lunedì 28 ottobre 2013

Servizi - Ora bisogna investire sul fattore umano

Da CorrierEconomia del 21 ottobre, pag. 30

Per non perdere competitività e sopravvivere alle incursioni di operatori esteri molto agguerriti, le private bank devono cambiare. Due sembrano essere le strade percorribili: integrare l'offerta con nuovi servizi, diversi da quelli di puro investimento, puntando anche sulla tecnologia per ridisegnare le modalità di relazione all'interno della rete e tra questa e i clienti. Oppure investire sulle competenze dei banker, attraverso la formazione. Del resto, l'ultima analisi dell'Aipb, l'associazione degli operatori di private banking, ipotizza che entro il 2015 il brand della banca avrà esaurito la propria forza propulsiva e sarà relegato all'ultimo posto tra i fattori di successo che regolano la competizione nel settore.ModelloL'unico asset destinato a mantenere inalterata la capacità di attrarre clienti sarà la qualità dei banker, considerata già oggi, non a caso, la principale leva di sviluppo del business. «La qualità dei banker italiani può e deve essere migliorata. Negli ultimi anni ho incontrato moltissimi operatori del settore. I professionisti davvero bravi sono pochi», spiega Paolo Martini, direttore commerciale di Azimut e responsabile della divisione wealth management. Secondo cui, inoltre, molte strutture sono appesantite da una catena di comando troppo rigida e talvolta ingombrante. La stessa Aipb, del resto, riconosce la presenza di un modello uniforme tra le private italiane, orientato alla gerarchia e al controllo centralizzato. «Negli ultimi tre anni, con la nostra divisione wealth management abbiamo rastrellato sul mercato [...] Leggi tutto

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