venerdì 27 dicembre 2013

Emergenti - Riscossa rimandata

Da CorrierEconomia del 23 dicembre 2013, pag. 27

Con alcune eccezioni, il 2014 non sarà l'anno del riscatto per i mercati emergenti. Reduci da una pessima annata, con perdite oltre il 7% per l'indice di riferimento, i listini dei Paesi in via di sviluppo si sono dimostrati incapaci di agganciare lo sprint delle azioni globali (+18%), aggravando lo svantaggio accumulato nel corso degli ultimi tre anni. L'opinione prevalente, tra gli operatori, è che nei prossimi 12 mesi non ci sarà un'inversione di tendenza, con gli emergenti forse costretti a sottoperformare, ancora una volta, nonostante le note virtù in tema di crescita demografica, basso indebitamento e sviluppo travolgente della classe media: argomenti persuasivi, sulla carta, ma destinati ad apparire sterili senza un adeguato riscontro in termini di performance.

Contraddizioni Del resto, il 2013 è stato un anno particolarmente difficile, segnato dai timori per il rallentamento di molte economie non sviluppate e dall'impatto della querelle sulla riduzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti, che avrà ufficialmente inizio a gennaio. «Molti dei mercati più penalizzati durante la correzione di maggio-luglio soffrivano di più o meno gravi squilibri nella bilancia dei pagamenti: per esempio Turchia, Brasile, India e Indonesia», ricorda Alex Homan, direttore degli investimenti azionari emergenti di Fidelity W.I, secondo cui il deficit di parte corrente resta un elemento di fragilità ma stemperato da valutazioni più attraenti, in materia di prezzi azionari e valute. Ora le stime di consenso sono per una crescita degli utili attorno al 10% nel 2014: un'ipotesi ragionevole, più facile da realizzare rispetto alle proiezioni troppo ottimistiche degli anni passati. «Tuttavia - precisa Luca Boffa, gestore azionario di Anima sgr - finché i profitti delle aziende emergenti non torneranno a crescere con vigore, a un ritmo di almeno il 15%, è difficile immaginare un'espansione dei multipli oltre i valori attuali». Come dire, è incauto scommettere su una sorpresa positiva dei mercati emergenti per il prossimo anno. Intanto, per Sandra Crowl, membro del comitato investimenti di Carmignac Gestion, «nonostante il giro di boa della politica monetaria negli Usa sia già apparentemente scontato nei prezzi, conviene privilegiare i Paesi meno sensibili al tema della liquidità».

Aree Crowl ne identifica tre: per ragioni di prossimità geografica, il Messico dovrebbe essere tra i primi beneficiari di un consolidamento della ripresa americana. «La riforma del settore energetico alimenterà l'afflusso di capitali privati e l'aumento di competitività delle aziende locali. Ci piacciono in particolare i settori petrolchimico, finanziario e immobiliare». In Asia, Boffa dichiara una preferenza per Cina, Corea e Taiwan: il gestore si dice attratto in particolare dalle riforme annunciate dalla nuova leadership cinese in tema di deregolamentazione, lotta alla corruzione [...] Leggi tutto

Incursioni a briglie strette

Dal Mondo del 20 dicembre 2013, n°49, pag. 37-8

Al trotto nel Vecchio Continente. Per i prossimi 12 mesi, il reddito fisso europeo non lascia intravedere prospettive di rally galoppanti e sembra, al tempo stesso, al riparo da crolli improvvisi e violenti: acquista, così, il sapore rassicurante di una verosimile (relativa) stabilità. Che dovrebbe consolidare i flussi migratori degli investitori internazionali verso l'Europa, alimentando l'interesse, in particolare, per la periferia. Gestori e analisti suggeriscono, inoltre, un'incursione tra le obbligazioni high yield, con una preferenza per il club degli angeli caduti: emissioni precipitate dal paradiso investment grade alla schiera dei titoli speculativi.

Spread in discesa “Come nel 2013, la periferia avrà una posizione dominante nei portafogli, almeno per la prima parte del 2014”. Nicola Trivelli, direttore generale e ad di Sella Gestioni è fiducioso sulle prospettive del debito italiano e spagnolo, favoriti rispetto agli altri Piigs, anche per ragioni di maggiore liquidità. Nel caso dell'Italia, Trivelli è convinto che lo spread, il differenziale di rendimento tra il Btp decennale e il corrispettivo Bund tedesco, possa restringersi fino ai 175-150 punti base, ritenuto un possibile valore di equilibrio; nell'ipotesi (da verificare) che il rendimento dei governativi tedeschi resti immobile attorno all'1,8%, equivarrebbe a un guadagno in conto capitale tra il 4,5 e il 6,5%, più le cedole. C'è chi, a parità di rendimento, nel 2014 tenderà a privilegiare la Spagna: “Il divario di competitività tra Roma e Madrid sembra allargarsi: ogni volta che i Bonos supereranno il Btp, sposteremo il baricentro verso la penisola iberica”, dichiara Jacopo Ceccatelli, ceo di Jci capital ltd. Nella periferia, le preferenze della società di consulenza si concentrano sulle scadenze lunghe, tra 10 e 15 anni: ancora una volta, però, sarà la Banca Centrale europea, più di ogni altri fattore, a condizionare le performance di queste emissioni. Negli ultimi mesi, infatti, sono cresciute le attese per l'annuncio di nuove misure non convenzionali. Molti osservatori ritengono che nel primo trimestre del 2014 Draghi possa calare l'asso di una nuova operazione [...]

Atterraggio morbido cadendo dalla curva

Dal Mondo del 20 dicembre 2013, n°49, pag. 41-2

Come si doma il mercato orso obbligazionario che continua a rugliare dagli Stati Uniti? I dati rassicuranti di inizio dicembre sull'occupazione americana sembrano confermare che il tapering, la riduzione dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve, verrà avviato nel primo trimestre del nuovo anno o, al più tardi, entro metà 2014. Sarà, dicono gli esperti, un percorso morbido. Perché gli investitori, disarcionati tra maggio e settembre da una curva dei tassi imbizzarrita, hanno già assorbito l'onda d'urto della inevitabile svolta in tema di politica monetaria. E in ogni caso, occorre ricordarlo, la banca centrale continuerà a somministrare nuova liquidità, solo con un dosaggio un po' più leggero rispetto agli attuali 85 miliardi di dollari immessi nel sistema finanziario ogni mese. “Nel 2014 mi aspetto che i rendimenti sul decennale salgano di circa 40 punti base, verso il 3,25%”, ipotizza Simone Facchinato, responsabile investimenti di Amundi sgr. Euromobiliare am sgr prevede tassi un po' più alti, al 3,25% nel primo trimestre e in area 3,50% a metà anno, nella convinzione che, spiega Ilaria Fornari, responsabile ufficio studi e strategie della società di gestione, “il miglioramento dei numeri sul lavoro sia destinato a proseguire al ritmo osservato nell'ultimo trimestre”. Il rischio però è che l'economia continui a crescere a un passo del 2,5-3%, senza mostrare cedimenti. “A quel punto sarebbe difficile per il neo presidente della Fed, Janet Yellen, convincere gli investitori che i tempi della risalita dei tassi saranno estremamente lunghi. Il mercato si potrebbe spaventare”. Quando si parla di normalizzazione della politica monetaria, del resto, l'espressione più utilizzata dagli operatori angolsassoni è “unchartered territory”: siamo in un territorio inesplorato. L'ipotesi più probabile, comunque, è che i tassi di riferimento rimangano estremamente bassi fino al 2016, per consentire alla ripresa di consolidarsi. La curva rimarrà ripida e tenderà [...]

lunedì 23 dicembre 2013

Banche - Ecco chi vince la gara del rating sociale

Da CorrierEconomia del 16 dicembre 2013, pag. 31

Solo tre banche promosse, Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi. Cinque, invece, che devono ancora migliorare: Ubi banca, Popolare di Milano, Banco Popolare, Bper e Popolare di Sondrio. In materia di sostenibilità, le pagelle degli istituti di credito italiani inclusi nell'indice azionario Euro Stoxx 600 non brillano. E sono lontane dalle sorelle europee, che vantano punteggi mediamente superiori in tema di responsabilità socio-ambientale. Sono i risultati dell'analisi condotta dall'Istituto Tedesco Qualità e finanza in collaborazione con Oekom research, una delle agenzie di rating leader nel settore degli investimenti sostenibili, con sede a Monaco di Baviera.

L'analisi Con lo scoppio della crisi finanziaria, il comportamento di banche e banchieri ha focalizzato l'interesse di cittadini, autorità di vigilanza e studiosi: c'è sufficiente trasparenza nella gestione dell'attività? Esistono sistemi di controllo efficaci? I prodotti finanziari vengono commercializzati in modo responsabile? Nel frattempo, è aumentata la sensibilità dei risparmiatori verso i temi dell'investimento socialmente responsabile, capace di integrare criteri di natura finanziaria con i principi di tutela dell'ambiente, rispetto dei diritti umani, trasparenza nella gestione aziendale. Da questi presupposti nasce l'analisi Banca Sostenibile 2014, che l'Istituto tedesco ha dedicato agli istituti italiani, attribuendo a ciascuno un punteggio sintetico, in una scala che va da A+ (eccellente) a D- (scarso). Se è vero che nessuna delle otto banche analizzate registra performance brillanti nelle dimensioni sociale e ambientale, i tre maggiori istituti ottengono valutazioni sufficienti, con un rating pari a C, identificato dall?istituto tedesco come il punteggio minimo per rientrare nella categoria «prime». Seguono Ubi banca, C-, la Popolare di Milano, D, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, il Banco Popolare e la Popolare di Sondrio, tutte con D-. «Un rating negativo da parte di Oekom research può essere dovuto all'assenza di strategie chiare in tema di sostenibilità oppure - precisano gli analisti - alla mancanza d'informazioni sul rapporto della banca con la società e l'ambiente, raccolte attraverso l'analisi di documenti aziendali, bilanci contabili e di sostenibilità, ricerche accademiche e banche dati pubbliche». Insomma potrebbe esserci anche un problema di comunicazione. I punti di forza di Mps, secondo lo studio, si concentrano nella dimensione sociale, soprattutto in riferimento ai rapporti della banca con il proprio staff.

Iniziative Insieme a Intesa e Unicredit Mps promuove a favore dei dipendenti iniziative in campo formativo, progetti per migliorare la compatibilità della vita privata con quella lavorativa e adotta linee guida contro la discriminazione sul posto di lavoro. In materia di responsabilità sociale verso i clienti, [...] Leggi tutto

domenica 22 dicembre 2013

Soldi - puntata del 6 dicembre 2013

Ospite di Cosimo Pastore a Soldi, ho parlato dei possibili rischi per i mercati finanziari nel 2014, ipotesi deflazione alla periferia della zona Euro, obbligazioni dei Paesi emergenti e prospettive dei titoli di Stato italiani nel corso del prossimo anno.

