mercoledì 3 dicembre 2014

«Il dollaro? Meglio forte, ma non troppo»

Da CorrierEconomia del 1 dicembre 2014, pag. 28 - Leggi tutto

Il Quantitative easing non é morto. Archiviato negli States il terzo programma di allentamento monetario, il Giappone ha subito incrementato il dosaggio delle iniezioni di liquidità, portando a 80 mila miliardi di yen (556 miliardi di euro circa) l'ammontare annuo di titoli che la banca centrale è intenzionata ad assorbire. Anche l'Europa ha avviato un mini-Qe, che qualcuno interpreta come il primo passo verso un piano di stimoli più ambizioso. La vera terapia d'urto. "E comunque non si può escludere nemmeno un quarto giro di acquisti da parte della Federal Reserve, se la ripresa negli Usa dovesse perdere smalto", osserva Simone Facchinato, responsabile investimenti di Amundi Sgr. Certo è che nelle ultime settimane i mercati (specialmente quelli obbligazionari) hanno iniziato a scontare aspettative di crescita più modeste, anche negli Stati Uniti. Con implicazioni a cascata: primo, tempi più lunghi per la risalita dei tassi americani, che gli economisti di Amundi Sgr ora proiettano nella forbice tra 0,25% e 0,50% verso la fine del 2015. Secondo, una preferenze per obbligazioni con scadenze più elevate. E il ritorno di una maggiore propensione al rischio da parte di molti investitori. "Con rendimenti reali negativi fino a due anni per i governativi di sei Paesi, non ci sono alternative: se si vuole accedere a potenziali guadagni extra, bisogna assumersi dei rischi, puntando, per esempio, su Periferia, bond high yield e debito emergente: di recente siamo tornati anche sulle [...] Leggi tutto



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