martedì 17 dicembre 2013

Italia, Spagna e Dublino possono migliorare ancora

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 24

Da qui in poi il coro dei banchieri centrali suonerà sempre più stonato. Bce e Federal Reserve si preparano, infatti, a prendere strade divergenti: la Fed verso una possibile riduzione dello stimolo monetario (tapering), che qualche analista, dopo la lettura delle minute del Fomc (Federal Open Market Committee), immagina possa scattare tra dicembre e gennaio. La banca centrale europea, invece, pronta a calare l'asso delle misure non convenzionali: tassi negativi sui depositi o una nuova operazione di rifinanziamento a lungo, anzi lunghissimo termine (Ltro), che potrebbe prendere forma tra gennaio e febbraio. «Se questo sdoppiamento dovesse realizzarsi, compreremo più debito in Eurozona, ma senza allungare troppo le scadenze: non dimentichiamo che dal 2010 a oggi Treasury americani e Bund tedeschi hanno mostrato una correlazione del 93%», sottolinea Nicolò Carpaneda, investment specialist di M&G. Se i tassi salgono negli States, verso il 3% e oltre, anche i rendimenti dei governativi tedeschi si muoveranno all'insù, spingendo in alto pure Btp e Bonos.Dopo il primo piano di rifinanziamento della Bce, a dicembre 2011, il Dax 30 e le banche dell'Eurozona guadagnarono oltre il 20% in soli tre mesi, doppiando l'Msci World; il Btp decennale fece più 12%. Una nuova operazione potrebbe innescare un altro mini-rally? «Può darsi. Più probabilmente contribuirà a stabilizzare i mercati. Intanto, a fronte di rendimenti ancora molto bassi sulle classi di attivo più sicure, gli investitori saranno tentati da una nuova incursione nei segmenti più a rischio». Le obbligazioni bancarie possono tornare ad essere interessanti, in questo quadro? «Sul debito bancario europeo manteniamo un sottopeso, ma siamo relativamente meno pessimisti. É vero che in Italia, Spagna e Irlanda i crediti deteriorati continuano a crescere, ma in generale la liquidità migliora, i coefficienti patrimoniali si rafforzano e l'esame sugli attivi bancari cui seguiranno gli stress test dell'Eba non ci preoccupa più di tanto. In ogni caso, preferiamo [...] Leggi tutto

Trading - Dietro i pericoli dell'alta velocità finanziaria

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag. 28

Il 6 maggio del 2010, un risparmiatore americano di nome Mike McCarthy perse 17mila dollari nella vendita di azioni della multinazionale Procter & Gamble. Non a causa di una scommessa sbagliata. Ma per un temporaneo problema tecnico, che, in pochi minuti, fece collassare l?indice Dow Jones: giù di 700 punti, proprio nel momento in cui l'ordine di Mr. McCarthy veniva eseguito, un istante prima del rimbalzo. Da allora, episodi simili, seppure di minore intensità, si sono ripetuti nel cuore dei mercati americano, giapponese, spagnolo e non solo. Senza contare i numerosissimi picchi di volatilità improvvisi. L?ultimo si è verificato lo scorso 7 novembre, in occasione del taglio a sorpresa del costo del denaro da parte della Bce.

