venerdì 30 novembre 2012

Il mattone Usa va alla ripresa

Dal Mondo del 23 novembre 2012, n°45, pag. 42-4

La chiave di volta è il mattone americano. Da lì ha avuto inizio il Big Bang finanziario che cinque anni fa trascinò i mercati nel caos dei mutui subprime, precipitando l’Europa, per effetto domino, nella crisi del debito. Da lì deve partire lo scatto capace di risollevare l’economia americana, alle prese con l’incognita del Fiscal Cliff (Precipizio fiscale), indispensabile per aiutare il Vecchio Continente ad archiviare la fase recessiva. La buona notizia è che la miccia della ripresa si è già accesa. Alcuni dei principali termometri del settore immobiliare indicano che il peggio è passato. Ma alcuni pezzi devono ancora trovare posto nel complicato puzzle del mercato immobiliare americano. La risalita potrebbe essere più lenta del previsto. E, in ogni caso, non tutte le opzioni accessibili all’investitore sono adatte a cavalcare la ripresa del real estate.

Prima di tutto, i numeri. L’ultima rilevazione mensile dell'Indice S&P/Case Shiller, che misura l'andamento dei prezzi delle abitazioni nelle 20 principali città americane, segnala ad agosto un incremento del 2% su base annua, il maggiore dall’estate del 2010. In ottobre, la fiducia dei costruttori americani, espressa dall’NAHB/Weels Fargo Housing market index, ha toccato il punto più alto degli ultima sei anni, pur mantenendosi sotto i 50 punti, ad indicare condizioni di mercato ancora difficili. Le nuove costruzioni abitative nel settore privato sono in rialzo del 15% a settembre e l’aumento dei permessi edilizi (+12%) lascia intendere che il trend possa proseguire. Crescono anche le vendite di case nuove (-5,7%), mentre risulta in calo (-1,7%) il dato sulle abitazioni esistenti. Un poker di dati incoraggianti che, secondo gli esperti, non lascia margini di dubbio: il giro di boa nel mercato immobiliare è già avvenuto. Più incerti appaiono, semmai, i tempi della risalita. “L’inversione di tendenza non si è accompagnata ad una ripresa del credito ipotecario”, osserva Keith Wade, capo economista du Schroders [...]

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