venerdì 1 marzo 2013

Bond emergenti in moneta locale

Dal Mondo del 22 febbraio 2013, n°8 pag. 42

Prendere posizione all’indomani di un lungo rally è molto pericoloso. Si rischia di restare spiazzati, con il cerino in mano, proprio mentre i grandi investitori si danno precipitosamente alla fuga. Non a caso, dopo aver archiviato il 2012, sulla spinta di flussi record, con performance tra il 16 e il 19% per i bond rispettivamente in divisa locale e valuta forte, oggi il debito emergente è guardato con una certa diffidenza, per il timore di massicce prese di profitto. Ma secondo gli esperti, l’ipotesi di un’emorragia dal debito dei Paesi in via di sviluppo è infondata, per alcune ragioni. La prima: i fondamentali di questi Paesi restano buoni, soprattutto in confronto a quelli disastrati dell’Occidente. “I mercati emergenti valgono il 50% del Pil globale”, premette Sam Finkelstein, head of macro strategies e gestore del fondo Gs growth & emerging markets debt local portfolio per Goldman Sachs am. “Se si confronta il dato con l’esposizione degli investitori al debito emergente, si deve concludere che questa asset class è, semmai, sottorappresentata. I flussi continueranno a crescere, anche se a una velocità inferiore”. Intanto, però, le obbligazioni in valuta forte hanno avuto una correzione.

Nessun commento:

Posta un commento