martedì 25 novembre 2014

Soldi - puntata del 21 novembre 2014

Tra i temi affrontati negli studi di 7Gold con Cosimo Pastore e Erica del Bianco, il referendum sulle riserve in oro della Banca nazionale svizzera, le caratteristiche degli Etf più sofisticati, i rischi del debito ad alto rendimento americano, e la gestione della liquidit

Guarda la puntata di Soldi andata in onda venerdì 21 novembre su  7Gold.

Per vedere le puntate di Soldi a cui ho partecipato su 7Gold e Odeon TV:
- Puntata del 17 ottobre 2014
- Puntata del 12 settembre 2014
- Puntata del 27 giugno 2014
- Puntata del 9 maggio 2014
- Puntata del 4 aprile 2014
- Puntata del 28 febbraio 2014
- Puntata del 6 dicembre 2013
- Puntata del 25 ottobre 2013

Sfide - In attesa della rivoluzione (digitale) Una cura per la pubblica amministrazione

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 42 - Leggi tutto
 
Dal 6 giugno scorso, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza non possono più accettare fatture emesse in formato cartaceo. Entro il prossimo 31 marzo anche gli altri enti nazionali e le amministrazioni locali dovranno effettuare il passaggio definitivo alla fatturazione elettronica. Poi, dal 31 dicembre del 2015, tutta la pubblica amministrazione dovrà garantire ai cittadini la possibilità di effettuare qualsiasi tipo di pagamento anche in modo digitale. «Siamo di fronte a una svolta decisiva per il sistema Paese. Ma la digitalizzazione della pubblica amministrazione deve essere realizzata in modo efficiente e virtuoso. Mettendo a fattor comune l?esperienza delle singole realtà e adottando soluzioni orizzontali, standardizzate. Se invece ogni ente fa da sé e assolve gli obblighi di legge in modo destrutturato, si produce un inevitabile aggravio di costi», avverte Claudio Mauro della divisione Public sector di Sia, società attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici per istituzioni finanziarie, imprese e pubblica amministrazione. SoluzioniSecondo Mauro, per valorizzare i benefici del processo di digitalizzazione è necessario abbracciare soluzioni complete e inter-operabili, che permetta [...] Leggi tutto

Bond, il ritono degli emergenti

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 38 - Leggi tutto

A ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Applicando al reddito fisso il terzo principio della dinamica, si capisce perché gli investitori stiano aumentando gli acquisti sui bond dei mercati emergenti. Se i tassi sui governativi americani scendono, com'è accaduto negli ultimi due mesi, la sete di rendimento torna ad accrescere i flussi verso attivi potenzialmente più redditizi. A parità di rating, infatti, il credito dei Paesi in via di sviluppo offre oggi un premio di rendimento attorno a 300 punti base, il 3%, rispetto agli Stati Uniti. «Sebbene nei prossimi 18 mesi i tassi siano previsti in rialzo negli Stati Uniti, questa non è la fine del "denaro facile": le condizioni monetarie resteranno accomodanti in Eurozona e Giappone, alimentando ancora la caccia al rendimento», ricorda Edwin Gutierrez, capo del debito emergente sovrano per Aberdeen am. Di recente, spiega il gestore, si osserva una rotazione dei portafogli obbligazionari dall'universo high yield e dalla periferia dell'Europa verso il debito emergente. E d'altra parte, lo strutturale ribilanciamento in atto a favore dei mercati emergenti da parte degli investitori istituzionali dovrebbe favorire questa classe di attivo. Lungo il percorso [...] Leggi tutto

