mercoledì 23 ottobre 2013

Cinque mosse sui bond

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 42-3

Lo spettro del fallimento tecnico negli Usa ha congelato per un po’ il dibattito sulla riduzione dello stimolo monetario. La traiettoria della Federal Reserve, tuttavia, è segnata. Non si torna indietro. E anche se i tempi del tapering restano ancora certi, i tassi sono destinati inevitabilmente a salire. A scapito degli investitori troppo o male esposti all’universo dei bond. “Lo straordinario movimento registrato dal reddito fisso negli ultimi 30 anni è ormai giunto a un punto di svolta”, ricorda Gabriele Zaninetti, responsabile investimenti in Italia per Jp Morgan private bank. È necessario quindi reinterpretare l’investimento obbligazionario, accantonare alcune strategie in favore di altre, rimodulando la composizione dei portafogli. “Questo vale soprattutto per gli investitori italiani che, sfruttando un contesto domestico favorevole per liquidità e rendimenti, non di rado sono esposti ai bond nella misura del 70, 80 o anche 90%”, ricorda Zaninetti. Secondo cui, la prima strada da percorrere è una riduzione del peso dei bond in portafoglio a favore dell’azionario e di strumenti più flessibili, con una preferenza per l’Europa. Poi bisognerebbe ridurre le scadenze. Ad esempio attraverso fondi o Etf che permettano di prendere posizione solo sulla parte breve della curva dei rendimenti, tra zero e tre anni o fino a cinque anni. Ma non mancano soluzioni alternative e in alcuni casi più efficaci per difendersi da (o magari cavalcare) la risalita dei tassi.

1) Immunizzare la duration. Anziché ridurre la durata finanziaria del portafoglio, la si può azzerare con l’uso di strumenti derivati. Una strategia già utilizzata dai gestori di fondi [...]

Problemi emergenti

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 43-4

Bisogna distinguere: un conto è il tapering, la riduzione dello stimolo monetario. Che la quasi totalità degli economisti dà per imminente, una volta superato l’ostacolo del tetto al debito. Un altro sono i tassi di riferimento. Destinati a rimanere ai minimi ancora a lungo, forse fino al 2015. “La politica monetaria continuerà ad essere molto accomodante: non è ancora l’inizio di un secolare incremento dei tassi”, rileva Martha Metcalf, gestore del fondo Schroders isf global high income bond. Questo scenario, secondo la money manger, dovrebbe mantenere sotto controllo i fallimenti delle società con rating speculativo: “Negli ultimi anni, infatti, molte aziende si sono finanziate a costi bassi, allungando le scadenze. Un tasso di default sotto il 3% per i prossimi 12 mesi dovrebbe favorire una stabilizzazione degli spread”.

Domanda. Quanto possono rendere i bond speculativi americani?
Risposta. Per il 2013 confermiamo una stima tra il 6% e il 7%, di cui i due terzi già maturati nei primi 9 mesi dell’anno.

D. Quali obbligazioni privilegiate in termini di rating? 
Risposta. Le B ci piacciono particolarmente [...]

Ma un aiuto arriva dalla colomba Janet

Dal Mondo del 18 ottobre 2013, n°40, pag. 43

La scelta di Janet Yellen per la successione a Ben Bernanke è una buona notizia per gli investitori obbligazionari. L’attuale vice-presidente della Fed, infatti, è considerata una colomba in tema di politica monetaria. E gli analisti scommettono che, ripercorrendo le impronte del suo predecessore, la nuova governatrice si muoverà con passo felpato sul terreno scivoloso del tapering: la riduzione dello stimolo monetario sarà, quindi, il più mite possibile. Favorendo, almeno sulla carta, una risalita meno aggressiva per i Treasury americani. “Non siamo di fronte ad un nuovo rimbalzo dei tassi, nell’ordine di 100 punti base in pochi mesi, come accaduto tra maggio e settembre. E in ogni caso”, rassicura John Lloyd, responsabile internazionale dell'analisi obbligazionaria per Janus Capital Group, “c’è spazio per una contrazione degli spread, che potrebbe parzialmente compensare il movimento dei govies”.

Domanda. A maggio e giugno, però, durante la fase iniziale di drastica risalita dei Treasury, gli spread si sono allargati anziché comprimersi, penalizzando anche gli high yield: una classe di attivo tradizionalmente protetta dal rischio tasso. Come si spiega questo comportamento anomalo?
Risposta. Gli spread riflettono da un lato le previsioni sui fallimenti delle aziende e dall’altro le condizioni di liquidità sul mercato. Proprio quest’ultimo elemento, legato all’andamento dei flussi, ha determinato un aumento della volatilità e spiega livelli di spread superiori a quelli che sarebbero giustificati dai tassi di default attesi. La liquidità, comunque, continuerà a giocare un ruolo. Più un titolo è illiquido [...]