lunedì 14 ottobre 2013

Qui si compra in saldo

Da Milano Finanza del 12 ottobre 2013, pag. 37

L'emorragia di fondi dal debito emergente non si è ancora arrestata. E l'incertezza sulla velocità e i tempi della riduzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti continueranno ad alimentare la volatilità nei prossimi mesi. Ma la fuga di massa dai bond dei Paesi in via di [...]  Leggi tutto

Roma già declassata ma non si può dire

Dal Mondo del 4 ottobre 2013, n°38, pag. 13-4          - in COVERSTORY -

Fatte salve nuove sorprese, l’ora del tapering scatterà a dicembre. Il via alla riduzione dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve sarà preceduto da una risalita dei rendimenti sui Treasury a 10 anni, verso il 3%, giudicato “fair value” nello scenario attuale. “Semmai bisogna chiedersi se anche i mercati azionari abbiano digerito l’imminente svolta nella politica monetaria. I prezzi sembrano scontare l’ipotesi che la minore liquidità immessa sui mercati sia compensata da una crescita robusta. Ma ciò non è detto”, avverte Chris Bowie, head of credit e gestore del fondo Ignis absolute return. “In ogni caso, anche nel reddito fisso la volatilità resterà protagonista fino a quando il dibattito sulle misure non convenzionali non sarà concluso”.

Domanda. Quanto tempo ci vorrà?
Risposta. Il tapering sarà graduale e dovrebbe concludere entro 18 mesi. Tuttavia se i dati macro continuassero ad essere deboli, la riduzione dello stimolo monetario potrebbe interrompersi e procedere a strappi.

D. Quale segmento dell’universo obbligazionario privilegiate?
R. La componente investment grade. Riteniamo sia la migliore posizione possibile di fronte all’atteso aumento della volatilità, che potrebbe penalizzare le asset class più rischiose.

D. Quanto spazio c’è per una compressione degli spread?
R. Non molto, 20 o al massimo 50 punti base. Ci aspettiamo un rendimento assoluto compreso tra il 2 e il 5% nel prossimo anno.

D. La presa di posizione da parte di Mario Draghi a favore dell'euro, nel luglio del 2012, ha contribuito a rimuovere il rischio sistemico associato alla fine della moneta unica. Oggi, quale effetto produrrebbe produrre le tensioni attorno al governo sulle emissioni governative e corporate italiane?
R. Dipende dalle agenzie di rating. L’Italia si trova solo due gradini sopra il livello speculativo.

D. Vi aspettate un declassamento a livello junk, spazzatura? Fitch lo ha già minacciato. 
R. Difficile dirlo. Io credo che per le agenzie di rating Italia e Spagna siano già sotto l’investment grade. Non lo dichiarano per una serie di ragioni [...]

Attraenti quelle curve ma occhio alle cadute

Dal Mondo del 4 ottobre 2013, n°38            -  in COVERSTORY -

Riflettori accesi ancora sull'Italia, a causa dell'instabilità politica. Basta osservare quello che è accaduto lunedì 30settembre, quando i rendimenti dei Btp decennali sono tornati a prezzare il rischio di una nuova fase d'incertezza, portandosi sopra il 4,6%. Gli investitori si interrogano sulle possibili reazioni dei mercati all’evolversi di una situazione politica che rimane estremamente fluida e difficile da comprendere. Saranno indulgenti nei confronti dell’Italia, come durante la lunga impasse scaturita dalle elezioni di febbraio? Oppure, questa volta, il giudizio di operatori e money manager sarà tranchant, aprendo la strada a un violento ritorno della tensione sui titoli di Stato? “Per i mercati un cambio di governo non è così drammatico, di per sé”, rassicura Christel Rendu de Lint, head of fixed income di Union Bancaire Privée (Ubp). “L’importante è che l’Italia mantenga stabilmente, nei toni e nei comportamenti, l’impegno a restare nella Moneta Unica, senza abbandonare la strada intrapresa sul fronte dell’aggiustando dei conti pubblici. Le maggiori fibrillazioni sui debiti del Vecchio Continente avvengono quando qualche leader politico mostra delle ambiguità su questo tema o allude all’ipotesi di uscita di un Paese periferico da Eurolandia. Naturalmente la volatilità sui Btp può tornare, ma non credo che i rendimenti saliranno a livelli preoccupanti”.

Domanda. Dal punto di vista operativo, è meglio comunque alleggerire l’esposizione ai Btp, in attesa che lo scenario politico si faccia più chiaro?
Risposta. Ci piacciono Italia e Spagna. Ma in entrambi i casi, preferiamo rimanere su scadenze inferiori ai 3 anni. Si tratta della parte di curva più attraente in termini di rischio-rendimento.

D. Intanto, dopo il passo indietro della Fed, i rendimenti dei Treasury americani a 10 anni sono scesi attorno al 2,6%. La traiettoria è segnata. Torneranno a crescere?
R. Nel prossimo trimestre, si muoveranno nella forbice tra il 2,5 e il 3%, di pari passo con le dichiarazioni di Ben Bernanke. Ma la cornice di fondo non cambia, [...]