lunedì 29 luglio 2013

Il Sole non tramonta

Da Milano Finanza del 27 luglio 2013, pag. 35

La vittoria di Shinzo Abe alle elezioni del 21 luglio era prevedibile e, probabilmente, già nei prezzi. Ma la conquista della maggioranza anche alla Camera alta consolida la leadership del Primo ministro, incoraggiandolo a portare avanti con più determinazione il tentativo di [...] Leggi tutto

venerdì 26 luglio 2013

Portafogli a prova d'estate

Dal Mondo del 19 luglio 2013, n°29, apg. 34-5

Portafogli per partenze intelligenti. Dopo la correzione di maggio e giugno, le vicende portoghesi, il downgrade di Roma da parte di Standard&Poor's, lo scricchiolio della maggioranza di governo in Italia, sui mercati sembra essere tornata una relativa calma, grazie soprattutto alle rassicurazioni di Bernanke e Draghi sulla traiettoria delle politiche monetarie. Ma i mesi estivi possono essere molti insidiosi. Come purtroppo ricordano i risparmiatori rimasti scottati dall'improvvisa recrudescenza della crisi debitoria, per l'esplosione del focolaio italiano, tra luglio e agosto del 2011. Meglio quindi mettere subito in sicurezza i propri investimenti. Puntellando le protezioni contro eventuali picchi di volatilità. Senza però rinunciare a posizionarsi lì dove la correzione ha reso i prezzi più interessanti. Il Mondo ha chiesto a tre esperti di confezionare altrettanti portafogli a prova d'estate. Da tenere blindati fino a settembre, quando le imminenti elezioni tedesche potrebbero aprire nuovi scenari.

High yield e Giappone Sono due le scommesse chiave attorno a cui ruotano le scelte di Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, per un ipotetico cliente private con una disponibilità di 600mila euro [...]

Adesso il replicante moltiplica i panieri

Dal Mondo del 19 luglio 2013, n°29 pag. 37

Gli exchange traded fund (etf) sono spesso accusati di alimentare la volatilità sui mercati. Ma a volte questi strumenti del risparmio a gestione passiva che replicano indici e panieri vengono chiamati in causa a sproposito. E forse qualcuno ne sovrastima la capacità di condizionare l’andamento dei prezzi. Si prenda, ad esempio, la recente correzione dell’universo obbligazionario, che ha penalizzato i bond emergenti più di altri. “I deflussi non hanno risparmiato il mondo degli etf, ma non bisogna dimenticare che questa industria è ancora molto sbilanciata a favore dei mercati azionari, in termini di asset investiti, nonostante la crescita registrata negli ultimi anni tra i prodotti obbligazionari”, spiega Scott Ebner, global head of product development di State Street global advisor. In valore assoluto, del resto, gli exchange traded fund rappresentano ancora una fetta minoritaria degli asset in gestione, a livello globale: il 10% negli Stati Uniti, calcola Ebner, il 3% in Europa. È vero, semmai, che molti scambi tendono a essere focalizzati su un gruppo ristretto di panieri. Basti pensare che in Europa i 10 benchmark più replicati valgono da soli un terzo degli assets complessivi. “Rispetto a cinque anni fa, tuttavia [...]

mercoledì 24 luglio 2013

Mercati - Hedge fund al test di maturità

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 30

Se l'obiettivo per cui sono nati era quello di consegnare rendimenti sempre positivi, a prescindere dalle condizioni di mercato, hanno fallito. Ma in occasione dell'ultima violenta correzione, almeno, i fondi hedge hanno saputo contenere le perdite: l'indice Hfri fund weighted composite, che esprime l'andamento di oltre 2.000 fondi hedge internazionali, ha ceduto lo 0,7% tra maggio e giugno, a fronte di cali del 4,2% per i bond di qualità elevata e del 9,5% per le obbligazioni emergenti in valuta locale.

