venerdì 31 maggio 2013

Soldi - puntata del 26 maggio 2013

Ospite di Cosimo Pastore a Soldi, ho parlato della battuta d'arresto delle Borse innescata dal crollo del listino giapponese, di azioni ad alto dividendo, obbligazioni con scadenza ultra-trentennale (i cosiddetti matusalem bond) e cambio euro-dollaro.

Guarda la puntata andata in onda domenica 26 maggio su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:

A chi convengono i matusalem bond

Dal Mondo del 24 maggio 2013, n°21, pag. 37

Congelare i tassi. Sfruttando l’effetto narcotico della sbornia da liquidità, per indebitarsi a costi ridotti su durate pluridecennali. È un momento d’oro per gli emittenti che devono rifinanziare debiti ipertrofici o investimenti di lungo termine. L’Italia ha appena collocato con successo un Btp a 30 anni con rendimenti di poco inferiori al 5%. Solo nel 2013, altri 14 titoli ultratrentennali (escludendo i perpetui e quelli con clausola di rimborso anticipato) sono stati emessi in Eurozona: 6 dal Tesoro Irlandese, 4 dalla Francia, una della Région Provence-Alpes-Côte d'Azur e 3 da istituti di credito olandesi e francesi. “Chi può, approfitta delle attuali condizioni di mercato, estremamente favorevoli e forse irripetibili”, spiega Marcello Rubiu, vicepresidente della società di consulenza finanziaria Norisk, convinto che la carica dei matusalem bond possa proseguire finché le banche centrali manterranno i tassi artificialmente schiacciati ai minimi.

Rischio tassi Se, tuttavia, l’interesse degli emittenti per queste obbligazioni è ovvio, gli investitori devono fare bene i conti. È vero che in molti stanno progressivamente allungando le scadenze, a caccia di cedole più appetitose, a mano a mano che la curva dei rendimenti si appiattisce. Ma spesso chi lo fa ignora i rischi che sta correndo. Si consideri, ad esempio, il Btp 1/09/2040: mantenendolo in portafoglio fino a scadenza, farebbe guadagnare il 4,70% lordo. Se i tassi, però, dovessero salire di un punto percentuale (ipotesi più che possibile dato che i rendimenti di questo titolo erano al 5,7% non più tardi di 7 mesi fa, senza considerare i massimi raggiunti il 9 novembre 2011 a quota 7,6%), la perdita in conto capitale sarebbe del 14,6%. Un caso estremo è quello dell’emissione francese 2060: [...]

mercoledì 29 maggio 2013

Portafogli - Guadagni alternativi

Da CorrierEconomia del 27 maggio 2013, pag. 34

Tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. Ma forse lo cercano nel paniere sbagliato. L'enfasi sulla componente a reddito dell'investimento, sia azionario sia obbligazionario, ha reso affollate e sempre più care alcune classi di attivo. Michael Schoenhaut, gestore del Global Income Fund di JP Morgan asset management è convinto che anche i portafogli costruiti per valorizzare il tema del reddito debbano aprirsi a nuove opportunità. Focalizzando l'attenzione sui recinti dove lo sguardo degli investitori globali non si è ancora posato. Il gestore cita, ad esempio, le azioni privilegiate.

Nuove occasioni «È una delle nostre scelte tattiche più recenti: questi strumenti si collocano a metà strada tra le azioni e il reddito fisso. Le possibilità più interessanti sono concentrate nel settore finanziario: siamo partiti dagli Stati Uniti, dove il processo di ricapitalizzazione del sistema bancario è più avanzato, rispetto al Vecchio Continente», spiega. Un altro tema che merita di essere approfondito, secondo il gestore, è quello delle obbligazioni convertibili: emissioni che consentono di partecipare, in un certa misura, alla crescita dei corsi azionari, limitando le perdite, in fase di correzione, grazie allo stacco della cedola. Non sono lo strumento liquido per eccellenza, ma possono essere utilizzati, in questo momento, per diversificare. Poi, ci sono i titoli obbligazionari garantiti da ipoteche non emesse da enti pubblici. Prima della crisi finanziaria, spiega Schoenhaut, molti investitori avevano sottovalutato la rischiosità di questi asset, salvo poi disfarsene, dopo lo scoppio della bolla dei subprime, svendendoli al miglior offerente: «Da allora pochi operatori si sono cimentati con questa [...] Leggi tutto

