venerdì 4 ottobre 2013

E adesso Telecom Pro

Dal Mondo del 27 settembre 2013, n°37, pag. 10-12        - COVERSTORY -

L'uscita di Vodafone dal mercato americano. Il bond dei record da 49 miliardi di dollari emesso da Verizon per finanziare l’acquisto della quota ceduta dagli (ex) soci inglesi. La tregua tedesca tra Telefonica e America Movil sulla vendita di ePlus. Kpn, a sua volta, nel mirino di Carlos Slim per il lancio di un' Opa da 7,2 miliardi di euro, che consegnerebbe al magnate messicano il restante 70% della società olandese. E, infine, la partita italiana. Con il baricentro di Telco, la scatola che controlla il 22,4% di Telecom Italia, nell'orbita stretta degli spagnoli di Cesar Alierta, dopo l’accordo per l'acquisto del 70% di Telco. Che proietta Telefonica, anti-trust permettendo, verso una possibile acquisizione dell’intera holding ("Una scelta pessima da parte dei soci italiani", ha commentato l'ex ceo di Intesa Sanpaolo ed ex ministro, Corrado Passera). Il risiko delle tlc europee si fa incandescente. Come i prezzi dei candidati a possibili fusioni o acquisizioni. Che ora potrebbero prendersi la rivincita dopo un lungo periodo di disaffezione da parte degli investitori, tornati a guardare con appetito al settore, a caccia di buone occasioni e prezzi scontati. Due clessidre scandiscono il tempo rimasto per le decisioni irrevocabili intorno a Telecom Italia, che rimane il dossier più caldo. La prima scade il 3 ottobre, con il cda chiamato a definire il piano industriale, alla luce dei nuovi scenari. La seconda è tra le mani di Standard&Poor's e sorelle. Perché se l’accordo tra Telefonica e i soci italiani, Intesa, Generali, Mediobanca, garantisce fino a giungo 2014 la sopravvivenza di Telco e permette di guadagnare tempo, poco cambia quanto alla necessità di un rafforzamento patrimoniale. Il 9 agosto, Moody’s ha messo sotto osservazione la società guidata da Franco Bernabè per un possibile downgrade a livello speculativo. Schiacciata da un debito netto di 28 miliardi di euro, Telecom Italia deve rifinanziare 3-4 miliardi l'anno. L'emissione da un miliardo del 19 settembre è andata bene, ma senza l'investment grade la situazione potrebbe farsi più delicata. Un po’ di respiro potrebbe arrivare dalla vendita degli asset in Brasile. Dove Telefonica, già presente con Vivo, concorrente diretto di Tim Brasil, vorrebbe gestire in una posizione di forza lo spezzatino della controllata sudamericana di Telecom Italia, quando le autorità locali chiederanno il conto: molti scommettono infatti che un ruolo da primo azionista singolo per Telefonica, possa essere mal digerito dall'anti-trust brasiliano. “Sotto pressione delle autorità locali, però, la cessione di Tim Brasil potrebbe avere esito insoddisfacente. E comunque [...]

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