venerdì 31 gennaio 2014

Azioni e monete 2014 alla prova del voto

Dal Mondo del 24 gennaio 2014, n°3, pag. 32-3

Mercati alla prova del voto. Le elezioni parlamentari in Tailandia, India e Sud Africa. Le presidenziali in Indonesia, Turchia, Colombia e Brasile. I referendum per l’indipendenza in Scozia e Catalogna (quest'ultimo bocciato da Madrid come incostituzionale). Il rinnovo del Parlamento europeo e per finire le elezioni di Midterm del 4 novembre negli Stati Uniti, per la nomina di 435 membri della Camera, un terzo dei senatori, più i governatori di alcuni Stati. Il 2014 è scandito da una fitta agenda di appuntamenti che potrebbe condizionare listini e valute di molti Paesi. “Nella percezione degli investitori, i risultati elettorali spesso contano più di quanto dovrebbero”, avverte Jürg de Spindler, analista politica senior di Ubs Cio w.m. Il tema è particolarmente sentito, quest'anno, perché vede protagonisti i “Fragile Five”: le cinque economie emergenti considerate più vulnerabili, in questa fase, a causa di persistenti deficit nel saldo delle partite correnti: India, Sud africa, Indonesia, Turchia e Brasile. Qui il percorso delle riforme non più rinviabili, già denso di ostacoli, potrebbe impantanarsi definitivamente tra le sabbie mobili della campagna elettorale. “India e Indonesia sono i Paesi dove le attese per un ricambio ai vertici sono maggiori. In entrambi i casi, la possibile svolta è già espressa nei prezzi, almeno in parte. Nel breve, potrebbe esserci un effetto positivo su azioni, bond e valute. Ma nel medio termine”, segnala de Spindler, “c’è spazio, semmai, per le delusioni”. A Nuova Delhi, infatti, i book maker scommettono sulla vittoria del Partito Popolare Indiano guidato da Nerenda Modi, che potrebbe mettere fine al lungo predominio del Partito del Congresso della dinastia Nehru-Gandhi. Ma ammesso che il leader carismatico del partito conservatore, ritenuto più sensibile alle ragioni dei mercati, abbia la meglio, sarà costretto a un probabile accordo di coalizione con un terzo soggetto politico. Circostanza destinata, pare, a indebolire le istanze riformiste attribuite da molti allo stesso Modi. Nel mese di luglio, poi, sarà la volta di Giacarta. ""L'esito delle elezioni [...]

mercoledì 29 gennaio 2014

E adesso il gestore si compra in Rete. Con lo sconto

Da CorrierEconomia del 27 gennaio 2014, pag. 28

Fare acquisti via internet significa avere più scelta, orari flessibili e prezzi scontati. Vale anche per i fondi comuni d?investimento. Non è un caso se il segmento dei fondi online cresce più rapidamente del risparmio gestito nel suo complesso. Fundstore, il supermercato di fondi online controllato da Banca Ifigest, dichiara ad esempio una raccolta netta in aumento del 20% l'anno negli ultimi cinque. Periodo, al contrario, piuttosto tormentato per l'industria, se si esclude l'ottimo 2013: anno dei record anche per le piattaforme online, come dimostra il più 55% registrato sulla raccolta netta negli ultimi 12 mesi da Online Sim (Gruppo Ersel). Certo, è più facile espandere i volumi quando i numeri di partenza sono piccoli. E il web resta un canale di nicchia. Ma se i flussi online si fanno più copiosi è anche perché l'offerta è sempre più ampia e molti investitori se ne sono accorti. Con una gamma prodotti che raccoglie, rispettivamente, oltre 3.500 e circa 4.500 fondi di 130 case d'investimento, Online Sim e Fundstore vantano il catalogo più ricco. Poi ci sono le banche online. Iwbank ha stretto accordi commerciali con 93 case di gestione. Sono 60 le società prodotto accessibili nel caso di Fineco, 33 per Sella.it, 19 con Webank (Gruppo Bpm) e CheBanca!: «A un mese dal lancio del servizio Risparmio gestito, quasi il 20% dei clienti che hanno sottoscritto un fondo, ha scelta di farlo online», fa sapere l'istituto del Gruppo Mediobanca. Sulle piattaforme online, accanto ai fondi venduti dalle Sgr italiane di derivazione bancaria, si possono acquistare i prodotti gestiti dalle più blasonate case d'investimento americane o da piccole ma prestigiose boutique specializzate. Chi sceglie il web lo fa, comunque, anche per risparmiare sui costi. «Molte banche e reti di promotori continuano ad applicare le commissioni d'ingresso. Con Fundstore non si pagano», ricorda l'ad Simone Calamai. Webank le azzera [...] Leggi tutto

