venerdì 27 agosto 2010

Grandi opere, grandi affari?

Dal Mondo del 20/08/10, pag.38/9

Per il restauro del Colosseo sono previsti 25 milioni di euro nel bando appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Spiccioli, se paragonati ai 15 miliardi di dollari che saranno spesi nella città di Rio in vista dei Giochi Olimpici del 2016. E, se si aggiungono un paio di zeri, si otterrà, per difetto, il budget previsto per la realizzazione di 42 mila chilometri di binari ferroviari e di nuove infrastrutture in Cina, per un totale di 2 mila miliardi di dollari entro il 2020.

«Non dimentichiamoci degli Stati Uniti», suggerisce Faisal Rahman, portfolio manager del fondo OpenWorld Global listed infrastructure di Russell investments: «Dopo anni di sotto-investimenti, i prossimi due lustri richiederanno investimenti per centinaia di miliardi di dollari nella rete stradale, negli aeroporti e non solo». Scommettere sul tema delle grandi opere significa partecipare a un megatrend di crescita strutturale, capace di coinvolgere trasversalmente pezzi del mondo sviluppato e di quello emergente, ma secondo dinamiche che, soprattutto nel breve termine, potrebbero essere divergenti: nei prossimi anni, infatti, saranno i governi occidentali a fare i conti con piani di controllo del debito pubblico che, inevitabilmente, finiranno per incidere anche sui programmi di spesa destinati al capitolo infrastrutture. «Abbiamo già assistito a un calo degli investimenti in Giappone ed è assai probabile che lo stesso si verifichi in Europa.

La buona notizia, però», precisa Richard Titherington, gestore del fondo J.P. Morgan Emerging markets infrastructure e responsabile del team azionario mercati emergenti, «è che i Paesi in via di sviluppo continueranno a costruire strade, ponti, aeroporti, per una spesa totale di 21,7 miliardi di dollari nel prossimo decennio: si tenga presente che entro il 2015, secondo la Banca Mondiale, 350 milioni di persone abbandoneranno le aree rurali per raggiungere i centri urbani di questi Paesi». Leggi

sabato 21 agosto 2010

Pronti a partire con il Pac

Da Milano Finanza del 14/08/10, pag.21

Se cinque anni fa un risparmiatore avesse investito 24.400 euro sui mercati azionari internazionali, ad oggi avrebbe accumulato una perdita complessiva del 23,2%. Scegliendo, invece, di investire 400 euro al mese per 60 rate, fino a trasferire l'intera liquidità iniziale sull'azionario, a [...] Leggi

venerdì 13 agosto 2010

Prestiti tra privati, chi ci prova sul web

Dal Mondo del 06/08/10, pag.41

Giorgio T. ha 55 anni, è di Aosta, vive a Milano e lavora nel settore finanziario. Con un capitale di 25 mila euro, su Prestiamoci.it ha finanziato 30 prestiti che, al netto delle commissioni (0,8%), gli frutteranno interessi per 2.657 euro in 36 mesi (10,26%) meno le tasse, variabili in base all' aliquota marginale del proprio scaglione Irpef. Di che cosa si tratta? Nel mondo anglosassone lo chiamano social lending ed è un sistema organizzato di prestiti tra privati via web: un (piccolo) mercato del credito, parallelo a quello tradizionale, che in Italia si sta ampliando, fra luci e ombre.

A presidiare il settore è il portale Prestiamoci.it di Agata spa: una società finanziaria nata nel 2007 da un' idea dei tre soci fondatori, Mariano Carozzi, Paolo Galvani e Giovanni Tarditi, che, insieme ad altri privati, detengono il 60% del capitale (il restante 40% è in quota Banca Sella). In pochi mesi, Prestiamoci.it ha permesso di finanziare 32 progetti, per un totale di 192 mila euro; altre 21 richieste, ancora in fase di valutazione da parte di Agata, ne valgono 133 mila circa. «Ma i numeri sono destinati a crescere», assicura l' amministratore delegato, Mariano Carozzi.

«Nel 2011 abbiamo previsto un erogato di 20 milioni di euro». Il prestatore scarica, firma e spedisce il contratto di adesione al servizio; paga una fee d' iscrizione una tantum pari a 25 euro; sceglie quale importo mettere a prestito (da 1.500 a 25 mila euro) e per quale durata (da 12 a 36 mesi), tenendo presente che ciascuna somma offerta verrà divisa in 30 quote da distribuire su più progetti, per diversificare il rischio: aspetto cruciale, dato che la restituzione del finanziamento non è garantita. E che cosa succede, se uno dei debitori non ripaga il debito? Leggi

sabato 7 agosto 2010

Una marcia in più

Da Milano Finanza del 31/07/10, pag.26

«Prima del 1994-5 qui non esistevano telefoni cellulari, oggi ne abbiamo 600 milioni, e il numero cresce ad un ritmo di 15/18 milioni ogni mese». Ciò che rende l'India differente da molti altri paesi emergenti non è tanto la straordinaria dinamica di crescita dei consumi, [...] Leggi