mercoledì 17 dicembre 2014

La Fed entrerà in azione prima del previsto

Da CorrierEconomia del 15 dicembre 2014, pag. 22 - Leggi tutto

Il recente crollo dei rendimenti sul decennale americano ha insinuato in molti investitori il dubbio che la ripresa negli Stati Uniti possa essere più fragile di quanto si creda. Del resto, alcune tra le maggiori case d'investimento iniziano a sostenere una tesi che fa discutere: i tassi di riferimento, dicono, rimarranno a zero almeno per tutto l'anno 2015. Perché i dati sulla disoccupazione sono falsati da una scarsa partecipazione al mercato del lavoro, il tonfo del petrolio e il rafforzamento del biglietto verde soffocheranno qualsiasi scatto in avanti dell'inflazione. La sindrome del tasso zero sta diventando cronica? «Non credo proprio: per noi i tassi saliranno a metà del 2015, come ha dichiarato di recente anche il governatore della Federal Reserve di New York, William Dudley - ricorda Stephane Deo, economista e responsabile asset allocation di Ubs Investment Bank - infatti s'iniziano a intravedere i primi segnali di una pressione rialzista sui salari». Deo è convinto che i mercati siano impreparati ad affrontare una svolta della Fed sul piano della politica monetaria. Mentre la curva dei rendimenti suggerisce che i tassi saranno 40 punti base più alti di oggi alla fine del 2015, la media delle proiezioni stilate dagli stessi membri della Fed  [...] Leggi tutto

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