lunedì 29 settembre 2014

C'è ancora spazio per la discesa degli spread tra Bund e Btp

Da CorrierEconomia del 22 settembre 2014, pag. 24
 
"Non sottovalutate la svolta aggressiva della Banca centrale europea". Nick Gartside, international chief investment officer fixed income, currencies & commodies di J.P. Morgan asset management, è convinto che le misure annunciate a inizio mese da Mario Draghi debbano ancora sprigionare buona parte del proprio effetto benefico sui mercati. A cominciare dal cambio euro-dollaro, che Gartside proietta verso quota 1,20 entro i prossimi 12 mesi, con un potenziale apprezzamento del 7% per il biglietto verde sulla moneta unica.

Le due maggiori banche centrali parlano ormai lingue differenti, pur entro i confini di un comune orientamento espansivo. Da un lato la Bce, a vele spiegate contro le pressioni deflattive che soffocano la ripresa. Dall'altro la Federal Reserve, pronta a tirare i remi in barca e sempre più vicina alla fine del programma di allentamento monetario (da novembre non sarà più immessa nuova liquidità sul mercato, come confermato giovedì scorso dalla stessa presidente, Janet Yellen). "Dato che, verosimilmente, la Bank of England sarà la prima delle maggiori banche centrali a ritoccare i tassi all'insù" ricorda Gartside, "nel medio termine la sterlina è destinata, per ragioni analoghe, a guadagnare forza contro l'euro. E nel breve è sostenuta anche dalla vittoria dei no al referendum sull'indipendenza della Scozia”.

L'indebolimento della moneta unica non è il solo tema da cavalcare inseguendo le manovre dei banchieri centrali. Per esempio, ci sarebbe ancora spazio per una compressione degli spread alla periferia, sia sul lato governativo che tra le obbligazioni societarie. "Il differenziale di rendimento tra i btp a 10 anni e il corrispettivo bund tedesco potrebbe facilmente ridursi di altri 50 o 75 punti base", calcola il cio. Al contrario, i governativi americani stanno salendo e il decennale dovrebbe tornare al 3% verso fine anno. Un movimento brusco, quasi mezzo punto percentuale in poco più di tre mesi. Quanto basta per alimentare nuovi timori sulla tenuta del segmento più penalizzato, lo scorso anno, dall'annuncio della riduzione dello stimolo monetario [...]

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