venerdì 13 aprile 2012

Quei replicanti intelligenti che non vogliono essere passivi

Dal Mondo del 6 aprile 2012, n°14, pag. 37-8

Replicanti “atipici”. Quotati in Borsa come gli altri ETF, ma gestiti in modo attivo da fund manager in carne e ossa. Studiati per ridurre la volatilità, oppure riflettere l'andamento di indici basati su modelli quantitativi, con l'obbiettivo di selezionare in automatico i titoli migliori, all'interno di un dato universo investibile, in funzione di determinati parametri. L'idea di incorporare strategie attive in uno strumento finanziario a replica passiva per battere i benchmark tradizionali, è nata negli Stati Uniti attorno alla metà degli anni 2000. In Europa, non ha ancora preso piede, ma nel corso degli ultimi mesi, anche in Italia, l'attenzione verso gli Etf “intelligenti” si è intensificata, grazie al lancio di nuovi prodotti. Si tratta, è bene precisarlo, di strumenti molto diversi tra loro. Si parte da più semplici ETF di “stile”, come quelli specializzati sulle azioni al alto dividendo proposti da iShares e Lyxor, o nella variante degli “Aristocrats Dividends” di State Street SPDR: panieri di titoli che, nell'arco degli ultimi 25 anni (nel caso del prodotto sulle azioni Usa) hanno sempre staccato cedole crescenti. Si passa agli obbligazionari governativi che calcolano il peso di ciascun Paese non in funzione dell'entità del debito pubblico (la regola standard per i tradizionali benchmark a capitalizzazione di mercato) ma in base al pil, come fanno i due Etf proposti da [...]

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