giovedì 25 dicembre 2014

Emergenti - Il doppio passo

Da CorrierEconomia del 22 dicembre 2014, pag. 35 - Leggi tutto

Anche il 2014 si chiuderà con il segno meno per l'indice dei mercati emergenti. E forse non sarebbe potuta andare diversamente in piena fase di rallentamento dell'economia cinese, con il biglietto verde più forte, la crisi ucraina, i timori per le conseguenze di una svolta restrittiva sempre più vicina da parte della Federal Reserve e, da ultimo, il crollo delle quotazioni petrolifere, che ha contribuito ad alimentare una nuova ondata di nervosismo sui mercati. Ma dopo due anni in rosso, la disaffezione degli investitori per gli emergenti rischia di incancrenirsi, complici i venti contrari che non smettono di soffiare sulle sorti di alcuni listini. Ha poco senso, però, parlare di emerging markets come se fossero un blocco monolitico. E secondo molti osservatori, il 2015 vedrà accentuarsi le divergenze tra Paesi, settori e singoli titoli, allargando la forbice tra vincitori e vinti. Si pensi alle dinamiche legate al prezzo dell?oro nero, crollato in sei mesi da 115 a 60 dollari al barile. La Russia ha già perso in un anno metà del suo valore in Borsa e la sua moneta si è deprezzata del 50% contro il biglietto verde. «L'intervento aggressivo sui tassi da parte della banca centrale russa per difendere la divisa non sarà sufficiente a ridare fiducia agli investitori. In assenza di un piano di riforme credibile, i fondamentali continueranno a deteriorarsi», avverte Colm McDonagh, capo del debito dei Paesi emergenti per Insight (Bny Mellon). Il problema non riguarda solo la Russia. 
 
L'export «Ne risentirà anche l?economia di altri Paesi esportatori, come Brasile e Sudafrica» - ricorda [...] Leggi tutto

mercoledì 24 dicembre 2014

Dal petrolio fino al rublo: le previsioni sbagliate dei guru

Da Corriere Economia del 22 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto 

Anche i guru fanno cilecca. Persino uno come Mark Mobius, capo dei mercati emergenti per il colosso americano Franklin Templeton, non aveva previsto la tempesta perfetta che si sarebbe abbattuta sulla Borsa di Mosca e sul rublo. Così scriveva sul suo blog lo scorso 6 gennaio. «Nonostante le riforme portate avanti allo scopo di attrarre capitali esteri, gli investitori si sono mostrati molto diffidenti nei confronti della Russia: le valutazioni azionarie alla fine del 2013 appaiono estremamente basse». Per East Capital, a gennaio il Paese guidato da Vladimir Putin si candidava a diventare uno dei mercati più interessanti per il 2014 (insieme alla Cina). A distanza di 11 mesi, invece, il crollo delle quotazioni petrolifere ha dimezzato i prezzi del listino russo. Il rublo vale la metà, rispetto al biglietto verde e l'intero paniere dei Paesi in via di sviluppo ha perso quasi 10 punti percentuali. Del resto, l'analisi finanziaria non è una scienza esatta. Sui mercati, nessuno ha la sfera di cristallo. E infatti, sfogliando le pagine scritte nero su bianco a fine 2013 dai responsabili di alcune case d'investimento internazionali, si trovano sviste sorprendenti. A iniziare dalle previsioni sull'oro nero. In un report pubblicato da Pimco a gennaio, pochi mesi prima del traumatico divorzio con uno dei fondatori, Bill Gross (oggi in Janus Capital), il maggiore fondo obbligazionario al mondo annunciava: «Nel nostro scenario di base, le quotazioni petrolifere rimarranno tra i 105 e i 110 dollari al barile». 105 è il prezzo medio stimato a gennaio da JPMorgan per la seconda metà dell'anno. 110 il target di fino anno per Axa Im. E di stabilità dei prezzi parlavano in quelle settimane anche gli analisti di Goldman Sachs e l'esperto di materie prime del Financial Times , Neil Hume: «Nel 2014 il valore del brent sarà in media superiore ai 100 dollari al barile». Invece è precipitato in pochi mesi a 60 dollari, ai minimi degli ultimi cinque anni. Penalizzando il settore energetico, i Paesi esportatori e contribuendo ad alimentare una nuova ondata di avversione al rischio sui mercati. 

L'enigma Fed A dicembre del 2013 comunque il dibattito tra gli operatori era focalizzato altrove. Sulla riduzione dello stimolo monetario Leggi tutto 

mercoledì 17 dicembre 2014

Capitali - Per il ritorno a casa prima va risolto il rebus svizzero

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 31

Senza l'accordo bilaterale con la Svizzera, la voluntary disclosure sarà un buco nell'acqua. Le autorità dei due Paesi dicono che ci sono tutte le condizioni per arrivare a una stretta di mano, entro i 60 giorni che la procedura di autodenuncia fissa per definire un'intesa sullo scambio effettivo di informazioni tra l'Italia e i Paesi a fiscalità privilegiata. Circostanza che esclude il raddoppio dei termini di accertamento e delle sanzioni sulle imposte evase, previsto per i capitali detenuti in uno Stato black list. E rende molto più appetibile l'adesione alla collaborazione volontaria, approvata al Senato in via definitiva il 4 dicembre: perché meno onerosa, sia sul piano economico che di ricostruzione documentale delle attività oggetto di auto-denuncia. La condizione affinché la fumata bianca arrivi entro i termini stabiliti è che l'intesa sullo scambio d'informazioni tra Roma e Berna proceda su un binario separato, stralciando le questioni legate a Campione d'Italia e alla tassazione dei frontalieri italiani. “Se così fosse, è probabile che si arrivi alla firma in tempo utile, nell'interesse di entrambi i Paesi. L'accordo è indispensabile per assicurare il successo della voluntary”, ricorda Massimo Falletta, direttore di Pkb privatbank.

Previsioni Secondo stime di mercato non ufficiali, i capitali italiani depositati presso banche elvetiche ammonterebbero a circa 200 / 300 miliardi di euro. Di questi, si ritiene che non più del 40% debba ancora essere regolarizzato. La voluntary, dicono gli analisti, ne farà riemergere 25 o 30 miliardi e soltanto la metà verrà effettivamente rimpatriata. “La sensazione è che, nonostante il quadro internazionale sia mutato radicalmente e sia sempre più complicato e pericoloso nascondere attività finanziarie al Fisco, difficilmente chi dovrà pagare somme vicine o superiori al 40-50% degli importi non dichiarati deciderà di aderire”, annota Falletta. In presenza di attività finanziarie costituite a seguito di evasione in periodi ancora accertabili, infatti, il conto da pagare all'Agenzia delle Entrate potrebbe arrivare al 70-80% del capitale occultato [...]

I professionisti della Voluntary

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto

Se l'accordo bilaterale con la Svizzera si farà, in Italia potrebbero arrivare 10-15 miliardi di capitali freschi, la metà circa delle somme pronte ad essere regolarizzate, stimano gli analisti. Ma a differenza dei precedenti scudi fiscali, nel caso della voluntary disclosure il ruolo degli intermediari sarà secondario. I protagonisti della procedura di auto-denuncia saranno invece i professionisti. I tempi stringono e molte strutture dedicate ai clienti con grandi patrimoni [...]  Leggi tutto

La Fed entrerà in azione prima del previsto

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 22 - Leggi tutto

Il recente crollo dei rendimenti sul decennale americano ha insinuato in molti investitori il dubbio che la ripresa negli Stati Uniti possa essere più fragile di quanto si creda. Del resto, alcune tra le maggiori case d'investimento iniziano a sostenere una tesi che fa discutere: i tassi di riferimento, dicono, rimarranno a zero almeno per tutto l'anno 2015. Perché i dati sulla disoccupazione sono falsati da una scarsa partecipazione al mercato del lavoro, il tonfo del petrolio e il rafforzamento del biglietto verde soffocheranno qualsiasi scatto in avanti dell'inflazione. La sindrome del tasso zero sta diventando cronica? «Non credo proprio: per noi i tassi saliranno a metà del 2015, come ha dichiarato di recente anche il governatore della Federal Reserve di New York, William Dudley - ricorda Stephane Deo, economista e responsabile asset allocation di Ubs Investment Bank - infatti s'iniziano a intravedere i primi segnali di una pressione rialzista sui salari». Deo è convinto che i mercati siano impreparati ad affrontare una svolta della Fed sul piano della politica monetaria. Mentre la curva dei rendimenti suggerisce che i tassi saranno 40 punti base più alti di oggi alla fine del 2015, la media delle proiezioni stilate dagli stessi membri della Fed  [...] Leggi tutto

Un fondo per le start-up digitali

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 33

Scommettere sulle promesse nascenti dell'universo digitale, in mercati sezionati: Stati Uniti e Germania, ma anche Italia, Brasile, Russia, Sudafrica, Svizzera, Ucraina, Turchia, Messico e Cile. Facendo leva sulla presenza di team locali che, grazie alla conoscenza del territorio, possono selezionare le opportunità più interessanti in ciascun Paese. É l'obiettivo di U-Start Ventures, un fondo di private equity appena lanciato dall'omonima boutique di consulenza U-Start, nata nel 2012 e specializzata in servizi di scouting per investitori privati e professionali. “Non finanzieremo progetti sulla carta ma aziende già avviate, in uno stadio iniziale di sviluppo oppure già consolidate e in cerca di un supporto per la crescita. In particolare ci focalizzeremo su modelli di business solidi e collaudati, in fase di migrazione dal mondo “offline” al web”, spiega Marco Valta, partner di U-Start Ventures con Teodoro d'Ambrosio e Viktoriya Tigipko, imprenditrice e managing director di TA Venture Holding, un fondo di venture capital da 50 milioni di dollari, dal quale prende il via U-Start Ventures, con storie d'investimento a curriculum del calibro di Bravofly (quotata alla Borsa di Zurigo nell’aprile 2014), Littleeyelabs (acquisita da Facebook), Adoreme (tra le aziende americane in maggiore crescita secondo Business Insider) e Beepi (con un valore di oltre 200 milioni di dollari ad un anno dalla nascita). L'obiettivo di raccolta è di 30 milioni di euro entro la fine del 2015. Il fondo sarà comunque operativo al raggiungimento dei dieci milioni, tre dei quali sono già stati raccolti a una settimana dal lancio. La durata del fondo è di sette anni: nei primi 24 - 36 mesi [...]

