venerdì 24 febbraio 2012

Gioco doppio sul buy-back

Dal Mondo del 17 febbraio 2012, n° 7, pag 26-7

Occhi puntati su MPS, dopo che UniCredit, Intesa, Banco Popolare e Ubi Banca hanno già messo sul tavolo oltre 12 miliardi di euro, dedicati al riacquisto di obbligazioni proprie. Con un duplice obbiettivo: prima di tutto, realizzare laute plusvalenze, approfittando di prezzi ancora molto sotto la pari, per rafforzare i coefficienti patrimoniali; e intoltre rastrellare sul mercato un po' di titoli subordinati, molto onerosi e destinati, comunque, ad essere esclusi, a partire dal 2019, dal calcolo dei coefficienti patrimoniali (Core Tier 1), per effetto di Basilea III. Del resto, la liquidità non manca, non più, grazie ai 116 miliardi di euro prelevati dagli istituti di credito italiani presso lo sportello della Bce il 21 dicembre scorso. E con una nuova maxi-asta di rifinanziamento a tre anni prevista a fine mese. Ma se i vantaggi per le banche sono chiari, vale lo stesso per gli investitori? Ha fatto bene, chi ha aderito all'offerta? E come rispondere a nuove proposte di riacquisto del debito, date come probabili dagli operatori? Aderire o non aderire. Questo è il dilemma che i detentori dei 28 titoli richiamati dalle quattro banche italiane si sono posti, prima che, nei giorni scorsi, scadesse il termine dell'invito. Prima di spiegare quando, se e perché, può essere conveniente accettare un'offerta di riacquisto, occorre ricordare qual è la posta in gioco, partendo dai titoli Tier 1. [...]

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