venerdì 27 dicembre 2013

Emergenti - Riscossa rimandata

Da CorrierEconomia del 23 dicembre 2013, pag. 27

Con alcune eccezioni, il 2014 non sarà l'anno del riscatto per i mercati emergenti. Reduci da una pessima annata, con perdite oltre il 7% per l'indice di riferimento, i listini dei Paesi in via di sviluppo si sono dimostrati incapaci di agganciare lo sprint delle azioni globali (+18%), aggravando lo svantaggio accumulato nel corso degli ultimi tre anni. L'opinione prevalente, tra gli operatori, è che nei prossimi 12 mesi non ci sarà un'inversione di tendenza, con gli emergenti forse costretti a sottoperformare, ancora una volta, nonostante le note virtù in tema di crescita demografica, basso indebitamento e sviluppo travolgente della classe media: argomenti persuasivi, sulla carta, ma destinati ad apparire sterili senza un adeguato riscontro in termini di performance.

Contraddizioni Del resto, il 2013 è stato un anno particolarmente difficile, segnato dai timori per il rallentamento di molte economie non sviluppate e dall'impatto della querelle sulla riduzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti, che avrà ufficialmente inizio a gennaio. «Molti dei mercati più penalizzati durante la correzione di maggio-luglio soffrivano di più o meno gravi squilibri nella bilancia dei pagamenti: per esempio Turchia, Brasile, India e Indonesia», ricorda Alex Homan, direttore degli investimenti azionari emergenti di Fidelity W.I, secondo cui il deficit di parte corrente resta un elemento di fragilità ma stemperato da valutazioni più attraenti, in materia di prezzi azionari e valute. Ora le stime di consenso sono per una crescita degli utili attorno al 10% nel 2014: un'ipotesi ragionevole, più facile da realizzare rispetto alle proiezioni troppo ottimistiche degli anni passati. «Tuttavia - precisa Luca Boffa, gestore azionario di Anima sgr - finché i profitti delle aziende emergenti non torneranno a crescere con vigore, a un ritmo di almeno il 15%, è difficile immaginare un'espansione dei multipli oltre i valori attuali». Come dire, è incauto scommettere su una sorpresa positiva dei mercati emergenti per il prossimo anno. Intanto, per Sandra Crowl, membro del comitato investimenti di Carmignac Gestion, «nonostante il giro di boa della politica monetaria negli Usa sia già apparentemente scontato nei prezzi, conviene privilegiare i Paesi meno sensibili al tema della liquidità».

Aree Crowl ne identifica tre: per ragioni di prossimità geografica, il Messico dovrebbe essere tra i primi beneficiari di un consolidamento della ripresa americana. «La riforma del settore energetico alimenterà l'afflusso di capitali privati e l'aumento di competitività delle aziende locali. Ci piacciono in particolare i settori petrolchimico, finanziario e immobiliare». In Asia, Boffa dichiara una preferenza per Cina, Corea e Taiwan: il gestore si dice attratto in particolare dalle riforme annunciate dalla nuova leadership cinese in tema di deregolamentazione, lotta alla corruzione [...] Leggi tutto

Incursioni a briglie strette

Dal Mondo del 20 dicembre 2013, n°49, pag. 37-8

Al trotto nel Vecchio Continente. Per i prossimi 12 mesi, il reddito fisso europeo non lascia intravedere prospettive di rally galoppanti e sembra, al tempo stesso, al riparo da crolli improvvisi e violenti: acquista, così, il sapore rassicurante di una verosimile (relativa) stabilità. Che dovrebbe consolidare i flussi migratori degli investitori internazionali verso l'Europa, alimentando l'interesse, in particolare, per la periferia. Gestori e analisti suggeriscono, inoltre, un'incursione tra le obbligazioni high yield, con una preferenza per il club degli angeli caduti: emissioni precipitate dal paradiso investment grade alla schiera dei titoli speculativi.