Business - Una sfida da cinquecento miliardi

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 27 - Leggi tutto
 
L'industria private avanza a passo di marcia verso quota 500 miliardi di euro. Nei primi nove mesi dell'anno, le masse gestite dagli operatori dedicati ai grandi patrimoni hanno messo a segno una crescita del 5,4%, per metà riconducibile alla performance dei mercati e per l'altra metà alla raccolta netta. In uno scenario poco favorevole alla creazione di ricchezza, i nuovi flussi derivano da una lenta ma costante erosione di quote del mercato non servito a scapito degli intermediari generalisti; dove, però è ancora custodita quasi la metà del patrimonio delle famiglie. Le strutture dedicate a questa clientela devono, a loro volta, resistere alla crescente pressione competitiva delle reti di promozione finanziaria, sempre più agguerrite nel posizionarsi sul segmento di fascia alta. Come? Differenziando l'offerta. «Il banker è il terminale di una struttura di vendita prodotti o un advisor dedicato? Su questo le private bank devono interrogarsi. Solo nel secondo caso, i clienti possono percepire il carattere distintivo di un servizio di consulenza private. Che deve abbracciare non solo la gestione degli asset finanziari ma anche i temi della protezione del patrimonio, degli asset illiquidi e aziendali», spiega Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia. Vale la pena ricordare che gli imprenditori rappresentano il 32% della clientela di fascia elevata.«La percentuale sale al 72% se si considerano i patrimoni superiori ai 5 milioni di euro - precisa Luca Monti, responsabile private corporate unity di Ubi Banca -. Il corporate advisory è cruciale [...]  Leggi tutto

Sposare la liquidità con le riforme serie

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 34
 
Qe or not qe. L'amletico interrogativo arrovella gli investitori da molti mesi. Ma potrebbe essere fuorviante. Perché suggerisce l'idea, per com'è posto nel dibattito della politica e sui mercati, che Francoforte disponga di tutti gli strumenti necessari per ridare fiato all'economia asfittica del Vecchio continente. Non è così. Come forse si potrà constatare quando, secondo le stime di alcuni operatori, nei primi mesi del 2015 Francoforte lancerà un programma di acquisto di titoli governativi sul mercato secondario. “In un’ottica di lungo periodo, è senz’altro necessario adottare una simile misura, poiché la sostenibilità del debito di diversi Stati è fortemente messa in discussione”, premette Arnoldo Valsangiacomo, membro del Consiglio di amministrazione di Ethenea independent investors. La riduzione del rischio per le banche e i proventi ottenuti dalle obbligazioni detenute offrirebbero il margine di manovra per un incremento dell’erogazione di credito. Al posto di titoli governativi, la Bce potrebbe invece acquistare obbligazioni societarie. “Le imprese avrebbero la certezza che una parte dei loro debiti sarà acquistata direttamente dall'autorità monetaria. Tuttavia, [...]

mercoledì 10 dicembre 2014

Obbligazioni speculative - Anche per chi ama rischiare è l'ora di alleggerirsi un po'

Da CorrierEconomia dell' 8 dicembre 2014, pag. 24

Le due correzioni subite dalle obbligazioni speculative negli ultimi tre mesi sono un segnale di allerta. “La liquidità non è mai stata peggiore nel reddito fisso. E oggi questo è il fattore di rischio in assoluto più sottovalutato dagli investitori”, avverte Laird Landman della società Tcw di Los Angeles, con delega di gestione per il fondo Pictet Us high yield. Alcuni segmenti come il debito speculativo o i bond dei Paesi emergenti sono particolarmente sensibili al tema illiquidità. E le valutazioni tirate, specialmente tra le obbligazioni high yield, creano un mix esplosivo. Che può innescare nuove fibrillazioni. “Quello che abbiamo visto finora è solo un piccolo assaggio di cosa potrebbe accadere quando lo stato di salute delle aziende peggiorerà”, ribadisce Landman. Oggi, infatti, i fondamentali restano solidi, soprattutto se si analizza la sostenibilità del debito parametrandola alla liquidità nei bilanci o al margine operativo lordo. E nel breve termine la maggior parte degli analisti esclude l'ipotesi di un incremento nei tassi di default. Ma alcuni indizi suggeriscono che il mercato americano si sta avvicinando alla fine del ciclo creditizio. Ne bastano tre: le nuove obbligazioni di bassa qualità, con giudizio CCC o inferiore, sono aumentate significativamente negli ultimi anni fino a raggiungere il 20% del totale. La percentuale di prestiti covenant lite (con meno tutele per gli obbligazionisti ndr) è molto più elevata rispetto ai livelli osservati nel 2007. E, terzo indizio, meno della metà delle emissioni è finalizzata a rifinanziare il debito in scadenza: molte servono piuttosto a sostenere operazioni di acquisizione, stacco di dividendi o riacquisto di azioni proprie, destinate a gratificare gli azionisti. “É il segno che, dopo un lungo percorso di riduzione della leva finanziaria, le aziende hanno invertito la rotta. E a causa di comportamenti più disinvolti nella gestione del credito e della liquidità, stanno costruendo i fallimenti di domani”, profetizza il gestore.
 
Prima di leggere nei numeri di bilancio il deterioramento dei fondamentali mancano, secondo Landman, due o al massimo quattro trimestri. Ma dato che i mercati tendono ad anticipare di un anno o anche oltre l'aumento dei tassi di default, gli spread di credito potrebbero presto iniziare ad allargarsi, penalizzando in particolare coloro che sono investiti nei titoli di qualità inferiore. “É questo il momento di essere difensivi: ad esempio [...]

Piazza Affari, la carica dei 122
Ecco i primi fondi quotati

Da CorrierEconomia dell'8 dicembre 2014, pag. 24 - Leggi tutto
 
Le prime domande di ammissione sono già arrivate a Piazza Affari. Entro il 31 dicembre, 13 società di gestione avranno avviato l’iter per la negoziazione dei fondi nel segmento Etf Plus. E il gruppo di testa sarebbe più numeroso, se i ritardi nell’approvazione di un regolamento da parte di Bankitalia, a sua volta in attesa della firma di un decreto del ministero delle Finanze per dare il via a una serie di modifiche normative sul mondo del risparmio gestito, non avessero ostacolato il debutto in Borsa dei fondi di diritto italiano. Paradossi del sistema. La questione, pare, sarà risolta prima di fine anno. Entro la metà del 2015 Borsa Italiana ospiterà i fondi di 17 sgr. Subito dopo, arriverà anche Cfo Sim, con in dote i 13 comparti della nuova sicav Timeo Neutral, operativa dal prossimo marzo. Considerando anche i tre comparti di Finlabo sicav, ancora in fase di studio preliminare, arriveremmo a un totale di 122 prodotti quotati, tra fondi di diritto italiano e sicav estere. Senza contare gli operatori che presto potrebbero decidere di uscire allo scoperto.

Tempistiche Le prime negoziazioni dei comparti di sicav estere sono previste all’inizio di gennaio. Per i fondi italiani ci vorrà un po’ più di tempo, perché dopo l’ok di Palazzo Koch, anche le banche depositarie dovranno adeguarsi alle modifiche normative. In ogni caso i protagonisti saranno i piccoli operatori. «È un’importante occasione per rompere le barriere all’ingresso: un passaggio storico da sempre ostacolato dai canali distributivi», chiosa Davide Pasquali, presidente di Pharus sicav, pronto a quotare 11 comparti, forse qualcuno in più nel corso del 2015. Ai blocchi di partenza, si trovano già la boutique francese [...] Leggi tutto

