venerdì 9 novembre 2012

Carmignac: «Si può fare un blitz sui listini europei, troppo sottovalutati rispetto agli Usa»

Da CorrierEconomia del 5 novembre 2012, pag. 27

Un blitz sui mercati azionari. Più peso agli emergenti e, tra i Paesi sviluppati, un'enfasi sull'Europa a scapito degli Stati Uniti. Punta tutto su Mario Draghi la boutique francese fondata 23 anni fa da Edouard Carmignac, convinto che lo scudo anti-spread autorizzi gli investitori ad un rapido riposizionamento tattico. In attesa che Mariano Rajoy, premier spagnolo, presenti la richiesta formale di aiuti all'Europa, permettendo alla Bce di sostenere il mercato secondario. «Ci aspettiamo una nuova ondata di ottimismo di cui beneficeranno tutte le classi di attivo più rischiose - spiega Didier Saint-Georges, membro del Comitato d'investimento di Carmignac Gestion - Noi per ora preferiamo spingere l'acceleratore sui mercati emergenti».L'Asia, infatti, sembra aver imboccato il giro di boa. L'indice manifatturiero Pmi, elaborato dalle autorità di Pechino, è risalito ad ottobre sopra i 50 punti, soglia che separa la zona espansiva dalla contrazione economica. Le vendite al dettaglio hanno ripreso a correre, più 14,2%. Cresce l'offerta di credito, anche i prezzi immobiliari, dopo i crolli degli ultimi due anni, hanno invertito la tendenza. «La crescita cinese si è stabilizzata. E le recenti maxi iniezioni di liquidità somministrate dalla Fed e dalla Banca centrale giapponese dovrebbero sostenere i mercati emergenti, come avvenuto in passato», osserva Saint-Georges. La seconda scommessa di Carmignac è sul Vecchio Continente. «Le valutazioni attuali dei listini europei non sono coerenti con l'evaporazione del rischio sistemico. Basti pensare che le banche [...] Leggi tutto

Bond in banca a doppio taglio

Dal Mondo del 2 novembre 2009, pag. 34-5

Monte Paschi è già spazzatura (secondo Moody’s). Come Carige, le Popolari di Milano e dell’Emilia Romagna, giudicate junk da Standard&Poor’s. Presto, altri nomi di banche italiane potrebbero subire l’onta del declassamento a livello speculativo, intossicati da una crescita contestuale delle sofferenze sui crediti e dell’esposizione al debito sovrano, che richiederà anni per essere smaltita. E potrebbe, in alcuni casi isolati, essere fatale. Ma il sistema bancario italiano non è quello spagnolo. Non deve fare i conti con lo scoppio della bolla immobiliare. Annovera, tra le sue fila, istituti di credito solidi, che piacciono ad alcuni grandi investitori esteri. E tornano ad attrarre anche il piccolo investitore. Ora che il rally estivo sembra avere poco ossigeno (per i tentennamenti di Rajoy, le incognite sull’esito delle prossime elezioni politiche in Italia, il passo sempre più affaticato dell’economia globale) e il Btp rende, ormai, poco più del 2% sulle scadenze brevi. Meno dell’inflazione. Ma le banche italiane meritano un’incursione solo se si sanno distinguere quelle che fanno correre troppi rischi.

CONTI VULNERABILI
L’indigestione da debito sovrano è un problema noto. Nei primi quattro mesi dell’anno, gli istituti di credito hanno comprato titoli di stato italiani per 75,6 miliardi di euro. Più dell’ammontare complessivo sottoscritto dalle banche della Penisola nei due anni precedenti (2011 e 2010). Ad aprile, la bulimia si è attenuata (6,8 miliardi, un quarto di quanto acquistato a marzo). Ma nella pancia delle banche nostrane i crampi della crisi debitoria continueranno a mordere a lungo. [...]