Polizze: c'è più vita sul web

Da CorrierEconomia del 27 gennaio 2014, pag. 21

Anche le polizze vita migrano sul web. Accanto ai fondi comuni, è in rapida crescita il numero di prodotti finanziari assicurativi commercializzati via internet. Un mercato giovane che oggi vede protagonisti, tra gli altri, Genertel, Linear (Gruppo Unipol), Onlife (Gruppo Allianz), Net Insurance Life e Metlife. Anche il supermercato di fondi Online Sim ha appena iniziato a collocare polizze del ramo I attraverso la propria piattaforma. Si tratta, nel dettaglio, dei prodotti “a vita intera” gestiti da Italiana Assicurazioni (Gruppo Reale Mutua).Secondo l'ad Federico Taddei <<le commissioni applicate sono le stesse previste dai canali tradizionali, ma il processo di attivazione, essendo in parte svolto via web, è molto più semplice ed intuitivo>>. In altri casi, invece, il prodotto online costa meno rispetto a soluzioni analoghe collocate attraverso agenti e sportelli bancari: per alcuni piani individuali pensionistici, ad esempio, i caricamenti iniziali applicati online sono nulli. <<Il tema è sempre lo stesso: eludendo il canale di vendita tradizionale, le compagnie risparmiano sui costi e riescono a praticare prezzi migliori. Questo vale anche per le polizze vita temporanee caso morte, che nella versione online possono essere vendute a condizioni più favorevoli>>, spiega Giuseppe Romano, responsabile ufficio studi di Consultique Sim. Per Mauro Giacobbe responsabile assicurazioni di Facile.it, è quasi impossibile, invece, stabilire a priori se le polizze vita sottoscrivibili solo online siano migliori rispetto a quelle tradizionali. <<Occorre tenere in considerazione un elevato numero di variabili, dalla durata della copertura alla professione svolta, dal capitale investito al metodo di pagamento>>, afferma. In ogni caso, quel che offre il web è, come sempre, la possibilità di confrontare agevolmente le offerte presenti sul mercato.

lunedì 27 gennaio 2014

Ma i listini aspettano i risultati industriali

Dal Mondo del 17 gennaio 2014, n°2, pag. 35

Il momento della verità arriverà in primavera. Quando l'amministratore delegato di Fiat group, archiviato l’accordo che ha permesso all’azienda di Torino di salire al 100% di Chrysler, toglierà il velo al nuovo piano industriale. Spiegando ad azionisti, sindacati e lavoratori qual è il destino degli stabilimenti italiani, quanto e come l'azienda è disposta a investire, quali i dettagli del progetto di rilancio di Alfa Romeo, più volte preannunciato e mai partito. “Fino ad oggi abbiamo visto solo una bellissima operazione finanziaria”, spiega Carlo de Vanna, gestore azionario Italia di Ersel am. Dopo un rally del 67% in 12 mesi, ad aprile le azioni del Lingotto saliranno ancora perché, spiega de Vanna, il mercato darà ancora una volta fiducia all'ad. Poi, però, gli investitori vorranno ritrovare nei numeri, trimestre dopo trimestre, le promesse scritte nere su bianco dal manager italo-canadese in tema di ritorno del capitale investito e progressi del piano industriale. “Io credo che ce la farà. Ma non si tratta di un gol a porta vuota”. Uno dei rischi è che Fiat non riesca a recuperare lo svantaggio maturato rispetto ai competitor (Opel, Renault, Peugeot) sul piano degli investimenti in nuovi modelli e motori e finisca per perdere ulteriori quote di mercato in Europa. Pesano, inoltre, i timori su Brasile e Turchia, l’assenza di un partner in Asia. “L'operazione di inizio anno non consente di per sé una gestione integrata delle tesorerie, che restano separate a causa dei covenant (clausole di garanzia ndr) sulle linee di credito concesse a Chrysler”, ricorda Gabriele Gambarova, analista di Banca Akros - Esn: “questo ha un impatto negativo sui conti perché costringe le due aziende a mantenere a bilancio un eccesso di liquidità, per far fronte a eventuali credit crunch”. Secondo Gambarova, Fiat resta comunque una storia di ristrutturazione interessante e, in ogni caso, le prospettive del gruppo per l'anno in corso appaiono positive, a prescindere dall'operazione su Chrysler: nel 2014, infatti, si vedranno i primi frutti della collaborazione industriale tra le due aziende in termini di nuoivi modelli, Jeep Cherokee [...]