I numeri Un'eccezione? Secondo un'analisi di Hedge Invest, società di gestione specializzata in prodotti d'investimento alternativo, con asset gestiti in crescita a 800 milioni di euro ? e risultati di tutto rispetto come il +13,8% a un anno dell'Hedge Invest Global Fund, tra i primi 5 migliori fondi di fondi hedge al mondo nella categoria Global Equity ? pare di no. Negli ultimi 10 anni, infatti, i fondi alternativi hanno saputo tenere sotto controllo le fibrillazioni dei listini, registrando una volatilità media del 6%, contro l'8% delle obbligazioni investment grade, l'11% dei bond hi-yield, il 14% di azioni globali ed emissioni emergenti in valuta locale. Solo un indice obbligazionario globale, come il JP Morgan GBI, si è dimostrato meno volatile (3%). Numeri in netto contrasto con la diffusa percezione che gli hedge fund siano fondi caratterizzati da brutali saliscendi. Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest, spiega così quello che definisce un equivoco: «L'ampia diffusione dei fondi alternativi in Italia risale al 2006-2007, alla vigilia del crollo di Lehman. In quell'occasione, alcuni dei prodotti che si erano presentati con la promessa di garantire una bassa volatilità hanno sofferto. Ne è nata una cattiva reputazione; credo ingiustamente, come dimostrano le analisi su serie temporali più ampie». Le perdite subite dall'indice di riferimento tra l'ottobre 2007 e il febbraio 2012, -21,4%, sebbene inferiori ai crolli dell'azionario globale (-52%), non potevano essere facilmente digerite dagli investitori. Il tempo di recupero, tuttavia, è stato più rapido [...] Leggi tutto

E la correzione ha favorito i signori della volatilità

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 30

Vince chi ha giocato in anticipo la carta della volatilità. Perdono i fondi global macro e multi-strategy: quelli con un pieno mandato di gestione e la possibilità di scommettere in ogni direzione su azioni, obbligazioni, valute, commodity e derivati. Anche tra i fondi alternativi, la correzione di maggio e giugno ha lasciato sul campo vincitori e vinti. La ripida discesa dei prezzi obbligazionari ha risparmiato le strategie in grado di cavalcare l'aumento della volatilità (0,64%), più penalizzate nel corso dei 12 mesi precedente e quelle neutrali, contraddistinte da un bilanciamento equilibrato tra posizioni long (rialziste) e short (ribassiste), più 0,23%.
Impronta I fondi caratterizzati da una più spiccata impronta direzionale, invece, hanno sofferto. Risultato: la metà delle strategie analizzate da Morningstar per CorrierEconomia ha registrato, in media, performance negative, tra l'1,17% dei fondi specializzati sulle valute, e il -2,19% dei multi-strategy. Male hanno fatto anche i long-short debt (-1,35%): strumenti che, essendo in grado di assumere posizioni sia lunghe che corte all'interno dell'universo obbligazionario, avrebbero potuto meglio di altri cavalcare il trend ribassista dominato dai bond. «Con la convinzione che le banche centrali non avrebbero staccato la spina, il mercato era concentrato sugli stessi temi, gli asset che offrivano rendimenti elevati e potevano essere finanziati a tassi bassi», spiega Davide Cataldo, direttore investimenti Pioneer Investments Italia. «Era molto rischioso cercare di remare contro un tentativo di manipolazione del mercato così efficace da parte delle banche centrali», dice ancora. Quando però si è iniziato [...] Leggi tutto

Energia, il mini eolico prepara lo sbarco in Borsa

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 13

È tutto pronto per la quotazione di True Energy Wind, small cap italiana specializzata nel settore del mini-eolico, facente capo all'omonimo fondo di private equity, True Energy Sicav, che investe prevalentemente nel settore delle rinnovabili. Lo sbarco sull'Aim Italia, il segmento di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese, è previsto a settembre.<<L'obiettivo? Trovare un un canale alternativo a quello bancario per finanziare nuovi piani di sviluppo>>, spiega Ciro Mongillo, ceo di True Energy Wind. Il progetto della società prevede la produzione e vendita di energia elettrica attraverso l'installazione e la messa a punto di 120 turbine mini-eloche, con una potenza unitaria di 30/60 Kw, distribuite su 90 impianti. Dopo [...]