Guarda la puntata andata in onda venerdì 6 dicembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 25 ottobre 2013

I Btp? Non di grande compagnia

Da Milano Finanza del 14 dicembre 2013, pag. 36

Solo il 10% delle compagnie assicurative italiane si ritiene ben attrezzata per affrontare uno risalita dei tassi. È quanto emerge da un'indagine condotta da BlackRock su 206 clienti distribuiti tra Nord America, Asia Pacifico e area Europa, Medio Oriente e Africa, secondo la quale le [...] Leggi tutto

sabato 21 dicembre 2013

Così investiremo negli smartphone usati

Da CorrierEconomia del 9 dicembre 2013, pag. 25

«La svolta della Fed sul quantitative easing sarà meno radicale di quanto si creda». Steven Berexa, global head of research di Allianz global investors è convinto che lo stimolo monetario elargito dalla Federal Reserve perderà l'etichetta di misura non convenzionale per diventare uno strumento permanente. E che la futura governatrice, Janet Yellen, tornerà ad abbracciarlo se, una volta avviato il tapering (riduzione della liquidità immessa sul mercato), la crescita non dovesse apparire sufficientemente solida. In questo quadro, si può guardare ai mercati senza temere i rischi di una drammatica disidratazione. Privilegiando, comunque, titoli e settori che hanno corso meno di altri.

Domanda. A livello globale, dove si concentrano le vostre preferenze? 
Risposta «Il settore tecnologico ci attrae particolarmente. Quest'anno ha sottoperformato, per alcune buone ragioni: deve fare i conti con un cambiamento paradigmatico verso il cloud computing (nuvola informatica ndr ), una vera e propria rivoluzione che sta condizionando le dinamiche di vendite di alcuni operatori. Molti big del comparto sono stati poco generosi in tema di politica del dividendo e questo è stato interpretato come un pessimo segnale. Nonostante ciò, tra le aziende più dinamiche, ci sono parecchi nomi che vantano ritorni interessanti, ampi flussi di cassa e dividendi destinati a crescere. Non dimentichiamo il segmento mobile, che rappresenta una delle opportunità d?investimento in più rapida crescita negli ultimi anni».

D. La diffusione degli smartphone nei Paesi sviluppati ha raggiunto livelli tali da spingere gli investitori a chiedersi se ci siano ancora margini di crescita. Se l?innovazione e le opportunità di differenziazione diminuiscono di pari passo con l'aumento della concorrenza sui prezzi, i margini potrebbero subire un tracollo. Non è così?
R. «La recente tendenza alla rigenerazione degli smartphone potrebbe compensare la mancanza di innovazione e alimenta [...] Leggi tutto

venerdì 20 dicembre 2013

Deflazione. O forse no

Da Milano Finanza del 7 dicembre 2013, pag. 44

Due cani che abbaiano, ma non mordono (più). Con questa metafora, nel World economic outlook dello scorso aprile, il Fondo monetario internazionale rassicurava sui pericoli di un ritorno delle spirali inflattive e deflative nel prossimo futuro. Ma secondo uno studio di Morgan Stanley, [...] Leggi tutto

Il rallentamento degli emergenti non minaccia il lusso

Da Milano Finanza del 7 dicembre 2013, pag. 44

Se il settore del lusso ha resistito meglio di molti altri alla crisi del Vecchio Continente, è anche grazie alla più marcata esposizione ai mercati emergenti. Basti pensare che i Paesi in via di sviluppo valgono da soli un terzo del fatturato prodotto dalle aziende europee del [...] Leggi tutto

giovedì 19 dicembre 2013

Chi si fida in quel basket

Dal Mondo del 7 dicembre 2013, n°47, pag. 38-9

Nel salotto buono di Piazza Affari un titolo su cinque è junk, spazzatura. Con il declassamento di Telecom Italia da parte di Moody's e Standard&Poor's, infatti, sono diventate nove (su 40) le società del Ftse mib costrette a subire l'onta del downgrade a livello speculativo. Tra queste, la Banca popolare di Milano il 18 novembre è stata definitivamente esclusa dal club degli investment grade, per mano di Fitch. Del resto, le banche sono molto ben rappresentate nel basket dei titoli speculativi quotati sul principale listino milanese: accanto a Bpm si contano Monte dei Paschi, Banco Popolare e Bper. Completano la rosa Fiat, Cnh Industrial, Buzzi Unicem e Finmeccanica, tutti in area doppia B. Non è detto, però, che il giudizio di S&P e sorelle sia sufficiente da solo a tenere lontani gli investitori da bond e azioni. E per vari motivi: intanto perché i prezzi delle stocks sono, non di rado, immuni alla notizie di un giudizio più severo sul merito creditizio dell'emittente. Del resto, se è vero che le obbligazioni dei “fallen angels”, gli angeli caduti dal paradiso investment grade all'universo speculativo, possono subire un flusso di vendite forzate da parte degli investitori istituzionali non autorizzati all'incursione nell'universo high yield, la correzione può favorire un ingresso a prezzi più interessanti. Per esempio, basta considerare Telecom Italia, azienda rimasta sotto pressione per un po', in vista del passaggio a junk. "Ma i flussi in uscita sono alle spalle", spiega Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda, "il titolo a cinque anni rende il 4,25%: è uno dei casi in cui conviene privilegiare il bond rispetto alla scomessa azionaria". A parere di Gabriele Roghi [...]

mercoledì 18 dicembre 2013

I Btp restano un affare

Da Milano Finanza del 30 novembre 2013, pag. 48

Quanto ha pesato l'interruzione dei servizi non essenziali negli Stati Uniti, il cosiddetto shutdown? Lo 0,3% del Pil, secondo stime di Russell Investments. «Ma gli effetti collaterali più pesanti per gli investitori obbligazionari si misurano in termini d'incertezza, a causa dei [...] Leggi tutto

martedì 17 dicembre 2013

Italia, Spagna e Dublino possono migliorare ancora

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 24

Da qui in poi il coro dei banchieri centrali suonerà sempre più stonato. Bce e Federal Reserve si preparano, infatti, a prendere strade divergenti: la Fed verso una possibile riduzione dello stimolo monetario (tapering), che qualche analista, dopo la lettura delle minute del Fomc (Federal Open Market Committee), immagina possa scattare tra dicembre e gennaio. La banca centrale europea, invece, pronta a calare l'asso delle misure non convenzionali: tassi negativi sui depositi o una nuova operazione di rifinanziamento a lungo, anzi lunghissimo termine (Ltro), che potrebbe prendere forma tra gennaio e febbraio. «Se questo sdoppiamento dovesse realizzarsi, compreremo più debito in Eurozona, ma senza allungare troppo le scadenze: non dimentichiamo che dal 2010 a oggi Treasury americani e Bund tedeschi hanno mostrato una correlazione del 93%», sottolinea Nicolò Carpaneda, investment specialist di M&G. Se i tassi salgono negli States, verso il 3% e oltre, anche i rendimenti dei governativi tedeschi si muoveranno all'insù, spingendo in alto pure Btp e Bonos.Dopo il primo piano di rifinanziamento della Bce, a dicembre 2011, il Dax 30 e le banche dell'Eurozona guadagnarono oltre il 20% in soli tre mesi, doppiando l'Msci World; il Btp decennale fece più 12%. Una nuova operazione potrebbe innescare un altro mini-rally? «Può darsi. Più probabilmente contribuirà a stabilizzare i mercati. Intanto, a fronte di rendimenti ancora molto bassi sulle classi di attivo più sicure, gli investitori saranno tentati da una nuova incursione nei segmenti più a rischio». Le obbligazioni bancarie possono tornare ad essere interessanti, in questo quadro? «Sul debito bancario europeo manteniamo un sottopeso, ma siamo relativamente meno pessimisti. É vero che in Italia, Spagna e Irlanda i crediti deteriorati continuano a crescere, ma in generale la liquidità migliora, i coefficienti patrimoniali si rafforzano e l'esame sugli attivi bancari cui seguiranno gli stress test dell'Eba non ci preoccupa più di tanto. In ogni caso, preferiamo [...] Leggi tutto

Trading - Dietro i pericoli dell'alta velocità finanziaria

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 28

Il 6 maggio del 2010, un risparmiatore americano di nome Mike McCarthy perse 17mila dollari nella vendita di azioni della multinazionale Procter & Gamble. Non a causa di una scommessa sbagliata. Ma per un temporaneo problema tecnico, che, in pochi minuti, fece collassare l?indice Dow Jones: giù di 700 punti, proprio nel momento in cui l'ordine di Mr. McCarthy veniva eseguito, un istante prima del rimbalzo. Da allora, episodi simili, seppure di minore intensità, si sono ripetuti nel cuore dei mercati americano, giapponese, spagnolo e non solo. Senza contare i numerosissimi picchi di volatilità improvvisi. L?ultimo si è verificato lo scorso 7 novembre, in occasione del taglio a sorpresa del costo del denaro da parte della Bce.

Dietrologia Chi c'è dietro i flash crash e dietro certe fibrillazioni ipertrofiche che insidiano le Borse di mezzo mondo? Molti indizi conducono sulle tracce di quelle che gli operatori chiamano, in gergo, «macchinette»: sistemi di negoziazione automatica, capaci di eseguire migliaia di ordini in una frazione di secondo, grazie all'uso di algoritmi e software sofisticati. Un fenomeno cresciuto a dismisura negli ultimi anni, al punto che pochi «high frequency trader» (il 2/3% circa degli operatori di Wall Street) hanno cannibalizzato il 65/70% dei volumi scambiati sulla borsa americana, prima di entrare in una fase di assestamento. Nomi come Getco, Jump Trading, Citadel, tutti sotto osservazione da quando, nell'agosto del 2012, un altro peso massimo del trading ad alta frequenza, Knight Capital, è finito nei guai: sull'orlo della bancarotta per una perdita da 440 milioni di dollari, maturata in pochi minuti a causa di un software malfunzionante. Anche altrove, il trading ad alta velocità rappresenta una fetta cospicua del mercato azionario: il 40% in Germania, il 36% nel Regno Unito. A Piazza Affari, le stime pre Tobin Tax parlavano di un 15-20% degli scambi. Dopo l'entrata in vigore della nuova tassa su prodotti derivati e «high frequency trader», lo scorso primo settembre, molti scommettono che il peso degli algoritmi sugli scambi di Borsa a Milano calerà. Il problema resta, tuttavia, per tutti gli altri mercati (escluso quello francese) e tocca, naturalmente, anche gli investitori italiani che operano su titoli esteri.Movimenti Da alcuni anni, è facile osservare movimenti molto irregolari. «Queste macchinette in alcuni casi producono improvvisi picchi di volatilità», ricorda Enrico Malverti, senior quantitative analyst per Mc Capital ltd. Il pericolo è che il piccolo operatore si trovi ad operare, inavvertitamente, proprio durante le fasi di massima oscillazione giornaliera, condizionando negativamente il risultato dell?investimento. Non solo. Nel segmento degli Etf, capita che, subito dopo l'inserimento di un ordine, si verifichi un istantaneo allargamento dello spread denaro-lettera (differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita ndr ). Per l?investitore, equivale al pagamento di una commissione aggiuntiva dello 0,2 o 0,3%. Poi, ci sono i casi di vera e propria manipolazione del mercato. Accade, ad esempio, quando grossi [...] Leggi tutto

Servizi - Tutti in Rete a chattare Così le banche attirano i trader

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag.31

I trader non sono più quelli di una volta. Fino a quattro o cinque anni fa erano italocentrici. Oggi si sono globalizzati: comprano non solo azioni, ma anche bond e valute e puntano sempre di più sui listini europei o internazionali», spiega Paolo Di Grazia, direttore Banca diretta di Fineco. E del resto, la stessa Tobin tax, la tassa sulle transazioni introdotta dal marzo 2013, li incoraggia a disertare progressivamente la Borsa di Milano. Non solo. Accanto a uno zoccolo duro di trader iper-attivi ed esperti, cresce il numero dei neofiti: investitori alle prime armi che hanno approcciato di recente le piattaforme online, fanno pochi scambi e spesso hanno necessità di essere supportati. Gli heavy trader, i duri e puri, sono solo il 20% del totale, ma fanno da soli l'80% dell'operatività.