martedì 21 gennaio 2014

Tecnologie verdi e servizi per la salute: i nuovi outsider delle pmi nipponiche

Da CorrierEconomia del 20 gennaio 2014, pag. 22

Nessuna Borsa, tra quelle dei Paesi sviluppati, ha fatto meglio di Tokyo nel 2013, più 57%. Non stupisce, perciò, che il fondo più remunerativo dell’anno appena concluso, capace di realizzare una performance del 59%, sia un prodotto specializzato nella società a piccola e media capitalizzazione del Sol Levante, l’Invesco Nippon small-mid cap equity fund. Ma dopo uno scatto così travolgente, è lecito chiedersi quanto ossigeno sia rimasto nel listino giapponese per proseguire il rally, senza strappi violenti. Risponde il gestore del fondo, Osamu Tokun.

Domanda. Nel 2013 il deprezzamento dello yen ha fornito un’eccezionale spinta propulsiva agli esportatori giapponesi. Difficile immaginare che la divisa nipponica possa ancora perdere valore alla stessa velocità. Sarà un freno per la corsa di Tokyo? 
«Una valuta più debole è solo uno dei fattori che alimentano l’espansione degli utili. Lo yen non è distante da un valore di equilibrio, ma ci sono moltissime aziende che possono continuare a crescere anche senza l’aiuto di una divisa più debole. Il nostro focus è sulle small-mid cap quotate in segmenti minori del mercato giapponese come Jasdaq e Tse Mothers, che nel 2013 hanno guadagnato molto più dei listini principali, Topix e Nikkei 225. Molte di queste aziende sono prevalentemente domestiche, ma operano su un ampio spettro di prodotti e servizi, che consente loro di crescere più rapidamente».

D. Le small mid cap del Sol Levante sono destinate a sovraperformare anche nel 2014?
«Tre fattori guidano le performance di questo segmento: primo, la deregolamentazione, che il primo ministro Shinzo Abe continuerà a promuovere, a beneficio delle piccole e medie imprese. Secondo [...] Leggi tutto

Liquidità, guida al parcheggio più redditizio

Da Corriere.it, 20 gennaio 2014.

Gestire (bene) la liquidità può fare la differenza, qualunque sia l’obiettivo dell’investitore: stabilizzare il portafoglio, restando lontano dai bruschi saliscendi di azioni e bond. O prendere un po’ di fiato dopo il rally di Borsa del 2013, pronto a rientrare sul mercato al primo passo falso dei listini, per un riposizionamento tattico. Strategie diverse richiedono, però, strumenti differenti.