Spread in discesa “Come nel 2013, la periferia avrà una posizione dominante nei portafogli, almeno per la prima parte del 2014”. Nicola Trivelli, direttore generale e ad di Sella Gestioni è fiducioso sulle prospettive del debito italiano e spagnolo, favoriti rispetto agli altri Piigs, anche per ragioni di maggiore liquidità. Nel caso dell'Italia, Trivelli è convinto che lo spread, il differenziale di rendimento tra il Btp decennale e il corrispettivo Bund tedesco, possa restringersi fino ai 175-150 punti base, ritenuto un possibile valore di equilibrio; nell'ipotesi (da verificare) che il rendimento dei governativi tedeschi resti immobile attorno all'1,8%, equivarrebbe a un guadagno in conto capitale tra il 4,5 e il 6,5%, più le cedole. C'è chi, a parità di rendimento, nel 2014 tenderà a privilegiare la Spagna: “Il divario di competitività tra Roma e Madrid sembra allargarsi: ogni volta che i Bonos supereranno il Btp, sposteremo il baricentro verso la penisola iberica”, dichiara Jacopo Ceccatelli, ceo di Jci capital ltd. Nella periferia, le preferenze della società di consulenza si concentrano sulle scadenze lunghe, tra 10 e 15 anni: ancora una volta, però, sarà la Banca Centrale europea, più di ogni altri fattore, a condizionare le performance di queste emissioni. Negli ultimi mesi, infatti, sono cresciute le attese per l'annuncio di nuove misure non convenzionali. Molti osservatori ritengono che nel primo trimestre del 2014 Draghi possa calare l'asso di una nuova operazione [...]

Atterraggio morbido cadendo dalla curva

Dal Mondo del 20 dicembre 2013, n°49, pag. 41-2

Come si doma il mercato orso obbligazionario che continua a rugliare dagli Stati Uniti? I dati rassicuranti di inizio dicembre sull'occupazione americana sembrano confermare che il tapering, la riduzione dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve, verrà avviato nel primo trimestre del nuovo anno o, al più tardi, entro metà 2014. Sarà, dicono gli esperti, un percorso morbido. Perché gli investitori, disarcionati tra maggio e settembre da una curva dei tassi imbizzarrita, hanno già assorbito l'onda d'urto della inevitabile svolta in tema di politica monetaria. E in ogni caso, occorre ricordarlo, la banca centrale continuerà a somministrare nuova liquidità, solo con un dosaggio un po' più leggero rispetto agli attuali 85 miliardi di dollari immessi nel sistema finanziario ogni mese. “Nel 2014 mi aspetto che i rendimenti sul decennale salgano di circa 40 punti base, verso il 3,25%”, ipotizza Simone Facchinato, responsabile investimenti di Amundi sgr. Euromobiliare am sgr prevede tassi un po' più alti, al 3,25% nel primo trimestre e in area 3,50% a metà anno, nella convinzione che, spiega Ilaria Fornari, responsabile ufficio studi e strategie della società di gestione, “il miglioramento dei numeri sul lavoro sia destinato a proseguire al ritmo osservato nell'ultimo trimestre”. Il rischio però è che l'economia continui a crescere a un passo del 2,5-3%, senza mostrare cedimenti. “A quel punto sarebbe difficile per il neo presidente della Fed, Janet Yellen, convincere gli investitori che i tempi della risalita dei tassi saranno estremamente lunghi. Il mercato si potrebbe spaventare”. Quando si parla di normalizzazione della politica monetaria, del resto, l'espressione più utilizzata dagli operatori angolsassoni è “unchartered territory”: siamo in un territorio inesplorato. L'ipotesi più probabile, comunque, è che i tassi di riferimento rimangano estremamente bassi fino al 2016, per consentire alla ripresa di consolidarsi. La curva rimarrà ripida e tenderà [...]

lunedì 23 dicembre 2013

Banche - Ecco chi vince la gara del rating sociale

Da CorrierEconomia del 16 dicembre 2013, pag. 31

Solo tre banche promosse, Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi. Cinque, invece, che devono ancora migliorare: Ubi banca, Popolare di Milano, Banco Popolare, Bper e Popolare di Sondrio. In materia di sostenibilità, le pagelle degli istituti di credito italiani inclusi nell'indice azionario Euro Stoxx 600 non brillano. E sono lontane dalle sorelle europee, che vantano punteggi mediamente superiori in tema di responsabilità socio-ambientale. Sono i risultati dell'analisi condotta dall'Istituto Tedesco Qualità e finanza in collaborazione con Oekom research, una delle agenzie di rating leader nel settore degli investimenti sostenibili, con sede a Monaco di Baviera.