martedì 23 luglio 2013

Una exit strategy senza fretta

Da Milano Finanza del 20 luglio 2013, pag.41

Non c'è fretta per la exit strategy della Fed. Ben Bernanke l'ha sottolineato ancora una volta, davanti al Congresso, lo scorso 17 luglio. <<Con un tasso di disoccupazione ancora alto e in riduzione solo graduale, l'inflazione che continua a rimanere al di sotto dell'obiettivo di lungo termine - ha detto il governatore della Federal Reserve - una politica monetaria altamente accomodante rimane appropriata per il prossimo futuro>>. Forse aveva ragione chi, come gli economisti di M&G Investments, da settimane continua a ripetere che la riduzione della liquidità immessa sul mercato da parte della Fed prendereà forma solo nel 2014, non prima. Per alcune buone ragioni: la ripresa a stelle strisce non appare ancora abbastanza solida da reggersi con le proprie gambe, senza la stampella della banca centrale; il tasso di disoccupazione è fermo da [...] Leggi tutto

lunedì 22 luglio 2013

Torna l'allarme Portogallo

Dal Mondo del 12 luglio 2013, n°28, pag. 30-1

Se la crisi di governo portoghese ha un merito, è quello di aver ricordato ai risparmiatori che con l'Europa dei debiti non si deve abbassare la guardia. Per alcuni mesi, i mercati hanno pensato ad altro: la forza relativa della ripresa americana, la Fed e i tempi per smaltire l’overdose di liquidità. La Cina, alle prese con una bolla creditizia cresciuta al punto da richiedere un intervento immediato. Intanto, però, la malattia del Vecchio Continente ha continuato a progredire: recessione più profonda, disoccupazione in aumento, stime sui conti pubblici riviste al ribasso per i (prevedibili) effetti collaterali dell'austerità dura e pura. E anche se molti investitori erano distratti, la tensione sociale non è venuta meno. 

Corto circuito Si è arrivati, così, ad un nuovo corto circuito. Questa volta innescato dalle dimissioni di due ministri del governo portoghese guidato da Passos Coelho e dai timori che l’instabilità politica potesse mettere sulla cattiva strada anche un Paese a lungo considerato tra gli allievi prediletti di Commissione Europea e Fmi. “Ciò che è successo a Lisbona era prevedibile”, chiosa Emilio Franco, vice-direttore generale e responsabile investimenti di UBI Pramerica. “Non è un evento isolato. Anzi, va letto come un importante campanello di allarme e ci aiuta a ricordare che l’austerità fiscale voluta dai tedeschi minaccia la tenuta sociale e politica”. Alla lunga, le corde troppo tese finiscono per spezzarsi. “Chi ci assicura che in autunno la stessa situazione non possa ripresentarsi in Portogallo? O magari”, s’interroga Franco, “in Spagna o Italia?”. La buona notizia è che per adesso [...]

Italia pigra per colpa di Draghi

Dal Mondo del 12 luglio 2013, n°28, pag. 32

Il 5 luglio scorso, il decennale americano ha raggiunto i massimi degli ultimi due anni, sfiorando il 2,74%. Numeri migliori delle attese sul fronte lavorativo hanno corroborato l’ipotesi che per il Quantitative Easing (allentamento monetario) si avvicini l’inizio della fine. Risultato: le perdite potenziali subite negli ultimi 2 mesi da chi è rimasto investito nei Treasury sono salite al 10%, con effetti negativi su molti segmenti del reddito fisso. Non tutti però si sono fatti cogliere impreparati. “Noi ne abbiamo beneficiato, grazie ad una posizione corta sulla durata finanziaria della componente governativa”, spiega Bob Jolly, head of global macro di Schroders e gestore del fondo Schroder isf strategic bond. “Ma non bisogna dimenticare che la politica monetaria della Federal Reserve resterà molto accomodante. Siamo lontani da una fase di normalizzazione del costo del denaro”.

Domanda. Il debito emergente è stato il più penalizzato nell’universo del reddito fisso. Le perdite sono destinate a ridimensionare severamente la propensione al rischio da parte degli obbligazionisti?
Risposta. I mercati emergenti hanno sofferto, ancora una volta, un problema di scarsa liquidità. È relativamente facile comprare bond dei Paesi in via di sviluppo, grazie a frequenti nuove emissioni. Più difficile disfarsene in fasi di stress sui mercati, quando tutti cercano di uscire da una via di fuga divenuta, improvvisamente, troppo stretta. Il classico collo di bottiglia. [...]

