venerdì 12 ottobre 2012

Fisco nell'urna

Dal Mondo del 5 ottobre 2012, n°38, pag. 32-34   -  COVERSTORY  -

“Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci attende, grato per la fiducia che mi avete accordato [...]”. Iniziava così il discorso d’insediamento che Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti d'America, pronunciò nella spianata di Capital Hill, di fronte al Congresso, il 20 gennaio del 2009. Quattro anni dopo, gli americani sono chiamati a giudicare se quella fiducia fu ben riposta e vada, perciò, rinnovata. O se la rotta tracciata da Obama all’inizio del suo mandato, debba cambiare, il prossimo 6 novembre, proseguendo sotto la responsabilità di un nuovo presidente.

Manca un mese esatto all’evento politico più atteso e celebrato del Pianeta, capace di condizionare le vite di 300 milioni di abitanti e, forse come nessun altro, gli equilibri geopolitici ed economici mondiali. Senza dimenticare i mercati. Non a caso, schiere di investitori, da Est a Ovest, studiano gli exit poll, scrutano le carte dei due contendenti. Convinti che alcune delle migliori ragioni per comprare (e per vendere) siano nascoste tra le pieghe dei programmi elettorali. Nel cuore delle ricette che Barack Obama e Mitt Romney hanno imbastito per traghettare gli Stati Uniti oltre il precipizio fiscale (Fiscal Cliff): una combinazione di drastici tagli di spesa e minori sgravi, per un valore complessivo di 650 miliardi di dollari (4 punti percentuali di PIL) che scatterà automaticamente il prossimo 31 dicembre, in mancanza di un accordo fiscale tra democratici e repubblicani.

La posta in gioco è talmente alta (recessione negli Usa, rischio di gravi correzioni sui mercati) che, secondo molto operatori, un compromesso per avviare il necessario consolidamento fiscale si troverà. Dopo le elezioni. La corda verrà lasciata cadere un attimo prima di spezzarsi. Perché, a prescindere dall'esito della competizione elettorale, la classe politica nel suo insieme non può e non vuole assumersi la responsabilità di un disastro che oggi appare (ancora) evitabile. A fare la differenza saranno, allora, i dettagli di quell'accordo. E le scelte di politica fiscale dettate dal vincitore.[...]

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