mercoledì 24 dicembre 2014

Dal petrolio fino al rublo: le previsioni sbagliate dei guru

Da Corriere Economia del 22 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto 

Anche i guru fanno cilecca. Persino uno come Mark Mobius, capo dei mercati emergenti per il colosso americano Franklin Templeton, non aveva previsto la tempesta perfetta che si sarebbe abbattuta sulla Borsa di Mosca e sul rublo. Così scriveva sul suo blog lo scorso 6 gennaio. «Nonostante le riforme portate avanti allo scopo di attrarre capitali esteri, gli investitori si sono mostrati molto diffidenti nei confronti della Russia: le valutazioni azionarie alla fine del 2013 appaiono estremamente basse». Per East Capital, a gennaio il Paese guidato da Vladimir Putin si candidava a diventare uno dei mercati più interessanti per il 2014 (insieme alla Cina). A distanza di 11 mesi, invece, il crollo delle quotazioni petrolifere ha dimezzato i prezzi del listino russo. Il rublo vale la metà, rispetto al biglietto verde e l'intero paniere dei Paesi in via di sviluppo ha perso quasi 10 punti percentuali. Del resto, l'analisi finanziaria non è una scienza esatta. Sui mercati, nessuno ha la sfera di cristallo. E infatti, sfogliando le pagine scritte nero su bianco a fine 2013 dai responsabili di alcune case d'investimento internazionali, si trovano sviste sorprendenti. A iniziare dalle previsioni sull'oro nero. In un report pubblicato da Pimco a gennaio, pochi mesi prima del traumatico divorzio con uno dei fondatori, Bill Gross (oggi in Janus Capital), il maggiore fondo obbligazionario al mondo annunciava: «Nel nostro scenario di base, le quotazioni petrolifere rimarranno tra i 105 e i 110 dollari al barile». 105 è il prezzo medio stimato a gennaio da JPMorgan per la seconda metà dell'anno. 110 il target di fino anno per Axa Im. E di stabilità dei prezzi parlavano in quelle settimane anche gli analisti di Goldman Sachs e l'esperto di materie prime del Financial Times , Neil Hume: «Nel 2014 il valore del brent sarà in media superiore ai 100 dollari al barile». Invece è precipitato in pochi mesi a 60 dollari, ai minimi degli ultimi cinque anni. Penalizzando il settore energetico, i Paesi esportatori e contribuendo ad alimentare una nuova ondata di avversione al rischio sui mercati. 

L'enigma Fed A dicembre del 2013 comunque il dibattito tra gli operatori era focalizzato altrove. Sulla riduzione dello stimolo monetario Leggi tutto 

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