venerdì 30 aprile 2010

La ripresa del dollaro farà scordare il franco?

Dal Mondo del 23/04/10, pag.38/40

Guadagnare con l' oro, anche mentre le quotazioni scendono. È successo a coloro che, tra gennaio e fine marzo, hanno scommesso sugli exchange traded commodities negoziati in euro a Piazza Affari: a fronte di un calo dello 0,5% nel prezzo del metallo giallo, scivolato dai 1.121,50 dollari l' oncia di inizio anno a quota 1.115, gli etc fisici hanno reso il 5,82%. E il merito è tutto del biglietto verde (valuta con cui è denominato l' oro) che, solo nel primo trimestre dell' anno, ha recuperato oltre 6 punti percentuali contro l' euro.

Ma la divisa americana non è sempre stata fonte di gratificazioni per gli investitori: vale la pena ricordare che tra novembre del 2005 e luglio 2008 e, ancora, tra marzo e dicembre dello scorso anno, il dollaro ha sofferto molto, penalizzando l' investimento in materie prime e non solo. Secondo una ricerca dell' ufficio studi di Mediobanca, i titoli denominati in euro rappresentano il 48,4% del portafoglio dei fondi comuni azionari collocati in Italia, con una significativa presenza di titoli denominati in dollari (16,3%), yen (8,3%), franchi svizzeri (3,7%) e altre divise (12,1%).

Quali sono le tipologie di fondi più esposte al rischio cambio? «Tutte quelle che non sono focalizzate esclusivamente sull' eurozona. In particolare», chiarisce Jacopo Ceccatelli, partner di JC & Associati sim, «penso alle materie prime, o anche a settori come il biomedicale. In ogni caso, è prassi comune, tra i gestori, l' utilizzo di strumenti derivati a copertura del rischio di cambio». Ma in base a una recente indagine condotta da Morningstar in Italia, solo il 5% dei fondi che scommettono fuori dall' Eurozona, azionari e non, sarebbe protetto dall' influenza delle divise. «Per evitare sorprese, anche i risparmiatori che si rivolgono al risparmio gestito devono conoscere qual è l' esatta esposizione del portafoglio al dollaro e alle altre divise», avverte Francesco Caricati, dell' ufficio studi di Consultique. Ben diverso il caso di chi intende valorizzare la componente valutaria del portafoglio, a scopo di diversificazione.

«Le monete offrono il vantaggio di una forte decorrelazione rispetto all' andamento dei mercati azionari e obbligazionari», ricorda Marco Bò, forex specialist di Farad Investment advisor. In questa logica, gli strumenti per cavalcare il tema sono numerosi, a cominciare da fondi ed etf quotati in dollari, sterline, yen. «In questo caso, però, il rischio cambio viene diluito con quello azionario e obbligazionario», osserva Caricati.

Carta vince, carta perde nei tassi d' usura

Dal Mondo del 23/04/10, pag. 22/3

Sono tre (American Express, Diners e Fiditalia) le società finite nel mirino di Bankitalia e costrette a bloccare l' emissione di nuove carte di credito per le irregolarità emerse in materia di antiriciclaggio. Solo in un caso (Amex), Palazzo Koch ha riscontrato anche una violazione delle norme antiusura, in relazione al calcolo degli interessi sulle carte revolving. Ma il terremoto innescato dall' indagine della procura di Trani sembra avere il proprio epicentro proprio nel sistema delle carte a rimborso rateale e potrebbe dare vita a nuove scosse di assestamento: «I nostri ispettori stanno effettuando controlli su altri operatori, con l' obiettivo di garantire il rispetto della normativa», fanno sapere da Via Nazionale.

Intanto, mentre le associazioni dei consumatori annunciano una class action a tutela delle vittime di tassi usurari e sollecitano l' istituto guidato da Mario Draghi a intensificare i controlli, il Mondo ha effettuato un' indagine sui tassi applicati dalle carte revolving in Italia. Risultato: per una linea di credito di 2 mila euro, rimborsabile in 18 rate mensili, il tasso annuo effettivo (taeg) applicato dal campione preso in esame è, in media, del 16,55%: più basso rispetto alle soglie di usura, fissate da Bankitalia, per questa tipologia di finanziamento e nel trimestre in corso, al 26,05% (su importi inferiori ai 5 mila euro). Qual è, dunque, il meccanismo che può portare al superamento dei tassi di usura nel caso delle carte rateali?

«L' applicazione di tassi usurari può verificarsi a fronte di ritardi nei pagamenti: in questo caso, infatti, scattano gli interessi di mora», spiega Gianpaolo Luzzi dello Studio Luzzi & Associati, inventore della prima debt agency italiana (Liberi dai debiti). «Non solo: poi, si aggiungono le penali richieste a titolo di rimborso per le procedure di recupero crediti, che aumentano in funzione del numero di rate non corrisposte, fino a sforare, nella peggiore delle ipotesi, il 20-25% del debito maturato, tra rate insolute e interessi di mora». Secondo quanto emerge dall' ultimo Osservatorio sulle carte di credito (Assofin, Crif Decision solutions, Gfk Eurisko), il tasso di sofferenza delle carte revolving è salito dal 5,8% del maggio 2008 al 6,4% del 2009, contro il 2,6% delle carte a saldo tradizionali.