Tutti in fila per l'italiana Jiffy. La WhatsApp dei pagamenti

Da CorrierEconomia dell' 8 dicembre 2014, pag. 26

Sposando l'Nfc (Near field communication), Apple ha sgombrato il campo da eventuali dubbi: questa sarà la tecnologia di riferimento per i pagamenti senza contatto via mobile. Da declinare, però, secondo modelli differenti. In Italia, ad esempio, le banche hanno scommesso inizialmente sulla piattaforma sim-based, basata sulla memorizzazione dei dati della carta nella sim del telefono. Ma le nuove frontiere della sperimentazione nel contactless si sono spostate sull'Hce (Host card emulation), un sistema con applicazione di pagamento nel cloud (nuvola informatica). «Nei primi mesi del 2015, tre o quattro tra i maggiori istituti di credito italiani partiranno con la fase sperimentale; entro giugno si dovrebbe passare alla commercializzazione», racconta Nicola Cordone, senior vice president di Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per imprese, istituzioni finanziarie e pubblica amministrazione. Sulla carta, la tecnologia Hce dovrebbe favorire sistemi di pagamento più flessibili perché non richiede accordi di integrazione, tecnologica e commerciale, tra istituti di credito e operatori di telefonia. Ma la competizione tra modelli differenti è appena iniziata. Ed è presto per dire quale diventerà dominante.Intanto, nel primo semestre del 2015 è atteso l'arrivo in Italia di Apple Pay, la funzionalità di iPhone per i pagamenti senza contatto. Chi l'ha provata, garantisce una eccezionale facilità di utilizzo: per caricare una carta di credito sullo smartphone è sufficiente fotografarla (ma si può anche utilizzare quella già collegata all'applicazione iTunes). In Italia, però, l'utilizzo del nuovo applicativo per i pagamenti potrebbe incontrare un ostacolo: negli Stati Uniti, infatti, ad ogni acquisto tramite iPhone 6, Cupertino incassa una percentuale sul valore del transato, quantificabile in uno 0,10-0,15%. «In Italia questo sarebbe insostenibile perché i margini nel sistema di pagamenti sono molto più bassi rispetto agli States. [...]

lunedì 8 dicembre 2014

Occasioni convertibili

Da Milano Finanza del 6 dicembre 2014, pag. 41
 
Per qualche analista, le obbligazioni convertibili sono adatte a tutte le stagioni: negli ultimi 20 anni, dicono studi recenti, hanno catturato quasi l'80% dei guadagni realizzati dalle Borse in fase rialzista, limitando al 65% la partecipazione alle perdite. Prima di prendere posizione [...] Leggi tutto

mercoledì 3 dicembre 2014

Debutti, casse comuni in Piazza Affari. I big e gli italiani (ancora) alla finestra

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 29 - Leggi tutto

Da oggi, primo dicembre, i fondi comuni sbarcano in Piazza Affari. Una possibilità di cui si parla da anni e che, sulla carta, può sparigliare le regole del gioco nell’industria, offrendo alternative al business tradizionale che lega sgr, banche e reti distributive. E aprendo, forse, una gara virtuosa sul fronte dei costi e della distribuzione. Per capire se funziona, però, ci vorranno tempo e massa critica. Solo una decina di operatori, tutti piccoli, è pronta al via. Non mancano poi ostacoli burocratici. A causa di una modifica regolamentare ancora sospesa (la dead line è al 31 dicembre), i fondi di diritto italiano potrebbero dover aspettare ancora. In prima battuta, quindi, al via potrebbero esserci solo le sicav, anche quelle prodotte da intermediari italiani in Lussemburgo o in Irlanda.

Tempi certi Da oggi Piazza Affari accoglierà le richieste di ammissione. Entro gennaio o febbraio, gli investitori potranno iniziare ad acquistare e vendere i fondi quotati, anche se la propria banca non ha accordi commerciali con la sgr che li produce. Bisogna tuttavia sgombrare il campo dagli equivoci: parlare di quotazione è improprio. La negoziazione non sarà continua come per le azioni o gli Etf, con prezzi in acquisto e vendita (denaro/lettera) disponibili in ogni istante. Come accade oggi per i fondi venduti allo sportello o dal promotore, ogni giorno [...] Leggi

«Il dollaro? Meglio forte, ma non troppo»

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto

Il Quantitative easing non é morto. Archiviato negli States il terzo programma di allentamento monetario, il Giappone ha subito incrementato il dosaggio delle iniezioni di liquidità, portando a 80 mila miliardi di yen (556 miliardi di euro circa) l'ammontare annuo di titoli che la banca centrale è intenzionata ad assorbire. Anche l'Europa ha avviato un mini-Qe, che qualcuno interpreta come il primo passo verso un piano di stimoli più ambizioso. La vera terapia d'urto. "E comunque non si può escludere nemmeno un quarto giro di acquisti da parte della Federal Reserve, se la ripresa negli Usa dovesse perdere smalto", osserva Simone Facchinato, responsabile investimenti di Amundi Sgr. Certo è che nelle ultime settimane i mercati (specialmente quelli obbligazionari) hanno iniziato a scontare aspettative di crescita più modeste, anche negli Stati Uniti. Con implicazioni a cascata: primo, tempi più lunghi per la risalita dei tassi americani, che gli economisti di Amundi Sgr ora proiettano nella forbice tra 0,25% e 0,50% verso la fine del 2015. Secondo, una preferenze per obbligazioni con scadenze più elevate. E il ritorno di una maggiore propensione al rischio da parte di molti investitori. "Con rendimenti reali negativi fino a due anni per i governativi di sei Paesi, non ci sono alternative: se si vuole accedere a potenziali guadagni extra, bisogna assumersi dei rischi, puntando, per esempio, su Periferia, bond high yield e debito emergente: di recente siamo tornati anche sulle [...] Leggi tutto



Privacy e sicurezza non sono un optional

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 40
 
Il futuro dei pagamenti digitali è nelle mani di due gruppi di consumatori: la fascia ad alto reddito, con entrate familiari da 150mila dollari l?anno in su e la generazione del nuovo millennio, quella dei nati tra il 1980 e il 2000: l'ultima del ventesimo secondo, la prima visceralmente digitale. Secondo la 2014 North America Consumer Payments Survey, un?indagine online realizzata in agosto da Accenture su un campione di 4.000 intervistati (di cui 3.400 statunitensi e 600 canadesi), il 52% dei Millennials e il 55% dei consumatori nordamericani ad alto reddito ha già utilizzato il proprio telefono come dispositivo di pagamento mobile. Coloro che invece non hanno mai approfittato (60%), sono stati condizionati prevalentemente da timori sulla sicurezza dei pagamenti (57%) e sulla privacy (45%) ma cambierebbero idea se venisse loro offerto un programma di punti premio (54%), sconti sui prezzi basati sull?utilizzo storico (53%) e se il dispositivo di pagamento ricevesse e conservasse tutte le ricevute in un database sicuro e, al tempo stesso, tenesse conto in modo continuato delle abitudini di spesa (52%). Tra le tendenze future [...] Leggi tutto

martedì 25 novembre 2014

Soldi - puntata del 21 novembre 2014

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, il referendum sulle riserve in oro della Banca nazionale svizzera, le caratteristiche degli Etf più sofisticati, i rischi del debito ad alto rendimento americano, e la gestione della liquidit

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 21 novembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 17 ottobre 2014
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

Sfide - In attesa della rivoluzione (digitale) Una cura per la pubblica amministrazione

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 42 - Leggi tutto
 
Dal 6 giugno scorso, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza non possono più accettare fatture emesse in formato cartaceo. Entro il prossimo 31 marzo anche gli altri enti nazionali e le amministrazioni locali dovranno effettuare il passaggio definitivo alla fatturazione elettronica. Poi, dal 31 dicembre del 2015, tutta la pubblica amministrazione dovrà garantire ai cittadini la possibilità di effettuare qualsiasi tipo di pagamento anche in modo digitale. «Siamo di fronte a una svolta decisiva per il sistema Paese. Ma la digitalizzazione della pubblica amministrazione deve essere realizzata in modo efficiente e virtuoso. Mettendo a fattor comune l?esperienza delle singole realtà e adottando soluzioni orizzontali, standardizzate. Se invece ogni ente fa da sé e assolve gli obblighi di legge in modo destrutturato, si produce un inevitabile aggravio di costi», avverte Claudio Mauro della divisione Public sector di Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per istituzioni finanziarie, imprese e pubblica amministrazione. SoluzioniSecondo Mauro, per valorizzare i benefici del processo di digitalizzazione è necessario abbracciare soluzioni complete e inter-operabili, che permetta [...] Leggi tutto

Bond, il ritono degli emergenti

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 38 - Leggi tutto

A ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Applicando al reddito fisso il terzo principio della dinamica, si capisce perché gli investitori stiano aumentando gli acquisti sui bond dei mercati emergenti. Se i tassi sui governativi americani scendono, com'è accaduto negli ultimi due mesi, la sete di rendimento torna ad accrescere i flussi verso attivi potenzialmente più redditizi. A parità di rating, infatti, il credito dei Paesi in via di sviluppo offre oggi un premio di rendimento attorno a 300 punti base, il 3%, rispetto agli Stati Uniti. «Sebbene nei prossimi 18 mesi i tassi siano previsti in rialzo negli Stati Uniti, questa non è la fine del "denaro facile": le condizioni monetarie resteranno accomodanti in Eurozona e Giappone, alimentando ancora la caccia al rendimento», ricorda Edwin Gutierrez, capo del debito emergente sovrano per Aberdeen am. Di recente, spiega il gestore, si osserva una rotazione dei portafogli obbligazionari dall'universo high yield e dalla periferia dell'Europa verso il debito emergente. E d'altra parte, lo strutturale ribilanciamento in atto a favore dei mercati emergenti da parte degli investitori istituzionali dovrebbe favorire questa classe di attivo. Lungo il percorso [...] Leggi tutto

