lunedì 22 aprile 2013

Piazza Affari - Un rally da esportazione

Da CorrierEconomia del 15 aprile 2013, pag. 21

A Piazza Affari, gli astri minori brillano più delle supernove. Da inizio anno, infatti, l'indice Ftse Star, segmento dedicato alle imprese a media capitalizzazione, tra 40 milioni e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di liquidità, trasparenza e governance, ha guadagnato l'11,34%; quasi 13 in più dell'Ftse Mib (-1,55% dopo il rally dell'ultima settimana), l'indice rappresentativo dei 40 pesi massimi quotati alla Borsa di Milano.StellareEscludendo dal paniere di riferimento i titoli finanziari, più sensibili alla fibrillazione dello spread Btp- Bund, il risultato non cambia: in questo primo scorcio d'anno, lo Star si è rivelato, comunque, vincente. Per motivi solo in parte riconducibili alla diversa composizione settoriale dell'indice. «Nell'Ftse Star, i finanziari sono quasi assenti, utilities ed energia vengono sottorappresentati, mentre i titoli industriali ciclici pesano per circa un terzo della capitalizzazione complessiva», ricorda Francesco Previtera, responsabile della ricerca azionaria di Banca Akros-Esn. Il punto chiave sembra essere, però, la chiara vocazione all'export: «In riferimento al gruppo di società che copriamo, circa un terzo dell'universo Star ? precisa Previtera ? il 61% dei ricavi proviene dai mercati esteri, a livello aggregato».In una fase di estrema debolezza per l'economia domestica, questo fattore ha rappresentato un cruciale vantaggio competitivo. Che sembra aver prevalso su un elemento di fragilità tipico delle società a media e piccola capitalizzazione: ad eccezione di pochi nomi, infatti, la maggior parte delle aziende di queste dimensioni non può finanziarsi attraverso l'emissione di titoli di debito e dipende, perciò, dal canale bancario. Ancora sotto pressione e restio a concedere prestiti. [...] Leggi tutto

Soldi - puntata del 14 aprile 2013

Ospite di Cosimo Pastore a Soldi, ho parlato di "effetto Giappone" sui Btp italiani, Etf "intelligenti", Dim Sum Bond (obbligazioni emesse a Hong Kong e denominate in renminbi offshore, liberamente accessibile a società e investitori istituzionali) e portali immobiliari.

Guarda la puntata andata in onda domenica 14 aprile su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:

Il debito di Pechino non teme l'inflazione

Dal Mondo del 12 aprile 2013, n ° 15, pag.39

Il vortice inflattivo del 2011 è ancora lontano. Ma sui mercati emergenti è tornato a soffiare il vento della food inflation. Non fa eccezione la Cina, dove, a febbraio, i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,2%, il valore più alto dall’aprile di un anno fa. Mettendo in allerta gli investitori in possesso dei cosiddetti Dim sum bond: obbligazioni emesse a Hong Kong e denominate in renminbi offshore, liberamente accessibile a società e investitori istituzionali. Dato che l’inflazione è nemica del reddito fisso, c’è motivo di preoccupazione per le obbligazioni in salsa cinese? “È vero, le aspettative sull’andamento dei prezzi al consumo saliranno, nel secondo semestre”, conferma Bryan Collins, gestore del China rmb bond fund per Fidelity worldwide investments. “Tuttavia, credo che le ipotesi di un irrigidimento della politica monetaria si concentrino, per la fine dell’anno, su altri Paesi, come Indonesia e Filippine”.

Domanda. Qualche analista, però, ipotizza che, superata la soglia inflattiva del 3,5%, la Banca popolare cinese possa iniziare a muovere i tassi. Con quale impatto sui Dim sim bond?
Risposta. L’effetto sarebbe modesto, anche perché questo universo ha una durata finanziaria media tra due e tre anni, inferiore a quella del mercato onshore. È meno sensibile, quindi, al rialzo dei tassi. [...]