Passaporto Ue per gli hedge

Da CorrierEconomia del 27 maggio 2013, pag.28-9

Inizia il countdown per i gestori di fondi alternativi. Il prossimo 22 luglio scade il termine per il recepimento nei Paesi dell'Unione Europea della direttiva sugli Alternative Investment fund manager (AIFMD), destinata a regolamentare l'attività di gestione dei prodotti che non rientrano nell'ambito di applicazione della Ucits IV: in particolare, fondi hedge e fondi immobiliari, sia chiusi che aperti, con o senza leva finanziaria. Le novità sono numerose e rispondono all'obiettivo comune di rendere più trasparente un segmento dell'industria del risparmio fino ad oggi sostanzialmente privo di regole: «Si va dall'obbligo di separazione dell'attività di risk management dalla gestione del portafoglio; alla semplificazione delle procedure in fase autorizzativa e di commercializzazione dei fondi, grazie al passaporto europeo, che consentirà di vendere fondi alternativi presso investitori professionali, all'interno dell'Ue, sulla base di regole uniformi; fino al principio di responsabilità a carico della banca depositaria, in caso di perdita degli asset in custodia. Sono soltanto alcune delle nuove regole che saranno introdotte tra meno di 60 giorni», sintetizza Jeanne Duvoux, amministratore delegato di Société Générale Securities Services, la costola italiana del gruppo francese specializzata nei servizi di banca depositaria, custodia e regolamento. Pur essendo i beneficiari ultimi di questo nuovo pacchetto di norme, i risparmiatori potrebbero vedersi costretti a pagare i costi dell'adeguamento normativo da parte delle società di gestione del risparmio.«Gli investimenti iniziali potrebbero essere significativi per le singole sgr [...] Leggi tutto

lunedì 27 maggio 2013

La lezione di Harvard

Da Milano Finanza del 25 maggio 2013, pag. 23

Regola numero uno: abbandonare la logica dell'asset allocation in favore della risk allocation. Per Sandy Urie, chairman e ceo di Cambridge Associates, società di consulenza indipendente fondata nel 1973 per affiancare alcune tra le maggiori università americane nella scelta degli [...] Leggi tutto

venerdì 24 maggio 2013

Qualche rischio in più per ottenere il 3%

Dal Mondo del 17 maggio 2013, n°20, pag. 38

Prosegue l’alta pressione sul reddito fisso. I titoli high yield americani hanno raggiunto un nuovo minimo storico, sotto il 5%. A livello globale, la “spazzatura” rende il 4,6%; il debito emergente poco più di 4 punti percentuali, le obbligazioni di buona qualità l’1,6%. “Questo mette ulteriormente sotto stress il reddito fisso”, avverte Daniel Rudis, strategist del team Gis global investment solutions di Ubs am: “Per avere il 3% che, mediamente, offrivano i corporate bond investment grade in tempi di normalità monetaria, l’investitore è costretto ad assumere più rischi”.

