lunedì 22 aprile 2013

Il debito di Pechino non teme l'inflazione

Dal Mondo del 12 aprile 2013, n ° 15, pag.39

Il vortice inflattivo del 2011 è ancora lontano. Ma sui mercati emergenti è tornato a soffiare il vento della food inflation. Non fa eccezione la Cina, dove, a febbraio, i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,2%, il valore più alto dall’aprile di un anno fa. Mettendo in allerta gli investitori in possesso dei cosiddetti Dim sum bond: obbligazioni emesse a Hong Kong e denominate in renminbi offshore, liberamente accessibile a società e investitori istituzionali. Dato che l’inflazione è nemica del reddito fisso, c’è motivo di preoccupazione per le obbligazioni in salsa cinese? “È vero, le aspettative sull’andamento dei prezzi al consumo saliranno, nel secondo semestre”, conferma Bryan Collins, gestore del China rmb bond fund per Fidelity worldwide investments. “Tuttavia, credo che le ipotesi di un irrigidimento della politica monetaria si concentrino, per la fine dell’anno, su altri Paesi, come Indonesia e Filippine”.

Domanda. Qualche analista, però, ipotizza che, superata la soglia inflattiva del 3,5%, la Banca popolare cinese possa iniziare a muovere i tassi. Con quale impatto sui Dim sim bond?
Risposta. L’effetto sarebbe modesto, anche perché questo universo ha una durata finanziaria media tra due e tre anni, inferiore a quella del mercato onshore. È meno sensibile, quindi, al rialzo dei tassi. [...]

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