venerdì 28 giugno 2013

Gli affari su internet ora sono più solidi

Dal Mondo del 21 giugno 2013, n°25, pag. 41

Chi nei primi anni 2000 è rimasto scottato dalla bolla delle dot.com continuerà a guardare all'universo di internet con molta diffidenza. Ma a distanza di oltre 12 anni, con il settore tecnologico che pare disintossicato da un eccesso di entusiamo, si può valutare l'ipotesi di un nuovo approccio. E questa volta, secondo gli esperti, la scommessa poggerebbe su basi solide. "L'utilizzo del web è in crescita costante ma ancora ben lontano dai livelli di saturazione. Basti pensare che la diffusione di telefoni cellulari ha raggiunto il 66% della popolazione mondiale mentre internet è intorno al 34%. Soltanto due anni fa, eravamo al 30%”, ricorda Sylvie Sejournet, gestore del fondo Pictet digital communication. E se Paesi come Stati Uniti, Giappone, Korea hanno raggiunto livelli di penetrazione tra il 75 e l'80% della popolazione, il resto del mondo ha ancora margini di crescita importanti: l'Europa è al 63%, la Cina al 36%, l'India ancora più indietro, all'11%.

Domanda. Quali temi sono destinati a cavalcare meglio questo trend?
Risposta. Un settore particolarmente interessante è quello dell'e-commerce. [...]

martedì 25 giugno 2013

«Le Borse ballano, ma conviene esserci»

Da CorrierEconomia del 24 giugno 2013

Ricordatevi di quanto successo a maggio e giugno con il rialzo dei tassi giapponesi e americani: l'improvvisa correzione dei listini azionari e obbligazionari è il perfetto esempio di cosa potrebbe accadere nei prossimi due anni”. James Ross, responsabile degli investimenti azionari globali di AllianceBernstein non usa mezzi termini per indicare le possibili fibrillazioni che ci aspettano ancora su mercati azionari e obbligazionari. “Il Quantitative Easing (allentamento monetario ndr) ha creato un ambiente artificiale in cui le azioni e i bond hanno potuto crescere contemporaneamente. D'ora in avanti non sarà più così: i listini azionari non potranno prendere il volo senza che il reddito fisso sia costretto ad indietreggiare”. Ross, tuttavia, suggerisce di evitare ogni allarmismo: la progressiva riduzione nell'entità degli asset acquistati dalla Fed, significa una cosa semplice: continuare ad immettere liquidità ma a volumi decrescenti. “E in ogni caso”, precisa il capo degli investimenti, “anche una volta chiusi i rubinetti, rimarremmo in uno contesto di stimoli monetari eccezionali, grazie a tassi fermi a quota zero. Insomma, non sarebbe certo la fine del mondo”. [...] Leggi tutto

lunedì 24 giugno 2013

Towers Watson, servono nuovi talenti

Da Milano Finanza del 22 giugno 2013, pag. 31

Vengono chiamati distressed assets. Sono preda di fondi d'investimento specializzati, che li acquistano a prezzi stracciati in momenti di particolare tensione sui mercati. Ad esempio, quando un improvviso aumento della propensione al rischio innesca riscatti a catena su un determinato fondo, [...] Leggi tutto

Fritsche (Ing), partire dalle valute locali

Da Milano Finanza del 22 giugno 2013, pag. 32

La recente correzione non ha risparmiato il debito dei Paesi emergenti. Quello espresso in valuta forte, ad esempio, ha ceduto il 6% in quattro settimane, penalizzato dal rialzo dei Treasury americani e da un contestuale allargamento degli spread. «I timori su un possibile inizio anticipato [...] Leggi

venerdì 21 giugno 2013

Europa più cheap degli States

Dal Mondo del 14 giugno 2013, n°24 pag. 36-7

Chi a gennaio profetizzava l'imminente inizio della grande rotazione aveva decisamente torto. Della tanto attesa migrazione di massa degli investitori dal reddito fisso ai mercati azionari si è visto, infatti, ben poco: se si considera l'industria europea del risparmio gestito, ad esempio, nei primi cinque mesi dell'anno i fondi obbligazionari hanno continuato a fare la parte del leone, realizzando una raccolta netta pari a 72 miliardi di euro: volumi oltre due volte e mezza superiori a quanto confluito, secondo Morningstar, nei prodotti azionari. Ad aprile i fondi dedicati all'equity hanno persino registrato un saldo negativo tra riscatti e nuove sottoscrizioni per 344 milioni di euro, con una forte emorragia, in particolare, dalle large cap globali, europee, e dall'Asia ex-Japan. Ma secondo Marc Craquelin, direttore investimenti di Financière de l'Echiquier, nei prossimi mesi i flussi verso l'equity dovrebbero stabilizzarsi e rimanere su livelli elevati.