L'analisi Con lo scoppio della crisi finanziaria, il comportamento di banche e banchieri ha focalizzato l'interesse di cittadini, autorità di vigilanza e studiosi: c'è sufficiente trasparenza nella gestione dell'attività? Esistono sistemi di controllo efficaci? I prodotti finanziari vengono commercializzati in modo responsabile? Nel frattempo, è aumentata la sensibilità dei risparmiatori verso i temi dell'investimento socialmente responsabile, capace di integrare criteri di natura finanziaria con i principi di tutela dell'ambiente, rispetto dei diritti umani, trasparenza nella gestione aziendale. Da questi presupposti nasce l'analisi Banca Sostenibile 2014, che l'Istituto tedesco ha dedicato agli istituti italiani, attribuendo a ciascuno un punteggio sintetico, in una scala che va da A+ (eccellente) a D- (scarso). Se è vero che nessuna delle otto banche analizzate registra performance brillanti nelle dimensioni sociale e ambientale, i tre maggiori istituti ottengono valutazioni sufficienti, con un rating pari a C, identificato dall?istituto tedesco come il punteggio minimo per rientrare nella categoria «prime». Seguono Ubi banca, C-, la Popolare di Milano, D, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, il Banco Popolare e la Popolare di Sondrio, tutte con D-. «Un rating negativo da parte di Oekom research può essere dovuto all'assenza di strategie chiare in tema di sostenibilità oppure - precisano gli analisti - alla mancanza d'informazioni sul rapporto della banca con la società e l'ambiente, raccolte attraverso l'analisi di documenti aziendali, bilanci contabili e di sostenibilità, ricerche accademiche e banche dati pubbliche». Insomma potrebbe esserci anche un problema di comunicazione. I punti di forza di Mps, secondo lo studio, si concentrano nella dimensione sociale, soprattutto in riferimento ai rapporti della banca con il proprio staff.

Iniziative Insieme a Intesa e Unicredit Mps promuove a favore dei dipendenti iniziative in campo formativo, progetti per migliorare la compatibilità della vita privata con quella lavorativa e adotta linee guida contro la discriminazione sul posto di lavoro. In materia di responsabilità sociale verso i clienti, [...] Leggi tutto

domenica 22 dicembre 2013

Soldi - puntata del 6 dicembre 2013

Ospite di Cosimo Pastore a Soldi, ho parlato dei possibili rischi per i mercati finanziari nel 2014, ipotesi deflazione alla periferia della zona Euro, obbligazioni dei Paesi emergenti e prospettive dei titoli di Stato italiani nel corso del prossimo anno.

Guarda la puntata andata in onda venerdì 6 dicembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 25 ottobre 2013

I Btp? Non di grande compagnia

Da Milano Finanza del 14 dicembre 2013, pag. 36

Solo il 10% delle compagnie assicurative italiane si ritiene ben attrezzata per affrontare uno risalita dei tassi. È quanto emerge da un'indagine condotta da BlackRock su 206 clienti distribuiti tra Nord America, Asia Pacifico e area Europa, Medio Oriente e Africa, secondo la quale le [...] Leggi tutto

sabato 21 dicembre 2013

Così investiremo negli smartphone usati

Da CorrierEconomia del 9 dicembre 2013, pag. 25

«La svolta della Fed sul quantitative easing sarà meno radicale di quanto si creda». Steven Berexa, global head of research di Allianz global investors è convinto che lo stimolo monetario elargito dalla Federal Reserve perderà l'etichetta di misura non convenzionale per diventare uno strumento permanente. E che la futura governatrice, Janet Yellen, tornerà ad abbracciarlo se, una volta avviato il tapering (riduzione della liquidità immessa sul mercato), la crescita non dovesse apparire sufficientemente solida. In questo quadro, si può guardare ai mercati senza temere i rischi di una drammatica disidratazione. Privilegiando, comunque, titoli e settori che hanno corso meno di altri.

