martedì 17 dicembre 2013

Trading - Dietro i pericoli dell'alta velocità finanziaria

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 28

Il 6 maggio del 2010, un risparmiatore americano di nome Mike McCarthy perse 17mila dollari nella vendita di azioni della multinazionale Procter & Gamble. Non a causa di una scommessa sbagliata. Ma per un temporaneo problema tecnico, che, in pochi minuti, fece collassare l?indice Dow Jones: giù di 700 punti, proprio nel momento in cui l'ordine di Mr. McCarthy veniva eseguito, un istante prima del rimbalzo. Da allora, episodi simili, seppure di minore intensità, si sono ripetuti nel cuore dei mercati americano, giapponese, spagnolo e non solo. Senza contare i numerosissimi picchi di volatilità improvvisi. L?ultimo si è verificato lo scorso 7 novembre, in occasione del taglio a sorpresa del costo del denaro da parte della Bce.

Dietrologia Chi c'è dietro i flash crash e dietro certe fibrillazioni ipertrofiche che insidiano le Borse di mezzo mondo? Molti indizi conducono sulle tracce di quelle che gli operatori chiamano, in gergo, «macchinette»: sistemi di negoziazione automatica, capaci di eseguire migliaia di ordini in una frazione di secondo, grazie all'uso di algoritmi e software sofisticati. Un fenomeno cresciuto a dismisura negli ultimi anni, al punto che pochi «high frequency trader» (il 2/3% circa degli operatori di Wall Street) hanno cannibalizzato il 65/70% dei volumi scambiati sulla borsa americana, prima di entrare in una fase di assestamento. Nomi come Getco, Jump Trading, Citadel, tutti sotto osservazione da quando, nell'agosto del 2012, un altro peso massimo del trading ad alta frequenza, Knight Capital, è finito nei guai: sull'orlo della bancarotta per una perdita da 440 milioni di dollari, maturata in pochi minuti a causa di un software malfunzionante. Anche altrove, il trading ad alta velocità rappresenta una fetta cospicua del mercato azionario: il 40% in Germania, il 36% nel Regno Unito. A Piazza Affari, le stime pre Tobin Tax parlavano di un 15-20% degli scambi. Dopo l'entrata in vigore della nuova tassa su prodotti derivati e «high frequency trader», lo scorso primo settembre, molti scommettono che il peso degli algoritmi sugli scambi di Borsa a Milano calerà. Il problema resta, tuttavia, per tutti gli altri mercati (escluso quello francese) e tocca, naturalmente, anche gli investitori italiani che operano su titoli esteri.Movimenti Da alcuni anni, è facile osservare movimenti molto irregolari. «Queste macchinette in alcuni casi producono improvvisi picchi di volatilità», ricorda Enrico Malverti, senior quantitative analyst per Mc Capital ltd. Il pericolo è che il piccolo operatore si trovi ad operare, inavvertitamente, proprio durante le fasi di massima oscillazione giornaliera, condizionando negativamente il risultato dell?investimento. Non solo. Nel segmento degli Etf, capita che, subito dopo l'inserimento di un ordine, si verifichi un istantaneo allargamento dello spread denaro-lettera (differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita ndr ). Per l?investitore, equivale al pagamento di una commissione aggiuntiva dello 0,2 o 0,3%. Poi, ci sono i casi di vera e propria manipolazione del mercato. Accade, ad esempio, quando grossi [...] Leggi tutto

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