lunedì 22 luglio 2013

Torna l'allarme Portogallo

Dal Mondo del 12 luglio 2013, n°28, pag. 30-1

Se la crisi di governo portoghese ha un merito, è quello di aver ricordato ai risparmiatori che con l'Europa dei debiti non si deve abbassare la guardia. Per alcuni mesi, i mercati hanno pensato ad altro: la forza relativa della ripresa americana, la Fed e i tempi per smaltire l’overdose di liquidità. La Cina, alle prese con una bolla creditizia cresciuta al punto da richiedere un intervento immediato. Intanto, però, la malattia del Vecchio Continente ha continuato a progredire: recessione più profonda, disoccupazione in aumento, stime sui conti pubblici riviste al ribasso per i (prevedibili) effetti collaterali dell'austerità dura e pura. E anche se molti investitori erano distratti, la tensione sociale non è venuta meno. 

Corto circuito Si è arrivati, così, ad un nuovo corto circuito. Questa volta innescato dalle dimissioni di due ministri del governo portoghese guidato da Passos Coelho e dai timori che l’instabilità politica potesse mettere sulla cattiva strada anche un Paese a lungo considerato tra gli allievi prediletti di Commissione Europea e Fmi. “Ciò che è successo a Lisbona era prevedibile”, chiosa Emilio Franco, vice-direttore generale e responsabile investimenti di UBI Pramerica. “Non è un evento isolato. Anzi, va letto come un importante campanello di allarme e ci aiuta a ricordare che l’austerità fiscale voluta dai tedeschi minaccia la tenuta sociale e politica”. Alla lunga, le corde troppo tese finiscono per spezzarsi. “Chi ci assicura che in autunno la stessa situazione non possa ripresentarsi in Portogallo? O magari”, s’interroga Franco, “in Spagna o Italia?”. La buona notizia è che per adesso [...]

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