Statistiche «Le cifre che riguardano i trader neofiti sono invertite», chiarisce Giuseppe d'Antornio, direttore commerciale di Iwbank. Non è un caso, quindi, il fatto che le principali piattaforme stiano ampliando la gamma di servizi dedicati ai principianti per invogliarli a fare di più. E così ecco corsi di formazione e seminari online gratuiti. Incontri per gruppi ristretti d'investitori, lungo la Penisola. E in alcuni casi un servizio di assistenza gratuita: via chat, e-mail e telefono il cliente può mettersi in contatto con i trading specialist per chiedere, ad esempio, come inserire eventuali condizioni di stop loss o take profit. Due tra le funzioni più usate, quelle che consentono di pre-impostare un ordine automatico di vendita su un titolo o un indice al raggiungimento di una certa soglia di prezzo.

Neutrali e coinvolti «Non diamo mai indicazioni su cosa comprare; spieghiamo semmai, come farlo», chiarisce Di Grazia. Un orientamento condiviso anche da IwBank: entro la primavera partirà un nuovo servizio di consulenza, ma sarà dedicato agli investitori che privilegiano il risparmio gestito e non ai trader. In ogni caso, tra gli operatori, c'è chi non rinuncia a fornire un supporto operativo alle decisioni d?investimento. A settembre, ad esempio, Cmc market ha lanciato la funzione «Client Sentiment»: offre in tempo reale la fotografia di come sono posizionati gli utenti della piattaforma sui principali strumenti e mercati. Indica, ad esempio, se la maggior parte dei trader è lunga o corta (cioè in posizione di acquisto o di vendita) sull'S&P500, il principale indice di Wall Street. Oppure quali sono le idee in merito al cambio euro-dollaro. Lo strumento permette di identificare le posizioni assunte in ogni momento dai top client (trader che beneficiano di posizioni in guadagno nell?ultimo trimestre), confrontandone l'operatività con quella di tutti gli altri clienti. PremiumSaxo Bank ha scelto una strada differente [...] Leggi tutto

lunedì 25 novembre 2013

Cosa riserverà la Cina

Da Milano Finanza del 23 novembre 2013, pag. 45

Il tapering? “Non credo che la Fed ridurrà lo stimolo monetario. Almeno non nel prossimo futuro”. Il debito dei mercati emergenti? “Rimane una classe di attivo sopravvalutata: i rendimenti sono troppo bassi”. Giudizi tranchant, di quelli che non ti aspetti dal responsabile debito emergente di una delle maggiori case d'investimento internazionali. Ma Geoff Blanning, head of emerging market debt di Schorders sembra avere le idee chiare sui destini dei Paesi in via di sviluppo.

Domanda. Quasi tutti gli analisti ritengono che i fondamentali degli emergenti siano mediamente solidi. Non è così? 
Risposta. No, molti mercati non godono affatto di buona salute. Noi attribuiamo a ciascun Paese un punteggio che esprime in modo sintetico il livello di rischio e dipende da sei fattori, tra cui dinamiche di crescita e ciclo creditizio. Il momento perfetto per investire su questi mercati era 10 anni fa. Dal 2007 in poi, i fondamentali hanno iniziato a deteriorarsi e oggi, nella media, i Paesi emergenti hanno uno score basso, prossimo a quello evidenziato alla vigilia della crisi asiatica del '97.

D. Alcune valute hanno già subito perdite a doppia cifra. Il deprezzamento è destinato a proseguire? 
R. Dipende da caso a caso. La rupia indiana potrebbe avere [...] Leggi tutto

Attesa per la denuncia volontaria dei capitali all'estero

Da Milano Finanza del 23 novembre 2013, pag. 32

Mancano ancora alcuni chiarimenti interpretattivi da parte del legislatore italiano. E resta, soprattutto, il nodo delle eventuali conseguenze penali per i contribuenti che percorreranno la strada dell' auto-denuncia. Ma gli operatori intervenuti in occasione della tavola rotonda organizzata a Milano da Farad International lo scorso martedì 12 novembre, scommettono che la voluntary disclosure, la procedura di regolarizzazione volontaria dei capitali detenuti all'estero promossa dall'Ocse e rilanciata da una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate, avrà molte adesioni. Questo per lo meno sembrano suggerire i risultati di iniziative analoghe avviate di recente in Paesi considerati virtuosi: "Tra gennaio e luglio il Belgio ha registrato 17 mila operazioni. Sono 4 mila in Francia per il periodo luglio-ottobre 2013", ricorda Simone Viligiardi di Deloitte Italia. Due fattori dovrebbero favorire il successo della voluntary disclosure. Da un lato la Legge Europea 2013, entrata in vigore lo scorso 5 settembre, ha prodotto una revisione al ribasso delle sanzioni [...]

venerdì 22 novembre 2013

Bond a catinelle

Dal Mondo del 15 novembre 2013, n°44, pag. 8-9                 - COVERSTORY -

Le sottoscrizioni a catinelle sull'asta record del quinto Btp Italia sono il segno che la voglia di bond è ancora molto viva tra i risparmiatori. Eppure, tra indugi della Federal Reserve sulla riduzione dello stimolo monetario, continua emorragia di flussi dal debito emergente, cambio euro-dollaro in fibrillazione e il declassamento di Parigi da parte di Standard&Poor's, gli investitori sempre più disorientati dal balletto dei banchieri centrali e dai picchi di volatilità che hanno messo a dura prova la tenuta dei portafogli obbligazionari. In questo scenario, però, la mossa a sorpresa del presidente della Bce Mario Draghi, che in anticipo sulle attese degli analisti e spiazzando i mercati giovedì 7 novembre ha dimezzato il costo del denaro nell'eurozona a 0,25%, minimo storico dall’entrata in vigore dell’euro, potrebbe aprire una finestra di relativa stabilità, che gli operatori scommettono possa durare tre o quattro mesi. Quanto basta per rimettere a punto le strategie d'investimento nell'universo del reddito fisso. In attesa che i tratti della ripresa negli Stati Uniti si facciano più nitidi, dopo la possibile battuta d’arresto impressa dallo shut down (interruzione dei servizi non essenziali) al tentativo d'accelerazione dell'economia Usa. 

In attesa dei liquidi Il Vecchio continente continua a patire gli effetti collaterali delle vicende d’Oltreoceano. Si pensi all’impatto del taglio dei tassi Bce sui governativi di Eurolandia. Se in un primo momento la notizia ha spinto i rendimenti verso il basso [...]

Guadagni emerging al 4-5% in 12 mesi

Dal Mondo del 15 novembre 2013, n°44, pag. 10-11                 - in COVERSTORY -

Nei prossimi due anni, il debito governativo dei Paesi core sarà un pessimo affare. Mentre "i corporate bond emergenti in valuta forte hanno spread interessanti. Grazie alla forte inclinazione della curva dei rendimenti, nella parte breve, si può guadagnare lasciando semplicemente che i prezzi si avvicinino alla parità, con l'approssimarsi delle scadenze. In questo modo, possiamo ottenere rendimenti del 4-5% nei prossimi 12 mesi”, spiega Jeremy Brewin, responsabile debito emergente di Ing im.

Domanda. Dopo i crolli di questa estate, però, gli emergenti fanno paura. 
Risposta. La correzione si spiega con gli eccessi del 2012. Un aggiustamento dei prezzi era inevitabile. La buona notizia è che [...]

Tenete in portafoglio Usa, Canada e Messico

Dal Mondo del 15 novembre 2013, n°44, pag. 10-11              - in COVERSTORY -

La mossa a sorpresa di Mario Draghi ha spinto il cambio euro dollaro ai minimi degli ultimi due mesi, 1,33. Se è vero che le due maggiori banche centrali si preparano a prendere strade divergenti, la Federal Reserve verso una riduzione dello stimolo monetario, la Bce pronta invece a spingere l'acceleratore con nuove iniezioni di liquidità, molti scommettono che il biglietto verde sia destinato a guadagnare terreno rispetto all’euro. Per questo il mercato americano non dovrebbe essere escluso a priori dai portafogli obbligazionari. A patto di saper calibrare scadenze e merito di credito, con qualche incursione in aree contigue a quella statunitense. “Il Canada, ad esempio, vale circa il 10% del nostro portafolgio”, spiega Brian Kennedy, fixed income investment strategist di Loomis Sayles (gruppo Natixis global am). Si tratta di un mercato [...]

giovedì 21 novembre 2013

Svolte - La lezione inglese: ora i fondi costano la metà

Da CorrierEconomia del 18 novembre 2013, pag 29

I fondi comuni potrebbero costare la metà. Lo dimostra quanto successo nel Regno Unito con l'introduzione della Rdr (Retail distribution review): a distanza di 10 mesi dall'entrata in vigore della norma che ha ridisegnato l'industria del risparmio gestito inglese, vietando alle reti distributive di essere remunerate dalle società prodotto, le commissioni di gestione si sono dimezzate. A beneficio della trasparenza e della qualità del servizio di consulenza, prima viziato da un legame promiscuo con le case d'investimento, che incoraggiava le reti a spingere i prodotti più cari.