2015, 10 sorprese

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 35

Il dollaro americano scenderà a quota 1,15 contro l'euro. A settembre, la Federal Reserve di Janet Yellen darà il via all'aumento dei tassi. E il prezzo del petrolio si stabilizzerà attorno a 85 dollari al barile, ma potrebbe poi indebolirsi ulteriormente. Sono alcune delle previsioni che Goldman Sachs ha estratto dalla sfera di cristallo per il 2015, in un recente report sui 10 temi d'investimento che domineranno il dibattito tra gli investitori nei prossimi mesi. Il primo punto suggerisce un po' di ottimismo: il consolidamento della ripresa globale, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia, secondo gli economisti di Goldman, si allargherà la divergenza tra i Paesi sviluppati, con Giappone ed Eurozona nel ruolo di inseguitori stanchi e le rispettive banche centrali decise a intensificare gli stimoli monetari. Una strada quasi obbligata per combattere la bassa inflazione, altro tema destinato a restare protagonista nel 2015. Il prezzo del petrolio, precipitato a 76 dollari al barile, quasi quaranta in meno rispetto a cinque mesi fa, dovrebbe concedere una pausa. “Il crollo è avvenuto prima di quanto previsto, nonostante avessimo già evidenziato da almeno un paio d'anno il rischio di uno shock positivo nella produzione petrolifera, dal lato dell'offerta, legata al tema dello Shale”, scrivono gli analisti della casa d'affari amaricana. É naturale a questo punto osservare un periodo di consolidamento. “E le nostre analisi mostrano un limitato spazio per ulteriori ribassi. Ma l spazio per potenziali sorprese negative non si è esaurito”, avvertono gli esperti: una significativo miglioramento nell'efficienza nei servizi petroliferi probabilmente porterà a una riduzione dei costi del 5-15%. E d'altro canto, sorprese positive in Libia, Iraq e Iran potrebbero amplificare l'eccesso d offerta il prossimo anno. Con possibili consequenze a catena sui prezzi del rame e dell'alluminio. E, sul fronte creditizio, per Paesi come Venezuela, Ucraina, Argentina e Russia. In generale, Goldman prevede un anno positivo per i mercati emergenti, indirizzati verso un miglioramento sul piano degli squilibri macro. Ma una crescente polarizzazione tra i migliori e i peggiori della classe. E la Cina? “Proseguirà il percorso accidentato verso un rallentamento della crescita, tra il 6 e il 7% nei prossimi due anni”.

Oro, un «sì» della Svizzera può farlo risalire del 15%

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2015, pag. 28 - Leggi tutto

Dopo una perdita di valore del 40% in poco più di tre anni, nessuno potrà più chiamarlo bene rifugio. Almeno per un po’. Ma da inizio novembre, l’oro ha interrotto la violenta fase discendente iniziata nel 2012, per guadagnare qualche punto percentuale in poche settimane. Merito di un referendum di iniziativa popolare promosso in Svizzera da alcuni membri del partito conservatore Unione democratica di centro e fissato per il prossimo 30 novembre.

La storia L’esito del voto, secondo i sondaggi, è incerto. Ma in caso di vittoria dei sì, le conseguenze sul prezzo dell’oro saranno inevitabili: la Banca nazionale svizzera (Bns) guidata dal presidente Thomas Jordan sarebbe obbligata a detenere in oro, tassativamente entro i confini della nazione, almeno il 20% delle proprie riserve, con il divieto di venderne qualsiasi quantità in futuro. Dato che la Bns possiede 1.040 tonnellate d’oro, pari al 7,5% delle riserve totali, «a conti fatti ne dovrebbe acquistare almeno altre 1.600 tonnellate in cinque anni. Poco meno di una tonnellata al giorno, per un controvalore di 50 miliardi di euro nel quinquennio », calcola Carlo Alberto De Casa, analista dei mercati valutari per Active-Trades. Un sforzo enorme se si calcola che la produzione annua di oro si aggira attorno a 3.000 tonnellate su scala globale e il Pil della Confederazione vale poco più di 520 miliardi di euro. Con una vittoria dei sì, alcuni analisti stimano che le quotazioni possano rapidamente toccare i 1.350 dollari l’oncia, equivalente a un guadagno di circa 15 punti percentuali rispetto ai valori attuali. «È significativo osservare che in questo momento il Gofo a uno e sei mesi (Gold offered forward rate, il tasso di sconto al quale gli operatori prestano l’oro in cambio di dollari americani ndr) è negativo. Vuol dire che c’è una certa apprensione per la disponibilità a breve di oro», osserva Michael Palatiello, amministratore delegato e strategist di Wings Partners.

Acquirenti forti Palatiello ricorda che a settembre la Russia [...] Leggi tutto

lunedì 17 novembre 2014

La Boe si porta avanti

Da Milano Finanza del 15 novembre 2014, pag. 47
 
La staffetta dei banchieri centrali è entrata nel vivo. L'annuncio di nuove misure a sostegno dell'economia della Bank of Japan ha rubato la scena alla fine del terzo programma di quantitative easing targato Federal Reserve. E ora, mentre la Bce valuta l'acquisto di titoli governativi [...] Leggi tutto

mercoledì 12 novembre 2014

«In Italia vale la pena puntare su asset management e settore farmaceutico»

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 27 - Leggi tutto

I risultati dell?esame condotto dalla Bce e dall'Eba sul settore bancario europeo sono, a livello aggregato, in linea con le aspettative. La reazione dei mercati è stata tuttavia nervosa. Ma una volta esaurita la scossa di assestamento, «c'è spazio per una rivalutazione dei corsi - dichiara Guillaume Chieusse, gestore azionario di Oddo am. La situazione attuale secondo noi è un buy, un'opportunità d'acquisto», sintetizza. Si tratta tuttavia di un'occasione da cogliere in modo selettivo. Nessuna delle banche italiane coinvolte negli stress test, per esempio, è presente nel portafoglio europeo gestito da Chieusse, un paniere in cui la Penisola è «sovrapesata» rispetto agli indici di riferimento. E gli unici titoli finanziari rappresentati sono due società dell?asset management, Anima e Banca Generali. Invece gli istituti di credito esteri, figurano la spagnola Bankinter, promossa a pieni voti dall'Eba e Bnp Paribas, diventata interessante in estate dopo la [...] Leggi tutto

Consulenza, la trasparenza e la nuova partita dei costi

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 40 - Leggi tutto

La consulenza a pagamento peserà sempre di più sui ricavi dell?industria private. A scapito del banking tradizionale e dell'intermediazione mobiliare. Ma sulla consulenza indipendente molti operatori fanno ancora orecchie da mercante. Nonostante l'eco della Mifid II si faccia sempre più vicino. La disciplina che aggiorna ed estende il raggio d'azione della prima direttiva sui mercati degli strumenti finanziari sarà recepita dall'Italia entro il 3 luglio del 2016, per entrare in vigore a gennaio del 2017. Dunque, il tempo per le decisioni strategiche stringe. Perché se è vero che entrambi i modelli di consulenza sopravviveranno - da un lato quella indipendente, remunerata a parcella, con divieto di percepire compensi o incentivi di alcuni tipo dalle case prodotto, dall'altro la tradizionale, basata sulla retrocessione di parte delle commissioni ai canali distributivi - chi intende abbracciare il modello fee only deve muoversi. Programmare i necessari investimenti sul piano tecnologico e allestire un adeguato menu di accordi commerciali con le società di gestione del risparmio. Per potersi fregiare [....] Leggi tutto

La rivincita del gestito nelle ricette vip

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 39 - Leggi tutto

Nel mese di giugno è avvenuto un sorpasso storico: per la prima volta la quota del gestito ha superato l'amministrato nell'asset mix del private banking. «Questo dato va letto in una logica di consolidamento della proposta di valore al cliente», spiega Bruno Zanaboni, segretario generale dell'Aipb, Associazione italiana private banking. Tradizionalmente, ricorda Zanaboni, la personalizzazione della proposta d'investimento è stata tradotta, sia dal cliente private sia dal suo referente per gli investimenti, come [...] Leggi tutto

Consulenti - Se il banker dirige un'orchestra

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 39 - Leggi tutto  

Nel passaggio da private banking a wealth management anche il ruolo del banker inevitabilmente cambia. Non è più solo il consulente per gli investimenti finanziari. Diventa un po' regista e un po' direttore d'orchestra. «È colui che mette il cliente in contatto con gli specialisti della banca, per esempio in materia di pianificazione successoria, corporate advisory, o filantropia - spiega Emilio Carugati, head of segments, sales e marketing di Ubs Italia -. I nostri banker lavorano all'interno di un team che verifica la corretta esecuzione delle raccomandazioni al cliente e il rispetto di tutte le normative». StrutturaIn modo simile è strutturata l'attività di Banca Esperia, l'istituto nato da una joint ventura tra Banca Mediolanum e Mediobanca. Il responsabile della relazione con il cliente si interfaccia con tre gruppi: il team di investment solution, che coordina l'attività di gestione patrimoniale e la consulenza in tema di asset allocation e risk management; il wealth planning, specializzato nei temi della governance e protezione del patrimonio, attraverso le società di gruppo, servizi fiduciari e Trust company; il corporate e real estate advisory, per la consulenza all'imprenditore in materia di finanza straordinaria, gestione dell'azienda di famiglia e investimenti immobiliari. «I nostri banker sono reclutati anche tra professionisti che provengono da industrie parallele: dal mondo della consulenza, del financial planning, del corporate finance, del private equity», chiarisce Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia. Quattro sono le figure di riferimento in Jp Morgan Private Banking, spiega [...] Leggi tutto


martedì 11 novembre 2014

La visione globale non è un optional

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 38

Solo il 14% dei clienti private affida i propri investimenti ad una sola banca. Oltre un cliente su due intrattiene rapporti con due intermediari. E il 23% gestisce la propria ricchezza attraverso tre istituti. Se è vero che, come dimostrano i dati dell'Aipb, il patrimonio dei clienti private è distribuito su più banche, per molti è indispensabile avere una visione globale del proprio patrimonio, almeno in riferimento agli asset finanziari, per analizzare in modo sintetico l'esposizione complessiva a mercati azionari, bond, valute o singoli Paesi geografici. Peccato che la maggior parte degli operatori non abbia ancora sviluppato soluzioni ad hoc, in genere prerogativa di strutture come i family office. Ma anche nel mondo wealth management non mancano le eccezioni. “Ai clienti offriamo un servizio di reportistica con [...]

