mercoledì 24 luglio 2013

Mercati - Hedge fund al test di maturità

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 30

Se l'obiettivo per cui sono nati era quello di consegnare rendimenti sempre positivi, a prescindere dalle condizioni di mercato, hanno fallito. Ma in occasione dell'ultima violenta correzione, almeno, i fondi hedge hanno saputo contenere le perdite: l'indice Hfri fund weighted composite, che esprime l'andamento di oltre 2.000 fondi hedge internazionali, ha ceduto lo 0,7% tra maggio e giugno, a fronte di cali del 4,2% per i bond di qualità elevata e del 9,5% per le obbligazioni emergenti in valuta locale.

I numeri Un'eccezione? Secondo un'analisi di Hedge Invest, società di gestione specializzata in prodotti d'investimento alternativo, con asset gestiti in crescita a 800 milioni di euro ? e risultati di tutto rispetto come il +13,8% a un anno dell'Hedge Invest Global Fund, tra i primi 5 migliori fondi di fondi hedge al mondo nella categoria Global Equity ? pare di no. Negli ultimi 10 anni, infatti, i fondi alternativi hanno saputo tenere sotto controllo le fibrillazioni dei listini, registrando una volatilità media del 6%, contro l'8% delle obbligazioni investment grade, l'11% dei bond hi-yield, il 14% di azioni globali ed emissioni emergenti in valuta locale. Solo un indice obbligazionario globale, come il JP Morgan GBI, si è dimostrato meno volatile (3%). Numeri in netto contrasto con la diffusa percezione che gli hedge fund siano fondi caratterizzati da brutali saliscendi. Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest, spiega così quello che definisce un equivoco: «L'ampia diffusione dei fondi alternativi in Italia risale al 2006-2007, alla vigilia del crollo di Lehman. In quell'occasione, alcuni dei prodotti che si erano presentati con la promessa di garantire una bassa volatilità hanno sofferto. Ne è nata una cattiva reputazione; credo ingiustamente, come dimostrano le analisi su serie temporali più ampie». Le perdite subite dall'indice di riferimento tra l'ottobre 2007 e il febbraio 2012, -21,4%, sebbene inferiori ai crolli dell'azionario globale (-52%), non potevano essere facilmente digerite dagli investitori. Il tempo di recupero, tuttavia, è stato più rapido [...] Leggi tutto

E la correzione ha favorito i signori della volatilità

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 30

Vince chi ha giocato in anticipo la carta della volatilità. Perdono i fondi global macro e multi-strategy: quelli con un pieno mandato di gestione e la possibilità di scommettere in ogni direzione su azioni, obbligazioni, valute, commodity e derivati. Anche tra i fondi alternativi, la correzione di maggio e giugno ha lasciato sul campo vincitori e vinti. La ripida discesa dei prezzi obbligazionari ha risparmiato le strategie in grado di cavalcare l'aumento della volatilità (0,64%), più penalizzate nel corso dei 12 mesi precedente e quelle neutrali, contraddistinte da un bilanciamento equilibrato tra posizioni long (rialziste) e short (ribassiste), più 0,23%.
Impronta I fondi caratterizzati da una più spiccata impronta direzionale, invece, hanno sofferto. Risultato: la metà delle strategie analizzate da Morningstar per CorrierEconomia ha registrato, in media, performance negative, tra l'1,17% dei fondi specializzati sulle valute, e il -2,19% dei multi-strategy. Male hanno fatto anche i long-short debt (-1,35%): strumenti che, essendo in grado di assumere posizioni sia lunghe che corte all'interno dell'universo obbligazionario, avrebbero potuto meglio di altri cavalcare il trend ribassista dominato dai bond. «Con la convinzione che le banche centrali non avrebbero staccato la spina, il mercato era concentrato sugli stessi temi, gli asset che offrivano rendimenti elevati e potevano essere finanziati a tassi bassi», spiega Davide Cataldo, direttore investimenti Pioneer Investments Italia. «Era molto rischioso cercare di remare contro un tentativo di manipolazione del mercato così efficace da parte delle banche centrali», dice ancora. Quando però si è iniziato [...] Leggi tutto

Energia, il mini eolico prepara lo sbarco in Borsa

Da CorrierEconomia del 22 luglio 2013, pag. 13

È tutto pronto per la quotazione di True Energy Wind, small cap italiana specializzata nel settore del mini-eolico, facente capo all'omonimo fondo di private equity, True Energy Sicav, che investe prevalentemente nel settore delle rinnovabili. Lo sbarco sull'Aim Italia, il segmento di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese, è previsto a settembre.<<L'obiettivo? Trovare un un canale alternativo a quello bancario per finanziare nuovi piani di sviluppo>>, spiega Ciro Mongillo, ceo di True Energy Wind. Il progetto della società prevede la produzione e vendita di energia elettrica attraverso l'installazione e la messa a punto di 120 turbine mini-eloche, con una potenza unitaria di 30/60 Kw, distribuite su 90 impianti. Dopo [...]