Similitudini Un fenomeno diffuso anche nel panorama italiano, dove il ruolo delle strutture bancarie nel collocamento dei prodotti è preponderante. Vale la pena ricordare che i fondi comuni incorporano i costi di distribuzione all'interno delle commissioni di gestione, come avveniva nel Regno Unito prima della Rdr. «Questa componente, che vale in media la metà delle fee di gestione e può arrivare fino all'80%, viene retrocessa ai canali distributivi, reti bancarie o promotori», spiega Simone Calamai, alla guida di Fundstore. Se fosse scorporata, lasciando al risparmiatore la facoltà di scegliere se e da chi ricevere la consulenza, come accade oggi in Inghilterra, i costi effettivi legati alla pura attività di gestione dei fondi, sarebbero, dunque, molto più contenuti.Purtroppo in Italia norme come la Rdr non sono neppure oggetto di discussione. E i tentativi di riformare il sistema sono affidati alla libera iniziativa degli operatori. Con alcune sorprese incoraggianti.

Fai da te Una premessa è d'obbligo. La direttiva Mifid offre ai risparmiatori la possibilità di scegliere se acquistare fondi comuni in modalità «fai da te» (execution only), senza consulenza e quindi a costi ridotti; oppure pagando per il servizio offerto dai collocatori. Un'opportunità rimasta per anni lettera morta. Almeno fino allo scorso maggio, quando AcomeA sgr ha messo a disposizione dei propri clienti due classi per ciascun fondo: la full service, destinata a chi è disposto a pagare il prezzo pieno per avere accesso alla consulenza; o la self service, per i risparmiatori che non ne hanno bisogno e vogliono spendere meno, limitandosi a trasmettere un semplice ordine di acquisto. La differenza è sostanziale. Per il fondo azionario globale della casa, ad esempio, la commissione di gestione è dell'1% contro il 2,25% della fee prevista per il servizio tradizionale. Senza costi di entrata e uscita. Circa mille clienti hanno [...] leggi tutto

lunedì 18 novembre 2013

Alla fiera arrivano anche i minibond per retail

Dal Mondo dell'8 novembre 2013m n° 44, pag. 42-3

Benvenuti alla fiera dei mini-bond. Il mercato sta per sbocciare, sebbene con un certo ritardo rispetto alle attese. Basti pensare che il segmento dedicato di Borsa Italiana, l’Extramot pro, oggi ospita solo 22 titoli di 13 emittenti, per un totale di 1,7 miliardi di euro. Un sesto dei 10-12 miliardi stimati dal ministero dello Sviluppo economico alla vigilia del decreto Sviluppo del giugno 2012 che li ha introdotti (vedi box). Ma la storia dello strumento studiato dal governo Monti per aprire le pmi a una fonte di finanziamento alternativa al prestito bancario sembra prossima a una svolta. Anche grazie al lancio di nuovi fondi d’investimento specializzati. Destinati a rimuovere uno dei principali ostacoli cui si deve la mancata fioritura di queste emissioni: l’assenza di un ponte tra le imprese attratte dalla carta dei minibond per liberarsi dal giogo del credito (ancora congelato come dimostrano i dati di Bankitalia sui prestiti alle aziende, -5,4% tra giungo e agosto 2013) e gli investitori a caccia di inedite opportunità d’investimento nel reddito fisso. Entro novembre infatti si chiuderà la fase di sottoscrizione per i primi due fondi specializzati, proposti dalla banca privata Prader Bank, in collaborazione con PensPlan invest sgr e da Muzinich&com, che dichiara adesioni per 150 milioni di euro già raccolte. A gennaio saranno pronti a investire la Monte Paschi di Siena (con Finint investmens sgr), Duemme Sgr (Banca Esperia) e Riello investimenti. Da pochi giorni si possono acquistare quote del fondo Bond Italia pmi di Bnp paribas ip sgr, che a Parigi già opera con un team specializzato sul debiti privati di società non quotate. Entro fine mese saranno presentati i dettagli dell'iniziativa di Pioneer appena annunciata da Roberto Nicastro, dg della capogruppo Unicredit. E anche Intesa Sanpaolo, Cariparma, la Popolare di Vincenza e il Banco Popolare insieme ad altri operatori, come Anthilia Capital Partners, Tenax Partners, Anthares private equity e i fondi mezzanini AF Mezzanine e Mezzanove Capital, stanno lavorando ad iniziative ad hoc sul tema dei mini-bond. Il primo trimestre del 2014 sarà la volta di VerCapital, che dichiara un obiettivo di raccolta attorno ai 100 milioni. Ma di cosa si tratta esattamente? Quanto si può guadagnare investendo sui minibond e attraverso quali strumenti? La premessa d'obbligo [...]

mercoledì 13 novembre 2013

Stati Uniti ancora in bilico. I decennali saliranno oltre il 3%

Da CorrierEconomia dell'11 novembra 2013, pag.22

Senza un piano credibile per riorganizzare la spesa statale americana, l'accordo del 16 ottobre tra democratici e repubblicani statunitensi sul deficit vale poco. Presto si tornerà a parlare di shutdown e di tetto al debito, che deve essere nuovamente innalzato entro il 7 febbraio, per evitare il fallimento tecnico. «Se accadesse Wall Street potrebbe scendere del 15%, con un effetto ben più doloroso sui consumi», chiarisce Eric Chaney, capo economista di Axa IM e Axa Group. Paradossalmente, però, il default potrebbe favorire invece i detentori di titoli di Stato americani. «L'emergere di un nuovo rischio sistemico spingerebbe i grandi investitori a comprare bond Usa. Nonostante tutto, il debito statunitense resta la classe di attivo più liquida e sicura al mondo».

D. In questo scenario, la Federal Reserve congelerà la riduzione dello stimolo monetario?
R. Il cambio di rotta potrebbe slittare a gennaio o anche oltre, sotto la guida di Janet Yellen. Prima di prendere una decisione, infatti, la banca centrale vuole verificare le conseguenze dell'impasse politica sull'economia. L'ipotesi di un default tecnico resta comunque poco probabile e per adesso mi aspetto rendimenti decennali dei Treasury attorno al 2,8% a dicembre e vicini al 3,5% a fine 2014.

D. Intanto dalla Cina arrivano segnali rassicuranti. O no?
R. La crescita cinese si sta stabilizzando attorno al 7% o poco più. È l'effetto combinato di due spinte: la fine degli stimoli fiscali messi in atto pe [...] Leggi tutto

Vantaggio a tavolino per Londra e Parigi

Da CorrierEconomia dell'11 novembre 2013, pag.30

Urge un chiarimento da parte di Bankitalia. O un intervento del legislatore in grado di rimuovere lo svantaggio fiscale che penalizza le banche italiane rispetto alle inglesi e francesi. Il tema è quello dei bond ibridi: obbligazioni destinate a essere rimborsate per ultime, prima delle azioni, in caso di fallimento dell'emittente.«Per le banche che necessitano di un rafforzamento patrimoniale, in vista dell'Asset Quality Review (l'esame delle attività di bilancio da parte della Bce su 130 istituti dell'Eurozona, le prime 15 in Italia, nda), cui seguiranno gli stress test condotti dalla Eba, l'emissione di bond subordinati può rappresentare la chiave di volta: una soluzione alternativa all'aumento di capitale - ricordano Gioacchino Foti e Carlo Galli dello studio legale Clifford Chance - Peccato che un dubbio interpretativo in materia regolamentare e fiscale dissuada le banche italiane dal seguire la strada intrapresa da altri istituti. Société Générale, con il bond ibrido di fine agosto per 1,25 miliardi di dollari, ha visto migliorare il Tier 1 ratio di 27 punti base».La direttiva Crd IV stabilisce che in una situazione di forte stress, con il Core Tier 1 sotto la soglia del 5,125%, i bond ibridi possano essere utilizzati per assorbire le perdite, attraverso un taglio del valore nominale dell'obbligazione, oppure una sua conversione in equity. Tuttavia la direttiva stabilisce che questi strumenti possano essere [...] Leggi tutto

lunedì 4 novembre 2013

C'è più Italia nel fondo

Da Milana Finanza del 2 novembre 2013, pag. 40

Da mesi la rotazione dei portafogli verso i segmenti azionari tende a premiare le piazze del Vecchio continente. La novità è che da circa sei settimane l'origine dei flussi si sta progressivamente allargando. «Anche gli investitori statunitensi, sudamericani e asiatici dedicano [...] Leggi

venerdì 1 novembre 2013

La terza cura di Draghi

Dal Mondo del 25 ottobre 2013, n° 41, pag. 40-1

Gli analisti la ritengono inevitabile. Le banche della periferia non possono farne a meno. E molti operatori sono convinti che alla fine Mario Draghi calerà l’asso. Una nuova iniezione di liquidità, forse nella forma di una terza Ltro (Long term refinancing operation), capace di ridare fiato al sistema bancario europeo in vista di due appuntamenti decisivi e ormai prossimi: la revisione degli attivi bancari e gli stess test dell’Eba. Presto dunque, la Banca centrale europea potrebbe rubare la scena alla Federal Reserve. Con il governatore Draghi chiamato ancora una volta a respingere i possibili attacchi anti-euro, ripristinando la fiducia verso la tenuta del Vecchio continente. Molti investitori ricordano l’effetto distensivo prodotto dall’annuncio della prima Ltro, nel dicembre del 2011, su azioni europee e Btp. Con il Dax 30 e le banche della zona euro in grado di guadagnare oltre il 20% in soli tre mesi, doppiando l’Msci world. Una terza iniezione di liquidità avrebbe un impatto analogo? Come e quando conviene posizionarsi per trarne beneficio? Molto dipende dalle tempistiche della Bce. Il segnale di allerta riguarda in particolare la liquidità in eccesso del sistema bancario dell’Eurozona, attualmente pari a 207 miliardi di euro. Un soffio oltre la soglia critica dei 200 miliardi che, a detta dello stesso Draghi, potrebbe iniziare a spingere in alto i tassi sul mercato monetario, complicando la vita a molti istituti di credito. “La pressione è stata in parte alleviata dalla decisione della Fed di posticipare il tapering (riduzione dello stimolo monetario ndr)”, spiega Pierre Olivier Beffy, capo economista di Exane Bnp paribas, “ma potrebbe tornare verso fine anno, dato che le banche si preparano a restituire i fondi dei due precedenti Ltro”. Intanto, a settembre l’inflazione è scesa all’1,1% dall’1,3% di agosto. E all’orizzonte c’è l’Asset quality review, l’esame sulla qualità degli attivi bancari da parte della Bce. [...]