Servizi - La formula tutto in uno: famiglia, azienda & patrimonio

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 38 - Leggi tutto

Nel mondo dei servizi dedicati alla gestione dei grandi patrimoni, le due espressioni spesso si confondono. Ma tra gli operatori c?è chi ritiene il wealth management ontologicamente diverso rispetto al private banking . E contesta l?idea che sia una semplice variante lessicale. O, peggio, una (geniale) idea del marketing per migliorare la qualità percepita di un servizio, aumentandone il prestigio, a parità di contenuti. «La differenza è sostanziale e duplice: riguarda l?ampiezza della gamma di servizi offerti e l?orizzonte temporale su cui è costruita l?attività di consulenza», chiarisce Franco Dentella, vice direttore generale di Banca Aletti.Definizione Tradizionalmente, spiega, l?attività del private banking si esaurisce nel campo della gestione degli asset finanziari. Il wealth management, invece, abbraccia tre dimensioni: patrimonio, famiglia, azienda. E cerca di fornire una soluzione integrata alle esigenze che nascono dalla sovrapposizione di queste tre aree, in un percorso di pianificazione che deve tenere conto dell?intero ciclo di vita del cliente. Com?è strutturata la famiglia? Come si articola il patrimonio immobiliare? Qual è l?entità dei flussi di cassa che provengono dall?azienda? Come proteggere il patrimonio dai rischi connessi all?attività d?impresa, in vista del passaggio generazionale? Il wealth management, in definitiva, si propone di trovare una sintesi tra tutte queste istanze. «Prima di tutto, a differenza del private, affianchiamo alla gestione degli asset finanziari quella delle passività: credito, finanziamenti ipotecari, mutui di liquidità garantiti dall?immobile di proprietà o dallo stesso patrimonio detenuto presso la banca», precisa [...] Leggi tutto

mercoledì 5 novembre 2014

Liquidità, un cuscinetto anti-fibrillazioni

Da CorrierEconomia del 3 novembre 2014, pag. 26 -  Leggi tutto 

Se la correzione della ultime settimane ha un merito, è quello di aver spazzato via qualche immotivato eccesso di euforia. Il crollo dei listini, violento e trasversale, ha ricordato agli investitori quanto siano pericolosi livelli troppo bassi di volatilità. Soprattutto quando i mercati sono sotto anestesia per eccesso di liquidità, i prezzi perdono progressivamente il contatto con l'economia reale e le voci degli operatori si confondono in un coro unanime di previsioni ottimistiche. Si riparte, quindi, da valutazioni meno care. Ma non abbastanza da neutralizzare il pericolo di nuovi scivoloni. «Siamo ancora costruttivi sulle azioni e le classi di attivo più rischiose. Meno, però, rispetto ad un anno fa. Perché nonostante il ritracciamento, i valori attuali non offrono un cuscinetto di sicurezza sufficientemente ampio», osserva David Vickers, multi-asset portfolio manager di Russell Investments. Le molte incognite che tengono i mercati con il fiato sospeso - il rallentamento della crescita globale e i tempi della ritirata monetaria da parte della Federal Reserve, le pressioni deflattive in Europa, le tensioni geopolitiche, il virus dell'Ebola, gli esami di riparazione per le banche bocciate negli stress test - costringono a non abbassare la guardia, favorendo la ricerca di protezioni. Come ci si difende da nuove possibili fibrillazioni? Secondo Vickers [...] Leggi tutto

mercoledì 29 ottobre 2014

Mercati

Da CorrierEconomia del 27 ottobre 2014, pag. 20  - Leggi tutto

Londra ha perso un po' di smalto nel terzo trimestre. Il Prodotto interno lordo è aumentato dello 0,7% portando a un lieve raffreddamento della crescita tendenziale, dal 3,2% al 3%. Si tratta comunque della migliore performance realizzata nel G7, dopo gli Stati Uniti. «Il Regno Unito sarà il primo Paese a rialzare i tassi. Il dibattito all'interno della Bank of England è se intervenire nel primo trimestre del 2015 o addirittura entro fine anno», ricorda Gibson Smith, capo degli investimenti nel reddito fisso di Janus. La correzione subita dai mercati [...] Leggi tutto

Patrimoni - Il private banker adesso deve lavorare in team

Da CorrierEconomia del 27 ottobre 2014, pag. 22 - Leggi tutto

Il privare banking è stretto tra due fuochi. Da una parte un contesto di mercato sempre più difficile per chi di lavoro fa il gestore di grandi patrimoni. Dall'altro, la sfida delle reti di promozione che cercano di farsi largo, erodendo spazi di penetrazione commerciale proprio nella clientela private. Una sfida doppia che obbliga l'industria a ripensare il modello di servizio. E in definitiva la propria identità. Impatto«L'andamento dei tassi di interesse e il livello crescente di competizione stanno influenzando profondamente il settore private; non tanto in termini di variazione delle quote di mercato dei singoli operatori, sostanzialmente stabili negli ultimi anni, ma nel tipo di servizio di consulenza che si vuole sviluppare - precisa Maurizio Zancanaro, presidente dell'Aipb -. Mentre in passato si è assistito ad un trend evolutivo simile per tutti gli operatori, oggi il focus è sulla differenziazione». Tra i molti temi di confronto, c'è quello dell'autonomia da altri modelli di servizio. Il private banking deve sopravvivere come divisione specifica all?interno dell'attività bancaria tradizionale o diventare un'industria a sé stante e brillare di luce propria? «Se rimane [...] Leggi tutto

«I bond emergenti non passano di moda»

Da CorrierEconomia del 27 ottobre 2014, pag. 27 - Leggi tutto

La volatilità è tornata a farsi sentire. E non ha risparmiato il debito dei Paesi meno sviluppati. Ma, dopo la correzione di settembre, che ha colpito soprattutto le divise locali, penalizzate dal rafforzamento del biglietto verde e dai timori per la frenata della Cina, i bond dei mercati emergenti hanno dimostrato una migliore capacità di tenuta. «Al di là delle oscillazioni di breve termine, i motivi per investire in questa classe di attivo restano intatti. Anzi, semmai i prezzi più bassi offrono livelli d'ingresso più attraenti», dichiara Brett Diment, responsabile emerging market e debito sovrano di Aberdeen am. La rimodulazione delle aspettative sulla crescita degli Usa, che sembra aver attenuato il rischio di un'accelerazione della svolta restrittiva [...] Leggi tutto

Capitali - L'ultimo appello per tornare a casa

Da CorrierEconomia del 27 ottobre 2014, pag 30 - Leggi tutto 
 
Il percorso è stato faticoso. E rimane qualche insidia nel passaggio al Senato. Sempre che il governo non decida di inserire il provvedimento nella Legge di Stabilità, per blindare il testo e accelerare i tempi. Ma con l'approvazione alla Camera del disegno di legge sul rientro dei capitali, giovedì 16 ottobre, la voluntary disclosure sembra avvicinarsi al traguardo. Molti punti sono stati chiariti, a cominciare dalla copertura penale per i reati di dichiarazione fraudolenta e infedele. Senza dimenticare il principio di non punibilità per i professionisti che assistono il contribuente infedele. «In definitiva, volendo essere provocatori, la procedura di auto-denuncia combina gli effetti di uno scudo a quelli di un condono fiscale, facendoli pagare, però, molto di più», dichiara Leo De Rosa, partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati. Le imposte evase si pagano per intero, il beneficio economico è limitato allo sconto sulle sanzioni amministrative (vedi scheda). Ed è previsto un regime opzionale di determinazione delle imposte a forfait per i conti d'importo inferiore a due milioni di euro: partendo dal valore complessivo delle [...] Leggi tutto

martedì 28 ottobre 2014

Emergenti più promettenti secondo Goldman Sachs

Da Milano Finanza del 25 ottobre 2014, pag. 41

L'epicentro della nuova ondata di panico è l'Occidente. Ma la violenta correzione non ha risparmiato, come da copione, i mercati emergenti. «È impossibile dire se il ritracciamento sia stato eccessivo o debba proseguire. La buona notizia è che molti timori sulla [...] Leggi tutto

venerdì 24 ottobre 2014

Soldi - puntata del 17 ottobre 2014

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, le ragioni della correzione che ha travolto i mercati nella prima metà di ottobre, le prospettive dei mercati emergenti in un contesto di volatilità in aumento, le novità principali in tema di pagamenti elettronici via mobile, l'atteggiamento ambivalente di consumatori ed esercenti italiani nei confronti della moneta elettronica.