D. Il rallentamento della crescita nei Paesi emergenti porterà ad un aumento dei fallimenti?
R. Può darsi che il tasso di default salga, ma non in modo drammatico. In realtà [...]

martedì 16 luglio 2013

Emergenti, la correzione non è finita

Da CorrierEconomia del 15 luglio 2013, pag. 20

La risalita dei tassi americani non ha risparmiato nessuno. Ma tra tutti, i bond dei Paesi emergenti sono stati i più duramente colpiti, nell'ambito del reddito fisso: 9 punti percentuali ceduti in soli due mesi dalle obbligazioni in valute forti, l'11,6% dai titoli denominati in valuta locale. Una vera débacle. Che potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane. «È necessario che il debito emergente trovi un nuovo equilibrio, che tenga conto di tre aspetti: il progressivo rialzo dei Treasury, il deterioramento dei fondamentali registrato negli ultimi 12 mesi in molti Paesi emergenti; i problemi di liquidità verificatisi durante la correzione, quando il debito dei Paesi in via di sviluppo ha subito enormi deflussi». Tutto questo - spiega Dan Beharall, responsabile emerging markets debt di Ignis am - richiede un premio più elevato per il rischio cui gli investitori si espongono.

Dov'è il fondo della correzione? Per Beharall, livelli di rendimento prossimi al 7% potrebbero giustificare un atteggiamento più fiducioso nei confronti delle obbligazioni emergenti. Attualmente, il debito sovrano in divisa locale offre, a scadenza, il 6,4%, contro il 5,8% dei bond governativi espressi in valuta forte. In questo caso, un aumento di 100 punti base nei rendimenti produrrebbe una perdita di altri 7 punti percentuali. Dunque, lo spazio per ulteriori perdite non è risibile. Tuttavia, ci sono emissioni che dovrebbero essere più resistenti di altre ad eventuali ribassi. E le differenze potrebbero essere maggiori nell'universo dei bond in valuta locale. «Quando le cose si mettono male, bisogna focalizzarsi sui Paesi che vantano governi stabili e banche centrali credibili», suggerisce il gestore, secondo cui Brasile e Messico rappresentano, a questo proposito, due esempi opposti. «Le autorità brasiliane sono apparse contraddittorie e poco affidabili nella gestione della politica monetaria, anche perché molto sensibili alle pressioni del potere politico. La Banca centrale messicana, invece, si è dimostrata coerente, disciplinata, misurata. Il nuovo presidente della Repubblica, inoltre - ricorda Beharall - sembra intenzionato a portare avanti riforme strutturali».

Le performance dei bond in local currency dipendono da due fattori [...] Leggi tutto

lunedì 15 luglio 2013

Così il portafoglio è in ordine

Da Milano Finanza del 13 luglio 2013, pag. 34

Rimettere ordine al portafoglio e alle idee. Rimaste scompigliate dalle mosse della Fed. «La Federal Reserve vorrebbe iniziare già a settembre a ridurre il volume dei titoli acquistati sul mercato secondario. Ma l'indebolimento dell'attività economica la costringerà ad [...] Leggi tutto

venerdì 12 luglio 2013

Portafogli in odore di Grande Rotazione

Dal Mondo del 5 luglio 2013, n° 27, pag. 36-7

E se fosse giunta (davvero) l'ora della Great Rotation? Da almeno sei mesi, alcune tra le maggiori case d'investimento profetizzano un giro di boa strutturale nelle preferenze degli investitori globali: una migrazione di massa dal reddito fisso ai mercati azionari, destinata ad accelerare irrevocabilmente il tramonto del mercato toro per il reddito fisso. A oggi, però, il presagio non si è avverato. Basta leggere i dati del risparmio gestito per dissipare eventuali dubbi: da inizio anno, stima Morningstar, la società di analisi finanziarie, i fondi obbligazionari hanno continuato a fare la parte del leone, raccogliendo flussi netti per 252 miliardi di dollari, oltre 100 in più rispetto ai prodotti azionari. Un trend che si è consolidato negli ultimi due mesi, con un saldo positivo tra nuove sottoscrizioni e riscatti quattro volte superiore per i bond rispetto all'equity.

Ora però, qualcuno ipotizza che le forti perdite subite dagli obbligazionisti in molti segmenti del reddito fisso possano innescare il cambio di rotta, inondando le azioni di nuova liquidità, in fuga dal fixed-income. Del resto, la correzione è stata a tratti violenta, anche per chi avesse diversificato puntanto sui fondi d'investimento. Tra maggio e giugno, gli obbligazionari globali hanno perso, in media, il 4,3%. Settori come i bond dei Paesi emergenti, che hanno ceduto dieci punti percentuali. È davvero sufficiente per spingere gli investitori ad abbracciare massivamente l'universo azionario? [...]