2015, 10 sorprese

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2014, pag. 35

Il dollaro americano scenderà a quota 1,15 contro l'euro. A settembre, la Federal Reserve di Janet Yellen darà il via all'aumento dei tassi. E il prezzo del petrolio si stabilizzerà attorno a 85 dollari al barile, ma potrebbe poi indebolirsi ulteriormente. Sono alcune delle previsioni che Goldman Sachs ha estratto dalla sfera di cristallo per il 2015, in un recente report sui 10 temi d'investimento che domineranno il dibattito tra gli investitori nei prossimi mesi. Il primo punto suggerisce un po' di ottimismo: il consolidamento della ripresa globale, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia, secondo gli economisti di Goldman, si allargherà la divergenza tra i Paesi sviluppati, con Giappone ed Eurozona nel ruolo di inseguitori stanchi e le rispettive banche centrali decise a intensificare gli stimoli monetari. Una strada quasi obbligata per combattere la bassa inflazione, altro tema destinato a restare protagonista nel 2015. Il prezzo del petrolio, precipitato a 76 dollari al barile, quasi quaranta in meno rispetto a cinque mesi fa, dovrebbe concedere una pausa. “Il crollo è avvenuto prima di quanto previsto, nonostante avessimo già evidenziato da almeno un paio d'anno il rischio di uno shock positivo nella produzione petrolifera, dal lato dell'offerta, legata al tema dello Shale”, scrivono gli analisti della casa d'affari amaricana. É naturale a questo punto osservare un periodo di consolidamento. “E le nostre analisi mostrano un limitato spazio per ulteriori ribassi. Ma l spazio per potenziali sorprese negative non si è esaurito”, avvertono gli esperti: una significativo miglioramento nell'efficienza nei servizi petroliferi probabilmente porterà a una riduzione dei costi del 5-15%. E d'altro canto, sorprese positive in Libia, Iraq e Iran potrebbero amplificare l'eccesso d offerta il prossimo anno. Con possibili consequenze a catena sui prezzi del rame e dell'alluminio. E, sul fronte creditizio, per Paesi come Venezuela, Ucraina, Argentina e Russia. In generale, Goldman prevede un anno positivo per i mercati emergenti, indirizzati verso un miglioramento sul piano degli squilibri macro. Ma una crescente polarizzazione tra i migliori e i peggiori della classe. E la Cina? “Proseguirà il percorso accidentato verso un rallentamento della crescita, tra il 6 e il 7% nei prossimi due anni”.

Oro, un «sì» della Svizzera può farlo risalire del 15%

Da CorrierEconomia del 24 novembre 2015, pag. 28 - Leggi tutto

Dopo una perdita di valore del 40% in poco più di tre anni, nessuno potrà più chiamarlo bene rifugio. Almeno per un po’. Ma da inizio novembre, l’oro ha interrotto la violenta fase discendente iniziata nel 2012, per guadagnare qualche punto percentuale in poche settimane. Merito di un referendum di iniziativa popolare promosso in Svizzera da alcuni membri del partito conservatore Unione democratica di centro e fissato per il prossimo 30 novembre.

La storia L’esito del voto, secondo i sondaggi, è incerto. Ma in caso di vittoria dei sì, le conseguenze sul prezzo dell’oro saranno inevitabili: la Banca nazionale svizzera (Bns) guidata dal presidente Thomas Jordan sarebbe obbligata a detenere in oro, tassativamente entro i confini della nazione, almeno il 20% delle proprie riserve, con il divieto di venderne qualsiasi quantità in futuro. Dato che la Bns possiede 1.040 tonnellate d’oro, pari al 7,5% delle riserve totali, «a conti fatti ne dovrebbe acquistare almeno altre 1.600 tonnellate in cinque anni. Poco meno di una tonnellata al giorno, per un controvalore di 50 miliardi di euro nel quinquennio », calcola Carlo Alberto De Casa, analista dei mercati valutari per Active-Trades. Un sforzo enorme se si calcola che la produzione annua di oro si aggira attorno a 3.000 tonnellate su scala globale e il Pil della Confederazione vale poco più di 520 miliardi di euro. Con una vittoria dei sì, alcuni analisti stimano che le quotazioni possano rapidamente toccare i 1.350 dollari l’oncia, equivalente a un guadagno di circa 15 punti percentuali rispetto ai valori attuali. «È significativo osservare che in questo momento il Gofo a uno e sei mesi (Gold offered forward rate, il tasso di sconto al quale gli operatori prestano l’oro in cambio di dollari americani ndr) è negativo. Vuol dire che c’è una certa apprensione per la disponibilità a breve di oro», osserva Michael Palatiello, amministratore delegato e strategist di Wings Partners.

