venerdì 9 novembre 2012

Bond in banca a doppio taglio

Dal Mondo del 2 novembre 2009, pag. 34-5

Monte Paschi è già spazzatura (secondo Moody’s). Come Carige, le Popolari di Milano e dell’Emilia Romagna, giudicate junk da Standard&Poor’s. Presto, altri nomi di banche italiane potrebbero subire l’onta del declassamento a livello speculativo, intossicati da una crescita contestuale delle sofferenze sui crediti e dell’esposizione al debito sovrano, che richiederà anni per essere smaltita. E potrebbe, in alcuni casi isolati, essere fatale. Ma il sistema bancario italiano non è quello spagnolo. Non deve fare i conti con lo scoppio della bolla immobiliare. Annovera, tra le sue fila, istituti di credito solidi, che piacciono ad alcuni grandi investitori esteri. E tornano ad attrarre anche il piccolo investitore. Ora che il rally estivo sembra avere poco ossigeno (per i tentennamenti di Rajoy, le incognite sull’esito delle prossime elezioni politiche in Italia, il passo sempre più affaticato dell’economia globale) e il Btp rende, ormai, poco più del 2% sulle scadenze brevi. Meno dell’inflazione. Ma le banche italiane meritano un’incursione solo se si sanno distinguere quelle che fanno correre troppi rischi.

CONTI VULNERABILI
L’indigestione da debito sovrano è un problema noto. Nei primi quattro mesi dell’anno, gli istituti di credito hanno comprato titoli di stato italiani per 75,6 miliardi di euro. Più dell’ammontare complessivo sottoscritto dalle banche della Penisola nei due anni precedenti (2011 e 2010). Ad aprile, la bulimia si è attenuata (6,8 miliardi, un quarto di quanto acquistato a marzo). Ma nella pancia delle banche nostrane i crampi della crisi debitoria continueranno a mordere a lungo. [...]

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