Domanda. I listini del Vecchio Continente sono favoriti rispetto all'S&P500, che ha già corso molto? Risposta. Negli ultimi 4 anni l'Europa ha perso terreno rispetto agli Stati Uniti: oltre 50 punti percentuali, che diventano 70 se si considera il cambio euro/dollaro. Anche se le azioni europee [...]

venerdì 14 giugno 2013

Se anche i porti sicuri tremano

Dal Mondo del 7 giugno 2013, n°23 pag. 36-7

Ma quali porti sicuri. Nelle tempeste finanziarie, anche i fari più tradizionali rischiano di spegnersi. Con brutte sorprese per i risparmiatori. Chi aveva in portafoglio titoli decennali del Tesoro americano, in meno di un mese ha perso il 4,7%. Un po’ meglio è andata ai detentori di governativi tedeschi, inglesi e giapponesi di pari durata: convinti di essere parcheggiati in altrettanti safe haven hanno subìto, invece, perdite di poco superiori al 3%. La lettura dei grafici non lascia molti dubbi: lo smottamento è iniziato il 3 maggio scorso. Non a caso, proprio dopo l'annuncio della discesa del tasso di disoccupazione americano al 7,5%: il livello più basso degli ultimi 5 anni, benché superiore di un punto al target fissato dalla Federal Reserve per staccare la spina del quantitative easing (allentamento monetario). “I maggiori investitori globali hanno iniziato a scontare l’inizio di un possibile drenaggio della liquidità”, spiega Matteo Pusineri, partner e Capo degli investimenti di Bcm & partners. “Al primo segnale di pericolo, molti hanno preferito valorizzare una parte delle enormi plusvalenze maturate nel corso degli ultimi mesi”, completa il ragionamento Matteo Trotta, vicedirettore centro studi di Consultique Sim. Ma intanto non è affatto chiaro se il primo passo verso la normalizzazione dello stimolo monetario sia davvero imminente.  [...]

martedì 11 giugno 2013

Hedge fund - Aspettando il valzer delle acquisizioni

Da CorrierEconomia del 10 giugno 2013, pag.38

Non sempre gli hedge fund hanno consegnato rendimenti all'altezza delle aspettative. Nel 2008 e nel 2011, in particolare, l'indice di riferimento globale dei fondi di fondi hedge si è portato in territorio negativo, prima di recuperare terreno. Negli ultimi 10 mesi, però, alcune strategie alternative sono tornate vincenti. In particolare quelle long-short, che consentono di assumere posizioni alternativamente lunghe e corte, cioè rialziste e ribassiste, sui mercati azionari e del reddito fisso. Non a caso l'inizio della sovraperformance coincide con il celebre whatever it takes pronunciato da Mario Draghi a fine luglio del 2012. «Dichiarando di essere pronto a fare tutto il necessario per salvare l'euro, il presidente della Bce ha reso più razionali i mercati», spiega Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest, sgr indipendente con circa 770 milioni di euro in gestione. «Se in precedenza la correlazione tra asset class era elevatissima, da quel momento i fondamentali sono tornati a giocare un ruolo chiave. Ne hanno beneficiato tutte le strategie e i gestori in grado di valorizzare le differenze tra i singoli titoli», dice ancora Manuli.NumeriTra l'agosto del 2012 e la fine di maggio, [...] Leggi tutto

Polizze - Le «unit linked» provano a inseguire la Borsa

Da CorrierEconomia del 10 giugno 2013, pag. 37

Ci sono troppi bond nelle polizze vita? Secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale imprese assicuratrici, nel primo trimestre dell'anno la raccolta netta dei fondi interni collegati alle unit linked si è concentrata, ancora una volta, nei prodotti obbligazionari, destinatari di flussi netti per 790 milioni di euro: due terzi del totale, a fronte di un dato negativo dell'azionario per 50 milioni. PanoramaDa un lato, il reddito fisso è percepito dagli investitori come più fedele ad una logica di protezione del capitale: coerente, a sua volta, con la cornice assicurativa dello strumento. Dall'altro lato, chi oggi si posiziona nel reddito fisso con un orizzonte di medio lungo termine, lo fa in una fase in cui molti segmenti dell'universo obbligazionario sono divenuti cari: rischia, perciò, di andare incontro a qualche (brutta) sorpresa, perché le prestazioni assicurative sono legate al valore delle quote dei fondi comuni sottostanti. «Nel nostro caso, il 29% degli asset in gestione è investito nell'azionario», spiega [...] Leggi tutto