martedì 9 luglio 2013

Famiglie - I torinesi? Vedono nero, ma investono

Da CorrierEconomia dell'8 luglio 2013, pag.21

I torinesi vedono nero, ma investono meglio. Secondo un'indagine condotta da Eurisko per il gruppo Ubs su un campione rappresentativo d'imprenditori, professionisti e dirigenti di cinque città italiane, nel capoluogo piemontese sono più diffuse che altrove le preoccupazioni sull'andamento della congiuntura globale: il 53% degli intervistati ritiene che sia destinata a peggiorare nel corso dell'anno, contro il 40% dei romani, il 38% dei padovani, il 37% di modenesi e trevigiani. Un maggiore pessimismo da parte di imprenditori e dirigenti sabaudi si riscontra anche nella lettura della situazione a livello regionale: il 63% crede, infatti, che l'economia locale subirà un'ulteriore flessione (ben al di sopra della media nazionale, prossima al 49%). Eppure proprio nella città che fu prima capitale d'Italia, si registra la percentuale più alta di coloro che sono favorevoli all'investimento nei mercati azionari: il 18%, contro una media dell'11% (il 5% a Roma, il 6% a Treviso). «Un'apparente contraddizione ? spiega Fabio Innocenzi, amministratore delegato di Ubs Italia ?. Torino è una delle zone di più antica storia imprenditoriale. Lo sguardo disincantato si traduce, talvolta, in un giudizio tranchant su ciò che accade nel mondo esterno, ma la cultura d'impresa, molto radicata, si esprime in una più spiccata familiarità con il capitale di rischio. In questo senso, i torinesi sono più "americani" di altri».

Troppo difensivi. Sebbene con tonalità diverse, la sfiducia verso l'andamento dell'economia appare comunque generalizzata; si ripercuote nelle aspettative sullo stato di salute del business privato (solo il 14% degli intervistati si attende una crescita della propria attività nel corso del 2013), riflettendosi anche nelle scelte d'investimento. Non a caso, la ricerca fotografa una strategia d'investimento prevalentemente statica e [...] Leggi tutto 

Un viaggio senza contanti

Da CorrierEconomia dell'8 luglio 2013, pag. 30

Un viaggio di sei giorni senza contante. Cinque tappe - Roma, Prato, Firenze, Genova, Milano - e una sola regola: vietato pagare con banconote e monete. Si è concluso sabato 6 luglio il primo NoCashTrip organizzato da No Cash Day con la sponsorizzazione di MasterCard, Eni, Samsung, Citroen e CrowdM. Protagonisti, due blogger e un giornalista, insieme per scoprire se si può attraversare la Penisola senza denaro contante: l'equipaggiamento in dotazione, comprendeva [...] Leggi tutto

Parte la carica di tabaccherie e ricevitorie

Da CorrierEconomia dell'8 luglio 2013, pag. 30

Dici Sisal e pensi a giochi e scommesse sportive. Ma con la nascita di SysalPay, il business della gestione dei pagamenti è cresciuto fino a rappresentare la metà del giro d'affari complessivo del gruppo, 6 miliardi di euro.Grazie ad una rete di 45.000 punti vendita, dov'è possibile effettuare ricariche telefoniche, pagare biglietti ferroviari, bollette, Telepass, ticket sanitari, multe e non solo: in tutto, si contano 350 servizi di pagamento ed oltre 100 società partner. Secondo un'indagine realizzata da Ipsos e Ispo per Sisal, bar e tabacchi sono i canali utilizzati più spesso dagli italiani per pagare bollette e bollettini: con il 63% delle preferenze, infatti, le ricevitorie superano uffici postali e sportelli bancari. [...] leggi tutto

Shopping: arriva la carta multitasking

Da CorrierEconomia dell'8 luglio 2013, pag. 29

E' la carta adatta a controllare l'uso della paghetta in modalità 2.0. Perché consente ai genitori di inibire gli acquisti presso alcune categorie di esercenti, ad esempio alcolici e tabacchi, giochi e scommesse. Ma è sopratutto uno strumento per gestire i pagamenti in modo flessibile perché racchiude in sé tutte le tipologie di carte: si ricarica come una prepagata; permette di addebitare gli acquisti in conto corrente come un Bancomat; consente di posticipare l'addebito delle spese come una carta di credito. Il titolare può scegliere, ad esempio, [...] Leggi tutto