Domanda. Sull'onda, per esempio, di una risalita dei tassi a lungo termine negli Usa, che qualche economista colloca nella seconda metà dell’anno?
Risposta. In una situazione di equilibrio, i tassi sui governativi americani a 10 anni dovrebbero essere più alti di circa 2,5 punti percentuali, attorno al 4%. Se il percorso di normalizzazione si esaurisse in poco tempo, ad esempio tre mesi, sarebbe un disastro. Tuttavia [...]

giovedì 23 maggio 2013

Fondi, sarà questione di età

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 39

L' industria del risparmio? È tutta da rifare. Perché fondata su alcuni assunti che negli anni si sono rivelati poco veritieri. Come l'investitore è perfettamente razionale. La priorità è puntare sui gestori migliori, che battono i panieri di riferimento.È la visione radicale di Curt Custard, responsabile Global Investment Solutions di UBS global am. «È provato ? ricorda ? che le decisioni sull'asset allocation influenzano il rendimento di un portafoglio più della scelta dei gestori. E, del resto gli investitori hanno dimostrato di essere molto esposti a comportamenti emotivi». Basti pensare che, secondo un'indagine del magazine americano Barron's, mentre i fondi azionari, tra il 1998 e il 2008, hanno reso in media l'8,4% l'anno, nello stesso periodo la performance degli investitori si è fermata all'1,9%. Meno dell'inflazione, a causa di scelte irrazionali che hanno impedito di catturare la performance della classe di attivo sottostante. Non solo. «La maggior parte dei prodotti di oggi è costruita per investitori relativamente propensi al rischio e con un orizzonte di lungo termine La ragione è semplice: questi strumenti pagano commissioni più elevate», chiosa Custard, convinto che l'industria debba reagire ad un radicale cambiamento già in atto: «I figli del baby boom sono prossimi alla pensione: investono meno e, gradualmente, vendono i titoli per finanziare le spese. Il loro orizzonte temporale si va accorciando e sono più avversi al rischio». Una tendenza che, secondo il capo della piattaforma Gsi di Ubs am, vale, a maggior ragione per l'Europa, segnata da trend demografici più penalizzanti. Quali risposte deve dare l'industria del gestito? Per Custard, la soluzione è creare prodotti [...] Leggi tutto

Dividendi - Vitamine contro la recessione

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 28

Miracoli della crisi. E della liquidità che inonda i mercati. Cedole troppo scarne per obbligazioni di buona qualità hanno spinto molti investitori a rivalutare la componente a reddito dell'investimento azionario. Una soluzione alternativa, seppure differente in termini di rischio, per chi vuole integrare le entrate familiari con flussi periodici; ottenendo, nel contempo, un cuscinetto a protezione del capitale, in caso di possibili ribassi. Quando, però, molti risparmiatori in giro per il mondo percorrono lo stesso ragionamento, accade che i titoli più generosi in tema di dividendo, su scala globale, diventino cari. Eccezioni«Per l'Europa, non è così ? precisa Michael Barakos, chief investment officer European equity group e gestore dello Europe Strategic dividend fund per JP Morgan am ?. Le azioni ad alto dividendo del Vecchio Continente scambiano a sconto di circa il 10% rispetto all'indice di riferimento». Che, a sua volta, appare sottovalutato rispetto a Stati Uniti e azioni globali. Quanto può incassare, a titolo di coupon, chi punta sulle azioni europee nel 2013? Il dividend yield atteso è attorno al 4%. Un punto in più per chi sarà in grado di selezionare i titoli migliori. «Saint Gobain, ad esempio, offre un rendimento cedolare del 4,5%, ma i flussi di cassa sono deboli e la società rischia di fare i conti con una riduzione degli utili attesi. Tra le utilities e le telecom, si possono nascondere molte trappole da dividendo», avverte il gestore. Società come E.On e Gdf Suez hanno un'eccessiva leva finanziaria. Anche se dovessero riuscire a staccare la cedola, potrebbero deludere. Un discorso simile vale per France Telecom, Telecom Italia e [...] Leggi tutto