Acquirenti forti Palatiello ricorda che a settembre la Russia [...] Leggi tutto

lunedì 17 novembre 2014

La Boe si porta avanti

Da Milano Finanza del 15 novembre 2014, pag. 47
 
La staffetta dei banchieri centrali è entrata nel vivo. L'annuncio di nuove misure a sostegno dell'economia della Bank of Japan ha rubato la scena alla fine del terzo programma di quantitative easing targato Federal Reserve. E ora, mentre la Bce valuta l'acquisto di titoli governativi [...] Leggi tutto

mercoledì 12 novembre 2014

«In Italia vale la pena puntare su asset management e settore farmaceutico»

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 27 - Leggi tutto

I risultati dell?esame condotto dalla Bce e dall'Eba sul settore bancario europeo sono, a livello aggregato, in linea con le aspettative. La reazione dei mercati è stata tuttavia nervosa. Ma una volta esaurita la scossa di assestamento, «c'è spazio per una rivalutazione dei corsi - dichiara Guillaume Chieusse, gestore azionario di Oddo am. La situazione attuale secondo noi è un buy, un'opportunità d'acquisto», sintetizza. Si tratta tuttavia di un'occasione da cogliere in modo selettivo. Nessuna delle banche italiane coinvolte negli stress test, per esempio, è presente nel portafoglio europeo gestito da Chieusse, un paniere in cui la Penisola è «sovrapesata» rispetto agli indici di riferimento. E gli unici titoli finanziari rappresentati sono due società dell?asset management, Anima e Banca Generali. Invece gli istituti di credito esteri, figurano la spagnola Bankinter, promossa a pieni voti dall'Eba e Bnp Paribas, diventata interessante in estate dopo la [...] Leggi tutto

Consulenza, la trasparenza e la nuova partita dei costi

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 40 - Leggi tutto

La consulenza a pagamento peserà sempre di più sui ricavi dell?industria private. A scapito del banking tradizionale e dell'intermediazione mobiliare. Ma sulla consulenza indipendente molti operatori fanno ancora orecchie da mercante. Nonostante l'eco della Mifid II si faccia sempre più vicino. La disciplina che aggiorna ed estende il raggio d'azione della prima direttiva sui mercati degli strumenti finanziari sarà recepita dall'Italia entro il 3 luglio del 2016, per entrare in vigore a gennaio del 2017. Dunque, il tempo per le decisioni strategiche stringe. Perché se è vero che entrambi i modelli di consulenza sopravviveranno - da un lato quella indipendente, remunerata a parcella, con divieto di percepire compensi o incentivi di alcuni tipo dalle case prodotto, dall'altro la tradizionale, basata sulla retrocessione di parte delle commissioni ai canali distributivi - chi intende abbracciare il modello fee only deve muoversi. Programmare i necessari investimenti sul piano tecnologico e allestire un adeguato menu di accordi commerciali con le società di gestione del risparmio. Per potersi fregiare [....] Leggi tutto

La rivincita del gestito nelle ricette vip

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 39 - Leggi tutto

Nel mese di giugno è avvenuto un sorpasso storico: per la prima volta la quota del gestito ha superato l'amministrato nell'asset mix del private banking. «Questo dato va letto in una logica di consolidamento della proposta di valore al cliente», spiega Bruno Zanaboni, segretario generale dell'Aipb, Associazione italiana private banking. Tradizionalmente, ricorda Zanaboni, la personalizzazione della proposta d'investimento è stata tradotta, sia dal cliente private sia dal suo referente per gli investimenti, come [...] Leggi tutto

Consulenti - Se il banker dirige un'orchestra

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 39 - Leggi tutto  

Nel passaggio da private banking a wealth management anche il ruolo del banker inevitabilmente cambia. Non è più solo il consulente per gli investimenti finanziari. Diventa un po' regista e un po' direttore d'orchestra. «È colui che mette il cliente in contatto con gli specialisti della banca, per esempio in materia di pianificazione successoria, corporate advisory, o filantropia - spiega Emilio Carugati, head of segments, sales e marketing di Ubs Italia -. I nostri banker lavorano all'interno di un team che verifica la corretta esecuzione delle raccomandazioni al cliente e il rispetto di tutte le normative». StrutturaIn modo simile è strutturata l'attività di Banca Esperia, l'istituto nato da una joint ventura tra Banca Mediolanum e Mediobanca. Il responsabile della relazione con il cliente si interfaccia con tre gruppi: il team di investment solution, che coordina l'attività di gestione patrimoniale e la consulenza in tema di asset allocation e risk management; il wealth planning, specializzato nei temi della governance e protezione del patrimonio, attraverso le società di gruppo, servizi fiduciari e Trust company; il corporate e real estate advisory, per la consulenza all'imprenditore in materia di finanza straordinaria, gestione dell'azienda di famiglia e investimenti immobiliari. «I nostri banker sono reclutati anche tra professionisti che provengono da industrie parallele: dal mondo della consulenza, del financial planning, del corporate finance, del private equity», chiarisce Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia. Quattro sono le figure di riferimento in Jp Morgan Private Banking, spiega [...] Leggi tutto


