giovedì 23 maggio 2013

Fondi, sarà questione di età

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 39

L' industria del risparmio? È tutta da rifare. Perché fondata su alcuni assunti che negli anni si sono rivelati poco veritieri. Come l'investitore è perfettamente razionale. La priorità è puntare sui gestori migliori, che battono i panieri di riferimento.È la visione radicale di Curt Custard, responsabile Global Investment Solutions di UBS global am. «È provato ? ricorda ? che le decisioni sull'asset allocation influenzano il rendimento di un portafoglio più della scelta dei gestori. E, del resto gli investitori hanno dimostrato di essere molto esposti a comportamenti emotivi». Basti pensare che, secondo un'indagine del magazine americano Barron's, mentre i fondi azionari, tra il 1998 e il 2008, hanno reso in media l'8,4% l'anno, nello stesso periodo la performance degli investitori si è fermata all'1,9%. Meno dell'inflazione, a causa di scelte irrazionali che hanno impedito di catturare la performance della classe di attivo sottostante. Non solo. «La maggior parte dei prodotti di oggi è costruita per investitori relativamente propensi al rischio e con un orizzonte di lungo termine La ragione è semplice: questi strumenti pagano commissioni più elevate», chiosa Custard, convinto che l'industria debba reagire ad un radicale cambiamento già in atto: «I figli del baby boom sono prossimi alla pensione: investono meno e, gradualmente, vendono i titoli per finanziare le spese. Il loro orizzonte temporale si va accorciando e sono più avversi al rischio». Una tendenza che, secondo il capo della piattaforma Gsi di Ubs am, vale, a maggior ragione per l'Europa, segnata da trend demografici più penalizzanti. Quali risposte deve dare l'industria del gestito? Per Custard, la soluzione è creare prodotti [...] Leggi tutto

Dividendi - Vitamine contro la recessione

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 28

Miracoli della crisi. E della liquidità che inonda i mercati. Cedole troppo scarne per obbligazioni di buona qualità hanno spinto molti investitori a rivalutare la componente a reddito dell'investimento azionario. Una soluzione alternativa, seppure differente in termini di rischio, per chi vuole integrare le entrate familiari con flussi periodici; ottenendo, nel contempo, un cuscinetto a protezione del capitale, in caso di possibili ribassi. Quando, però, molti risparmiatori in giro per il mondo percorrono lo stesso ragionamento, accade che i titoli più generosi in tema di dividendo, su scala globale, diventino cari. Eccezioni«Per l'Europa, non è così ? precisa Michael Barakos, chief investment officer European equity group e gestore dello Europe Strategic dividend fund per JP Morgan am ?. Le azioni ad alto dividendo del Vecchio Continente scambiano a sconto di circa il 10% rispetto all'indice di riferimento». Che, a sua volta, appare sottovalutato rispetto a Stati Uniti e azioni globali. Quanto può incassare, a titolo di coupon, chi punta sulle azioni europee nel 2013? Il dividend yield atteso è attorno al 4%. Un punto in più per chi sarà in grado di selezionare i titoli migliori. «Saint Gobain, ad esempio, offre un rendimento cedolare del 4,5%, ma i flussi di cassa sono deboli e la società rischia di fare i conti con una riduzione degli utili attesi. Tra le utilities e le telecom, si possono nascondere molte trappole da dividendo», avverte il gestore. Società come E.On e Gdf Suez hanno un'eccessiva leva finanziaria. Anche se dovessero riuscire a staccare la cedola, potrebbero deludere. Un discorso simile vale per France Telecom, Telecom Italia e [...] Leggi tutto

Investite sugli aristocratici delle Borse

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag. 27

«Il segreto è trovare i dividend aristocrat di domani». Daniel Roberts, gestore del Global dividend fund di Fidelity è convinto che le migliori opportunità nel comparto azionario restino concentrate tra i titoli in grado di mantenere per molti anni una politica di cedole costante o persino in crescita, gli aristocratici. Della Borsa e del dividendo. Una ristretta élite di 150 nomi (circa il 6% di quelli rappresentati nell'indice Msci All Country World), che nel corso degli ultimi 10 anni ha ottenuto un rendimento cumulativo del 160%: 57 punti in più rispetto al paniere globale, a fronte di una minore volatilità. «Non deve stupire più di tanto: si tratta di titoli caratterizzati da modelli di business difensivi, meno sensibili all'andamento del ciclo economico, con bilanci solidi e la capacità, consolidata negli anni, di ripartire le risorse disponibili in modo equilibrato, in parte destinandole alla crescita del fatturato, in parte all'aumento del dividendo». Essendo ben riconoscibili, in quanto raggruppati all'interno di uno specifio paniere, è inevitabile che catturino l'attenzione di molti investitori in tutto il mondo. Per Roberts, tra gli aristocrat si possono ancora trovare nomi attraenti, ma la sfida è scoprire le società che sono all'inizio del percorso, evitando i nomi al tramonto. «Molti finanziari hanno staccato cedole in crescita per 10, 15, 20 anni prima della crisi finanziaria». Dove trovare, allora, i nuovi aristocratici del dividendo? Il gestore suggerisce, in linea generale, di escludere i titoli con cedole attese troppo elevate: a mano a mano che ci si allontana dalla soglia del 4-5%, infatti, tende ad allargarsi il divario tra il dividendo stimato e quello effettivamente incassato a distanza di pochi mesi. [...] Leggi Tutto

La flessibilità paga bene

Da CorrierEconomia del 20 maggio 2013, pag.29

Tassi ai minimi e sete di rendimento spindovrebbero spingere gli investirori ad aumentare progressivamente la propensione al rischio. Ma cosa prediligono in questa fase, quando scelgono di mettere un po' di pepe al portafoglio? <<Di flussi sui fondi azionari, noi non ne abbiamo visti; anzi, sono ancora negativi, nonostante la nostra view sull'equity sia moderatamente ottimista>>, spiega Ugo Loser, ad di Arca Sgr [...] Leggi tutto