Troppa liquidità non fa mai bene

Da CorrierEconomia del 10 giugno 2013, pag. 37

Massima cautela, anche dopo la correzione. Perché i mercati finanziari sono rimasti troppo a lungo scollati dall'andamento dell'economia reale. Soprattutto in Europa. È il monito lanciato da Carlo Gallina, chief investment officer di Cramer am, che si dice molto preoccupato per le classi di attivo più rischiose. «La decisione della Banca centrale giapponese di raddoppiare la massa monetaria, a inizio aprile, ha consentito al rally di proseguire ancora per un po. Ma sono molto scettico sulla possibilità che la corsa possa prolungarsi». D'ora in avanti, quindi, i mercati potrebbero essere più vulnerabili alle cattive notizie. Cosa potrebbe innescare un cambio di umore così radicale? Secondo Gallina, la miccia è tra le mani dei banchieri centrali. Se è vero che [...] Leggi tutto

venerdì 7 giugno 2013

Il rebus dei super-indici

Dal Mondo del 31 maggio 2013, n°22 pag. 32-3

Back to fundamentals, tornare ai fondamentali. Per alcuni mesi, i mercati hanno sostanzialmente ignorato il campanello d'allarme, sommerso dall'enorme massa di liquidità che ne attutiva il suono. I prezzi di Borsa hanno continuato a correre. Wall Street e Francoforte hanno battuto nuovi record. Nonostante alcuni dati economici poco incoraggianti e la revisione al ribasso delle stime sulla crescita degli utili aziendali. Ma dopo il divorzio, Borse ed economia reale potrebbe tornare ad avvicinarsi. Del resto, quanto le notizie macro possano rendere improvvisamente suscettibili gli investitori lo si è visto lo scorso 23 maggio. Quando, sull'onda di un dato cinese inferiore alle aspettative e di una discussa interpretazione delle parole di Ben Bernanke sulle prossime mosse della Federal Reserve, Tokyo ha perso in una sola seduta oltre 7 punti percentuali, trascinando giù i listini di mezzo mondo. Qualcuno scommette che, di qui in avanti, i sussulti della crescita peseranno di più. E forse non è un caso se molte case d'investimento hanno, da qualche tempo, potenziato le rispettive sguadre di macroeconomisti. Ma quali sono i super-indici da monitorare per anticipare il trend e riposizionare il portafoglio?

La mappa Qualcuno continua a tenere d'occhio il Baltic Dry, l'indice che misura il costo del trasporto e dei noli marittimi relativi ai carichi secchi (ad esempio carbone, ferro e grano). Molti, invece, lo considerano ormai uno strumento accessorio. “Utile per rilevare con più precisione l'entità dell'accelerazione o decelerazione. Meno indispensabile in un momento, come questo, in cui la priorità è stabilire la traiettoria dell'economia”, spiega Philippe Waechter, capo economista di Natixis am. Altri si focalizzano esclusivamente sui classici “super-indici” dell'Ocse [...]

martedì 4 giugno 2013

L'Europa? Ha un poker di assi da calare

Da CorrierEconomia del 3 giugno 2013, pag. 26

Quando usciremo dalla recessione? Tra i debiti periferici, si nascondono nuovi focolai di tensione in Europa? Che impatto avranno sui mercati le elezioni tedesche di settembre? «Non lo so. Mi rifiuto di prendere in considerazione le prospettive macroeconomiche del Vecchio Continente. E per me la politica non esiste». Il commento tranchant è di quelli che non ti aspetti dal manager di un fondo azionario europeo, come lo Janus Europe Fund. Ma Wahid Chammas, che lo gestisce dalla fase di lancio, nel novembre 2008, ricorda che nei quattro anni successivi, a fronte di una crescita asfittica della regione, se non negativa, il listino europeo si è apprezzato del 54% e il fondo ha reso addirittura 44 punti percentuali in più. La spiegazione non sta, secondo Chammas, nella liquidità sovrabbondante, che invece, a detta di molti, avrebbe narcotizzato i mercati, creando uno scollamento tra economia reale e prezzi azionari, bensì nelle caratteristiche intrinseche del paniere europeo. «Se si considera l'Msci Europe, solo il 46% dei ricavi, a livello aggregato, proviene dal Vecchio Continente. Nel nostro fondo, la percentuale scende addirittura al 38%. Le imprese europee hanno un profilo internazionale molto più accentuato rispetto a quelle dell'S&P500. Che, per inciso, realizzano il 25% degli utili sull'altra sponda dell'Atlantico, anche se nessuno sembra accorgersene», dice Chammas. Un poker d'assi giustificherebbe, a detta del gestore, una maggiore fiducia verso i listini europei: il progressivo allontanamento del rischio sistemico; la riduzione della leva finanziaria da parte delle aziende; i prezzi, mai così competitivi rispetto agli Stati Uniti negli ultimi 40 anni; infine, un dividend yield attraente, di poco inferiore al 4%. Tuttavia, secondo il gestore, [...] Leggi tutto