martedì 11 novembre 2014

La visione globale non è un optional

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 38

Solo il 14% dei clienti private affida i propri investimenti ad una sola banca. Oltre un cliente su due intrattiene rapporti con due intermediari. E il 23% gestisce la propria ricchezza attraverso tre istituti. Se è vero che, come dimostrano i dati dell'Aipb, il patrimonio dei clienti private è distribuito su più banche, per molti è indispensabile avere una visione globale del proprio patrimonio, almeno in riferimento agli asset finanziari, per analizzare in modo sintetico l'esposizione complessiva a mercati azionari, bond, valute o singoli Paesi geografici. Peccato che la maggior parte degli operatori non abbia ancora sviluppato soluzioni ad hoc, in genere prerogativa di strutture come i family office. Ma anche nel mondo wealth management non mancano le eccezioni. “Ai clienti offriamo un servizio di reportistica con [...]

Servizi - La formula tutto in uno: famiglia, azienda & patrimonio

Da CorrierEconomia del 10 novembre 2014, pag. 38 - Leggi tutto

Nel mondo dei servizi dedicati alla gestione dei grandi patrimoni, le due espressioni spesso si confondono. Ma tra gli operatori c?è chi ritiene il wealth management ontologicamente diverso rispetto al private banking . E contesta l?idea che sia una semplice variante lessicale. O, peggio, una (geniale) idea del marketing per migliorare la qualità percepita di un servizio, aumentandone il prestigio, a parità di contenuti. «La differenza è sostanziale e duplice: riguarda l?ampiezza della gamma di servizi offerti e l?orizzonte temporale su cui è costruita l?attività di consulenza», chiarisce Franco Dentella, vice direttore generale di Banca Aletti.Definizione Tradizionalmente, spiega, l?attività del private banking si esaurisce nel campo della gestione degli asset finanziari. Il wealth management, invece, abbraccia tre dimensioni: patrimonio, famiglia, azienda. E cerca di fornire una soluzione integrata alle esigenze che nascono dalla sovrapposizione di queste tre aree, in un percorso di pianificazione che deve tenere conto dell?intero ciclo di vita del cliente. Com?è strutturata la famiglia? Come si articola il patrimonio immobiliare? Qual è l?entità dei flussi di cassa che provengono dall?azienda? Come proteggere il patrimonio dai rischi connessi all?attività d?impresa, in vista del passaggio generazionale? Il wealth management, in definitiva, si propone di trovare una sintesi tra tutte queste istanze. «Prima di tutto, a differenza del private, affianchiamo alla gestione degli asset finanziari quella delle passività: credito, finanziamenti ipotecari, mutui di liquidità garantiti dall?immobile di proprietà o dallo stesso patrimonio detenuto presso la banca», precisa [...] Leggi tutto

mercoledì 5 novembre 2014

Liquidità, un cuscinetto anti-fibrillazioni

Da CorrierEconomia del 3 novembre 2014, pag. 26 -  Leggi tutto 

Se la correzione della ultime settimane ha un merito, è quello di aver spazzato via qualche immotivato eccesso di euforia. Il crollo dei listini, violento e trasversale, ha ricordato agli investitori quanto siano pericolosi livelli troppo bassi di volatilità. Soprattutto quando i mercati sono sotto anestesia per eccesso di liquidità, i prezzi perdono progressivamente il contatto con l'economia reale e le voci degli operatori si confondono in un coro unanime di previsioni ottimistiche. Si riparte, quindi, da valutazioni meno care. Ma non abbastanza da neutralizzare il pericolo di nuovi scivoloni. «Siamo ancora costruttivi sulle azioni e le classi di attivo più rischiose. Meno, però, rispetto ad un anno fa. Perché nonostante il ritracciamento, i valori attuali non offrono un cuscinetto di sicurezza sufficientemente ampio», osserva David Vickers, multi-asset portfolio manager di Russell Investments. Le molte incognite che tengono i mercati con il fiato sospeso - il rallentamento della crescita globale e i tempi della ritirata monetaria da parte della Federal Reserve, le pressioni deflattive in Europa, le tensioni geopolitiche, il virus dell'Ebola, gli esami di riparazione per le banche bocciate negli stress test - costringono a non abbassare la guardia, favorendo la ricerca di protezioni. Come ci si difende da nuove possibili fibrillazioni? Secondo Vickers [...] Leggi tutto