venerdì 1 marzo 2013

Gestioni patrimoniali. Il pasticcio dell'Iva

Da CorrierEconomia del 25 febbraio 2013, pag. 28

L' unica certezza è che dal primo gennaio 2013 le gestioni patrimoniali sono soggette all'Iva. Lo dice la legge di Stabilità, nel recepire la sentenza della Corte di Giustizia europea che, il 19 luglio scorso, ha escluso questa tipologia di servizio dall'ambito di applicazione della direttiva Ue in materia di esenzione dell'imposta sul valore aggiunto.Meccanismo Un aggravio non da poco per i clienti delle gestioni patrimoniali, che subiranno rincari del 21% (un punto in più da luglio 2012) su commissioni di gestione e performance, quindi non solo sui risultati ma anche sulle spese. Per un patrimonio di un milione di euro, ipotizzando una fee dell'1,5%, significa pagare 3.150 euro in più, ogni anno, di sole tasse. Non solo. Allo stato attuale, l'aliquota Iva ordinaria dovrà essere applicata anche sulle commissioni relative al 2012, se addebitate nel corrente anno. «Può darsi che una circolare ministeriale intervenga per eliminare l'effetto retroattivo. Ma più passa il tempo, minori sono le probabilità di una correzione in itinere. Qualche struttura ha pensato di inserire la voce di costo nell'estratto conto al 31 dicembre 2012. Ma potrebbe non essere sufficiente per aggirare l'ostacolo», spiega Paolo Ludovici, membro della commissione tecnica, fiscale e legale di Aipb, l'Associazione degli operatori del private banking. Sulla carta, gli intermediari potrebbero accollarsi in tutto o in parte gli oneri fiscali: «Dal 2013, infatti, gli intermediari possono detrarre l'Iva sugli acquisti relativi all'attività di gestione patrimoniale, finora indetraibile perché legata ad operazioni esenti», chiarisce Ludovici. Tuttavia, fa notare l'Aipb, l'efficacia di tale beneficio è subordinata alla struttura dei costi degli intermediari, cioè alla maggiore o minore presenza di oneri soggetti ad Iva. In ogni caso, la sensazione è che le private bank abbiano deciso di scaricare i maggiori costi sulla clientela, almeno per il momento.[...] Leggi tutto

Bond emergenti in moneta locale

Dal Mondo del 22 febbraio 2013, n°8 pag. 42

Prendere posizione all’indomani di un lungo rally è molto pericoloso. Si rischia di restare spiazzati, con il cerino in mano, proprio mentre i grandi investitori si danno precipitosamente alla fuga. Non a caso, dopo aver archiviato il 2012, sulla spinta di flussi record, con performance tra il 16 e il 19% per i bond rispettivamente in divisa locale e valuta forte, oggi il debito emergente è guardato con una certa diffidenza, per il timore di massicce prese di profitto. Ma secondo gli esperti, l’ipotesi di un’emorragia dal debito dei Paesi in via di sviluppo è infondata, per alcune ragioni. La prima: i fondamentali di questi Paesi restano buoni, soprattutto in confronto a quelli disastrati dell’Occidente. “I mercati emergenti valgono il 50% del Pil globale”, premette Sam Finkelstein, head of macro strategies e gestore del fondo Gs growth & emerging markets debt local portfolio per Goldman Sachs am. “Se si confronta il dato con l’esposizione degli investitori al debito emergente, si deve concludere che questa asset class è, semmai, sottorappresentata. I flussi continueranno a crescere, anche se a una velocità inferiore”. Intanto, però, le obbligazioni in valuta forte hanno avuto una correzione.

Un saltino sul fatturato

Dal Mondo del 22 febbraio 2013, n°8, pag. 54

Sfruttare anche piccoli dislivelli, inferiori ad un metro e mezzo d'altezza, per produrre energia idroelettrica. Il tutto grazie ad un nuovo impianto, sviluppato con l'innesto di tecnologia avanzata in una macchina concepita da Archimede, la coclea idraulica. É la nuova scommessa di Frendy Energy, specializzata nel business del mini-hydro, quotata a Piazza Affari nel segmento Aim dal giugno scorso. “La quotazione ci ha dato visibilità, mettendoci nelle condizioni di sedere a tavoli che prima ci erano preclusi. Così, abbiamo potuto presentare la nostra idee a quelli che, poi, sono diventanti partner”, spiega Rinaldo Denti, fondatore e ad della società lombarda, che ricorda la preziosa collaborazione con il Gruppo Scotta, il Polo Universitario di Pavia e l'Ente Irriguo Est Sesia. [...]

Le blue chip al voto

Dal Mondo del 22 febbraio 2013, n°8, pag. 34-8 - COVERSTORY - con Fabio Sottocornola e Ivan Del Ponte

Piazza Affari entra al seggio. Con chi vincolo (o perdono) le società dell'indice Ftse Mib a maggiore capitalizzazione? Per sapere quale effetto sulle blue chip avranno i leader in campo, possibili premier di domani, il Mondo ha interpellato analisti e money manager. Aprendo in anteprima le urne. [...]