L'uomo del freeddo ha i conti in caldo

Dal Mondo del 25 ottobre 2013, n° 41, pag. 65

Di ritorno dall’ultimo viaggio negli Emirati Arabi, l’amministratore delegato del Gruppo Zanotti, Walter Maiocchi, stringeva un contratto da 20 milioni di dollari. Tanto vale la commessa appena vinta dalla società di Pegognaga (Mantova) con la Emirates Airlines contro i colossi tedeschi di Gea Group e gli americani di Carrier. All’aeroporto di Dubai, la Zanotti Spa realizzerà i frigoriferi per il servizio catering destinato agli Airbus A380. Ma nelle mire della società mantovane, specializzata nella produzione di macchine per la refrigerazione e conservazione agroalimentare, non c’è solo il business degli aeroporti in Medioriente. Un nuovo impianto, ad esempio, sta per essere consegnato a un gigante della macelleria russa nella città di Penza, 709 km a sudest di Mosca. Altri due sono in fase di realizzazione in Mauritania. “Lavoriamo su tutta la catena del freddo per l’industria alimentare, dalle macchine piccole ai supermercati, compreso il settore del trasporto refrigerato. Questa diversificazione ci ha permesso di continuare a crescere, nonostante l’andamento a singhiozzo dell’economia globale”, racconta Maiocchi. Dal 2008 il fatturato è cresciuto del 41% fino ai 106 milioni di euro realizzati nel 2012. Se la tendenza dei primi 9 mesi dell'anno fosse confermata, anche il 2013 si chiuderà con ricavi in espansione, a quota più 8%. Come molte società passate indenni attraverso la lunga recessione in Italia, anche l’azienda mantovana è molto esposta ai mercati esteri: l'export vale il 90% del fatturato e di questo la metà resta nel Vecchio Continente. Un altro 30% è suddiviso tra [...]

lunedì 28 ottobre 2013

Servizi - Ora bisogna investire sul fattore umano

Da CorrierEconomia del 21 ottobre, pag. 30

Per non perdere competitività e sopravvivere alle incursioni di operatori esteri molto agguerriti, le private bank devono cambiare. Due sembrano essere le strade percorribili: integrare l'offerta con nuovi servizi, diversi da quelli di puro investimento, puntando anche sulla tecnologia per ridisegnare le modalità di relazione all'interno della rete e tra questa e i clienti. Oppure investire sulle competenze dei banker, attraverso la formazione. Del resto, l'ultima analisi dell'Aipb, l'associazione degli operatori di private banking, ipotizza che entro il 2015 il brand della banca avrà esaurito la propria forza propulsiva e sarà relegato all'ultimo posto tra i fattori di successo che regolano la competizione nel settore.ModelloL'unico asset destinato a mantenere inalterata la capacità di attrarre clienti sarà la qualità dei banker, considerata già oggi, non a caso, la principale leva di sviluppo del business. «La qualità dei banker italiani può e deve essere migliorata. Negli ultimi anni ho incontrato moltissimi operatori del settore. I professionisti davvero bravi sono pochi», spiega Paolo Martini, direttore commerciale di Azimut e responsabile della divisione wealth management. Secondo cui, inoltre, molte strutture sono appesantite da una catena di comando troppo rigida e talvolta ingombrante. La stessa Aipb, del resto, riconosce la presenza di un modello uniforme tra le private italiane, orientato alla gerarchia e al controllo centralizzato. «Negli ultimi tre anni, con la nostra divisione wealth management abbiamo rastrellato sul mercato [...] Leggi tutto

Protezione cercasi

Da CorrierEconomia del 21 ottobre, pag. 30

Anche i Paperoni cercano protezione. La componente assicurativa rappresenta infatti circa un quinto degli asset detenuti dalle famiglie private italiane, pari al 19,3%. Secondo un'analisi condotta dall'Aipb in collaborazione con Prometeia, tuttavia, le fasce patrimoniali medio alte, comprese tra 500 mila e 5 milioni di euro, sono più sensibili al tema della protezione assicurativa: dedicano infatti il 22% del proprio portafoglio a strumenti di private insurance, contro l'11-12% dei clienti di fascia superiore (oltre 5 milioni), che prediligono soluzioni più complesse, come le gestioni patrimoniali. Anche nel private banking sopravvive comunque un ampio fenomeno di sotto-assicurazione. Basti pensare che su 100 famiglie private, 17 dichiarano di essere completamente prive di qualsiasi protezione e un terzo ha deciso di tutelarsi contro uno solo dei molteplici fattori di rischio cui è esposto: salute, danni al patrimonio, responsabilità civile. Persino tra coloro che dichiarano di aver sottoscritto almeno una copertura assicurativa, esiste un ampio divario tra la percezione dei rischi non finanziari e l'adozione di adeguate forme di tutela. Il caso più evidente è quello del rischio salute: 72 intervistati su 100 dichiarano di esserne esposti, ma solo poco più della metà, 53, provvedono a proteggersi. Un discorso analogo vale anche per il rischio di subire danni ai beni e al patrimonio, la premorienza, rischi professionali di non autosufficienza e di perdita d'impiego.Chi rinuncia ad assicurasi non lo fa, molto spesso, perché ritiene di essere in grado di far fronte con i propri mezzi ad ogni eventualità ma piuttosto, [...] Leggi tutto

Dal real estate all'arte: caccia ai margini

Da CorrierEconomia del 21 ottobre 2013, pag. 28

Con la raccolta amministrata le private bank guadagnano sempre meno. Secondo l'Aipb, l'associazione di categoria, il peso di questa voce nella composizione dei margini è sceso negli ultimi quattro anni, dal 28,3% al 16,1%. «La crisi finanziaria del 2008 ha spinto i clienti verso un controllo più diretto dei propri investimenti. Questo, in una prima fase, ha ridotto l'ampiezza della delega concessa agli istituti», premette Bruno Zanaboni, segretario generale dell'associazione. Si è passati, quindi, da un mandato pieno, «mi affido esclusivamente al mio referente per le decisioni di investimento, limitandomi a dare indicazioni di massima e a verificare i risultati conseguiti», ad un maggiore coinvolgimento personale: «valuto le proposte prima di prendere qualsiasi decisione». Questo contribuisce a spiegare perché, nei mesi successivi alla crisi dei subprime americani, la componente amministrata abbia visto crescere il proprio peso relativo. «Successivamente con il progressivo ritorno della fiducia [...] Leggi tutto

giovedì 24 ottobre 2013

Tentazione cinese

Da Milano Finanza del 19 ottobre 2013, pag. 39

Proviamo a dimenticare, per un attimo, la pessima fama di cui gode il debito dei Paesi emergenti dopo la correzione estiva. E immaginiamo un paniere obbligazionario che rende quanto i Btp decennali, 4,3%, ma a fronte di una durata finanziaria di 2,7 anni e con rating medio a cavallo tra BBB+ e A-, [...] Leggi tutto

mercoledì 23 ottobre 2013

Cinque mosse sui bond

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 42-3

Lo spettro del fallimento tecnico negli Usa ha congelato per un po’ il dibattito sulla riduzione dello stimolo monetario. La traiettoria della Federal Reserve, tuttavia, è segnata. Non si torna indietro. E anche se i tempi del tapering restano ancora certi, i tassi sono destinati inevitabilmente a salire. A scapito degli investitori troppo o male esposti all’universo dei bond. “Lo straordinario movimento registrato dal reddito fisso negli ultimi 30 anni è ormai giunto a un punto di svolta”, ricorda Gabriele Zaninetti, responsabile investimenti in Italia per Jp Morgan private bank. È necessario quindi reinterpretare l’investimento obbligazionario, accantonare alcune strategie in favore di altre, rimodulando la composizione dei portafogli. “Questo vale soprattutto per gli investitori italiani che, sfruttando un contesto domestico favorevole per liquidità e rendimenti, non di rado sono esposti ai bond nella misura del 70, 80 o anche 90%”, ricorda Zaninetti. Secondo cui, la prima strada da percorrere è una riduzione del peso dei bond in portafoglio a favore dell’azionario e di strumenti più flessibili, con una preferenza per l’Europa. Poi bisognerebbe ridurre le scadenze. Ad esempio attraverso fondi o Etf che permettano di prendere posizione solo sulla parte breve della curva dei rendimenti, tra zero e tre anni o fino a cinque anni. Ma non mancano soluzioni alternative e in alcuni casi più efficaci per difendersi da (o magari cavalcare) la risalita dei tassi.

1) Immunizzare la duration. Anziché ridurre la durata finanziaria del portafoglio, la si può azzerare con l’uso di strumenti derivati. Una strategia già utilizzata dai gestori di fondi [...]

Problemi emergenti

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 43-4

Bisogna distinguere: un conto è il tapering, la riduzione dello stimolo monetario. Che la quasi totalità degli economisti dà per imminente, una volta superato l’ostacolo del tetto al debito. Un altro sono i tassi di riferimento. Destinati a rimanere ai minimi ancora a lungo, forse fino al 2015. “La politica monetaria continuerà ad essere molto accomodante: non è ancora l’inizio di un secolare incremento dei tassi”, rileva Martha Metcalf, gestore del fondo Schroders isf global high income bond. Questo scenario, secondo la money manger, dovrebbe mantenere sotto controllo i fallimenti delle società con rating speculativo: “Negli ultimi anni, infatti, molte aziende si sono finanziate a costi bassi, allungando le scadenze. Un tasso di default sotto il 3% per i prossimi 12 mesi dovrebbe favorire una stabilizzazione degli spread”.

Domanda. Quanto possono rendere i bond speculativi americani?
Risposta. Per il 2013 confermiamo una stima tra il 6% e il 7%, di cui i due terzi già maturati nei primi 9 mesi dell’anno.

D. Quali obbligazioni privilegiate in termini di rating? 
Risposta. Le B ci piacciono particolarmente [...]

Ma un aiuto arriva dalla colomba Janet

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 43

La scelta di Janet Yellen per la successione a Ben Bernanke è una buona notizia per gli investitori obbligazionari. L’attuale vice-presidente della Fed, infatti, è considerata una colomba in tema di politica monetaria. E gli analisti scommettono che, ripercorrendo le impronte del suo predecessore, la nuova governatrice si muoverà con passo felpato sul terreno scivoloso del tapering: la riduzione dello stimolo monetario sarà, quindi, il più mite possibile. Favorendo, almeno sulla carta, una risalita meno aggressiva per i Treasury americani. “Non siamo di fronte ad un nuovo rimbalzo dei tassi, nell’ordine di 100 punti base in pochi mesi, come accaduto tra maggio e settembre. E in ogni caso”, rassicura John Lloyd, responsabile internazionale dell'analisi obbligazionaria per Janus Capital Group, “c’è spazio per una contrazione degli spread, che potrebbe parzialmente compensare il movimento dei govies”.

