giovedì 19 dicembre 2013

Chi si fida in quel basket

Dal Mondo del 7 dicembre 2013, n°47, pag. 38-9

Nel salotto buono di Piazza Affari un titolo su cinque è junk, spazzatura. Con il declassamento di Telecom Italia da parte di Moody's e Standard&Poor's, infatti, sono diventate nove (su 40) le società del Ftse mib costrette a subire l'onta del downgrade a livello speculativo. Tra queste, la Banca popolare di Milano il 18 novembre è stata definitivamente esclusa dal club degli investment grade, per mano di Fitch. Del resto, le banche sono molto ben rappresentate nel basket dei titoli speculativi quotati sul principale listino milanese: accanto a Bpm si contano Monte dei Paschi, Banco Popolare e Bper. Completano la rosa Fiat, Cnh Industrial, Buzzi Unicem e Finmeccanica, tutti in area doppia B. Non è detto, però, che il giudizio di S&P e sorelle sia sufficiente da solo a tenere lontani gli investitori da bond e azioni. E per vari motivi: intanto perché i prezzi delle stocks sono, non di rado, immuni alla notizie di un giudizio più severo sul merito creditizio dell'emittente. Del resto, se è vero che le obbligazioni dei “fallen angels”, gli angeli caduti dal paradiso investment grade all'universo speculativo, possono subire un flusso di vendite forzate da parte degli investitori istituzionali non autorizzati all'incursione nell'universo high yield, la correzione può favorire un ingresso a prezzi più interessanti. Per esempio, basta considerare Telecom Italia, azienda rimasta sotto pressione per un po', in vista del passaggio a junk. "Ma i flussi in uscita sono alle spalle", spiega Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda, "il titolo a cinque anni rende il 4,25%: è uno dei casi in cui conviene privilegiare il bond rispetto alla scomessa azionaria". A parere di Gabriele Roghi [...]