venerdì 25 maggio 2012

L'Europa fa i conti con il contagio delle sue banche

Dal Mondo del 18 maggio 2012, n°20, pag. 36-7

Stupisce che da metà marzo ad oggi, in concomitanza con l'esplosione del bubbone spagnolo, le banche europee abbiano ceduto un quarto del proprio valore, triplicando le perdite rispetto all'Eurostoxx 600? No di certo. Gli investitori sanno che oggi acquistare titoli bancari significa comprare esposizione ai debiti sovrani. E non serve l'ennesimo declassamento annunciato, questa volta per mano di Moody's a danno di 26 istituti di credito italiani, a ricordare ciò che, verosimilmente, il mercato sconta da alcune settimane: il rallentamento del ciclo economico nella perfieria del Vecchio Continente, la crescita dei crediti problematici e la necessità di aumentare gli accantonamenti in vista di possibili perdite. L'emergenza numero uno per le banche restano, però, i titoli dei Paesi periferici, di cui le casseforti di molti istituti di credito ribollivano già nel 2011. Con i due maxi rifornimenti di liquidità offerti dalla Bce a basso costo, l'intossicazione si è aggravata: gli istituti di credito italiani e spagnoli, come si chiedeva loro di fare, hanno aumentato gli acquisti sui titoli governativi domestici. Risultato: mentre al 31 dicembre, l'esposizione delle banche italiane al settore pubblico ammontava a 272 miliardi di euro, il 10% delle attività complessive (di cui 211 miliardi in titoli di Stato), nei primi due mesi dell'anno il conto si è appesantito di altri 45 miliardi. Le banche di Madrid hanno fatto anche di più. Logico, quindi, [...]

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