Domanda. A maggio e giugno, però, durante la fase iniziale di drastica risalita dei Treasury, gli spread si sono allargati anziché comprimersi, penalizzando anche gli high yield: una classe di attivo tradizionalmente protetta dal rischio tasso. Come si spiega questo comportamento anomalo?
Risposta. Gli spread riflettono da un lato le previsioni sui fallimenti delle aziende e dall’altro le condizioni di liquidità sul mercato. Proprio quest’ultimo elemento, legato all’andamento dei flussi, ha determinato un aumento della volatilità e spiega livelli di spread superiori a quelli che sarebbero giustificati dai tassi di default attesi. La liquidità, comunque, continuerà a giocare un ruolo. Più un titolo è illiquido [...]

lunedì 14 ottobre 2013

Qui si compra in saldo

Da Milano Finanza del 12 ottobre 2013, pag. 37

L'emorragia di fondi dal debito emergente non si è ancora arrestata. E l'incertezza sulla velocità e i tempi della riduzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti continueranno ad alimentare la volatilità nei prossimi mesi. Ma la fuga di massa dai bond dei Paesi in via di [...]  Leggi tutto

Roma già declassata ma non si può dire

Dal Mondo del 4 ottobre 2013, n°38, pag. 13-4          - in COVERSTORY -

Fatte salve nuove sorprese, l’ora del tapering scatterà a dicembre. Il via alla riduzione dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve sarà preceduto da una risalita dei rendimenti sui Treasury a 10 anni, verso il 3%, giudicato “fair value” nello scenario attuale. “Semmai bisogna chiedersi se anche i mercati azionari abbiano digerito l’imminente svolta nella politica monetaria. I prezzi sembrano scontare l’ipotesi che la minore liquidità immessa sui mercati sia compensata da una crescita robusta. Ma ciò non è detto”, avverte Chris Bowie, head of credit e gestore del fondo Ignis absolute return. “In ogni caso, anche nel reddito fisso la volatilità resterà protagonista fino a quando il dibattito sulle misure non convenzionali non sarà concluso”.

Domanda. Quanto tempo ci vorrà?
Risposta. Il tapering sarà graduale e dovrebbe concludere entro 18 mesi. Tuttavia se i dati macro continuassero ad essere deboli, la riduzione dello stimolo monetario potrebbe interrompersi e procedere a strappi.

D. Quale segmento dell’universo obbligazionario privilegiate?
R. La componente investment grade. Riteniamo sia la migliore posizione possibile di fronte all’atteso aumento della volatilità, che potrebbe penalizzare le asset class più rischiose.

D. Quanto spazio c’è per una compressione degli spread?
R. Non molto, 20 o al massimo 50 punti base. Ci aspettiamo un rendimento assoluto compreso tra il 2 e il 5% nel prossimo anno.

D. La presa di posizione da parte di Mario Draghi a favore dell'euro, nel luglio del 2012, ha contribuito a rimuovere il rischio sistemico associato alla fine della moneta unica. Oggi, quale effetto produrrebbe produrre le tensioni attorno al governo sulle emissioni governative e corporate italiane?
R. Dipende dalle agenzie di rating. L’Italia si trova solo due gradini sopra il livello speculativo.

D. Vi aspettate un declassamento a livello junk, spazzatura? Fitch lo ha già minacciato. 
R. Difficile dirlo. Io credo che per le agenzie di rating Italia e Spagna siano già sotto l’investment grade. Non lo dichiarano per una serie di ragioni [...]

Attraenti quelle curve ma occhio alle cadute

Dal Mondo del 4 ottobre 2013, n°38            -  in COVERSTORY -

Riflettori accesi ancora sull'Italia, a causa dell'instabilità politica. Basta osservare quello che è accaduto lunedì 30settembre, quando i rendimenti dei Btp decennali sono tornati a prezzare il rischio di una nuova fase d'incertezza, portandosi sopra il 4,6%. Gli investitori si interrogano sulle possibili reazioni dei mercati all’evolversi di una situazione politica che rimane estremamente fluida e difficile da comprendere. Saranno indulgenti nei confronti dell’Italia, come durante la lunga impasse scaturita dalle elezioni di febbraio? Oppure, questa volta, il giudizio di operatori e money manager sarà tranchant, aprendo la strada a un violento ritorno della tensione sui titoli di Stato? “Per i mercati un cambio di governo non è così drammatico, di per sé”, rassicura Christel Rendu de Lint, head of fixed income di Union Bancaire Privée (Ubp). “L’importante è che l’Italia mantenga stabilmente, nei toni e nei comportamenti, l’impegno a restare nella Moneta Unica, senza abbandonare la strada intrapresa sul fronte dell’aggiustando dei conti pubblici. Le maggiori fibrillazioni sui debiti del Vecchio Continente avvengono quando qualche leader politico mostra delle ambiguità su questo tema o allude all’ipotesi di uscita di un Paese periferico da Eurolandia. Naturalmente la volatilità sui Btp può tornare, ma non credo che i rendimenti saliranno a livelli preoccupanti”.

Domanda. Dal punto di vista operativo, è meglio comunque alleggerire l’esposizione ai Btp, in attesa che lo scenario politico si faccia più chiaro?
Risposta. Ci piacciono Italia e Spagna. Ma in entrambi i casi, preferiamo rimanere su scadenze inferiori ai 3 anni. Si tratta della parte di curva più attraente in termini di rischio-rendimento.

D. Intanto, dopo il passo indietro della Fed, i rendimenti dei Treasury americani a 10 anni sono scesi attorno al 2,6%. La traiettoria è segnata. Torneranno a crescere?
R. Nel prossimo trimestre, si muoveranno nella forbice tra il 2,5 e il 3%, di pari passo con le dichiarazioni di Ben Bernanke. Ma la cornice di fondo non cambia, [...]

lunedì 7 ottobre 2013

La Likonomic punta al +7% di Pil

Da Milano Finanza del 5 ottobre 2013, pag. 38

La Cina è in recupero, ma resta in bilico. E si illude chi pensa che il colosso cinese sia ormai avviato verso una ripresa solida, senza strappi. «Per quest'anno potremmo aver superato i minimi. Tuttavia, il rimbalzo non è forte. Gli indicatori Pmi stanno ancora oscillando [...] Leggi tutto

Più fiducia sulla Cina

Da Milano Finanza del 5 ottobre 2013. pag. 38

Le buone notizie sul fronte cinese hanno ridato fiato ai mercati asiatici. In agosto, infatti, l'indice Pmi degli acquisti, termometro del settore manifatturiero, è tornato sopra la soglia dei 50 punti che separano la contrazione dall'espansione economica. Allontanando, così, [...]  Leggi tutto

venerdì 4 ottobre 2013

E adesso Telecom Pro

Dal Mondo del 27 settembre 2013, n°37, pag. 10-12        - COVERSTORY -

L'uscita di Vodafone dal mercato americano. Il bond dei record da 49 miliardi di dollari emesso da Verizon per finanziare l’acquisto della quota ceduta dagli (ex) soci inglesi. La tregua tedesca tra Telefonica e America Movil sulla vendita di ePlus. Kpn, a sua volta, nel mirino di Carlos Slim per il lancio di un' Opa da 7,2 miliardi di euro, che consegnerebbe al magnate messicano il restante 70% della società olandese. E, infine, la partita italiana. Con il baricentro di Telco, la scatola che controlla il 22,4% di Telecom Italia, nell'orbita stretta degli spagnoli di Cesar Alierta, dopo l’accordo per l'acquisto del 70% di Telco. Che proietta Telefonica, anti-trust permettendo, verso una possibile acquisizione dell’intera holding ("Una scelta pessima da parte dei soci italiani", ha commentato l'ex ceo di Intesa Sanpaolo ed ex ministro, Corrado Passera). Il risiko delle tlc europee si fa incandescente. Come i prezzi dei candidati a possibili fusioni o acquisizioni. Che ora potrebbero prendersi la rivincita dopo un lungo periodo di disaffezione da parte degli investitori, tornati a guardare con appetito al settore, a caccia di buone occasioni e prezzi scontati. Due clessidre scandiscono il tempo rimasto per le decisioni irrevocabili intorno a Telecom Italia, che rimane il dossier più caldo. La prima scade il 3 ottobre, con il cda chiamato a definire il piano industriale, alla luce dei nuovi scenari. La seconda è tra le mani di Standard&Poor's e sorelle. Perché se l’accordo tra Telefonica e i soci italiani, Intesa, Generali, Mediobanca, garantisce fino a giungo 2014 la sopravvivenza di Telco e permette di guadagnare tempo, poco cambia quanto alla necessità di un rafforzamento patrimoniale. Il 9 agosto, Moody’s ha messo sotto osservazione la società guidata da Franco Bernabè per un possibile downgrade a livello speculativo. Schiacciata da un debito netto di 28 miliardi di euro, Telecom Italia deve rifinanziare 3-4 miliardi l'anno. L'emissione da un miliardo del 19 settembre è andata bene, ma senza l'investment grade la situazione potrebbe farsi più delicata. Un po’ di respiro potrebbe arrivare dalla vendita degli asset in Brasile. Dove Telefonica, già presente con Vivo, concorrente diretto di Tim Brasil, vorrebbe gestire in una posizione di forza lo spezzatino della controllata sudamericana di Telecom Italia, quando le autorità locali chiederanno il conto: molti scommettono infatti che un ruolo da primo azionista singolo per Telefonica, possa essere mal digerito dall'anti-trust brasiliano. “Sotto pressione delle autorità locali, però, la cessione di Tim Brasil potrebbe avere esito insoddisfacente. E comunque [...]

giovedì 3 ottobre 2013

Soldi - puntata del 20 settembre 2013

Ospite di Cosimo Pastore a Soldi, ho parlato della decisione di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, di rinviare l'inizio del tapering (la riduzione dello stimolo monetario), rischio politico e Btp in Italia, obbligazioni speculative (high yield) e stato di salute delle banche italiane  

Guarda la puntata andata in onda venerdì 20 settembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su Odeon TV:

