giovedì 27 marzo 2014

Borsa Usa - Tutti i conti della ripresa "soft"

Da CorrierEconomia del 24 marzo 2014, pag. 22
 
Forse Janet Jallen sarà meno “colomba” di quanti molti credano. E il riferimento della neo presidente della Federal Reserve a un possibile rialzo dei tassi nel 2015, sei mesi dopo la fine del quantitative easing (allentamento monetario), ha colto di sorpresa molti operatori, convinti che il giro di boa fosse più lontano: alcuni recenti indicatori, del resto, mostrano un'economia americana più debole di quanto apparisse a inizio anno, anche tenuto conto degli effetti stagionali dovuti al rigidissimo inverno appena trascorso. I numeri sulla vendita di auto e sulla produzione industriale, alcuni dati del mercato immobiliare e sui nuovi occupati hanno deluso, <<lasciando intendere che la crescita del prodotto interno lordo americano, nel 2014, potrebbe essere più vicina al 2% che al 3% ipotizzato pochi mesi fa>>, premette Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di J.P. Morgan am.

Interrogativi La domanda che gli investitori si devono porre, quindi, è se una ripresa più lenta sia sufficientemente robusta da continuare a comprimere il tasso di disoccupazione, alimentando l'aumento dei salari: condizione imprescindibile per sostenere l'espansione degli utili in un Paese che vive di consumi domestici per il 70% del Pil e con un listino, l'S&P500, fatto di aziende che producono in casa il 53,4% del fatturato. Dunque: il 2% (o poco più) è abbastanza per dare ancora un po' di ossigeno alle azioni americane? Gli economisti di J.P. Morgan a.m. credono di sì. Da un lato, anche a fronte di [...]

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