venerdì 15 marzo 2013

I nostri soldi sull'ottovolante

Dal Mondo dell'8 marzo 2013, n° 10, pag. 34-36 - con Micaela Osella

Sull'ottovolante. Qualunque soluzione si trovi all'impasse scaturita dallo spoglio elettorale, l'unica certezza è che gli investitori dovranno fare i conti con un equilibrio instabile. Quantomeno nelle settimane che ci vorranno per costituire un governo e poi arrivare alla scadenza del settennato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Senza considerare la possibilità che entro pochi mesi si torni alle urne. E i mercati sono in allerta.

Dopo la fiammata iniziale, la tensione è tornata a salire. Lunedì 4 marzo i Btp a 10 anni si sono riportarti sopra il 4,8%. Il differenziale con il Bund di pari durata si è arrampicato verso i 350 punti base toccati all’indomani delle elezioni. E Piazza Affari si è tinta di nuovo di rosso, in fibrillazione attorno ai 15.500 punti. Alimentando, tra gli operatori, la convinzione che per qualche settimana sia meglio stare alla larga dai titoli finanziari, legati a doppio filo alla crisi del debito sovrano. Ora, cercando di riprendere fiato, i risparmiatori si chiedono come puntellare il portafoglio: per metterlo in condizioni di resistere meglio ad eventuali scossoni; o magari cogliere opportunità di prezzo negate durante i mesi del rally. Prima di tutto, però, è necessario capire se gli investitori esteri sono alla vigilia di una nuova fuga dal Bel Paese, simile a quella sperimentata tra l’estate e l’autunno del 2011. Su questo punto, l’opinione degli esperti interpellati dal Mondo è unanime. “Chi è tornato a comprare Italia, in questa fase sembra intenzionato a restare”, spiega Luca Bottiglione, senior portfolio manager di Nemesis am. “Siamo lontani dal clima del novembre 2011. I mercati ritengono che la propria forza di persuasione e il mutato atteggiamento della Bce possano indurre la politica italiana a scelte adeguate alla gravità del momento”, osserva Marcello Rubiu, vicepresidente della società Norisk. E anche Jacopo Ceccatelli, ad di Jc&associati Sim è convinto che non si rivedranno, a breve, spread simili a quelli dell’estate scorsa, sopra 500 punti base. Tuttavia, il progressivo riposizionamento degli investitori istituzionali sull’Italia, inaugurato nel luglio 2012 dal “whatever it takes” del governatore della Bce, Mario Drghi, subirà un inevitabile contraccolpo. E chi stava aspettando fiducioso l’esito della competizione elettorale per rientrare, starà fermo, almeno per un po’.

In attesa che la volatilità, unica protagonista certa dei mercati per le prossime settimane, venga, piano piano, riassorbita. Ecco alcuni suggerimenti operativi per giocare d’attacco, o in difesa, la partita post-elettorale sull’Italia. Tra azioni e Bond. [...]

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