Domanda. A livello globale, dove si concentrano le vostre preferenze? 
Risposta «Il settore tecnologico ci attrae particolarmente. Quest'anno ha sottoperformato, per alcune buone ragioni: deve fare i conti con un cambiamento paradigmatico verso il cloud computing (nuvola informatica ndr ), una vera e propria rivoluzione che sta condizionando le dinamiche di vendite di alcuni operatori. Molti big del comparto sono stati poco generosi in tema di politica del dividendo e questo è stato interpretato come un pessimo segnale. Nonostante ciò, tra le aziende più dinamiche, ci sono parecchi nomi che vantano ritorni interessanti, ampi flussi di cassa e dividendi destinati a crescere. Non dimentichiamo il segmento mobile, che rappresenta una delle opportunità d?investimento in più rapida crescita negli ultimi anni».

D. La diffusione degli smartphone nei Paesi sviluppati ha raggiunto livelli tali da spingere gli investitori a chiedersi se ci siano ancora margini di crescita. Se l?innovazione e le opportunità di differenziazione diminuiscono di pari passo con l'aumento della concorrenza sui prezzi, i margini potrebbero subire un tracollo. Non è così?
R. «La recente tendenza alla rigenerazione degli smartphone potrebbe compensare la mancanza di innovazione e alimenta [...] Leggi tutto

venerdì 20 dicembre 2013

Deflazione. O forse no

Da Milano Finanza del 7 dicembre 2013, pag. 44

Due cani che abbaiano, ma non mordono (più). Con questa metafora, nel World economic outlook dello scorso aprile, il Fondo monetario internazionale rassicurava sui pericoli di un ritorno delle spirali inflattive e deflative nel prossimo futuro. Ma secondo uno studio di Morgan Stanley, [...] Leggi tutto

Il rallentamento degli emergenti non minaccia il lusso

Da Milano Finanza del 7 dicembre 2013, pag. 44

Se il settore del lusso ha resistito meglio di molti altri alla crisi del Vecchio Continente, è anche grazie alla più marcata esposizione ai mercati emergenti. Basti pensare che i Paesi in via di sviluppo valgono da soli un terzo del fatturato prodotto dalle aziende europee del [...] Leggi tutto

giovedì 19 dicembre 2013

Chi si fida in quel basket

Dal Mondo del 7 dicembre 2013, n°47, pag. 38-9

Nel salotto buono di Piazza Affari un titolo su cinque è junk, spazzatura. Con il declassamento di Telecom Italia da parte di Moody's e Standard&Poor's, infatti, sono diventate nove (su 40) le società del Ftse mib costrette a subire l'onta del downgrade a livello speculativo. Tra queste, la Banca popolare di Milano il 18 novembre è stata definitivamente esclusa dal club degli investment grade, per mano di Fitch. Del resto, le banche sono molto ben rappresentate nel basket dei titoli speculativi quotati sul principale listino milanese: accanto a Bpm si contano Monte dei Paschi, Banco Popolare e Bper. Completano la rosa Fiat, Cnh Industrial, Buzzi Unicem e Finmeccanica, tutti in area doppia B. Non è detto, però, che il giudizio di S&P e sorelle sia sufficiente da solo a tenere lontani gli investitori da bond e azioni. E per vari motivi: intanto perché i prezzi delle stocks sono, non di rado, immuni alla notizie di un giudizio più severo sul merito creditizio dell'emittente. Del resto, se è vero che le obbligazioni dei “fallen angels”, gli angeli caduti dal paradiso investment grade all'universo speculativo, possono subire un flusso di vendite forzate da parte degli investitori istituzionali non autorizzati all'incursione nell'universo high yield, la correzione può favorire un ingresso a prezzi più interessanti. Per esempio, basta considerare Telecom Italia, azienda rimasta sotto pressione per un po', in vista del passaggio a junk. "Ma i flussi in uscita sono alle spalle", spiega Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda, "il titolo a cinque anni rende il 4,25%: è uno dei casi in cui conviene privilegiare il bond rispetto alla scomessa azionaria". A parere di Gabriele Roghi [...]