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 17 ottobre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

giovedì 23 ottobre 2014

Tassi a zero? Euro listini e bond lunghi anglosassoni

Da CorrierEconomia del 20 ottobre 2014, pag. 28

Non è la prima volta che economisti e operatori falliscono le previsioni, non sarà l'ultima. Ma di fronte a rendimenti crollati al 2% sul decennale americano dopo la pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione del Comitato monetario della Federal Reserve e i dati deludenti su consumi, inflazione e manifatturiero negli Usa, il 3,5% profetizzato per la fine del 2014 da molti, non più tardi di un anno fa, suona come uno strafalcione. “Eppure non c'è nulla di straordinario negli attuali livelli dei Treasury”, assicura Dave Fishwick, capo degli investimenti azionari di M&G. “A chi pensa, come noi, che i tassi di riferimento rimarranno vicini a zero per i prossimi due o tre anni anche negli Stati Uniti, il 2% sui governativi a 10 anni appare un valore corretto. Anzi, i rendimenti potrebbero scendere ulteriormente”. Non significa che i governativi a stelle e strisce siano improvvisamente diventati appetibili. Ma che, secondo il capo delle gestioni multi-asset, è necessario demolire alcuni falsi miti, tra i principali responsabili dei gravi danni subiti dagli investitori negli ultimi 12 mesi. Primo: i tassi d'interesse sono molto bassi, quindi devono salire. “Non è detto”, contesta Fishwick: per assistere a un aumento del costo del denaro, spiega, deve intravedersi il ritorno delle spinte inflazionistiche. Oggi, non pervenute. E non è affatto scontato che la crescita positiva negli Usa inneschi una dinamica di prezzi al consumo tale da giustificate in tempi brevi un intervento sui tassi da parte della banca centrale. “Finché non ci sarà fiducia su una crescita sostenibile a livello globale, gli “spiriti animali” non faranno ritorno”, conclude il gestore. Non ci saranno sufficienti ottimismo, consumi, domanda di credito, investimenti. Vale a dire ciò che alimenta le spirali inflattive. Come si traduce questo scenario in scelte d'investimento? Dove trovare valore in un mercato dove “la liquidità è una pessima scelta”, dice Fishwick e molte altre classi di attivo sono giudicate care? [...]

lunedì 13 ottobre 2014

Tech, la sim e la nuvola
La doppia vita delle transazioni

Da CorrierEconomia del 13 ottobre 2014

Gli albori di un’innovazione tecnologica possono rappresentare il momento più vivace e affascinante della sua storia. Soluzioni differenti vengono sperimentate e messe a confronto, in una dura competizione per la sopravvivenza che si esaurisce quando il modello vincente s’impone sugli altri. I pagamenti via smartphone in modalità contactless si trovano esattamente a questo stadio di sviluppo. Non è ancora chiaro quale sistema sia destinato a prevalere.

Ma c’è grande fermento. A brevissimo Visa Europe lancerà in Italia un progetto basato sulla tecnologica Hce (Host card emulation), già sperimentato in Spagna. A differenza del modello prevalente su cui hanno scommesso finora banche e operatori telefonici nella Penisola, basato sulla memorizzazione dei dati della carta all’interno della sim del telefono, in questo caso l’applicazione di pagamento è nel cloud (nuvola informatica). L’Hce è compatibile con tutti i dispositivi che girano sulla versione 4.4 di Android, il sistema operativo per dispositivi mobili sviluppato da Google Inc. Intanto, il 9 settembre scorso, Apple ha presentato il nuovo iPhone 6, il primo dotato di tecnologia Nfc (Near field communication) e Touch ID (sensore per la lettura delle impronte digitali, già disponibile su iPhone5).

Nuovi player  «Tra alcuni mesi, forse già in primavera, verrà integrata la funzionalità Apple Pay e sarà possibile effettuare pagamenti senza contatto tramite l’iPhone», spiega Valeria Portale, responsabile della ricerca dell’Osservatorio mobile payment & commerce del Politecnico di Milano. All’interno dei negozi già attrezzati con i terminali di nuova generazione, gli utenti potranno pagare avvicinando il proprio smartphone al Pos dotato di connettività Nfc. Sul display dell’iPhone comparirà il numero di carta di credito che sarà utilizzato per il pagamento. Per completare l’operazione, basterà premere il pulsante Home affinché il sistema biometrico riconosca l’impronta digitale, autorizzando la transazione. A differenza del modello sim-based in via di sperimentazione in Italia [...] Leggi tutto

Moneta digitale, Italiani alla cassa
Grandi speranze, qualche delusione

Da CorrierEconomia del 13 ottobre 2014

L’atteggiamento degli italiani verso la moneta elettronica pare la perfetta metafora di ciò che tiene in ostaggio il Paese: bloccato tra la consapevolezza che la metamorfosi è inevitabile, a tutti i livelli e l’endemica resistenza a ogni cambiamento. Secondo un’indagine realizzata da Swg per Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per imprese, istituzioni finanziarie e Pa, il rapporto dei consumatori con i pagamenti digitali è segnato da un groviglio di contraddizioni. La ricerca sarà presentata dopodomani, mercoledì 15 ottobre, al Sia Expo, l’evento dedicato al mondo dei pagamenti digitali. Ma qual è l’atteggiamento degli italiani verso la moneta elettronica?

Il 72% pensa che l’Italia è indietro Da un lato, è opinione comune che l’Italia sia molto arretrata rispetto agli altri Paesi europei: la pensa così il 72% del campione analizzato, costituito da mille italiani maggiorenni e rappresentativo dalla popolazione di riferimento. Su cento intervistati 69 ritengono che la moneta elettronica aiuti a contrastare l’evasione fiscale e una percentuale di poco inferiore (67%) è convinta che sia utile per velocizzare i pagamenti alla cassa. Risultato: due italiani su tre vorrebbero che tutti gli esercizi commerciali fossero obbligati ad accettare pagamenti digitali su ogni tipo di acquisto e la maggioranza assoluta (51%) prevede addirittura che tra cinque anni pagheremo tutto solo con la moneta elettronica.

Il contante è spesso giudicato più sicuro
Ricerche. Adrio Maria De Carolis, alla guida di SwgDall’altro lato, si osserva ancora un atteggiamento ambivalente verso i pagamenti digitali: questi sono ritenuti più [...] Leggi tutto

Nel camerino virtuale
sfilate e consigli per l’acquisto

Da CorrierEconomia del 13 ottobre 2014

Shopping 2.0. Entri in un negozio, provi un capo di abbigliamento ma scopri che la tua taglia è esaurita. Fotografi il codice a barre del prodotto e, dopo aver scaricato al volo un’applicazione su smartphone o tablet, verifichi se la misura mancante è disponibile presso un altro esercizio. Fai l’ordine e paghi direttamente online. Intanto, nel camerino «virtuale», trovi suggerimenti su come abbinarlo con altri prodotti o accessori.
 
Il parere dell’esperto Puoi fare un autoscatto e, sempre tramite l’app dedicata, condividerlo sui social network. É un nuovo modo di fare acquisti, inaugurato in Italia da OVS, a fine maggio, nel flagship store di via Dante a Milano e disponibile da giugno anche nel negozio di via Panzani a Firenze. «L’innovazione non interviene solo sulle modalità di pagamento. Inizia a modificare anche l’esperienza d’acquisto all’interno degli spazi commerciali», racconta Valeria Portale, responsabile della ricerca dell’Osservatorio mobile payment & commerce del Politecnico di Milano.

La strategia di Nespresso
C’è chi come Nespresso sta sperimentando la tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification), per snellire le code nei momenti di massima affluenza, quando il personale fatica a smaltire le richieste della clientela: nella boutique di via Belfiore, a Milano, si preleva la shopping bag disponibile all’ingresso del negozio, si scelgono quali e quante [...] Leggi tutto

sabato 11 ottobre 2014

Btp Italia per Krautzberger (BlackRock)

Da Milano Finanza del 4 ottobre 2014, pag. 21

«Il rischio di fare troppo poco supera quello di fare troppo». Per gli operatori la frase pronunciata a Jackson Hole da Mario Draghi vale quasi quanto il «whatever it takes» del 2012. Se prima dello scorso giugno la Bce era apparsa a molti un po' timida nel fronteggiare [...] Leggi tutto

venerdì 10 ottobre 2014

Idee - Tassi (quasi) invisibili
Così investono i Paperoni

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014, pag. VII

Banker alle prese con il tasso zero. Le pressioni deflattive che sfiancano la crescita in Europa e la reazione ultra-espansiva della Banca centrale europea per rivitalizzare le aspettative sull'andamento dei prezzi al consumo hanno compresso i rendimenti obbligazionari, complicando la vita ai gestori di portafogli. Se solo un anno fa i Btp a 10 anni rendevano il 4,5% (in termini nominali, con un'inflazione che viaggiava allo 0,7% su base annua) oggi sono al 2,3% (qui valore nominale e reale pressoché coincidono). E sulle scadenze più brevi c'è davvero poco valore, se si considera che fino ai cinque anni i nostri titoli di Stato rendono meno dell'1%. Come si risolve il dilemma dell'investitore, che non vorrebbe fare rinunce sul piano dei guadagni ma senza stravolgere la propria esposizione al rischio? La verità è che in uno scenario drogato dalla liquidità in eccesso, valutazioni tirate in molti segmenti e a sconto solo se ci sono ottime ragioni perché i prezzi siano stracciati, è difficile trovare idee forti. Bisogna lavorare sulle sfumature. Ma le ricette degli operatori non sempre coincidono. Andrea Rotti, direttore investimenti gestioni patrimoniali di Ersel non gira troppo attorno alla questione: “L'investitore che non vuole rinunciare a un dato livello di redditività dovrà accettare un incremento di volatilità. La maggiore rischiosità dei portafogli, però, [...]