Dietrologia Chi c'è dietro i flash crash e dietro certe fibrillazioni ipertrofiche che insidiano le Borse di mezzo mondo? Molti indizi conducono sulle tracce di quelle che gli operatori chiamano, in gergo, «macchinette»: sistemi di negoziazione automatica, capaci di eseguire migliaia di ordini in una frazione di secondo, grazie all'uso di algoritmi e software sofisticati. Un fenomeno cresciuto a dismisura negli ultimi anni, al punto che pochi «high frequency trader» (il 2/3% circa degli operatori di Wall Street) hanno cannibalizzato il 65/70% dei volumi scambiati sulla borsa americana, prima di entrare in una fase di assestamento. Nomi come Getco, Jump Trading, Citadel, tutti sotto osservazione da quando, nell'agosto del 2012, un altro peso massimo del trading ad alta frequenza, Knight Capital, è finito nei guai: sull'orlo della bancarotta per una perdita da 440 milioni di dollari, maturata in pochi minuti a causa di un software malfunzionante. Anche altrove, il trading ad alta velocità rappresenta una fetta cospicua del mercato azionario: il 40% in Germania, il 36% nel Regno Unito. A Piazza Affari, le stime pre Tobin Tax parlavano di un 15-20% degli scambi. Dopo l'entrata in vigore della nuova tassa su prodotti derivati e «high frequency trader», lo scorso primo settembre, molti scommettono che il peso degli algoritmi sugli scambi di Borsa a Milano calerà. Il problema resta, tuttavia, per tutti gli altri mercati (escluso quello francese) e tocca, naturalmente, anche gli investitori italiani che operano su titoli esteri.Movimenti Da alcuni anni, è facile osservare movimenti molto irregolari. «Queste macchinette in alcuni casi producono improvvisi picchi di volatilità», ricorda Enrico Malverti, senior quantitative analyst per Mc Capital ltd. Il pericolo è che il piccolo operatore si trovi ad operare, inavvertitamente, proprio durante le fasi di massima oscillazione giornaliera, condizionando negativamente il risultato dell?investimento. Non solo. Nel segmento degli Etf, capita che, subito dopo l'inserimento di un ordine, si verifichi un istantaneo allargamento dello spread denaro-lettera (differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita ndr ). Per l?investitore, equivale al pagamento di una commissione aggiuntiva dello 0,2 o 0,3%. Poi, ci sono i casi di vera e propria manipolazione del mercato. Accade, ad esempio, quando grossi [...] Leggi tutto

Servizi - Tutti in Rete a chattare Così le banche attirano i trader

Da CorrierEconomia del 25 novembre 2013, pag.31

I trader non sono più quelli di una volta. Fino a quattro o cinque anni fa erano italocentrici. Oggi si sono globalizzati: comprano non solo azioni, ma anche bond e valute e puntano sempre di più sui listini europei o internazionali», spiega Paolo Di Grazia, direttore Banca diretta di Fineco. E del resto, la stessa Tobin tax, la tassa sulle transazioni introdotta dal marzo 2013, li incoraggia a disertare progressivamente la Borsa di Milano. Non solo. Accanto a uno zoccolo duro di trader iper-attivi ed esperti, cresce il numero dei neofiti: investitori alle prime armi che hanno approcciato di recente le piattaforme online, fanno pochi scambi e spesso hanno necessità di essere supportati. Gli heavy trader, i duri e puri, sono solo il 20% del totale, ma fanno da soli l'80% dell'operatività.

Statistiche «Le cifre che riguardano i trader neofiti sono invertite», chiarisce Giuseppe d'Antornio, direttore commerciale di Iwbank. Non è un caso, quindi, il fatto che le principali piattaforme stiano ampliando la gamma di servizi dedicati ai principianti per invogliarli a fare di più. E così ecco corsi di formazione e seminari online gratuiti. Incontri per gruppi ristretti d'investitori, lungo la Penisola. E in alcuni casi un servizio di assistenza gratuita: via chat, e-mail e telefono il cliente può mettersi in contatto con i trading specialist per chiedere, ad esempio, come inserire eventuali condizioni di stop loss o take profit. Due tra le funzioni più usate, quelle che consentono di pre-impostare un ordine automatico di vendita su un titolo o un indice al raggiungimento di una certa soglia di prezzo.

Neutrali e coinvolti «Non diamo mai indicazioni su cosa comprare; spieghiamo semmai, come farlo», chiarisce Di Grazia. Un orientamento condiviso anche da IwBank: entro la primavera partirà un nuovo servizio di consulenza, ma sarà dedicato agli investitori che privilegiano il risparmio gestito e non ai trader. In ogni caso, tra gli operatori, c'è chi non rinuncia a fornire un supporto operativo alle decisioni d?investimento. A settembre, ad esempio, Cmc market ha lanciato la funzione «Client Sentiment»: offre in tempo reale la fotografia di come sono posizionati gli utenti della piattaforma sui principali strumenti e mercati. Indica, ad esempio, se la maggior parte dei trader è lunga o corta (cioè in posizione di acquisto o di vendita) sull'S&P500, il principale indice di Wall Street. Oppure quali sono le idee in merito al cambio euro-dollaro. Lo strumento permette di identificare le posizioni assunte in ogni momento dai top client (trader che beneficiano di posizioni in guadagno nell?ultimo trimestre), confrontandone l'operatività con quella di tutti gli altri clienti. PremiumSaxo Bank ha scelto una strada differente [...] Leggi tutto