venerdì 18 gennaio 2013

Rischio debito nel portafoglio

Dal Mondo dell'11 gennaio 2013, pag. 34-5

Il conflitto tra Democratici e Repubblicani ricorda sempre più da vicino lo spettacolo sconcertante andato in scena, tra leader del Vecchio Continente, dopo lo scoppio della crisi debitoria. Un pericoloso gioco al massacro. Che costringe gli investitori a verificare le proprie strategie di asset allocation sulla sponda americana dell'Atlantico. L'accordo raggiunto in extremis ad un soffio dal Fiscal Cliff ha escluso lo scenario più drammatico, trasformando il temuto baratro da 600 miliardi di dollari in un non molto rassicurante dirupo: tagli automatici di spesa per 110 miliardi sono stati, infatti, posticipati di due mesi ed entreranno in funzione il 1 marzo in mancanza di un nuovo accordo. Con un impatto sulla crescita stimato in mezzo punto percentuale di Pil. Da aggiungere alle misure entrate in vigore l’1 gennaio: più tasse per chi guadagna oltre 400mila dollari l'anno e per le famiglie con redditi superiori a 450mila, fisco più pesante su dividendi e capital gain (per i contribuenti più ricchi), successioni più onerose e aumento dei prelievi fiscali in busta paga, a titolo di contributi previdenziali, per mille dollari l'anno a famiglia. Nel complesso, per il 2013, Schroders ipotizza una stretta fiscale da 160 miliardi, pari ad un punto di Pil. Meno ottimistiche le stime di Credit Suisse. “Gli interventi già adottati valgono meno 1,5% sulla crescita del Pil”, spiega Pierluigi Nodari, responsabile delle gestioni private. “Se i tagli da 110 miliardi non fossero evitati, l'impatto complessivo sarebbe di due punti”. Risultato: nella migliore delle ipotesi, quest'anno l'economia americana crescerà del 2%. Non abbastanza per riassorbire in tempi rapidi i disoccupati in eccesso. In che misura questo rallentamento è già nei prezzi azionari? [...]

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