Consulenza - Quanto vale un consiglio d'autore

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014, pag. IX

La consulenza a parcella vale ancora poche briciole nell'industria del private banking. Ma dov'è partito, il servizio sta cannibalizzando masse crescenti, a scapito della “vecchia” consulenza tradizionale: gratuita all'apparenza, ben remunerata invece (sebbene indirettamente) tramite la retrocessione alle reti distributive di parte delle commissioni sui prodotti. “Nei primi sei mesi, la nostra consulenza a parcella, dedicata ai clienti con portafogli sopra i 250 mila euro, è cresciuta del 31,4%, un ritmo quasi quattro volte superiore rispetto al patrimonio totale gestito e amministrato (+8,2%)”, racconta Carlo Giausa, direttore servizi di investimento e wealth management di FinecoBank. È più facile mettere il turbo quando si parte da numeri piccoli. Ma la tendenza è netta e la stessa Aipb ipotizza che il peso del servizio a pagamento sui ricavi dell'industria sia destinato a quadruplicare nei prossimi due anni, passando dal 3,3% al 12,5%. “Già oggi il 20% della nostra clientela ha scelto questo modello”, rivendica Stefano Piantelli, direttore commerciale di Banca Intermobiliare. Lo spazio di crescita è enorme e dovrebbe favorire una valorizzazione della pura consulenza rispetto all'attività di vendita dei prodotti, risolvendo [...]

Il punto

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014. pag. IX

Nel menu delle banche private, il gestito sta via via guadagnando spazio rispetto alla raccolta amministrata. Ma c'è un settore che registra un vero e proprio boom, quello assicurativo. “Negli ultimi due anni, la crescita del comparto è stata impressionante”, chiosa Claudio Garzetti, responsabile Direzione Private di Creval. “Per quanto ci riguarda, ad esempio, rispetto a un obiettivo di raccolta di 80 milioni di euro per il 2014, siamo già a quota 120 milioni”. In parte, è l'effetto dei recenti interventi sul regime fiscale: gli strumenti assicurativi, infatti, sono esenti dal bollo sul deposito titoli, che grava invece sulla quasi totalità dei prodotti finanziari, nella misura del 2 per mille su base annua. [...]

Scelte alternative - dagli immobili all'energia

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014, pag. VII

In passato hanno deluso. Offrendo rendimenti non sempre il linea con le aspettative. Ma potrebbero essere utili in questa fase di mercato, verso un'inversione di rotta sul fronte tassi in Usa e Uk, un possibile aumento della volatilità e con valutazioni non particolarmente attraenti nell'universo azionario. “Gli strumenti alternativi hanno una bassa correlazione con le classi di attività tradizionali, una volatilità contenuta, indipendentemente dalla direzionalità dei mercati e oggi”, ricorda Caterina Giuggioli, responsabile commerciale di Kairos Julius Baer Sim, “sono disponibili anche in formato Ucits, con vantaggi in tema di trasparenza, liquidità e accessibilità”. Le opportunità di rendimento crescono, però, a mano a mano che ci si sposta verso strumenti illiquidi, decisamente inadatti (oltreché inaccessibili) a portafogli retail. “Tramite fondi di private equity specializzati nei distressed asset (letteralmente asset sotto stress ndr), si possono ottenere rendimenti nell'ordine del 14-15% l'anno. [...]

giovedì 9 ottobre 2014

Shopping su Internet sì, ma a prova di ladro

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014, pag. 20

Viva i pagamenti digitali, purché siano più sicuri. Secondo un'indagine realizzata da Swg per Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per istituzioni finanziarie, imprese e Pa, il 65% degli italiani ritiene che gli acquisti elettronici debbano garantire una maggiore sicurezza. Questa esigenza appare prioritaria rispetto a un'evoluzione verso sistemi più semplici da utilizzare, che pure è avvertita dal 25% del campione considerato. Tra i fattori capaci di mettere il consumatore a proprio agio nell'effettuare pagamenti digitali, il 47% degli intervistati menziona la presenza di assicurazioni che garantiscano il rimborso in caso di eventuali truffe; il 43% vorrebbe avere sul proprio cellulare una conferma immediata dell'avvenuto pagamento e una percentuale di poco inferiore si sentirebbe più tranquilla se al momento dell'acquisto online, oltre all'inserimento dei dati sulla carta di credito o paypal, la banca chiedesse l'inserimento di un ulteriore codice di sicurezza. Quasi un intervistato su tre si esprime a favore di un sistema di certificazione dei siti web che utilizzano metodi sicuri. “Tutti questi sistemi sono già disponibili da un punto di vista tecnologico ma non sempre”, osserva Andrea Gambelli, responsabile Issuing della divisione financial institutions di Sia, “vengono adottati dagli istituti di credito”. In generale, secondo Gambelli, la diffidenza verso i pagamenti digitali è comunque immotivata: le truffe avvengono statisticamente solo nello 0,004% dei casi [...]

martedì 7 ottobre 2014

Idee, tassi (quasi) invisibili
Così investono i Paperoni

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014

Banker alle prese con i l tasso zero. Le pressioni deflattive che sfiancano la crescita in Europa, e la reazione ultra-espansiva della Banca centrale europea per rivitalizzare le aspettative sull’andamento dei prezzi al consumo, hanno compresso i rendimenti obbligazionari, complicando la vita ai gestori di portafogli. Se solo un anno fa i Btp a 10 anni rendevano il 4,5% (in termini nominali, con un’inflazione che viaggiava allo 0,7% su base annua) oggi sono al 2,3% (qui valore nominale e reale pressoché coincidono). E sulle scadenze più brevi c’è davvero poco valore, se si considera che fino a cinque anni i nostri titoli di Stato rendono meno dell’1%.

Dilemma Come si risolve il dilemma dell’investitore, che non vorrebbe fare rinunce sul piano dei guadagni ma senza stravolgere la propria esposizione al rischio? La verità è che in uno scenario drogato dalla liquidità in eccesso, valutazioni tirate in molti segmenti e a sconto solo se ci sono ottime ragioni perché i prezzi siano stracciati, è difficile trovare idee forti. Bisogna lavorare sulle sfumature.

Ma le ricette degli operatori non sempre coincidono. Andrea Rotti, direttore investimenti gestioni patrimoniali di Ersel non gira troppo attorno alla questione: «L’investitore che non vuole rinunciare a un dato livello di redditività dovrà accettare un incremento di volatilità. La maggiore rischiosità dei portafogli, però, determina a sua volta la necessità di allungare l’orizzonte temporale di riferimento». Sembra d’accordo Caterina Giuggioli, responsabile commerciale di Kairos Julius Baer sim: ha senso ridurre la quota obbligazionaria presente in portafoglio, dice, rivolgendosi in parte verso il mondo equity e in parte su strumenti flessibili/ alternativi. [...] Leggi tutto

Consulenza, quanto vale
un consiglio d’autore

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014

La consulenza a parcella vale ancora poche briciole nell’industria del private banking. Ma dov’è partito, il servizio sta cannibalizzando masse crescenti, a scapito della vecchia consulenza tradizionale: gratuita all’apparenza, ben remunerata invece (sebbene indirettamente) tramite la retrocessione alle reti distributive di parte delle commissioni sui prodotti.

Metodi 
«Nei primi sei mesi, la nostra consulenza a parcella, dedicata ai clienti con portafogli sopra i 250 mila euro, è cresciuta del 31,4%, un ritmo quasi quattro volte superiore rispetto al patrimonio totale gestito e amministrato (+8,2%)», racconta Carlo Giausa, direttore servizi di investimento e wealth management di FinecoBank. È più facile mettere il turbo quando si parte da numeri piccoli. Ma la tendenza è netta e la stessa Aipb ipotizza che il peso del servizio a pagamento sui ricavi dell’industria sia destinato a quadruplicare nei prossimi due anni, passando dal 3,3% al 12,5%. «Già oggi il 20% della nostra clientela ha scelto questo modello», rivendica Stefano Piantelli, direttore commerciale di Banca Intermobiliare. Lo spazio di crescita è enorme e dovrebbe favorire una valorizzazione della pura consulenza rispetto all’attività di vendita dei prodotti, risolvendo macroscopici conflitti d’interesse. Ma gli operatori non marciano compatti, si muovono a piccoli passi, per il timore che i clienti private possano sfilarsi, rifugiandosi dove la consulenza è ancora formalmente gratuita. [...] Leggi tutto

venerdì 3 ottobre 2014

Borse - La Cina apre, chi ci guadagna

Da CorrierEconomia del 29 settembre 2014, pag 24

Prove generali di un mercato cinese più accessibile. Entro il mese di ottobre, sarà operativo lo Shanghai - Hong Kong Stock Connect, un programma pilota che consentirà agli investitori esteri di acquistare azioni quotate a Shanghai attraverso broker basati a Hong Kong. Viene in parte aggirato il rigido sistema di licenze e quote che, a partire dal 2003, ha rappresentato l'unica via di accesso per gli stranieri all'universo delle azioni A: titoli denominati in renminbi di società costituite nella Cina continentale e negoziate a Shanghai e Shenzen. Si tratta del mercato azionario cinese più ampio e liquido, per una capitalizzazione di quasi 4 mila miliardi di dollari, ben superiore a quella dei segmenti già oggi scambiati liberamente: azioni H, B e Red Chips, denominate in dollari di Hong Kong o biglietto verde.