Investite sugli aristocratici delle Borse

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 27

«Il segreto è trovare i dividend aristocrat di domani». Daniel Roberts, gestore del Global dividend fund di Fidelity è convinto che le migliori opportunità nel comparto azionario restino concentrate tra i titoli in grado di mantenere per molti anni una politica di cedole costante o persino in crescita, gli aristocratici. Della Borsa e del dividendo. Una ristretta élite di 150 nomi (circa il 6% di quelli rappresentati nell'indice Msci All Country World), che nel corso degli ultimi 10 anni ha ottenuto un rendimento cumulativo del 160%: 57 punti in più rispetto al paniere globale, a fronte di una minore volatilità. «Non deve stupire più di tanto: si tratta di titoli caratterizzati da modelli di business difensivi, meno sensibili all'andamento del ciclo economico, con bilanci solidi e la capacità, consolidata negli anni, di ripartire le risorse disponibili in modo equilibrato, in parte destinandole alla crescita del fatturato, in parte all'aumento del dividendo». Essendo ben riconoscibili, in quanto raggruppati all'interno di uno specifio paniere, è inevitabile che catturino l'attenzione di molti investitori in tutto il mondo. Per Roberts, tra gli aristocrat si possono ancora trovare nomi attraenti, ma la sfida è scoprire le società che sono all'inizio del percorso, evitando i nomi al tramonto. «Molti finanziari hanno staccato cedole in crescita per 10, 15, 20 anni prima della crisi finanziaria». Dove trovare, allora, i nuovi aristocratici del dividendo? Il gestore suggerisce, in linea generale, di escludere i titoli con cedole attese troppo elevate: a mano a mano che ci si allontana dalla soglia del 4-5%, infatti, tende ad allargarsi il divario tra il dividendo stimato e quello effettivamente incassato a distanza di pochi mesi. [...] Leggi Tutto

La flessibilità paga bene

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag.29

Tassi ai minimi e sete di rendimento spindovrebbero spingere gli investirori ad aumentare progressivamente la propensione al rischio. Ma cosa prediligono in questa fase, quando scelgono di mettere un po' di pepe al portafoglio? <<Di flussi sui fondi azionari, noi non ne abbiamo visti; anzi, sono ancora negativi, nonostante la nostra view sull'equity sia moderatamente ottimista>>, spiega Ugo Loser, ad di Arca Sgr [...] Leggi tutto

lunedì 20 maggio 2013

Sì ai bond emergenti

Da Milano Finanza del 18 maggio 2013, pag. 42

Si parte subito, il 21 maggio, con un road show che toccherà 20 città italiane. Ma l'iniziativa annunciata da Matthieu David, fresco di nomina a responsabile della Distribuzione esterna per l'Italia di Bnp Paribas Investment Partners sgr, è parte di un progetto più [...] Leggi tutto

venerdì 17 maggio 2013

Al gran ballo del tasso

Dal Mondo del 10 maggio 2013, n°19, pag. 32-3

Non è allarme rosso. Non ancora. Negli Stati Uniti, però, alcuni grossi investitori iniziano a predisporre le misure antincendio. Per farsi trovare pronti quando la sirena inizierà a suonare. E prima o poi, suonerà. Per qualche mese, il tema è finito nel cono d'ombra di altre emergenze, quella fiscale tra tutte. Ma ora qualche analista torna a lanciare l’anatema: negli Stati Uniti, i tassi a lungo termine saliranno presto e gli investitori sottovalutano questo rischio più di ogni altro. L’avvertimento giunge mentre sull’altra sponda dell’Atlantico, la Bce, è intervenuta i primi giorni di maggio abbassando dello 0,25% il costo del denaro, a 50 punti base. Emergenza o timore prematuro? Bill Gross, a capo di Pimco, scrive che è meglio iniziare a ridurre, già nel 2013, la durata finanziaria dei bond. Warren Buffett, l'oracolo di Omaha, ha detto che in questo momento <<i bond sono un investimento terribile>>, hanno prezzi artificiali per via degli acquisti miliardari della Fed. Che cosa potrebbe accadere con un ritocco dei tassi? Facciamo un conto: un titolo decennale americano ha una duration di circa 9 anni. L'aumento dell’1% sui tassi d'interesse produrrebbe una perdita in conto capitale del 9%. Un pericolo aggravato dal fatto che molti risparmiatori, scoraggiati dal tasso zero, hanno allungato le scadenze per spuntare cedole più attraenti. [...]