mercoledì 18 dicembre 2013

I Btp restano un affare

Da Milano Finanza del 30 novembre 2013, pag. 48

Quanto ha pesato l'interruzione dei servizi non essenziali negli Stati Uniti, il cosiddetto shutdown? Lo 0,3% del Pil, secondo stime di Russell Investments. «Ma gli effetti collaterali più pesanti per gli investitori obbligazionari si misurano in termini d'incertezza, a causa dei [...] Leggi tutto

martedì 17 dicembre 2013

Italia, Spagna e Dublino possono migliorare ancora

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 24

Da qui in poi il coro dei banchieri centrali suonerà sempre più stonato. Bce e Federal Reserve si preparano, infatti, a prendere strade divergenti: la Fed verso una possibile riduzione dello stimolo monetario (tapering), che qualche analista, dopo la lettura delle minute del Fomc (Federal Open Market Committee), immagina possa scattare tra dicembre e gennaio. La banca centrale europea, invece, pronta a calare l'asso delle misure non convenzionali: tassi negativi sui depositi o una nuova operazione di rifinanziamento a lungo, anzi lunghissimo termine (Ltro), che potrebbe prendere forma tra gennaio e febbraio. «Se questo sdoppiamento dovesse realizzarsi, compreremo più debito in Eurozona, ma senza allungare troppo le scadenze: non dimentichiamo che dal 2010 a oggi Treasury americani e Bund tedeschi hanno mostrato una correlazione del 93%», sottolinea Nicolò Carpaneda, investment specialist di M&G. Se i tassi salgono negli States, verso il 3% e oltre, anche i rendimenti dei governativi tedeschi si muoveranno all'insù, spingendo in alto pure Btp e Bonos.Dopo il primo piano di rifinanziamento della Bce, a dicembre 2011, il Dax 30 e le banche dell'Eurozona guadagnarono oltre il 20% in soli tre mesi, doppiando l'Msci World; il Btp decennale fece più 12%. Una nuova operazione potrebbe innescare un altro mini-rally? «Può darsi. Più probabilmente contribuirà a stabilizzare i mercati. Intanto, a fronte di rendimenti ancora molto bassi sulle classi di attivo più sicure, gli investitori saranno tentati da una nuova incursione nei segmenti più a rischio». Le obbligazioni bancarie possono tornare ad essere interessanti, in questo quadro? «Sul debito bancario europeo manteniamo un sottopeso, ma siamo relativamente meno pessimisti. É vero che in Italia, Spagna e Irlanda i crediti deteriorati continuano a crescere, ma in generale la liquidità migliora, i coefficienti patrimoniali si rafforzano e l'esame sugli attivi bancari cui seguiranno gli stress test dell'Eba non ci preoccupa più di tanto. In ogni caso, preferiamo [...] Leggi tutto

Trading - Dietro i pericoli dell'alta velocità finanziaria

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 28

Il 6 maggio del 2010, un risparmiatore americano di nome Mike McCarthy perse 17mila dollari nella vendita di azioni della multinazionale Procter & Gamble. Non a causa di una scommessa sbagliata. Ma per un temporaneo problema tecnico, che, in pochi minuti, fece collassare l?indice Dow Jones: giù di 700 punti, proprio nel momento in cui l'ordine di Mr. McCarthy veniva eseguito, un istante prima del rimbalzo. Da allora, episodi simili, seppure di minore intensità, si sono ripetuti nel cuore dei mercati americano, giapponese, spagnolo e non solo. Senza contare i numerosissimi picchi di volatilità improvvisi. L?ultimo si è verificato lo scorso 7 novembre, in occasione del taglio a sorpresa del costo del denaro da parte della Bce.