In una prima fase, l'accesso alle azioni A sarà limitato a 568 titoli quotati a Shanghai (circa il 90% della Borsa per capitalizzazione) e sono previste quote giornaliere, con un tetto massimo di 13 miliardi di yuan (300 a livello aggregato). “É comunque un passaggio importante verso la completa apertura del mercato cinese agli investitori esteri”, osserva Haiyan Li Labbé, analista responsabile del mercato cinese per Carmignac. Se il programma avrà successo, anche la Borsa di Shenzhen verrà inclusa nel progetto e sarà gradualmente incrementato l'ammontare investibile. Intanto, il prossimo 20 o 27 ottobre si parte con la fase pilota. Gli operatori si attendono un immediato impatto positivo sulle azioni A. [...]

Tasse&Ticket - Entro un anno tutto alla cassa online

Da CorrierEconomia del 29 settembre 2014, pag . 29

Il tempo stringe per Comuni e Regioni. Entro il 31 dicembre 2015, tutti gli enti della pubblica amministrazione, a livello locale e centrale, dovranno adeguare le proprie procedure per consentire ai cittadini di effettuare pagamenti elettronici in multicanalità: dalle contravvenzioni, alle imposte comunali fino al ticket sanitario, tutte le incombenze fiscali e non potranno essere pagate online, sul sito di home banking della propria banca, tramite i terminali Atm ma anche dal tabaccaio e presso la grande distribuzione. Quanti cittadini ne sono a conoscenza? [...]

martedì 30 settembre 2014

L'Asia è più resistente

Da Milano Finanza del 27 settembre 2014, pag. 45

Nelle ultime settimane gli occhi degli investitori sono rimasti puntati verso Francoforte. Ma dopo la svolta annunciata da Mario Draghi lo scorso 4 settembre e con l'approssimarsi della fine del Quantitative easing, la Fed conquisterà di nuovo la scena. Con timori crescenti per una possibile [...] Leggi tutto

lunedì 29 settembre 2014

C'è ancora spazio per la discesa degli spread tra Bund e Btp

Da CorrierEconomia del 22 settembre 2014, pag. 24
 
"Non sottovalutate la svolta aggressiva della Banca centrale europea". Nick Gartside, international chief investment officer fixed income, currencies & commodies di J.P. Morgan asset management, è convinto che le misure annunciate a inizio mese da Mario Draghi debbano ancora sprigionare buona parte del proprio effetto benefico sui mercati. A cominciare dal cambio euro-dollaro, che Gartside proietta verso quota 1,20 entro i prossimi 12 mesi, con un potenziale apprezzamento del 7% per il biglietto verde sulla moneta unica.

Le due maggiori banche centrali parlano ormai lingue differenti, pur entro i confini di un comune orientamento espansivo. Da un lato la Bce, a vele spiegate contro le pressioni deflattive che soffocano la ripresa. Dall'altro la Federal Reserve, pronta a tirare i remi in barca e sempre più vicina alla fine del programma di allentamento monetario (da novembre non sarà più immessa nuova liquidità sul mercato, come confermato giovedì scorso dalla stessa presidente, Janet Yellen). "Dato che, verosimilmente, la Bank of England sarà la prima delle maggiori banche centrali a ritoccare i tassi all'insù" ricorda Gartside, "nel medio termine la sterlina è destinata, per ragioni analoghe, a guadagnare forza contro l'euro. E nel breve è sostenuta anche dalla vittoria dei no al referendum sull'indipendenza della Scozia”.

L'indebolimento della moneta unica non è il solo tema da cavalcare inseguendo le manovre dei banchieri centrali. Per esempio, ci sarebbe ancora spazio per una compressione degli spread alla periferia, sia sul lato governativo che tra le obbligazioni societarie. "Il differenziale di rendimento tra i btp a 10 anni e il corrispettivo bund tedesco potrebbe facilmente ridursi di altri 50 o 75 punti base", calcola il cio. Al contrario, i governativi americani stanno salendo e il decennale dovrebbe tornare al 3% verso fine anno. Un movimento brusco, quasi mezzo punto percentuale in poco più di tre mesi. Quanto basta per alimentare nuovi timori sulla tenuta del segmento più penalizzato, lo scorso anno, dall'annuncio della riduzione dello stimolo monetario [...]

martedì 23 settembre 2014

Utermann (Allianz GI): la cedola diventa decisiva

Da Milano Finanza del 20 settembre 2014 pag. 20

Non c'è pace sui mercati in epoca di repressione finanziaria. I tassi d'interesse di lungo termine, tenuti artificialmente bassi dall'azione ultra-espansiva delle banche centrali, complicano la vita agli investitori, forzandoli a cercare ritorni più attraenti lontano dai [...] Leggi tutto

lunedì 22 settembre 2014

Il business della trasparenza

Da CorrierEconomia del 15 settembre 2014, pag. 26
 
Forse è soprattutto una sfida tecnologica quella a cui sono chiamati banche e intermediari finanziari in vista della Mifid II. Per adeguarsi alla nuova normativa, approvata dal Parlamento europeo lo scorso 15 aprile con l'obiettivo di aggiornare la Markets in Financial Instruments Directive del 2004 e favorire un'evoluzione dei mercati finanziari verso una maggiore trasparenza, a beneficio degli investitori, gli operatori hanno due anni di tempo. Ma gli intermediari più agguerriti, a cominciare dalle banche Private, giocheranno d'anticipo. Con l'intento di trasformare un obbligo di adeguamento normativo in opportunità di business.

"Tra le novità della Direttiva, c'è l'estensione alle operazioni nel reddito fisso dell'obbligo di monitoraggio sulla “best execution” (migliori condizioni possibili di esecuzione per un singolo ordine ndr), in precedenza limitato all'universo azionario. Dal punto di vista tecnologico", spiega Deborah Traversa, direttore capital markets di Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati a istituzioni finanziarie, imprese e Pubblica Amministrazione, "gli operarori dovranno dotarsi di uno strumento applicativo capace di analizzare l'intera operatività e dimostrare il rispetto dei criteri di best execution per ogni singola transazione, anche quando si tratta di bond". Una novità rilevante a tutela dell'investitore, essendo l'universo obbligazionario terreno privilegiato di operazioni Over the counter (Otc), condotte cioè al di fuori dei mercati regolamentati e quindi, inevitabilmente, più opache.

Vale la pena ricordare che il concetto di best execution esprime la qualità di esecuzione [...]

giovedì 18 settembre 2014

Soldi - puntata del 12 settembre 2014

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, i possibili effetti delle misure annunciate a inizio settembre da Mario Draghi, i rendimenti del Btp decennale a confronto con il Treasury americano, le prospettive del biglietto verde contro la moneta unica e i timori sulla tenuta del debito emergente con l'appropinquarsi della fine dello stimolo monetario negli Stati Uniti

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 12 settembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

venerdì 12 settembre 2014

Europa alla riscossa

Da Milano Finanza del 6 settembre 2014, pag 37

Qualcosa è andato storto lungo la rotta seguita dalle azioni europee nella prima metà dell'anno. L'inizio del secondo semestre è coinciso, infatti, con una fase di consolidamento che ha pesato principalmente sui mercati europei. Al punto da spingere gli investitori a [...] Leggi tutto

Effetto Brebemi

Da Milano Finanza del 6 settembre 2014, pag. 47

Forse perché al suo completamento in tempi brevi nessuno ci credeva, ma è ancora presto per parlare di un vero effetto Brebemi sulle quotazioni immobiliari. Un impatto più lento insomma sui prezzi delle case (ma anche di uffici e spazi commerciali e logistici) rispetto a quanto [...] Leggi tutto

martedì 2 settembre 2014

Tinelli (Fondaco), meglio illiquidi e tranquilli

Da Milano Finanza del 23 agosto 2014, pag. 29

L'andamento dei listini nei primi sette mesi dell'anno ha confermato ancora una volta, qualora ve ne fosse il bisogno, una prerogativa dei mercati: spiazzare gli investitori. Interpellata a inizio anno sulle prospettive di bond e azioni per il 2014, la quasi totalità delle maggiori [...] Leggi tutto

lunedì 4 agosto 2014

Rispunta la taglia XL

Da Milano Finanza del 2 agosto 2014, pag. 40-1

Parlare di una vera ripartenza dei mutui extra-large quando il mercato creditizio è solo agli albori di una faticosa ripresa sarebbe fuorviante e illusorio. Ma qualche timido segnale di risveglio s'intravede anche nel segmento dei mutui Hltv, High loan to value: quelli che finanziano fino al 100% del valore dell'immobole ed essendo più rischiosi, tendono a essere erogati con il contagocce, soprattutto in fase di stretta del credito. Non a caso [...] Leggi tutto