Fondi comuni - Un anno vissuto orgogliosamente

Da CorrierEconomia del 30 settembre 2013, pag. 26-7

Il 2013, salvo colpi di scena, è già l'anno dei record per il risparmio gestito. Con un saldo di 52,5 miliardi di euro tra nuove sottoscrizione e riscatti, la raccolta dei primi 8 mesi dell'anno ha superato il dato dell'intero 2005, migliore annata dall'inizio della mappatura sui flussi da parte di Assogestioni, nel 2003. Numeri incoraggianti per l'industria, non solo perché evidenziano un netto cambio di rotta, dopo due anni consecutivi con il segno meno. Ma anche perché, accelerando la fase di recupero, hanno portato le masse gestite a quota 1.270 miliardi, nuovo primato storico. La mollaDue fattori hanno contribuito al successo di fondi e gestioni di portafoglio negli ultimi mesi. Da un lato, l'azione di supporto da parte degli intermediari: «Le banche, anche grazie alle operazioni di rifinanziamento a lungo termine promosse dalla Bce, hanno visto ridurre la necessità di fare raccolta diretta attraverso il collocamento di bond sul mercato retail. Questo ha permesso alle reti bancarie di valorizzare i servizi a maggior valore aggiunto, come il risparmio gestito», spiega Marco Carreri, amministratore delegato e direttore generale di Anima Sgr. Le buone performance realizzate dai mercati nel 2012, particolarmente gratificanti per alcuni segmenti del reddito fisso, hanno fatto il resto, incoraggiando gli investitori ad incrementare gli asset in gestione. Dove vanno i flussiNon stupisce che proprio i fondi obbligazionari, sull'onda degli ottimi risultati dello scorso anno, abbiano continuato a raccogliere buoni flussi, nonostante uno scenario reso via via meno favorevole ai bond dall'aumento dei tassi Usa. «Non dimentichiamo che l'investitore italiano tende a manifestare un atteggiamento conservativo e identifica nei bond una classe di attivo adatta a salvaguardare il portafoglio», sottolinea Lorenzo Alfieri, country head per l'Italia di J.P. Morgan AM. Un approccio troppo difensivo, però, potrebbe costare caro nei prossimi mesi. «Ci sono pochi dubbi sul fatto che le nubi si vadano addensando, in particolare, su certe tipologie di obbligazioni», sottolinea Paolo Federici, managing director Southern Europe e Latin America di Fidelity W.I. Ecco perché gli operatori suggeriscono di privilegiare i fondi flessibili [...] Leggi tutto

giovedì 26 settembre 2013

Banche in crisi, chance possibile

Dal Mondo del 20 settembre 2013, n°36, pag. 34-6

Un istituto regionale come Banca delle Marche appena commissariato. Altri 20 gruppi sotto ispezione da parte di Bankitalia. Uno di questi è Carige, già finito in un fascicolo della procura di Genova, che vuole approfondire alcuni aspetti critici evidenziati da via Nazionale. E poi ancora: dopo lo scandalo derivati, Mps deve trovare nuovi capitali per 2,5 miliardi di euro, equivalenti alla sua stessa capitalizzazione di Borsa. La Banca popolare di Milano (Bpm) è alla disperata ricerca di un diverso modello di governance. Senza dimenticare il dato record sulle sofferenze del sistema bancario nazionale: 139,7 miliardi a luglio, in crescita del 22,2% rispetto al mese precedente. Da ultimo, le tensioni sindacali con la recente rottura delle trattative al tavolo dell'Abi (Associazione delle banche) per il rinnovo del contratto di categoria e un possibile sciopero alla fine di ottobre. Insomma, ce n'è abbastanza per pensare che l'intero settore finanziario sia sull'orlo di una nuova crisi. Ma è proprio così? Le banche non sono tutte uguali. Lo dimostrano i numeri scritti nero su bianco nei conti economici dei principali istituti di credito. E allora forse vale la pena chiedersi se tra i titoli bancari, tutti indistintamente sotto pressione per il rischio Paese e la minaccia di una nuova fase d'instabilità politica, possa nascondersi qualche buona occasione d'acquisto. Molti operatori sentono odore di rally per Piazza Affari, convinti che l’economia italiana possa agganciare la ripresa europea. Con i finanziari, in quel caso, candidati a battere il Ftse Mib. Allora, meglio partire dai numeri. La lettura delle semestrali ha consegnato agli analisti due sorprese. “Quella positiva riguarda le commissioni”, spiega Stefano Turlizzi, gestore azionario di Cassa Lombarda. Alcuni sono tornati a fare profitti grazie alle capacità di collocamento delle reti distributive. “In questo senso, Intesa, Banco Popolare e Bpm sono gli istituti usciti un po' meglio dall'ultima tornata”. La sorpresa negativa riguarda, invece, gli impieghi. Quasi tutti gli istituti hanno visto crescere le rettifiche di valore sui crediti problematici, con l'eccezione di Unicredit (vedi tabella). “Può essere il segnale che l’istituto guidato da Federico Ghizzoni [...]

Quei Mondi bond spada di Damocle

Dal Mondo del 20 settembre 2013, n° 36, pag. 35

Tra tutte, la situazione di Mps appare la più intricata. Il piano di ristrutturazione concordato con la Commissione Europea per ottenere il via libera definitivo ai “Monti Bond” prevede, oltre a nuovi tagli del personale e alla riduzione graduale dei Btp in portafoglio, un aumento di capitale monstre da 2,5 miliardi di euro. Difficile da attuare entro la scadenza di 12 mesi, imposta da Bruxelles. Non a caso Piazza Salimbeni è uno dei titoli più penalizzati in Borsa negli ultimi 12 mesi. Nonostante mostri dinamiche di sofferenze e incagli in rallentamento su base trimestrale e rapporti di copertura dei crediti problematici in linea con le migliori prassi a livello domestico. “Mps resterà in perdita per parecchio tempo, finché non restituirà buona parte dei Monti-bond, sui quali [...]

Dalla Lanterna poca luce sul futuro

Dal Mondo del 20 settembre 2013, n° 36, pag. 36

La recente ispezione di Bankitalia ha costretto Carige ad adeguare in fretta e furia classificazioni e coperture. Il risultato è un secondo trimestre chiuso in perdita per 78 milioni, prodotti in buona parte dall’impennata delle rettifiche sui crediti. I dubbi degli investitori, che hanno già penalizzato il titolo con la peggiore performance degli ultimi 12 mesi tra i bancari italiani, si concentrano sull’entità dell’aumento di capitale. Il piano di rafforzamento patrimoniale da 800 milioni già approvato da Consiglio di amministrazione rischia, infatti, di non essere sufficiente. A chi fosse già investito, [...]

Sportelli Champions. Chi vince in Europa

Dal Mondo del 20 settembre 2013, n°36, pag. 36

Da un lato le buone notizie: l’uscita del Vecchio Continente dalla recessione e i progressi sul fronte dell’Unione Bancaria, con la supervisione unica in capo alla Bce, votata dal Parlamento europeo. Dall’altro, gli interrogativi sulla qualità degli attivi bancari e gli stress test Eba, in calendario per la prima metà del 2014. Ma l’incertezza non piace ai mercati. “La tregua nella crisi dei debiti ha permesso al settore bancario europeo di riprendersi”, ricorda Joffrey Ouafqa, fund manager di Convictions am. Da inizio anno, il comparto guadagna il 16,6%, tre punti e mezzo in più rispetto al paniere principale, lo Euro Stoxx 50. D’ora in avanti, però, gli investitori dovranno essere ancora più selettivi. “Le banche francesi rimangono [...] 

giovedì 19 settembre 2013

En attendant Bernanke

Dal Mondo del 13 settembre 2013, n°35, pag. 32-3

Il dato di venerdì 6 settembre sui nuovi occupati negli Stati Uniti, inferiore alle attese, ha messo in forse ciò che molti operatori davano già per scontato: l’inizio imminente della exit strategy da parte della Federal reserve. I dubbi verranno sciolti il prossimo 17-8 settembre, quando il Fomc si riunirà per fare il punto sullo stato di salute della ripresa americana. E valutare se la terapia va corretta, iniziando subito a ridurre il dosaggio dello stimolo monetario. O al contrario, è ancora troppo presto per staccare l’ossigeno del quantitative easing. La traiettoria è tracciata ma la decisione sui tempi e la portata dei tagli può fare la differenza. Perché tutti gli investitori sono sintonizzati sul prossimo discorso del governatore Ben Bernanke. E il mercato ha già dato prova di essere molto suscettibile ai cambi di tono, anche impercettibili, del presidente della Fed. Che negli ultimi quattro mesi, a più riprese, hanno messo in fibrillazione i listini. Basti ricordare che tra maggio e luglio, stima Morningstar, i fondi specializzati sui bond americani hanno registrato deflussi per 44,4 miliardi di dollari a livello globale. Con perdite comprese tra il 2,4% dei bond speculativi e il 12% subito da chi, ai primi di maggio, deteneva Treasury decennali. E ora si chiede se la correzione sia finita e come eventualmente rimescolare il portafoglio.

È davvero giunta l’ora del “tapering”? Rimasta in bilico per alcune settimane tra le buone notizie (il dato sulla crescita americana del secondo trimestre, in accelerazione a 2,5%, richieste di sussidi per la disoccupazione ai minimi dall’ottobre 2007) e quelle negative (l’indice pmi manifatturiero di agosto deludente, la fiducia dei consumatori in calo), ora la bilancia di Bernanke potrebbe pendere a favore del mantenimento degli acquisti al ritmo di 85 miliardi di euro mensili. Obiettivo: ridare fiato ai consumatori dopo il violento rialzo dei tassi sui mutui americani a 30 anni [...]

martedì 17 settembre 2013

Finanziamenti - Nella tana dei tassi (buoni)

Da CorrierEconomia del 16 settembre 2013, pag. 24-5

Che il credito al consumo sia ancora bloccato è noto. Ma se è vero che ottenere un prestito è diventato più difficile e costoso, rinunciare al confronto tra le diverse opzioni disponibili sul mercato significa rassegnarsi a pagare (molto) più del necessario. Proviamo a fare un esempio. Per un prestito di 17 mila euro da restituire in 7 anni, e destinato a finanziare le spese di ristrutturazione della casa, alla finanziaria della Popolare di Milano un impiegato quarantenne paga complessivamente 24.600 euro. Oltre 7 mila in più, tra interessi e spese di vario genere (Taeg 11,86%), rispetto alla somma finanziata. Sul mercato, però, si possono trovare condizioni più vantaggiose in termini di tasso, commissioni e spese accessorie. A parità d'importo e durata, ad esempio, Agos Ducato applica un tasso effettivo del 7%, che equivale ad un esborso di 21.406 euro. A conti fatti, se ne possono risparmiare circa 3.200 rispetto all'ipotesi iniziale.Ma non c'è da rallegrarsi, se si pensa che per un prestito identico, un consumatore tedesco spenderebbe ancora meno: 19.949 euro.