Un salto nell'equity stando sulla difensiva

Dal Mondo del 10 maggio 2013, n°19, pag.37

“La Grande Rotazione dai bond all'equity non è ancora iniziata. E l'ingranaggio non si metterà in moto finché l'economia globale resterà fragile. Ma chi oggi è in eccessivo sottopeso sui mercati azionari, rischia di essere penalizzato, in una prospettiva di medio o lungo termine”. Così Phil Hoffman, portfolio manager del Russell Global defensive equity fund, spiega le ragioni di un posizionamento strategico sui mercati azionari, nonostante il clima di incertezza suggerisca ancora cautela. Del resto, alcuni segmenti del reddito fisso sono molto sopravvalutati, anche per l'effetto distorsivo delle politiche monetarie non convenzionali adottate dalle banche centrali. “Attenzione”, avverte il gestore: “il problema non riguarda solo i bond perché, nel breve termine, l'equity continuerà a risentire di ogni improvviso rialzo dei rendimenti obbligazionari, innescato da un ritorno dell'avversione al rischio”.

Domanda. Alcuni mercati, per esempio l'S&P 500, hanno corso molto. C'è il rischio che inizi a mancare l'ossigeno?
Risposta. Potremmo avvicinarsi al momento in cui il rally sta per finire. Gli utili sono a livelli [...]

martedì 14 maggio 2013

Ricchezze - Novecento miliardi in bilico fra tradizione e novità

Da CorrierEcononomia del 13 maggio 2013, pag.33

Nemmeno i possessori di grandi fortune sono al riparo dalla crisi. Secondo un'indagine di Aipb, l'associazione italiana private banking, anche le famiglie con patrimoni superiori ai 500 mila euro stanno facendo i conti con una diminuzione della propria capacità di risparmio.Nel 2012, il patrimonio complessivo di questi 606 mila nuclei familiari è cresciuto del 2,3% a 898 miliardi di euro, ma l'aumento è imputabile esclusivamente alla buona performance dei mercati finanziari, mentre la raccolta è leggermente negativa, -0,2%. In controtendenza, le strutture di private banking italiane ? che gestiscono circa la metà del patrimonio potenzialmente interessato ? che hanno invece catturato flussi netti positivi, segnando un aumento marginale dello 0,5%: non irrilevante in una fase che vede molti piccoli e medi imprenditori, assai ben rappresentati tra i clienti private, costretti ad attingere al patrimonio familiare per prestare soccorso alla propria attività d'impresa.

Effetto. Alla raccolta netta positiva il segmento private aggiunge un effetto mercato doppio, +4,9%, rispetto a quello conseguito in media, nel 2012, dalle famiglie che dispongono di patrimoni superiori a mezzo milione di euro. Del resto, in passato, fasi di mercato negative avevano penalizzato maggiormente i portafogli private rispetto all'universo indifferenziato degli High net worth individual (Hnwi, come vengono chiamati i risparmiatori di fascia alta).«Le strutture di private banking si confrontano con [...] Leggi tutto

E i banker puntano a conquistare l'altra metà del mercato

Da CorrierEconomia del 13 maggio 2013, pag.33

Le private bank italiane guadagnano quote di mercato. Secondo le stime dell'Aipb ? l'associazione che raduna tutti gli operatori del settore ? dopo un leggero arretramento registrato nel 2011 e dovuto soprattutto alla volatilità dei listini, le strutture specializzate dovrebbero raggiungere nel 2012 una penetrazione del 50% sul mercato potenziale, rappresentato dai patrimoni familiari superiori ai 500 mila euro. Secondo le stime, quindi, le ricchezze gestite dai banker professionali alla fine del 2012 ammontano a 443 miliardi, vale a dire circa la metà di quei quasi 900 miliardi di ricchezze riconducibili agli italiani più benestanti, che, al momento, non sono tutti gestiti da banche private. Anche perché la relazione che questi clienti intrattengono con le strutture dedicate non è molto spesso esclusiva. «Solo l'8% ha come unico interlocutore la banca private», spiega Bruno Zanaboni, segretario generale di Aipb. L'aumento della quota [...] Leggi tutto

