venerdì 7 giugno 2013

Il rebus dei super-indici

Dal Mondo del 31 maggio 2013, n°22 pag. 32-3

Back to fundamentals, tornare ai fondamentali. Per alcuni mesi, i mercati hanno sostanzialmente ignorato il campanello d'allarme, sommerso dall'enorme massa di liquidità che ne attutiva il suono. I prezzi di Borsa hanno continuato a correre. Wall Street e Francoforte hanno battuto nuovi record. Nonostante alcuni dati economici poco incoraggianti e la revisione al ribasso delle stime sulla crescita degli utili aziendali. Ma dopo il divorzio, Borse ed economia reale potrebbe tornare ad avvicinarsi. Del resto, quanto le notizie macro possano rendere improvvisamente suscettibili gli investitori lo si è visto lo scorso 23 maggio. Quando, sull'onda di un dato cinese inferiore alle aspettative e di una discussa interpretazione delle parole di Ben Bernanke sulle prossime mosse della Federal Reserve, Tokyo ha perso in una sola seduta oltre 7 punti percentuali, trascinando giù i listini di mezzo mondo. Qualcuno scommette che, di qui in avanti, i sussulti della crescita peseranno di più. E forse non è un caso se molte case d'investimento hanno, da qualche tempo, potenziato le rispettive sguadre di macroeconomisti. Ma quali sono i super-indici da monitorare per anticipare il trend e riposizionare il portafoglio?

La mappa Qualcuno continua a tenere d'occhio il Baltic Dry, l'indice che misura il costo del trasporto e dei noli marittimi relativi ai carichi secchi (ad esempio carbone, ferro e grano). Molti, invece, lo considerano ormai uno strumento accessorio. “Utile per rilevare con più precisione l'entità dell'accelerazione o decelerazione. Meno indispensabile in un momento, come questo, in cui la priorità è stabilire la traiettoria dell'economia”, spiega Philippe Waechter, capo economista di Natixis am. Altri si focalizzano esclusivamente sui classici “super-indici” dell'Ocse [...]