venerdì 5 luglio 2013

Occhio alle trappole

Dal Mondo del 28 giugno 2013, n°26, pag. 32-3

I falsi miti sono pericolosi. Anzi, vere trappole. Soprattutto quando regolano la gestione degli investimenti. Per esempio, affermazioni categoriche come: i titoli del Tesoro americano sono il porto sicuro per eccellenza, le azioni ad alto dividendo proteggono sempre in fase di ribasso, nel lungo termine l’equity darà rendimenti positivi possono rappresentare vere e proprie tagliole tra i piedi dell’investitore. Perché lo mettono nelle condizioni di abbassare la guardia, rendendolo più vulnerabile ai colpi bassi. Tanto dolorosi, quanto più inaspettati. La reazione violenta innescata nelle ultime settimane dalle parole di Ben Bernanke sulle prossime mosse di politica monetaria, ha dimostrato che nell’universo degli investimenti esistono ancora molti luoghi comuni da sfatare. Ecco isette tranelli da evitare.

1. Occhio ai Treasury  Dai minimi del 24 luglio 2012, il rendimento dei decennali americani è salito di 120 punti base, fino al 2,59%. Chi li avesse avuti in portafoglio un anno fa, sulla carta avrebbe già perso quasi 11 punti percentuali, 9 dei quali ceduti negli ultimi 2 mesi. “Non esistono porti sicuri” [...]

martedì 2 luglio 2013

La correzione è stata prematura

Da CorrierEconomia del 1 luglio 2013, pag. 20

E se Bernanke fosse stato frainteso? É la teoria di Jim Leaviss, head of retail fixed interest di M&G Investments e gestore del fondo Global Growth. Per Leaviss la progressiva riduzione dei volumi in acquisto sul mercato secondario da parte della Federal Reserve, non inizierà prima del 2014. “É ancora troppo presto”, spiega il gestore. É vero che l'economia americana gode di buona salute; che il settore immobiliare si trova già sul binario della ripresa, perché lo stock di case invendute è vicino ai livelli minimi di sempre. E questo dovrebbe generare un effetto moltplicatore sull'economia, dato che per ogni 9 lavoratori impegnati direttamente nelle costruzioni, l'indotto ne richiede altri 28. “Ma per adesso la crescita è ancora moderata: il Pil del primo trimestre è stato appena rivisto al ribasso e, in ogni caso, non credo che i tassi inizieranno a salire nella seconda metà del 2013, come il mercato si attende”. [...]

Quanto costa lo smartphone all'estero

Da CorrierEconomia del 1 luglio 2013, pag. 14

Se la decisione della Commissione europea sarà confermata, dal 2014 non si pagherà più un sovrapprezzo per chiamare dall'estero o navigare su Internet da uno dei Paesi appartenenti all'Unione Europea. Quest'estate, però, la bolletta telefonica potrebbe ancora essere salata. Nonostante un Regolamento europeo del giugno 2012 che fissa limiti tariffari decrescenti per il trasferimento dei dati in roaming (il costo che gli operatori telefonici applicano ai propri clienti quando, all'estero, si appoggiano a reti di player locali). Dal primo luglio, per una chiamata di 10 minuti effettuata da un qualsiasi Paese europeo verso l'Italia, si spenderanno circa tre euro. Navigando su tablet o smartphone, per consultare le mappe, trovare un ristorante, caricare immagini o video da condividere sui social network, 10 megabyte di traffico dati costeranno, all'interno dell'Ue, altri 5,50 euro. A conti fatti, l'esborso potrebbe essere elevato per chi utilizza molto il telefono anche quando si trova all'estero. [...] Leggi tutto

lunedì 1 luglio 2013

Tassi Usa senza picchi

Da Milano Finanza del 29 giugno 2013, pag. 41

Doppio giro di boa per Stati Uniti ed Europa. Secondo Johannes Mueller, capo economista di Deutsche asset and wealth management (la nuova divisione di risparmio gestito di Deutsche bank guidata da Michele Faissola), le buone notizie partono dagli Usa, dove il lungo processo di contrazione [...] Leggi tutto

Un ribasso da cogliere

Da Milano Finanza del 29 giugno 2013, pag. 40

L'onda lunga della correzione sui tassi americani non ha risparmiato i listini europei. Nell'ultimo mese, l'Eurostoxx 50, il paniere di riferimento per le società del Vecchio continente, ha ceduto il 10%. Ma secondo Andreas Zoellinger, gestore del team azionario europeo di BlackRock, lo [...] Leggi tutto