venerdì 4 maggio 2012

Paure Argentine

Dal Mondo del 27 aprile 2012, n° 17, pag. 26-7

"Nessuna persona sana di mente investirebbe in un Paese che espropria gli investimenti". Le parole con cui Felipe Calderon, presidente del Messico, ha commentato la decisione di Cristina Kirchner di nazionalizzare il 51% di YPF ai danni della spagnola Repsol, spiegano meglio di ogni altra la situazione in cui si trova l'Argentina, già indebolita da una cronica difficoltà di accesso al mercato dei capitali: quella di chi, trovandosi sull'orlo del precipizio, improvvisamente scivola. Non è un caso se le agenzie di rating hanno subito messo sotto osservazione il giudizio sul Paese sudamericano e i credit default swap, contratti derivati che esprimono il costo di assicurazione contro il rischio di fallimento di un emittente, sono risaliti in pochi giorni sopra quota 1000, avvicinando Buenos Aires al podio dei tre debitori sovrani più rischiosi al mondo, Grecia, Cipro e Portogallo. Intanto, a distanza di pochi giorni, Repsol ha già pagato lo sfregio dell'esproprio con un crollo in borsa di circa 15 punti percentuali. E ora molti investitori guardano con preoccupazione alle sorti delle società quotate a Piazza Affari che operano nel Paese sudamericano. [...]

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