venerdì 10 maggio 2013

Chi si ricompra i debiti

Dal Mondo del 3 maggio 2013, n°18, pag. 30-1

Buy-back, terzo round. Tra marzo ed aprile, Mediobanca e UniCredit hanno riacquistato emissioni proprie per 5,7 miliardi di euro. Meno della metà rispetto ai 12 miliardi messi sul piatto a inizio 2012 dalla banca di Federico Ghizzoni insieme ad Intesa, Banco Popolare e Ubi. Un poker di operazioni seguito, in estate, da un secondo giro di valzer: prima la proposta di scambio rivolta da Mps ai detentori di 9 emissioni subordinate (un miliardo di euro); poi, Intesa con il riacquisto di emissioni senior e subordinate per un totale di 1,6 miliardi; infine l'offerta di Unicredit su titoli Abs (asset backed securities). E ora gli investitori si chiedono se le due operazioni messe a segno nel 2013 possano inaugurare una nuova stagione di buy back.
Intanto, occorre sottolineare un dato: mentre UniCredit ha fatto il pieno in soli quattro giorni, ottenedo adesioni per 4,27 miliardi rispetto ai 3,5 proposti inizialmente, l'operazione di Mediobanca è andata così così: il bottino raccolto in due settimane è di 1,47 miliardi di euro, contro un ammontare massimo di 2 miliardi dichiarato in fase di lancio. La ragione del diverso trattamento riservato dagli obbligazionisti è semplice [...]

Lo spread attende la crescita

Dal Mondo del 3 maggio 2013, n°18, pag. 30-1

La svolta decisiva impressa alla crisi politica italiana dalla rielezione di Giorgio Napolitanoe dalla formazione del nuovo governo di Enrico Letta ha schiacciato i Btp decennali ai livelli dell'ottobre 2010, fino al 3,9%. Lo spread sul corrispettivo Bund tedesco ha toccato i 265 punti base e i titoli più corti, protetti dall'ombra dello scudo anti-spread, hanno raggiunto i minimi storici, prima di risalire leggermente, sull'onda di qualche presa di profitto. Ma sull'ipotesi di un'ulteriore compressione dei rendimenti, alcuni operatori appaiono scettici. Convinti che non ci siano buone ragioni a supporto di una prosecuzione del rally: “I fondamentali dell'Italia non sono cambiati negli ultimi mesi e anzi sono in progressivo deterioramento”, spiega Valentina Vicinanza, gestore obbligazionario di Banca Akros gestioni patrimoniali. Due forze contrapposte premono sui Btp, in questa fase, ma nessuna delle due sembra in grado di prevalere stabilmente sull'altra. [...]

mercoledì 8 maggio 2013

Gioco di sponda sulla crescita

Da CorrierEconomia del 6 maggio 2013, pag. 23

Ma quale Grande Rotazione. <<Non ci sono ancora chiari segnali di un ritorno di massa degli investitori verso i mercati azionari. Tuttavia, il riacquisto di azioni proprie da parte di molte società ha sostenuto i prezzi>>. Michael Cantara, portfolio Manager del fondo Global Concentrated di MFS Meridian Funds, tra i finalisti del premio Morningstar nella categoria degli azionari internazionali, rivendica un puro approccio basato sull'analisi dei fondamentali delle singole aziende per individuare quelle capaci di realizzare una crescita degli utili superiore alla media, lungo tutto il ciclo economico >>Utilizziamo la strategia GARP, growth at a reasonable price (crescita ad un prezzo ragionevole ndr)>>. Nell'ultimo anno, il fondo amministrato da Cantara ha reso il 22,5%, con un extra-rendimento di 6 punti percentuali rispetto al benchmark.