Per chi vuole rimanere a lungo liquido e tranquillo, per esempio, il conto di deposito vincolato resta la soluzione più efficiente. Congelando una somma di 10 mila euro per 12 mesi, si ottiene in media un rendimento lordo del 2,5%, con punte del 3,4%, alle migliori condizioni di mercato ma solo in promozione, per nuovi clienti o liquidità “fresca”. Al netto d’inflazione (0,7% a dicembre), aliquota sulle rendite finanziarie, 20% e bollo sul deposito titoli, salito al 2 per mille dal 1 gennaio 2014, il guadagno medio tra un anno sarà dell’1,24%. Senza dimenticare la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi, valido fino a 100 mila euro per depositante e istituto di credito. Un rendimento molto superiore, dunque, a quello ottenibile investendo in Bot a 12 mesi, che oggi danno a scadenza solo lo 0,73% lordo (-0,17% decurtando tasse e perdita del potere d’acquisto). Il vincolo sul deposito non è adatto, tuttavia, a un temporaneo parcheggio della liquidità, in attesa di effettuare nuovi investimenti. I tempi dei mercati sono, infatti, troppo rapidi e in caso di smobilizzo anticipato, non sempre possibile, del resto, il rendimento riconosciuto da molte banche precipita attorno all’1%. Meglio alloraoptare per un depostio libero [...] Leggi tutto.

lunedì 20 gennaio 2014

Bond, i rischi del 2014

Da Milano Finanza del 18 gennaio 2014, pag. 41

I numeri di dicembre sui nuovi occupati nel settore non agricolo hanno deluso quanti scommettevano su una locomotiva americana avviata verso un consolidamento della ripresa senza strappi. «Ma sarebbe sbagliato porre troppa enfasi sul dato di un singolo mese. Non dimentichiamo che le [...] Leggi tutto

venerdì 17 gennaio 2014

Parcheggio più largo

Dal Mondo del 10 gennaio 2014, n°1, pag. 36-7

Sorpresa: i conti di deposito oggi rendono di più. Ma il merito non è da attribuire a istituti di credito divenuti all'improvviso più generosi quanto a remunerazione delle giacenze. Anzi, il tasso nominale medio riconosciuto dalle banche sulle somme vincolate per 12 mesi è sceso al 2,4% dal 3,4 di un anno fa, di pari passo con il calo progressivo subito dal costo del denaro e l'attenuarsi delle tensioni finanziarie. Nel frattempo, l'inflazione si è raffreddata rapidamente, scivolando dal 2,2% di gennaio 2013 allo 0,7% del novembre scorso. Risultato: i rendimenti reali a 12 mesi si sono mantenuti stabili, in lieve rialzo sopra il 2%. E potrebbero salire ancora, a parità di tassi nominali, se le previsioni degli operatori dovessero trovare conferma. Per esempio, Citi ipotizza una dinamica dei prezzi al consumo in crescita dello 0,2% nel 2014 e addirittura negativa, -0,3%, l'anno successivo.Ma per rimanere a tempi più vicini, la legge di Stabilità ha appesantito il bollo sul deposito titoli che grava su quasi tutti gli strumenti finanziari compresi i conti di deposito. Dallo scorso Capodanno, infatti, la tassa è salita dall'1,5 al 2 per mille, ma è sparita la soglia minima di 34,20 euro, di fatto un'imposta regressiva perché penalizzante soprattutto per i piccoli risparmiatori. Innalzato da 4,5 a 10 mila euro il tetto massimo all'esborso da parte delle persone giuridiche. A conti fatti, l'effetto di queste modifiche risulta favorevole per i depositi di importo inferiore a 17 mila euro. Provando a fare un esempio [...]

lunedì 13 gennaio 2014

Appetito per il rischio

Da Milano Finanza dell'11 gennaio 2014, pag. 31

«Non ci sono alternative ai risk asset: perché è in quella direzione che le banche centrali vogliono spingere gli investitori». Andreas Utermann, a capo degli investimenti globali di Allianz Global Investors è convinto che anche nel 2014 le classi di attivo [...] Leggi tutto 

martedì 7 gennaio 2014

Ubs, per guadagnare nel 2014 bisogna essere liberi

Da Milano Finanza del 4 gennaio 2014, pag. 38

I mercati azionari reagiscono alle sorprese. La riduzione dello stimolo monetario non lo è, quindi non produrrà effetti negativi sui listini, tanto meno in Europa. Dove il ciclo monetario è in ritardo di circa due anni rispetto ai tempi della Federal Reserve americana. [...] Leggi tutto