venerdì 2 marzo 2012

Sprint emergente

Dal Mondo del 24 febbraio 2011, pag. 37

Solido e destinato a durare? Oppure, al contrario, effimero, come neve al sole? Attorno a questo dilemma si concentrano i dubbi degli investitori sul destino dello sprint emergente di inizio anno. In poche settimane, le azioni dei Paesi in via di sviluppo hanno guadagnato 16 punti percentuali, 7 in più del paniere globale, recuperando parte del terreno perso nel 2011: quando l'ombra del default in Europa e i timori di un deragliamento della locomotiva cinese, innescato dalle politiche anti-inflattive di Pechino, provocarono una grave emorragia: “in un anno, le azioni emergenti hanno subito deflussi per 35 miliardi di dollari. Paragonabile ai 38 del 2008-9”, ricorda Simon Pickard, Head of Emerging Equities di Carmignac Gestion, convinto che i mercati abbiano già scontato sia la recessione in Europa che i lunghi strascichi della crisi debitoria. “Solo un vero disastro nel Vecchio Continente, ad esempio un fallimento disordinato della Grecia, non è ancora nei prezzi”.

Il clima, dunque, sembra essere cambiato. La svolta della Bce ha ridato fiducia ai mercati. La spirale inflattiva ha perso vigore. Le politiche pro-attive delle autorità cinesi cominciano a dare frutti. E sono tornati flussi in entrata. “Ma attenzione a non trascurare i fattori di rischio, avverte Pickard: “La delicata transizione politica cinese, in autunno. Le elezioni presidenziali in Russia. L'urgenza delle riforme in India. E le due zone di potenziale instabilità: Medio Oriente e Corea del Nord”. [...]

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