Dietrologia Chi c'è dietro i flash crash e dietro certe fibrillazioni ipertrofiche che insidiano le Borse di mezzo mondo? Molti indizi conducono sulle tracce di quelle che gli operatori chiamano, in gergo, «macchinette»: sistemi di negoziazione automatica, capaci di eseguire migliaia di ordini in una frazione di secondo, grazie all'uso di algoritmi e software sofisticati. Un fenomeno cresciuto a dismisura negli ultimi anni, al punto che pochi «high frequency trader» (il 2/3% circa degli operatori di Wall Street) hanno cannibalizzato il 65/70% dei volumi scambiati sulla borsa americana, prima di entrare in una fase di assestamento. Nomi come Getco, Jump Trading, Citadel, tutti sotto osservazione da quando, nell'agosto del 2012, un altro peso massimo del trading ad alta frequenza, Knight Capital, è finito nei guai: sull'orlo della bancarotta per una perdita da 440 milioni di dollari, maturata in pochi minuti a causa di un software malfunzionante. Anche altrove, il trading ad alta velocità rappresenta una fetta cospicua del mercato azionario: il 40% in Germania, il 36% nel Regno Unito. A Piazza Affari, le stime pre Tobin Tax parlavano di un 15-20% degli scambi. Dopo l'entrata in vigore della nuova tassa su prodotti derivati e «high frequency trader», lo scorso primo settembre, molti scommettono che il peso degli algoritmi sugli scambi di Borsa a Milano calerà. Il problema resta, tuttavia, per tutti gli altri mercati (escluso quello francese) e tocca, naturalmente, anche gli investitori italiani che operano su titoli esteri.Movimenti Da alcuni anni, è facile osservare movimenti molto irregolari. «Queste macchinette in alcuni casi producono improvvisi picchi di volatilità», ricorda Enrico Malverti, senior quantitative analyst per Mc Capital ltd. Il pericolo è che il piccolo operatore si trovi ad operare, inavvertitamente, proprio durante le fasi di massima oscillazione giornaliera, condizionando negativamente il risultato dell?investimento. Non solo. Nel segmento degli Etf, capita che, subito dopo l'inserimento di un ordine, si verifichi un istantaneo allargamento dello spread denaro-lettera (differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita ndr ). Per l?investitore, equivale al pagamento di una commissione aggiuntiva dello 0,2 o 0,3%. Poi, ci sono i casi di vera e propria manipolazione del mercato. Accade, ad esempio, quando grossi [...] Leggi tutto

Servizi - Tutti in Rete a chattare Così le banche attirano i trader

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag.31

I trader non sono più quelli di una volta. Fino a quattro o cinque anni fa erano italocentrici. Oggi si sono globalizzati: comprano non solo azioni, ma anche bond e valute e puntano sempre di più sui listini europei o internazionali», spiega Paolo Di Grazia, direttore Banca diretta di Fineco. E del resto, la stessa Tobin tax, la tassa sulle transazioni introdotta dal marzo 2013, li incoraggia a disertare progressivamente la Borsa di Milano. Non solo. Accanto a uno zoccolo duro di trader iper-attivi ed esperti, cresce il numero dei neofiti: investitori alle prime armi che hanno approcciato di recente le piattaforme online, fanno pochi scambi e spesso hanno necessità di essere supportati. Gli heavy trader, i duri e puri, sono solo il 20% del totale, ma fanno da soli l'80% dell'operatività.

Statistiche «Le cifre che riguardano i trader neofiti sono invertite», chiarisce Giuseppe d'Antornio, direttore commerciale di Iwbank. Non è un caso, quindi, il fatto che le principali piattaforme stiano ampliando la gamma di servizi dedicati ai principianti per invogliarli a fare di più. E così ecco corsi di formazione e seminari online gratuiti. Incontri per gruppi ristretti d'investitori, lungo la Penisola. E in alcuni casi un servizio di assistenza gratuita: via chat, e-mail e telefono il cliente può mettersi in contatto con i trading specialist per chiedere, ad esempio, come inserire eventuali condizioni di stop loss o take profit. Due tra le funzioni più usate, quelle che consentono di pre-impostare un ordine automatico di vendita su un titolo o un indice al raggiungimento di una certa soglia di prezzo.

Neutrali e coinvolti «Non diamo mai indicazioni su cosa comprare; spieghiamo semmai, come farlo», chiarisce Di Grazia. Un orientamento condiviso anche da IwBank: entro la primavera partirà un nuovo servizio di consulenza, ma sarà dedicato agli investitori che privilegiano il risparmio gestito e non ai trader. In ogni caso, tra gli operatori, c'è chi non rinuncia a fornire un supporto operativo alle decisioni d?investimento. A settembre, ad esempio, Cmc market ha lanciato la funzione «Client Sentiment»: offre in tempo reale la fotografia di come sono posizionati gli utenti della piattaforma sui principali strumenti e mercati. Indica, ad esempio, se la maggior parte dei trader è lunga o corta (cioè in posizione di acquisto o di vendita) sull'S&P500, il principale indice di Wall Street. Oppure quali sono le idee in merito al cambio euro-dollaro. Lo strumento permette di identificare le posizioni assunte in ogni momento dai top client (trader che beneficiano di posizioni in guadagno nell?ultimo trimestre), confrontandone l'operatività con quella di tutti gli altri clienti. PremiumSaxo Bank ha scelto una strada differente [...] Leggi tutto