Domanda. Quali regioni meritano una particolare attenzione, oggi?
Risposta. Siamo in sovrappeso sull'Europa [...] Leggi tutto

martedì 7 maggio 2013

Emergenti sotto la lente

Da Milano Finanza del 4 maggio 2013, pag. 42

Spingere i consumi per ribilanciare il modello di sviluppo cinese? «Non è così semplice». Teera Chanpongsang, gestore del fondo FF Emerging Asia Fund di Fidelity Worldwide Investment, sfata uno dei miti più popolari tra gli investitori che guardano a Oriente. [...] Leggi tutto

venerdì 3 maggio 2013

Strategie - Dove combattono i nuovi cloni «intelligenti»

Da CorrierEconomia del 29 aprile 2013, pag. 35

Iniettare una strategia attiva all'interno di strumenti pensati per la replica passiva di un indice. L'idea di costruire Eft «intelligenti» nasce negli Usa a metà degli anni 2000, ma inizia a farsi largo anche nel mercato italiano, dove il numero di prodotti smart beta è in crescita. L'obiettivo è offrire un compromesso tra gli Exchange traded fund tradizionali, poco costosi ma incapaci di sovraperformare il paniere di riferimento e i fondi a gestione attiva. Ed ecco l'uovo di Colombo: prodotti un po' più cari (0,10%-0,15% in più dei classici Etf) ma in grado di battere il mercato se il gestore è bravo.

Modelli Le fabbriche prodotto hanno declinato questo principio secondo logiche differenti. Lyxor, ad esempio, propone quattro Etf macro weighted, in cui il peso dei singoli Paesi è definito non in base all'entità del debito pubblico, come avviene nei tradizionali benchmark a capitalizzazione, ma in funzione di quattro indicatori macroeconomici, allo scopo di premiare gli Stati più virtuosi: il rapporto debito su Pil, le partite correnti, la crescita trimestrale del Pil e i tassi d'interesse di lungo termine. Source ha realizzato con Pimco [...] Leggi tutto

Il rischio-domino spaventa l'Europa

Dal Mondo del 26 aprile 2013, n°17 pag. 26-7

È come nel domino. Il primo pezzo che cade trascina gli altri, uno ad uno. Ma è peggio, perché non si può sapere qual sarà il prossimo ad andare giù. Dopo Grecia, Portogallo e Irlanda, c'è stata una fase di assestamento. Spagna e Italia hanno retto. Cipro ha ricominciato il gioco, urtando la Slovenia, che ora si trova pericolosamente in bilico. Quale sarà la prossima tessera a cadere? Molti investitori spingono lo sguardo ad est, convinti che tra le propaggini orientali del vecchio continente si nascondano gli elementi di maggiore fragilità. Ma un nuovo scossone improvviso potrebbe far traballare anche alcuni pesi massimi dell'Europa “core”. Proprio mentre Londra subisce la perdita della tripla A, per mano di Fitch.

Slovenia in bilico Andiamo con ordine, partendo da Nicosia. Un piccolo Paese, irrilevante sul piano economico (il suo pil vale lo 0,19% della ricchezza prodotta in Eurozona), che tuttavia ha contribuito a riportare tensione alla periferia. Prima questione: l'accordo sul piano di aiuti europeo da 10 miliardi di euro, con prelievo forzoso, sarà sufficiente a tamponare la falla in modo risolutivo? O siamo solo al primo episodio di una lunga saga, fatta di impegni non mantenuti e accordi rinegoziati, destinata a sfociare nella ristrutturazione dei debiti, come pe la Grecia? [...]