martedì 4 giugno 2013

L'Europa? Ha un poker di assi da calare

Da CorrierEconomia del 3 giugno 2013, pag. 26

Quando usciremo dalla recessione? Tra i debiti periferici, si nascondono nuovi focolai di tensione in Europa? Che impatto avranno sui mercati le elezioni tedesche di settembre? «Non lo so. Mi rifiuto di prendere in considerazione le prospettive macroeconomiche del Vecchio Continente. E per me la politica non esiste». Il commento tranchant è di quelli che non ti aspetti dal manager di un fondo azionario europeo, come lo Janus Europe Fund. Ma Wahid Chammas, che lo gestisce dalla fase di lancio, nel novembre 2008, ricorda che nei quattro anni successivi, a fronte di una crescita asfittica della regione, se non negativa, il listino europeo si è apprezzato del 54% e il fondo ha reso addirittura 44 punti percentuali in più. La spiegazione non sta, secondo Chammas, nella liquidità sovrabbondante, che invece, a detta di molti, avrebbe narcotizzato i mercati, creando uno scollamento tra economia reale e prezzi azionari, bensì nelle caratteristiche intrinseche del paniere europeo. «Se si considera l'Msci Europe, solo il 46% dei ricavi, a livello aggregato, proviene dal Vecchio Continente. Nel nostro fondo, la percentuale scende addirittura al 38%. Le imprese europee hanno un profilo internazionale molto più accentuato rispetto a quelle dell'S&P500. Che, per inciso, realizzano il 25% degli utili sull'altra sponda dell'Atlantico, anche se nessuno sembra accorgersene», dice Chammas. Un poker d'assi giustificherebbe, a detta del gestore, una maggiore fiducia verso i listini europei: il progressivo allontanamento del rischio sistemico; la riduzione della leva finanziaria da parte delle aziende; i prezzi, mai così competitivi rispetto agli Stati Uniti negli ultimi 40 anni; infine, un dividend yield attraente, di poco inferiore al 4%. Tuttavia, secondo il gestore, [...] Leggi tutto