La prova. È quanto emerge da un'analisi dell'Istituto Tedesco Qualità e Finanza, che, in esclusiva per CorrierEconomia, ha esaminato il mercato italiano dei prestiti, mettendo sotto la lente l'offerta dei principali operatori del settore, 14 istituti in tutto, tra banche e società finanziarie pure: Agos Ducato, Compass (Mediobanca), UniCredit, Findomestic, Intesa Sanpaolo, Consum.it (Gruppo MPS), Deutsche Bank, Bnl, Santander Consumer Bank, Credem, Pro Family, Creditis (Gruppo Carige), Ubi e Fiditalia. Ma 5operatori (Bnl, Credem, Santander, Ubi, Creditis) non hanno fornito i dati richiesti. Quale società offre le migliori condizioni sul mercato italiano? Dopo aver sottoposto a ciascun istituto tre differenti ipotesi di finanziamento, relative ad altrettanti profili di consumatori, (tra i più diffusi in Italia secondo il broker Prestitionline.it), la risposta si legge nei numeri: l'offerta di Agos Ducato, infatti, è risultata la più competitiva in due casi su tre. Lo scarto tra i prestiti più vantaggiosi e i più cari appare ragguardevole [...] Leggi tutto

Sfide - Le condizioni non sono tutto: chi è più attento e vicino ai clienti

Da CorrierEconomia del 16 settembre 2013, pag. 24-5

Il tasso non è l'unica voce di cui tenere conto quando si chiede un prestito. La possibilità di saltare una rata senza costi aggiuntivi, la velocità di accredito della somma richiesta e la facilità di contatto con il personale della società, ad esempio, sono alcuni degli aspetti da considerare prima di scegliere a quale istituto rivolgersi. Le materiePer misurare la qualità del servizio offerto, l'Istituto Tedesco Qualità e Finanza ha analizzato i risultati di un sondaggio online rappresentativo condotto dal centro di ricerca Service Value. Sono stati interpellati gli italiani che negli ultimi 12 mesi sono stati clienti di almeno uno dei seguenti 9 istituti di credito: Agos Ducato, Compass, Unicredit, Findomestic, Intesa San Paolo Finance, Deutsche Bank Easy, Bnl, Consum.it e Santander Consumer Bank. Sono state indagate cinque dimensioni della qualità del servizio: offerta dei prodotti, rapporto qualità-prezzo, assistenza, relazione e comunicazione con i clienti.I giudiziNel complesso, Agos Ducato, Deutsche Bank Easy e Findomestic sono le migliori società in termini di qualità del servizio, giudicata ottima dagli intervistati. Molto buona è la valutazione assegnata a Bnl, mentre tutti gli altri istituti sono esclusi dal gruppo di eccellenza, nella classifica generale sulla soddisfazione della clientela.Nel dettaglio, Agos ottiene il voto più alto in tema di flessibilità dell'offerta [...] Leggi tutto

Uno spread pesantissimo

Da CorrierEconomia del 16 settembre 2013, pag. 24

Lo spread si paga, anche alla sportello. Per un finanziamento di 6.000 euro a 36 mesi, in Italia si versano, alle migliori condizioni di mercato, 1.005 euro di soli interessi: oltre il doppio di quanto deve sborsare un consumatore tedesco per un prestito di analoghi importo e durata (430,53 euro, vedi tabella). Le differenze si amplificano con l'aumentare della somma erogata. Il confronto effettuato dall'Istituto Tedesco Qualità e Finanza mostra che in Italia un prestito di 17 mila euro finalizzato alla ristrutturazione della casa costa 1.460 euro in più di soli interessi rispetto ad un finanziamento identico sottoscritto in Germania. Il Paese di Angela Merkel, del resto [...]

lunedì 16 settembre 2013

Il Sorpasso

Dal Mondo del 6 settembre 2013, n°34, pag. 28-30 - COVERSTORY -

Madrid al sorpasso. Le crepe emerse tra le fila delle larghe intese all’indomani della sentenza di condanna per Silvio Berlusconi nel processo Mediaset hanno riesumato il fantasma di una possibile crisi di governo, invertendo la rotta dei titoli di Stato italiani verso una risalita dei tassi. La Spagna di Mariano Rajoy ne ha approfittato per tornare all’inseguimento e il 27 agosto, il differenziale di rendimento tra il btp a 10 anni e il corrispettivo bonos è sceso ai minimi degli ultimi 18 mesi, 4 punti base. Un soffio. Déjà vu di quanto accaduto a marzo, quando l’Italia senza governo, impantanata tra le sabbie mobili dell’impasse post-elettorale, rischiò la retrocessione, cedendo alla Spagna la guida dell’Europa periferica. Allora il tentativo fallì e in questi mesi i btp decennali hanno mantenuto un margine di sicurezza di 20-40 punti base sull’inseguitore. Ma ora la Spagna è tornata alla carica. E se il primo attacco è stato sventato, l’infittirsi della nebbia attorno alle sorti della maggioranza di governo, con l’avvicinarsi del verdetto sulla decadenza dell’ex premier dal mandato parlamentare, previsto il 9 settembre in capo alla giunta per le elezioni di Palazzo Madama (cui seguirà il voto finale in Aula), potrebbe fornire a Madrid lo spunto per l’affondo decisivo. Con implicazioni tutte da verificare per i titoli di Stato italiani. Soprattutto se la situazione politica dovesse precipitare, aprendo le porte alla caduta del governo. E, teme qualche analista, a una possibile chiusura di molte posizioni sull’Italia. “L'attività economica italiana sta recuperando terreno più di quanto molti osservatori si aspettassero”, premette Jonathan Bayliss, portfolio manager di Goldman Sachs am. “Ma se il governo dovesse cadere nel 2013, i mercati potrebbero mostrarsi più preoccupati di quanto non lo fossero a febbraio: il contesto globale per gli investitori obbligazionari è meno positivo perché [...]

Attenti al tetto dei 300 punti

Dal Mondo del 6 settembre 2013, n°34, pag. 29

“Finché lo spread rimane sotto i 300 punti base non c’è da preoccuparsi”. Maurizio Milano, responsabile analisi tecnica del gruppo Banca Sella, spiega quali sono i livelli da tenere d’occhio in caso di risalita dello spread tra btp a 10 anni e bund di pari durata. “Superata quella soglia, la dinamica ribassista iniziata oltre un anno fa subirebbe una brusca battuta d’arresto. Ma è a ridosso dei 350-360 punti base che la situazione inizierebbe a farsi critica”, precisa l’analista. Per la Spagna, i livelli di attenzione si collocano, dal punto di vista tecnico, rispettivamente a [...]

Duello di industrie nel mediterraneo

Dal Mondo del 6 settembre 2013, n°34, pag. 30

Italia Spagna finisce 4-2. La rivincita sui campioni in carica (del mondo e d’Europa) non prende forma sui campi di calcio ma tra stabilimenti e capannoni industriali. Secondo uno studio di Euler Hermes, società del Gruppo Allianz specializzata nell’assicurazione dei crediti commerciali, sono quattro i settori in cui lo Stivale vanta un migliore stato di salute rispetto alla penisola iberica: food retail, industria farmaceutica, information technnologies, componenti per l’industria dell’auto. “Il merito è della domanda interna, che in Italia ha mostrato una maggiore capacità di tenuta”, precisa il capo economista, Ludovic Subran. “Per quanto riguarda il pharma, il taglio dei rimborsi sui medicinali è stato inferiore in Italia; inoltre [...]

martedì 27 agosto 2013

Continente Vecchio fa buon rendimento

Dal Mondo del 23 agosto 2013, n°32, pag. 34-5

Il tonfo delle obbligazioni, tra maggio e giugno, ha spezzato la lunga luna di miele degli investitori con il reddito fisso. Il rimbalzo è stato vigoroso, ma non ha scalfitto la diffidenza di molti nei confronti dei bond. Eppure c'è un segmento che, secondo diversi anlisti, è stato penalizzato ingiustamente: “I bond high yield hanno subito un impatto indiretto, legato all'aumento della volatilità, mentre i fondamentali sono rimasti solidi. Ecco perché in questa circostanza, la decorrelazione con i Treasury, che continua invece su archi temporali più ampi, non ha funzionato”, spiega Alain Krief, responsabile reddito fisso di Oddo am. Convinto che, tornata una relativa calma sui mercati, i bond speculativi continueranno a dare buoni rendimenti nella seconda parte dell'anno.

Domanda. Tra i titoli speculativi, dov'è mrimasto più valore: in Europa o negli Stati Uniti?
Risposta Il trend è lo stesso, ma riteniamo che gli high yield europei possano sovraperformare nei prossimi mesi, perché la qualità degli emittenti, mediamente superiore nel vecchio continente, non è riflessa nei prezzi: semplificando diciamo che il 70% delle emissioni euorpee high yield ha un rating pari a BB, il 30% è giudicato B. L'indice americano, invece, è più o meno equamente distribuito tra le due classi. Sotto il profilo rischio-rendimento, l'Europa è più interessante.

D. Quando può valere una scommessa sui titoli “spazzatura” europei da qui a fine anno? 
R. Il 6% circa. Il nostro target [...]

Sarà un autunno di merger

Dal Mondo del 23 agosto 2013, n°32, pag. 34-5

Motori bollenti in area m&a. Con matrimoni d'affari in vista tra le aziende. Dopo una lunga fase di tregua, i top manager di molte aziende in giro per il mondo hanno ripreso in mano i dossier lasciati nel cassetto durante i mesi d’incertezza sul piano economico, politico e monetario. Nelle prossime settimane, di pari passo con un progressivo diradamento della nebbia sulla solidità della ripresa americana e sui tempi della exit strategy da parte della Federal Reserve, potrebbero riprendere slancio numerosi progetti di fusione e acquisizione. Con buone possibilità di guadagno, dicono gli analisti, per gli investitori che sapranno posizionarsi correttamente. E in anticipo. “In Europa la situazione rimane confusa, non si conoscono i tempi d’uscita dalla recessione. Negli Stati Uniti, invece, ci aspettiamo una maggiore chiarezza sull’andamento del mercato del lavoro e sulle prospettive economiche. Questo dovrebbe alimentare un più ampio flusso di operazioni di merger&acquisitions”, spiega John McVeigh, senior analyst di Tig arbitrage associates [...]

venerdì 9 agosto 2013

Depositi blindati

Dal Mondo del 9 agosto 2013, n°31, pag. 32-3

Conti di deposito ristretti. Da un lato, le famiglie che fanno più fatica a risparmiare, dall'altro la liquidità rende meno. Molto meno. Tre mesi fa, i depositi fruttavano in media il 3% senza vincoli. Oggi si guadagna la metà. Ma se è vero che i tassi si sono rimpiccioliti, non significa che questo strumento sia divenuto meno attraente rispetto, ad esempio, all'inflazione o ad altri prodotti con analoga funzionedi parcheggio. Senza dimenticare che, alle migliori condizioni di mercato, sul deposito libero si può ottenere fino al 3,25% lordo (2,6% netto), seebbene solo per due mesi. Il rendimento sale al 3,5% per chi è disposto a blindare il conto per un anno. Ma occorre chiedersi perché i rendimenti si sono fatti così magri, se possono scendere ancora e quali sono le alternative.

Tutti al traino del Bot Anzitutto, se i tassi sono calati non è perché le banche riescono a fare raccolta a costi più bassi attraverso canali differenti. “Il mercato dei prestiti interbancarii senza garanzie è ancora sostanzialmente inesistente, non dà segni di vita”, premette Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis. Alcuni istitui di credito italiani, negli ultimi mesi, hanno emesso nuove obbligazioni. Ma anche in questi casi, spiega l'ad, rimane la necessità di fare funding rivolgendosi ai correntisti. Oltretutto, l'Euribor, il parametro che dovrebbe esprime il costo dei presiti a breve termine tra istituti di credito, non è più un indicatore attendibile: il tasso d'interesse al quale le banche si finanziano tra loro è, infatti, molto più alto. Ovviamente le differenze variano molto tra banca e banca. E si riflettono nelle condizioni proposte ai clienti. "Alcuni istituti [...]"