aver trovato i tecnici di British Petroleum a quasi 50 giorni dall' esplosione a bordo della piattaforma Deepwater Horizon, colata a picco al largo della Louisiana il 22 aprile scorso. E anche il colosso petrolifero guidato da Carl-Henric Svanberg ha tirato un primo respiro di sollievo. L' onda lunga del disastro ambientale si farà però sentire ancora molto a lungo. Sul sistema ecologico, prima di tutto. Ma anche sui mercati: dal futuro del titolo Bp e del settore energetico alle quotazioni del greggio, fino al possibile effetto sui trend di investimento di lungo termine.

ENERGIA IN CALO SUI LISTINI Nessuna certezza su quanto costerà il disastro a Bp e sui suoi effetti sul bilancio della società. Ing Bank ha calcolato circa 5,3 miliardi di dollari, Crédit Suisse fino a 37 miliardi, mentre Rge Monitor, società di analisi finanziarie guidate dall' economista Nouriel Roubini, arriva addirittura a ipotizzare in 56 miliardi il consuntivo dei costi sostenuti per bloccare e bonificare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. Ovvero quasi la metà delle rendite petrolifere prodotte dai pozzi iraniani in tutto il 2008. L' impatto su Bp potrebbe essere catastrofico.

Non a caso sui mercati vengono rilanciate le voci di possibili takeover su quella che è una reale public company: i primi 20 azionisti sono case d' investimento, assicurazioni e fondi sovrani, e tutti insieme controllano un terzo del capitale. In nemmeno due mesi il titolo alla City londinese ha in effetti perso il 35%, facendo crollare la sua capitalizzazione. E rendendola possibile preda. Bp, però, proprio alla vigilia dell' incidente al largo della Louisiana aveva annunciato profitti trimestrali netti per 5,65 miliardi di dollari, in aumento del 135% sull' anno precedente. Ecco perché per gli analisti internazionali il colosso petrolifero sarebbe a sconto. Leggi

venerdì 18 giugno 2010

Liquidi e pronti a diventare solidi

Dal Mondo dell'11/06/10, pag. 35

Stare liquidi (e tranquilli), ma senza esagerare. Perché, se è vero che maggio ha costretto a fare i conti con l' esplosione di due focolai improvvisi, cioè la situazione greca e la diffusione del panico sui listini, le forti correzioni hanno creato uno spazio per cogliere nuove opportunità. Questo suggeriscono gli esperti all' investitore tentato da una scelta radicale: dirottare tutto il patrimonio sulla liquidità.

Quando si parla di percentuali, tuttavia, le opinioni divergono. «In questo momento consigliamo di mantenere liquida una quota compresa tra il 30 e il 40% del portafoglio», calcola Jacopo Ceccatelli, ad di Jc & associati, una sim indipendente di consulenza. Secondo lui, «il rimanente può essere investito in azioni, per un' esposizione del 20%, e obbligazioni al 40%». Più cauta la scelta di Nafop, nelle parole del presidente Cesare Armellini: «In uno scenario di perdurante incertezza, meglio stare fermi e attendere. Per un patrimonio di 100 mila euro e un profilo di rischio medio, noi suggeriamo di mettere in liquidità il 70, 80% del portafoglio».

L' alternativa, in questo caso, è tra conti e depositi remunerati, pronti contro termine e fondi o Etf monetari. «Resto convinto che il conto di deposito sia la soluzione ottimale», sostiene Ceccatelli. Che poi aggiunge: «Adesso sono meglio dei Bot: non hanno costi e offrono la garanzia della restituzione del capitale». Tuttavia, va anche osservato che la remunerazione massima offerta dai conti di deposito ( vedere tabella ) è calata del 20% rispetto ad alcuni mesi fa. Leggi

martedì 15 giugno 2010

In safari con il gestore

Da Milano Finanza del 5/06/10, pag.31

Proprio mentre l'Unione europea attraversa una delle crisi più difficili della sua storia, il Continente nero lancia sotto voce la sua sfida ai mercati finanziari e i mondiali di calcio che si giocheranno a breve in Sud Africa potranno contribuire a concentrare l'attenzione degli [...] Leggi

venerdì 11 giugno 2010

Nuove leggi nella Borsa

Dal Mondo del 4/06/10 pag. 27/9

Ha fatto clamore la notizia che i ministri delle finanze europei vogliono imporre una stretta agli hedge fund ( vedere articolo a pagina 29 ). Ma nel mirino dell' Ecofin sono finiti anche fondi specializzati sulle materie prime, fondi immobiliari e, più in generale, quelli non disciplinati dalla Ucits, cioè la direttiva europea che regola fondi comuni e sicav. Tutti dovranno osservare i medesimi vincoli prudenziali e oneri informativi, ma con effetti che potrebbero essere differenti rispetto al caso degli hedge.

Secondo gli esperti, l' impatto delle nuove regole sul mercato dei fondi immobiliari sarà, per esempio, molto modesto: «La normativa italiana prevede già regole severe. La direttiva non introdurrà oneri aggiuntivi rispetto a quelli vigenti», chiarisce Michele Cibrario , ad di Bnp Paribas Reim Sgr, secondo cui un' equiparazione delle norme a livello europeo potrebbe addirittura tradursi in un vantaggio per i fondi italiani, già sottoposti a regole più stringenti rispetto ai competitors. «Se anche gli altri fondi verranno regolamentati è solo un bene», ribadisce Mario Breglia , presidente di Scenari immobiliari, «di tutto abbiamo bisogno tranne che di investimenti opachi, anche nel mercato immobiliare».

In ogni caso, gli operatori escludono che un irrigidimento delle norme possa avere ripercussioni in termini di riduzione dell' offerta o aumento dei costi a carico dell' investitore finale. «I gestori faranno di tutto per continuare a presidiare il mercato europeo. Non credo che ci saranno conseguenze», conclude Zeno d' Acquarone , presidente dell' Associazione delle Sim di consulenza. Quanto ai fondi specializzati sulle materie prime, la questione appare più complicata.