lunedì 28 novembre 2011

Porti sicuri? Non il Bund

Da Milano Finanza del 26/11/2011, pag. 33

La nomina di Mario Monti a capo di un esecutivo tecnico è stata accolta bene. Ma l'Italia si trova ancora in mezzo al guado. Perché, nel 2012, Roma dovrà rifinanziarsi per circa 330 miliardi di euro. E farlo a tassi del [...] Leggi

venerdì 25 novembre 2011

Guadagni allettanti per frenare il debito

Dal Mondo del 18 novembre 2011, n°43, pag. 38-9

Fuori dal guado? Solo quanto basta, forse, per riprendere fiato. La svolta improvvisa che ha portato alle dimissioni di Silvio Berlusconi e all'investitura di Mario Monti come nuovo premier è stata accolta con entusiasmo dai mercati. Le aste del 10 e 14 novembre sono andate bene, pur a fronte di un (prevedibile) aumento dei tassi fino ai valori record del 6,08 (Bot a 12 mesi) e 6,29% (Btp a 5 anni). Sul mercato secondario, lo spread tra il Btp decennale e il corrispondente bund tedesco è sceso lunedì 14 a 450 punti base, riportando il rendimento a quota 6,40%, prima di tornare il giorno successivo a 540 basis points.

I mercati sono volubili: hanno abituato l'investitore a repentini cambi di umore. E, del resto, la rotta che il nuovo governo dovrà seguire, per traghettare il Paese al riparo dalla tempesta, è densa di insidie. Disinnescata la miccia del nodo politico sulla formazione del nuovo governo, l'Italia dovrà fare i conti con ulteriori sforzi di contenimento della spesa pubblica e riforme per stimolare la crescita. Un compito delicatissimo affidato al senso di responsabilità di tutti, in uno quadro politico dove, però, molti hanno già dato una pessima prova di sé.

Sullo sfondo, il balbuziente incedere dell'Europa: l'incertezza su come e quando verrà potenziato il fondo salva-Stati (Efsf). I dubbi sul margine di manovra del nuovo governo greco affidato a Papademos. E il lungo percorso ad ostacoli verso una maggiore integrazione politica e fiscale. “Non illudiamoci: il perdurare della volatilità sui titoli di debito italiano è un fatto scontato”, chiosa Paolo Guida, vice presidente di AIAF, l'Associazione degli analisti finanziari. [...]

venerdì 18 novembre 2011

Il bond soffre allo sportello

Dal Mondo dell'11 novembre 2011, n°42, pag 36-7

Indigestione da debito sovrano. Accade, ad esempio, quando i cinque maggiori gruppi bancari - Intesa, Unicredit, MPS, Ubi e Banco Popolare - a fronte di una capitalizzazione di mercato complessiva di 41 miliardi di euro, si trovano esposti verso lo Stato Italiano, sotto forma di crediti e titoli, per 173 miliardi, di cui 128 in emissioni del Tesoro (dati al 30 giungo). Si capisce, allora, perché, quando lo spread del btp decennale contro il corrispettivo bund sfonda la soglia dei 480 punti base e i prezzi crollano facendo impennare il rendimento fino a quota 6,58%, record dall'introduzione dell'euro, i bond bancari soffrano più di ogni altra emissione.

Non è un caso se la recente raffica di declassamenti piovuta sull'Italia ad ottobre, per mano delle agenzie di rating, non ha risparmiato le istituzioni finanziarie della Penisola, con 29 downgrade da parte di Standard&Poor's, Fitch e Moody's. Intanto, entro il prossimo 30 giugno, 212 emissioni bancarie quotate su Borsa Italiane o Eurotlx (con durata residua inferiore a 3 anni), per un ammontare complessivo di 61,2 miliardi di euro, dovranno fare i conti con lo stacco cedola. Ma fino a che punto la crisi del debito mette in pericolo le obbligazioni bancarie, di cui i portafogli degli investitori italiani sono ricolmi? Quali emissioni sono più esposte al rischio debito sovrano? [...]

venerdì 11 novembre 2011

La doppia faccia del Btp sopra il 6%

Dal Mondo del 4 novembre 2011, N°41 pag. 37

Btp decennale sopra il 6%. Una buona notizia, all'apparenza, per i risparmiatori che hanno sottoscritto i buoni del Tesoro nell'asta del 28 ottobre. Ma una nuova, pesante ombra sull'emittente Italia. Chi si aspettava, infatti, che l'ultima vendita potesse fotografare un temporaneo alleggerimento della tensione sul mercato dei titoli di Stato italiani si è dovuto ricredere. Per la prima volta dalla nascita dell'euro, il rendimento dei Btp a 10 anni ha varcato la soglia del 6%, con un rialzo di 20 punti base rispetto all'asta di fine settembre e di quasi 60 su quella precedente, mentre il Btp a tre anni eguagliava i massimi da novembre 2000, a quota 4,93 per cento.

“Tutto sommato l'asta è andata abbastanza bene, in termini di entità del collocamento, anche e soprattutto grazie all’elevato, quanto inaspettato, rendimento offerto. L'ennesima conferma delle difficoltà di accesso dell'Italia al mercato del debito”, chiosa Giorgio Giannatempo, responsabile mercati obbligazionari di Symphonia sgr. Eppure, all'indomani dell'accordo europeo su Grecia, ricapitalizzazione del sistema bancario e potenziamento del fondo salva-Stati (Efsf), sembrava che i mercati azionari avessero salutato con euforia il “pacchetto” di soluzioni-ponte predisposto dai leader europei per tamponare l'emorragia di fiducia e capitali. Cosa non ha funzionato, allora? [...]

lunedì 7 novembre 2011

Chi prende l'ultimo metrò

Da Milano Finanza del 5 novembre 2011, pag. 47

Tempi lunghi per terminare i progetti, disagi e traffico durante i lavori. Ma alla fine l'apertura di una nuova fermata della metropolitana può cambiare faccia a un quartiere, favorendo un virtuoso processo di riqualificazione urbana. E anche, a determinate condizioni, contribuire a [...] Leggi

venerdì 4 novembre 2011

L'ombra di Seat spaventa i bond

Dal Mondo del 4 novembre 2011, N°40, pag 32-33

Primo verdetto, al photofinish, per il bond Lighthouse International. Lo scorso 27 ottobre, concluso il consiglio d'amministrazione straordinario di Seat Pagine Gialle, i possessori dell'obbligazione da 1,3 miliardi, emessa il 22 aprile del 2004 dalla società veicolo lussemburghese e garantita dal gruppo di Torino, hanno conosciuto il destino della cedola in scadenza il 31 ottobre e a rischio rimborso. Mentre altre 28 emissioni riconducibili a dieci società emittenti corporate italiane scadranno nei prossimi 6 mesi. E c'è chi teme che altri casi Seat siano pronti ad esplodere. Com'è purtroppo già successo in passato, quando i risparmiatori si sono trovati a fare i conti, in maniera apparentemente inaspettata, con le vicende amare targate Cirio, Parmalat o Giacomelli. È ancora fumata nera (salvo sorprese) nella trattativa per il salvataggio del gruppo guidato da Alberto Cappellini, sulle cui sorti si intrecciano gli interessi di obbligazionisti Lighthouse, banche creditrici e azionisti [...]