martedì 7 ottobre 2014

Idee, tassi (quasi) invisibili
Così investono i Paperoni

Da CorrierEconomia del 6 ottobre 2014

Banker alle prese con i l tasso zero. Le pressioni deflattive che sfiancano la crescita in Europa, e la reazione ultra-espansiva della Banca centrale europea per rivitalizzare le aspettative sull’andamento dei prezzi al consumo, hanno compresso i rendimenti obbligazionari, complicando la vita ai gestori di portafogli. Se solo un anno fa i Btp a 10 anni rendevano il 4,5% (in termini nominali, con un’inflazione che viaggiava allo 0,7% su base annua) oggi sono al 2,3% (qui valore nominale e reale pressoché coincidono). E sulle scadenze più brevi c’è davvero poco valore, se si considera che fino a cinque anni i nostri titoli di Stato rendono meno dell’1%.

Dilemma Come si risolve il dilemma dell’investitore, che non vorrebbe fare rinunce sul piano dei guadagni ma senza stravolgere la propria esposizione al rischio? La verità è che in uno scenario drogato dalla liquidità in eccesso, valutazioni tirate in molti segmenti e a sconto solo se ci sono ottime ragioni perché i prezzi siano stracciati, è difficile trovare idee forti. Bisogna lavorare sulle sfumature.

Ma le ricette degli operatori non sempre coincidono. Andrea Rotti, direttore investimenti gestioni patrimoniali di Ersel non gira troppo attorno alla questione: «L’investitore che non vuole rinunciare a un dato livello di redditività dovrà accettare un incremento di volatilità. La maggiore rischiosità dei portafogli, però, determina a sua volta la necessità di allungare l’orizzonte temporale di riferimento». Sembra d’accordo Caterina Giuggioli, responsabile commerciale di Kairos Julius Baer sim: ha senso ridurre la quota obbligazionaria presente in portafoglio, dice, rivolgendosi in parte verso il mondo equity e in parte su strumenti flessibili/ alternativi. [...] Leggi tutto

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